Inviando una e-mail ad an@nonviolenti.org
potrete ricevere una copia omaggio di Azione Nonviolenta,
la rivista mensile del Movimento Nonviolento,
fondata da Aldo Capitini nel 1964.
Abbonamento annuo Euro 29.00.
(nel soggetto scrivere "copia
AN" ed indicare con precisione cognome,nome,
indirizzo, CAP, città)
Non ci sono parole per descrivere lo sgomento che deriva dall'assistere impotenti
alla tragedia. Dolore e lutto per le migliaia di vittime.
Paura per le conseguenze.
Solo nel silenzio, nella preghiera, nella meditazione si può trovare
rifugio.
In questi casi la nonviolenza sceglie il non-agire.
Il rispetto per le vittime e per l'intero popolo americano impone che il movimento
antiglobalizzazione sospenda le proprie iniziative.
Il movimento per la pace inorridisce davanti alle scene di giubilo che persone
piene d'odio hanno inscenato.
Dio non voglia che chi è stato colpito così gravemente pensi ad
una risposta di tipo militare.
Sangue chiama sangue, odio chiama odio, vendetta chiama vendetta.
E' una spirale impazzita che solo la nonviolenza può fermare.
Ognuno faccia la propria parte.
Mao Valpiana
Direttore di Azione Nonviolenta
NON PREVALGA IL DESIDERIO DI UNA RISPOSTA MILITARE
di Giuliano Pontara
"Questo agli Stati Uniti d'America è un attacco al cuore dell'Impero:
o per lo meno così sarà visto dalla maggior parte della classe
politica mondiale.
Anche la difesa più forte della storia umana, dimostra la sua vulnerabilità.
E' la dimostrazione che non è possibile difendere un paese armandosi
fino ai denti e che è inutile promuovere costosissimi progetti di scudi
stellari perché così si entra nel vicolo sempre più chiuso
della violenza."
Il professor Giuliano Pontata, dell'Università di Stoccolma
e uno dei massimi studiosi di "peace research" e della risoluzione
nonviolenta dei conflitti, membro del Tribunale permanente dei Popoli per conto
del quale ha guidato entrambe le sessioni sull'ex Yugoslavia (Berna 1995 e Barcellona
1996), da Rovereto, dove venerdì 14 settembre inaugura il 9° Corso
internazionale "Diplomazia popolare nonviolenza e riconciliazione"
promosso dall'Unip, commenta le prime notizie che arrivano dagli USA.
"Ci sarà un'ondata di odio e desiderio di repressione
enorme. I movimenti non violenti devono cercare di fare quello che hanno sempre
fatto. Questo continuo processo di escalation della violenza - la violenza della
globalizzazione sostenuta anche militarmente dalle grandi potenze - porta inevitabilmente
alla globalizzazione della violenza, alimenta il terrorismo
internazionale (di stato o meno) che colpisce sempre più la popolazione
civile.
Da studioso, non posso che esprimere preoccupazione di fronte
ad uno scenario che potrebbe assumere i connotati di una terza guerra mondiale
di dimensioni terribili. Mai come ora si ripropone urgentissimo il bisogno di
ricorrere agli strumenti della nonviolenza senza lasciarsi prendere dal desiderio
di vendette."
"Lo ribadisco: non ci sono altre misure contro i rischi di
un'escalation se non l'intensificarsi di processi di distensione e mi riferisco
anche a tutti i conflitti locali e a bassa intensità, come quello arabo
israeliano e le molte guerre che devastano l'Africa.
"I movimenti, le ong, le associazioni devono continuare a
fare quello che hanno fatto e stanno facendo, fermi nella loro linea di nonviolenza:
guardiamo all'esempio di Gandhi nei momenti di massima tensione in India."
Giuliano Pontara
direttore dell'Università della pace di Rovereto (UNIP)
DAI NONVIOLENTI DI NEW YORK
di War Resisters League
Mentre noi scriviamo, Manhattan é sotto assedio con la
metropolitana, i ponti e le gallerie chiuse, e decine di migliaia di persone
che camminano lentamente verso nord dalla parte sud di Manhattan. Mentre noi
sediamo nei nostri uffici qui alla War Resisters League, i nostri più
immediati pensieri vanno alle centinaia, se non migliaia, di newyorkesi che
ieri hanno perso la vita nel crollo del World Trade Center. Il giorno è
chiaro,
il cielo blu, ma grandi nuvole si gonfiano sopra le rovine sotto le quali molti
sono morti, tra cui tanti soccorritori e vigili del fuoco che erano là
quando si è verificato il crollo finale.
Sappiamo con certezza che i nostri amici e colleghi a Washington hanno pensieri
simili ai nostri per la gente comune che è rimasta intrappolata nella
parte del Pentagono che è stata investita dall'aereo. E noi pensiamo
ai passeggeri innocenti su quegli aerei dirottati che quel giorno trasportavano
i loro destini. Noi non conosciamo, in questo momento, chi siano i responsabili
di questo attacco. Noi sappiamo che Yasser Arafat ha
condannato il bombardamento. Noi aspettiamo a formulare un'analisi estesa quando
informazioni ulteriori saranno disponibili, ma tante cose sono chiare. Per l'Amministrazione
Bush parlare di una spesa di centinaia di
miliardi per le Guerre Stellari è stata una finzione fin dal principio,
quando il terrorismo può colpire così facilmente e con mezzi così
comuni.
Noi esortiamo il Congresso e George Bush affinché sia chiaro che, qualsiasi
sia la risposta o la politica che gli Stati Uniti intendono portare avanti,
questa nazione non colpirà mai più obiettivi civili e non accoglierà
la
politica di qualsiasi nazione che colpisca obiettivi civili. Questo vuole significare
l'interruzione delle sanzioni contro l'Iraq che hanno causato la morte di centinaia
di migliaia di civili. Questo vuole significare non solo la condanna del terrorismo
palestinese ma anche la serie di attentati contro i capi palestinesi da parte
di Israele, e l'implacabile repressione del popolo palestinese e la persistente
occupazione d'Israele della West Bank e di Gaza.
Le politiche militariste perseguite dagli Stati Uniti hanno avuto come risultato
milioni di morti, dalla storica tragedia della guerra di Indocina, il finanziamento
delle Squadre della Morte in America Centrale e in Colombia, fino alle sanzioni
e agli attacchi aerei contro l'Iraq. Questa nazione è il più grande
fornitore di "armi convenzionali" del mondo e queste armi alimentano
il terrorismo più estremo, dall'Indonesia all'Africa. La precedente politica
di sostegno alla resistenza armata in Afghanistan ha portato alla vittoria dei
Taleban e alla creazione di Osama Bin Laden.
Anche altre nazioni si sono impegnate in queste politiche. Noi, qualche anno
fa, abbiamo condannato le azioni del governo russo in Cecenia, la violenza di
entrambe le parti in Medio Oriente, e nei Balcani. Ma la nostra
nazione deve prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Fino adesso
noi ci siamo sentiti sicuri entro i nostri confini; per poi svegliarci in una
chiara e fresca mattina e trovare la nostra più grande città sotto
assedio, ricordandoci che in un mondo violento nessuno è al sicuro. Noi
chiediamo la fine di quel militarismo che ha caratterizzano la nostra nazione
per decenni. Noi chiediamo un mondo nel quale la sicurezza sia
conseguita attraverso il disarmo, la cooperazione internazionale e la giustizia
sociale, e non attraverso la corsa agli armamenti e il ricorso alle rappresaglie.
Noi condanniamo senza riserve gli attacchi come quelli
successi oggi, che hanno colpito migliaia di civili; queste profonde tragedie
ci devono richiamare alla mente l'impatto che le politiche americane hanno avuto
su altri civili il altri paesi. In particolare, noi siamo consapevoli della
paura che possono provare in questo momento molte persone di origine araba che
vivono negli Stati Uniti; sollecitiamo una speciale riflessione per questa comunità.
Noi siamo un solo mondo. Dobbiamo vivere in uno stato di paura e di terrore
o ci dobbiamo incamminare verso un futuro in cui ricercare pacifiche alternative
ai conflitti e una migliore distribuzione delle risorse
mondiali!?!
Mentre noi piangiamo le molte persone che hanno perso la vita, i nostri cuori
chiedono a gran voce la riconciliazione, e non la vendetta.
Questa non è una dichiarazione ufficiale del War Resisters
League ma è stata abbozzata immediatamente dopo i tragici eventi occorsi.
Firmata e distribuita dal personale e dal Comitato Esecutivo del War Resister
League nell'ufficio nazionale.
NY, 11 settembre 2001
LA TENEREZZA DEI POPOLI
di Don Albino Bizzotto
Le immagini che ci arrivano dagli Stati Uniti ci mostrano una
violenza spettacolare e cinica oltre ogni immaginazione: civili requisiti e
usati come bombe contro altri civili ignari e innocenti, uccisi per obiettivi
che
non appartengono loro. Una simbologia di morte e di guerra senza confini che
lascia tutti sgomenti e angosciati.
Anche noi come tutti gli statunitensi, amici o avversari politici, mai avremmo
ritenuto possibile un simile colpo al cuore della "superpotenza",
nel momento culminante della sua supremazia. Proprio quando stava partendo
lo Scudo stellare per il controllo e l'egemonia incontrastata del pianeta e
dello spazio si apre questo squarcio, che mostra, con una evidenza abbagliante,
come il ricorso alla forza non serve né come difesa né come
deterrente. Sono cambiati con questo atto il concetto e la natura stessa della
guerra; né le navi da guerra né alcun scudo stellare avrebbero
potuto proteggere le migliaia di persone uccise a New York e a Washington. Le
armi rendono allo stesso tempo potenti e vulnerabili.
Ci chiediamo come può essere veramente significativa l'espressione della
nostra solidarietà a tutte le vittime e ai loro familiari. Vorremmo che
tutto il popolo statunitense potesse capire e soprattutto sperimentare in
questo momento di smarrimento e sofferenza quanto è importante la solidarietà
e la tenerezza degli altri popoli. E vorremmo che i suoi governanti e responsabili
politici avessero la saggezza di comprendere che
non l'egemonia costruita sulla forza economica e sulle armi, ma la collaborazione
con tutti alla pari è la grande risorsa politica per garantire la sicurezza
mondiale e per rispondere alle urgenze dell'umanità e
del pianeta.
Ogni risposta di ritorsione armata contro nemici trasversali difficilmente localizzabili
e identificabili, senza una ricerca seria e il perseguimento dei responsabili,
in questo momento potrebbe innescare una spirale di
reazione a catena di violenze che possono portare a una guerra generalizzata.
Il Segretario generale della Nato ha ricordato che, secondo gli accordi del
Patto Atlantico, i diciotto alleati sono tenuti ad accorrere in difesa dell'alleato
aggredito. Chiediamo all'Italia e agli altri membri della Nato di garantire
ogni difesa da attacchi esecrabili come questo, ma di predisporsi con calma
e riflessione alla ricerca delle modalità politiche per non cedere alla
tentazione della risposta militare.
La sofferenza per le vittime statunitensi deve aiutarci a riconoscere e tener
conto nelle nostre risposte anche di tutte le innumerevoli persone che ogni
giorno, in forma silenziosa e anonima, in tutto il mondo vengono
sacrificate innocenti dalla violenza diretta e da quella strutturale.
Nel '45 l'umanità di fronte alla devastazione della guerra ha creato
l'Onu, oggi di fronte a questa disgregazione mondiale l'umanità può
riscoprire la necessità della nonviolenza, scelta come alternativa politica
non solo per le singole persone, ma anche per gli Stati e per tutte le istituzioni
internazionali.
DAI UNA POSSIBILITA' ALLA PACE
di Dario, Franca e jacopo Fo
Quello che e' successo indurrebbe al panico, al silenzio, alla disperazione.
Il mondo e' stato colpito da un ennesimo crudele massacro.
Ma e' necessario, anche se doloroso, parlare. Cercare di capire.
La prima osservazione che ci viene alla mente e' l'assurdo che esplode fuori
dal televisore.
Davanti a questo dramma il mondo si e' arrestato attonito. Ma non tutti.
Le borse del mondo non si sono fermate neppure un secondo, hanno continuato
a far soldi, a cercare utili selvaggi. Anzi hanno intensificato il ritmo. La
gente ancora urlava appesa ai grattaceli in fiamme, prima che crollassero, e
gia' i grandi broker gridavano nei loro cellulari:"Compra petrolio! Vendi
tutto! Compra petrolio!" e mentre i titoli azionari perdevano il 10% in
pochi minuti il petrolio saliva di 10 dollari al barile e i furbi
facevano utili di miliardi di dollari. E mentre i presidenti di tutti i paesi
europei si apprestavano a esprimere il loro cordoglio, i loro banchieri succhiavano
decimali al dollaro e finalmente l'euro segnava un bel
po' di punti a suo favore. Nessuno ha pensato di chiudere le borse per decenza
e rispetto ai cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo affondava
felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite
in poche ore.
E non c'e' da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in un'economia che uccide
ogni anno decine di milioni di persone con la miseria, che volete che siano
20 mila morti a New York?
Altra immagine agghiacciante: la gente per strada, nei quartieri palestinesi,
dilaniati dalla guerra civile, che festeggiavano il massacro. Gente che ha un
morto in ogni famiglia e che non riesce piu' a vedere l'assurdita' della morte,
di qualsiasi morte.
Il sistema della violenza, dello sfruttamento, del genocidio organizzato dei
poveri cristi genera insensibilita' alla violenza. Genera la logica della vendetta.
Quasi ogni giorno, da anni, gli aerei Usa bombardano l'Iraq, uccidendo donne
e bambini, col pretesto di eliminare impianti radar. E le televisioni occidentali
non si degnano neppure di riportare la notizia. Quella e' gente spazzatura,
muoiono a migliaia per gli effetti dei proiettili all'uranio che hanno contaminato
la loro terra, muoiono perche' mancano le medicine a causa dell'embargo, nel
silenzio carico di disprezzo dei media occidentali. Le lacrime di oggi dei commentatori
televisivi sono vergognose perche' seguono al silenzio
decennale sui crimini dell'occidente cristiano.
E' terribile ma e' cosi': la disperazione genera la follia della vendetta.
Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che portera' altri massacri
tra i diseredati
del mondo.
E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non e' stato realizzato schiacciando
un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota. Qui ci sono decine di
persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di
colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe
fare riflettere. Questa giornata di terrore dovrebbe avere insegnato ai cultori
della forza dell'uomo bianco che non esiste sicurezza e pace per nessuno in
un mondo dove il massacro e la prevaricazione sono la legge.
E' ormai un fatto. Le moderne tecnologie rendono talmente potenti gli individui
che nessun sofisticato sistema di sicurezza puo' proteggere.
Non e' piu' possibile, neppure per i nordamericani ricchi, credere di essere
al sicuro. Non c'e' nessun posto dove si possa stare al sicuro. Il cane feroce
della follia puo' azzannare chiunque ovunque.
I telegiornali si stupiscono (idioti) che i super controlli Usa non abbiano
impedito a 4 aerei di
essere dirottati per essere usati come bombe gigantesche e colpire i luoghi
piu' protetti del
mondo. Non vogliono capire che le moderne tecnologie e l'affollamento incontrollabile
delle citta', offrono decine di modi di fare massacri. Questi orrendi attentati
hanno ridicolizzato le pretese di Bush di
costruire uno scudo stellare.
Oggi hanno usato aerei, ieri gas nervino in Giappone, bombole del gas a Mosca...
Domani bastera' urlare:"C'e' una bomba!!!" in uno stadio per provocare
una strage.
Un paese moderno non puo' garantire la sicurezza senza strangolare completamente
la "vita normale"
dei cittadini. Non c'e' modo. Nessuno puo' tenere milioni di persone chiuse
in casa.
L'unica garanzia di sicurezza per il mondo ricco e' sanare le ferite sanguinanti
della fame e del sopruso. Senno' si crea un humus sociale drammatico che non
puo' che portare alla violenza piu' folle.
Attenzione: non si puo' dire, in questo momento, chi abbia armato la mano dei
kamikaze.
Estremisti islamici? Estremisti di destra americani? Sionisti pazzi? Chi lo
sa?
L'attentato di Oklaoma, il piu' grande massacro terroristico avvenuto fino a
ieri, fu imputato ai terroristi islamici e poi si scopri' essere opera di terroristi
bianchi e fascisti che volevano provocare una reazione anti islamica. Si potrebbe
anche scoprire che dietro al massacro di ieri ci siano tutte le fazioni terroristiche
e tutti i servizi segreti, uniti nel comune intento di gettare la societa' civile
nel caos...
Una cosa e' certa: al di la' di chi siano gli esecutori materiali del massacro
questa violenza e' figlia legittima della cultura della violenza, della fame
e dello sfruttamento disumano.
Questa violenza, queste morti, rendono immensamente felici coloro che hanno
guadagnato milioni di dollari in poche ore speculando sul prezzo del petrolio,
i mercanti di armi e i capi terroristi brindano ebbri di felicita' insieme ai
generali e agli ammiragli, stanchi di questa pace strisciante che minaccia ogni
giorno lo stato di guerra e i profitti fatti sulle mine antiuomo.
Domani i caccia bombarderanno qualche villaggio sperduto uccidendo civili inermi
con la scusa di fare giustizia dei colpevoli e le lobby delle iene spingeranno
per dare dignita' alle spese militari.
"Gli Stati Uniti devono rispondere immediatamente a questa aggressione!"
Urlava un cretino della strada e le sue parole sono state rilanciate da migliaia
di telegiornali in tutto il pianeta.
"Rappresaglia!" Urla Bush, il boia del Texas.
Colpiranno, faranno 10 morti con la pelle olivastra per ogni cadavere bianco.
E qualcuno proporra' di reagire con manifestazioni di piazza e di nuovo la polizia
fara' dei morti.
Deve essere chiaro a tutti che questo e' un momento gravissimo. E' una nuova
forma di guerra strisciante quella nella quale ci vogliono portare. Il partito
della pace ha una sola possibilita': continuare caparbiamente a
lavorare con gli strumenti della pace. Affermare con tutta la forza possibile
che possiamo ed e' necessario
togliere il nostro appoggio economico alle multinazionali della morte.
Oggi piu' che mai la scelta individuale di milioni di persone e' l'unico strumento
possibile, l'unica strategia vincente.
Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri
soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso,
i prodotti della Nestle', smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's,
convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi
sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema
della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo
scarpe da chi tiene in schiavitu' i bambini, non mangiamo i cibi
della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi.
In questi anni abbiamo lavorato con successo per dimostrare che e' possibile
consociare i nostri consumi, risparmiare, avere prodotti migliori e, contemporaneamente,
boicottare il mercato della morte rifiutandoci di portare i nostri soldi al
loro mulino.
Oggi queste scelte non sono piu' solamente giuste e convenienti, sono anche
urgenti e irrimandabili.
Ti chiediamo di fare un gesto, subito, ora.
Non c'e' piu' tempo per pensarci sopra. La locomotiva del capitalismo selvaggio
sta accellerando la sua velocita', punta con determinazione assoluta verso la
guerra e la distruzione del pianeta. L'unica possibilita' e' tagliarle i rifornimenti
di carburante. Subito. Il mondo e' governato dal denaro.
I soldi sono l'unico argomento al quale i potenti siano sensibili.
Dai una possibilita' alla pace. Subito.
Inizia tu. Non aspettare che lo facciano gli altri. Ogni lira che togli ai signori
del mondo e' un respiro che regali all'umanita'.
Voti ogni volta che fai la spesa!
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo
CONTRO LA VIOLENZA SENZA RIPRODURLA
MIR-MN del Piemonte
Noi che cerchiamo di vivere la nonviolenza esprimiamo il dolore
e la più grande pietà umana per le vittime delle stragi in USA
e la solidarietà a tutti quanti nel mondo soffrono queste violenze e
cercano pace e giustizia.
Condannando questa enorme violenza diretta non dimentichiamo che
nel mondo c'è una più profonda violenza strutturale che si esercita
nell'oppressione politica, nello sfruttamento e nell'ingiustizia economica.
Tutte queste violenze trovano origine e giustificazione in varie culture violente,
arroganti e sprezzanti verso le altre.
La critica del dominio non è mai un crimine, mentre il
crimine non è mai una critica giusta ed efficace, ed è invece
riproduzione e conferma dell'ingiustizia che apparentemente combatte.
Ci dissociamo profondamente da coloro che hanno dimostrato esultanza
perché i sentimenti di odio, che abbrutiscono l'uomo, devono essere vinti
e superati in noi tutti combattendo, sì, l'ingiustizia ma con il rispetto
assoluto per ogni vita .
Condanniamo ugualmente ogni proposito di vendetta o pretesa di
fare giustizia con le armi da parte del governo degli Stati Uniti e dei suoi
alleati.
L'indagine ed il giudizio sui responsabili di un tale crimine
internazionale che offende tutta l'umanità compete all'ONU nelle sue
legittime istituzioni.
Movimento Nonviolento, Movimento internazionale per la riconciliazione
Segreteria regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta
Torino, 12 settembre 2001
UNA DIFESA CHE NON DIFENDE
di Maria Grazia Tropea
* Di fronte alla tragedia che ha colpito gli Stati Uniti e il
centro simbolico del mondo occidentale di cui siamo parte, come persone impegnate
nella solidarietà e nella nonviolenza attiva, il nostro primo pensiero
è per
le vittime di questa ferocia, uomini e donne come noi, cittadini/e del nostro
mondo.
Ci immedesimiamo nella loro tragedia, nell'orrore della morte improvvisa o dell'improvvisa
ferita, del lutto che ti toglie più che la vita; e non possiamo che restare
muti, in balia insieme a loro della violenza scatenata:
condividere il pianto, lo smarrimento, come già tante altre volte per
le vittime delle guerre, dalla Ex-Jugoslavia, al Congo, al Medio Oriente...
e oggi qui, in un angolo di mondo che pensavamo invulnerabile.
* E' all'interno di questo dolore condiviso che vogliamo trovare
lo spazio per riflettere e tentare di capire (abbiamo sentito affermare che
ora non è il momento di pensare, ma di reagire rapidamente con la forza
delle armi: speriamo che ciò non avvenga).
* Quanto è accaduto ci obbliga a prendere atto del fatto
che dentro la logica della potenza armata non c'è difesa che tenga, non
c'è sicurezza per nessuno, nemmeno per il più forte.
Questa constatazione può forse nell'immediato lasciare smarriti e spaventati;
non sappiamo con precisione che cosa fare. Ma sappiamo con certezza quel che
non si deve fare! Sappiamo che una risposta violenta, più
feroce del colpo subìto, tale da ristabilire il prestigio ferito, non
farebbe che produrre ancora altri morti e nuovo odio e più insicurezza
per tutti.
Le armi e la tecnologia a disposizione degli uomini oggi sono terribili: corriamo
il rischio di distruggerci tutti. Occorre fare dei passi indietro per allontanarci
dal baratro a cui siamo avviati. Osiamo sperare e chiedere
qualcosa di inedito: che "i più forti" abbiano il vero coraggio
di fare quel passo indietro, per spezzare la catena della vendetta e della violenza.
* E' certamente giusto cercare di individuare i colpevoli e renderli
incapaci di nuocere ancora: questo deve essere fatto, con urgenza!
Ma occorre anche cercare di capire il loro scopo e la molla che li ha spinti
ad agire così.
Capire non significa giustificare: non c'è giustificazione alcuna per
la violenza omicida e premeditata.
Ma non basta annientare chi l'ha progettata e messa in atto, se non si estirpa
del tutto il seme dell'odio. Che qualcuno abbia potuto far festa per questa
strage è un pensiero che ci fa inorridire, ma è l'inquietante
segnale di un mondo diviso: perciò occorre cercar di capire, ascoltando
tutti, soprattutto coloro che sono o si sentono vittime dello stra-potere simboleggiato
dagli obiettivi che ieri sono stati colpiti.
* Occorre dare all'Occidente un volto amichevole e solidale verso
il resto del mondo: una nuova e reale sicurezza non nascerà dal rafforzamento
militare della cittadella assediata, né dalla ferocia delle ritorsioni,
ma
da un ritrovato senso della giustizia, e dall'acquisizione di strumenti non
distruttivi per la gestione dei conflitti, anche i più gravi, anche i
più tragici.
CARO PRESIDENTE CIAMPI
di Enrico Peyretti
Propongo di scrivere in tanti, personalmente, al Presidente della
Repubblica on. Carlo Azeglio Ciampi (Palazzo del Quirinale, 00186 Roma; con
francobollo da 800 lire, perché non c'è più la franchigia:
oppure
, con firma completa di indirizzo,
altrimenti il messaggio viene respinto) questa lettera, che io ho già
spedita:
"Signor Presidente,
La supplico di agire perché alla strage disumana compiuta negli Stati
Uniti nessuno risponda con la vendetta militare.
Proprio perché quel crimine colpisce tutta l'umanità, deve essere
un tribunale che rappresenta l'intera comunità dei popoli umani a compiere
le indagini ed emettere il giudizio con tutte le garanzie giuridiche.
Ad un crimine, per quanto grande, non si risponde con la guerra.
La guerra non sarebbe un giusto giudizio penale, nella luce della ragione, della
morale e della legge, ma un nuovo crimine che spingerebbe ulteriormente il mondo
nel buio mortale dell'odio e della distruzione.
In nome della vita e della civiltà, nell'ora del massimo pericolo, La
supplico di scongiurare la guerra con l'impegnativa autorità che Le dà
la nostra Costituzione pacifica.
Se l'Italia sarà in guerra, io non ci sarò. Lo giuro"
Firmato (nome, cognome, indirizzo)
TRE TESI SULLA VIOLENZA
di Peppe Sini
I. Chiunque ancora propugni la tesi che possa esistere una "violenza
giusta" e' complice degli assassini, e mette in pericolo il futuro dell'umanita'.
II. Chiunque ancora ritenga che i suoi fini particolari, sia pur
nobilissimi, possano essere al di sopra del fine di salvare la civilta' umana
dal pericolo della distruzione, mette a repentaglio la vita dell'umanita' intera.
III. Chiunque non abbia capito che anche l'uccidere un solo uomo
equivale ad affermare la liceita' di ucciderci tutti, costui coopera alla fine
del mondo.
Mohandas Gandhi e Guenther Anders queste cose le capirono e le
dissero molto tempo fa.
Solo la scelta della nonviolenza puo' salvare il mondo. Occorre
decidersi.
"Lo tempo e' poco ormai che n'e' concesso" (Dante, Inferno, XXIX,
11).
TUTTI ALLA PERUGIA-ASSISI
di Rete Lilliput
Il Tavolo Intercampagne e la Rete Lilliput per un'economia di giustizia esprime
tutto il proprio orrore e la propria assoluta condanna per gli attentati che
hanno insanguinato l'America. Condanniamo con forza l'uso
della violenza che ancora una volta semina un numero incredibile di vittime
tra la popolazione civile alle quali testimoniamo la nostra più assoluta
solidarietà.
E' assolutamente necessario che questo atto di violenza non inneschi
una spirale di ulteriore odio e guerra che potrebbe coinvolgere il mondo intero
in una rincorsa verso la distruzione.
Questo aggiungerebbe ancora altre migliaia di vittime alle vittime
degli attentati ed alle molte migliaia di persone che ogni giorno perdono la
propria vita a causa delle guerre, della fame, delle ingiustizie seminate in
tutto il mondo da questo ordine mondiale distruttivo.
Per porre davvero fine alla spirale della violenza occorre interrogarsi
non solo sui tragici effetti di questa situazione che sono sotto i nostri occhi
ma anche sulle cause che li generano.
Cioè che è avvenuto è in stretta relazione
con la fragilità e l'intrinseca insicurezza dell'attuale sistema economico
e politico dominante che non riesce a risolvere i problemi che continuano ad
affliggere gran parte
dell'umanità.
Un mondo che viene rapinato nella ricerca esasperata di profitti
a breve termine e in cui il divario tra i più poveri ed i più
ricchi aumenta di anno in anno non può che diventare un invivibile focolaio
di tensioni e
conflitti.
Occorre perciò rispondere all'inaccettabile violenza del
terrorismo con atti di giustizia e di pace e non con le ritorsioni o le vendette
militari.
La violenza si isola soltanto praticando la nonviolenza e avviando
politiche mondiali di reale lotta alla povertà limitando i meccanismi
economici e finanziari di prelievo forzato di risorse dai paesi più poveri
e più in
generale da tutti quelli sottosviluppati.
Il processo democratico di partecipazione e discussione su scala
mondiale di questi problemi è l'unico vero antidoto possibile per porre
fine anche alla violenza del terrorismo.
Nessun attacco militare né degli Usa, né della Nato
riusciranno altrimenti ad arginare veramente la violenza di quanto è
accaduto.
Per questo la Rete Lilliput lancia con forza a tutti i movimenti
italiani ed europei la proposta di convogliare tutte le nostre energie di mobilitazione
sulla prossima marcia per la Pace Perugia-Assisi, ponendo con forza al
centro di questa mobilitazione non solo la lotta alla guerra ed alla violenza
ma una politica per la giustizia e per i diritti dei popoli di tutto il mondo
che conduca in sede ONU a colmare anziché aumentare i divari tra i popoli
del mondo. Solo così sarà possibile estirpare davvero la violenza
del terrorismo.
Tavolo Intercampagne (composto da Aifo, Beati Costruttori di Pace, Bilanci di
Giustizia, Campagna Chiama l'Africa, Campagna dire mai al MAI, Campagna Globalizza-azione
dei Popoli, Campagna Sdebitarsi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CoCoRiCò,
CTM Altromercato, Mani Tese, Nigrizia, Pax Christi, Riforma della Banca Mondiale,
WWF)
Rete Lilliput per un'economia di giustizia
UN GRIDO SILENZIOSO CONTRO LA VIOLENZA
di Sergio Paronetto
“O nonviolenza o non esistenza”
“Se non vivremo insieme come fratelli, moriremo insieme come stolti”
(Martin L. King)
Orrore, immensa tristezza e grande dolore.
Davanti al massacro scatenatosi in alcune città degli
Stati Uniti, il nostro primo pensiero va alle vittime del terrorismo. Ai loro
corpi. Ai loro volti. Cerchiamo di immaginarci la loro vita quotidiana tragicamente
interrotta. Vorremmo esprimere la nostra solidarietà e la nostra commossa
partecipazione alle loro famiglie, agli amici e ai conoscenti.
Molto è ancora da chiarire sulla tragedia statunitense,
ma una cosa per noi è certa.
La violenza è disumana, cattiva, stupida e vile. E’ un male che
annienta l’umanità. Offende la civiltà.
Degrada e annulla il valore delle cause che pretende di difendere. Alimenta
il clima di paura. Scava ulteriori abissi di incomprensione. Allontana la soluzione
dei problemi. E’ anche vile perché usa persone innocenti e inermi
per il proprio delirio di onnipotenza.
Crea sempre una spirale terribile di odio, di sangue, di morte. E’ come
un buco nero del cosmo: divora ogni risorsa vitale e distrugge il futuro.
Anche questa violenza riprodurrà vendette, risentimenti, intolleranze.
L’esultanza di alcuni palestinesi è frutto di un dolore disperato
cresciuto in un inferno di tormenti che preparerà altri inferni per sé
e per gli altri.
Davanti a un dramma così immane, che aggrava ogni altro
dramma, sentiamo la necessità di testimoniare col silenzio operoso e
con il dialogo costruttivo il valore rivoluzionario della pace.
Ci sembra utili moltiplicare i momenti di riflessione e di comunicazione: sia
veglie di preghiera e di meditazione, sia incontri ecumenici o interreligiosi,
sia confronti e scambi culturali.
La città di Verona può valorizzare in ambito internazionale il
suo gemellaggio con la palestinese Betlemme e con l’israeliana Ranana,
sollecitare la diplomazia delle Nazioni Unite e partecipare alla marcia della
pace da Perugia ad Assisi del 14 ottobre.
Dato l’aggravarsi della crisi mediorientale, ci sembra decisivo
rilanciare il ruolo dell’ONU facendo anche di Gerusalemme la sede dell’ONU
fino alla fine dei conflitti armati.
In ogni caso, per noi è essenziale rinnovare l’impegno per promuovere
il valore e il metodo della nonviolenza. E’ l’unica reale novità.
L’innovazione che cambia in profondità. La concreta utopia che spezza
la spirale della distruzione reciproca, supera le culture del nemico, trasforma
positivamente i conflitti, crea nuovi rapporti tra le
persone e i popoli.
Ci pare urgente accendere ogni giorno il sogno fraterno di Martin Luther King
con gesti, parole e opere di pace. “La vera scelta - egli diceva- non è
tra nonviolenza e violenza ma tra nonviolenza e non esistenza…Se non riusciremo
a vivere come fratelli moriremo tutti come stolti”.
ALDO CAPITINI DICEVA CHE....
Associazione nazionale Amici di Aldo Capitini
Di fronte all’esplosione in ogni parte del mondo di terrorismi
feroci e irrazionali, l’Associazione degli Amici di Aldo Capitini ricorda
di lui l’antico monito, rivolto a tutta l’umanità, di capire
che i mezzi cattivi rendono inutile la lotta e cattivo anche il fine.
Usare la violenza per risolvere i problemi è la vecchia
e fallimentare via del vecchio mondo.
Chi lavora per un futuro nuovo sceglie la nonviolenza, la nonmenzogna,
la noncollaborazione con i violenti.
Non è un’utopia, come dimostra l’esperienza pacifica
e nonviolenta dei palestinesi e degli israeliani di Nevé Shalom, oasi
di comprensione e di pace nel mare d’odio che la circonda.
Alla vigilia della nuova edizione della Marcia Perugia Assisi,
da Capitini realizzata per primo nel 1961, e organizzata per il 14 ottobre 2001
dalla Tavola della Pace, desideriamo far conoscere la nostra preoccupazione,
dopo i fatti di Genova, che questo storico appuntamento pacifista e nonviolento
sia minacciato dall’azione di gruppi violenti e di oscura provenienza,
visti all’opera in quella occasione.
Chiediamo, per questa ragione, che tutti i partecipanti assicurino
l’opinione pubblica, con precise ed inequivocabili dichiarazioni, della
assoluta estraneità dai temi e dagli scopi della Marcia, di discorsi,
comportamenti e atti violenti, da qualsiasi parte provengano e in qualsiasi
posto avvengano.
Chiediamo che si rinnovi l’impegno a difendere con tutti
i mezzi nonviolenti il carattere pacifico della Marcia, senza provocatorie chiusure
di nessun tipo.
Chiediamo in particolare la predisposizione di un servizio d’ordine
composto da volontari nonviolenti, in grado di isolare subito gli eventuali
provocatori violenti, che hanno dimostrato di essere organizzati e funzionali
all’inquinamento interessato dei movimenti pacifisti e alternativi.