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Dopo gli attentati in USA PDF Print E-mail
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Dopo gli attentati in USA
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LE PAROLE NON SERVONO

Non ci sono parole per descrivere lo sgomento che deriva dall'assistere impotenti alla tragedia. Dolore e lutto per le migliaia di vittime.
Paura per le conseguenze.
Solo nel silenzio, nella preghiera, nella meditazione si può trovare rifugio.
In questi casi la nonviolenza sceglie il non-agire.
Il rispetto per le vittime e per l'intero popolo americano impone che il movimento antiglobalizzazione sospenda le proprie iniziative.
Il movimento per la pace inorridisce davanti alle scene di giubilo che persone piene d'odio hanno inscenato.
Dio non voglia che chi è stato colpito così gravemente pensi ad una risposta di tipo militare.
Sangue chiama sangue, odio chiama odio, vendetta chiama vendetta.
E' una spirale impazzita che solo la nonviolenza può fermare.
Ognuno faccia la propria parte.

Mao Valpiana
Direttore di Azione Nonviolenta



NON PREVALGA IL DESIDERIO DI UNA RISPOSTA MILITARE

di Giuliano Pontara


"Questo agli Stati Uniti d'America è un attacco al cuore dell'Impero: o per lo meno così sarà visto dalla maggior parte della classe politica mondiale.
Anche la difesa più forte della storia umana, dimostra la sua vulnerabilità.
E' la dimostrazione che non è possibile difendere un paese armandosi fino ai denti e che è inutile promuovere costosissimi progetti di scudi stellari perché così si entra nel vicolo sempre più chiuso della violenza."

Il professor Giuliano Pontata, dell'Università di Stoccolma e uno dei massimi studiosi di "peace research" e della risoluzione nonviolenta dei conflitti, membro del Tribunale permanente dei Popoli per conto del quale ha guidato entrambe le sessioni sull'ex Yugoslavia (Berna 1995 e Barcellona 1996), da Rovereto, dove venerdì 14 settembre inaugura il 9° Corso internazionale "Diplomazia popolare nonviolenza e riconciliazione" promosso dall'Unip, commenta le prime notizie che arrivano dagli USA.

"Ci sarà un'ondata di odio e desiderio di repressione enorme. I movimenti non violenti devono cercare di fare quello che hanno sempre fatto. Questo continuo processo di escalation della violenza - la violenza della globalizzazione sostenuta anche militarmente dalle grandi potenze - porta inevitabilmente alla globalizzazione della violenza, alimenta il terrorismo
internazionale (di stato o meno) che colpisce sempre più la popolazione civile.

Da studioso, non posso che esprimere preoccupazione di fronte ad uno scenario che potrebbe assumere i connotati di una terza guerra mondiale di dimensioni terribili. Mai come ora si ripropone urgentissimo il bisogno di ricorrere agli strumenti della nonviolenza senza lasciarsi prendere dal desiderio di vendette."

"Lo ribadisco: non ci sono altre misure contro i rischi di un'escalation se non l'intensificarsi di processi di distensione e mi riferisco anche a tutti i conflitti locali e a bassa intensità, come quello arabo israeliano e le molte guerre che devastano l'Africa.

"I movimenti, le ong, le associazioni devono continuare a fare quello che hanno fatto e stanno facendo, fermi nella loro linea di nonviolenza: guardiamo all'esempio di Gandhi nei momenti di massima tensione in India."

Giuliano Pontara
direttore dell'Università della pace di Rovereto (UNIP)


DAI NONVIOLENTI DI NEW YORK


di War Resisters League

Mentre noi scriviamo, Manhattan é sotto assedio con la metropolitana, i ponti e le gallerie chiuse, e decine di migliaia di persone che camminano lentamente verso nord dalla parte sud di Manhattan. Mentre noi sediamo nei nostri uffici qui alla War Resisters League, i nostri più immediati pensieri vanno alle centinaia, se non migliaia, di newyorkesi che ieri hanno perso la vita nel crollo del World Trade Center. Il giorno è chiaro,
il cielo blu, ma grandi nuvole si gonfiano sopra le rovine sotto le quali molti sono morti, tra cui tanti soccorritori e vigili del fuoco che erano là quando si è verificato il crollo finale.
Sappiamo con certezza che i nostri amici e colleghi a Washington hanno pensieri simili ai nostri per la gente comune che è rimasta intrappolata nella parte del Pentagono che è stata investita dall'aereo. E noi pensiamo
ai passeggeri innocenti su quegli aerei dirottati che quel giorno trasportavano i loro destini. Noi non conosciamo, in questo momento, chi siano i responsabili di questo attacco. Noi sappiamo che Yasser Arafat ha
condannato il bombardamento. Noi aspettiamo a formulare un'analisi estesa quando informazioni ulteriori saranno disponibili, ma tante cose sono chiare. Per l'Amministrazione Bush parlare di una spesa di centinaia di
miliardi per le Guerre Stellari è stata una finzione fin dal principio, quando il terrorismo può colpire così facilmente e con mezzi così comuni.
Noi esortiamo il Congresso e George Bush affinché sia chiaro che, qualsiasi sia la risposta o la politica che gli Stati Uniti intendono portare avanti, questa nazione non colpirà mai più obiettivi civili e non accoglierà la
politica di qualsiasi nazione che colpisca obiettivi civili. Questo vuole significare l'interruzione delle sanzioni contro l'Iraq che hanno causato la morte di centinaia di migliaia di civili. Questo vuole significare non solo la condanna del terrorismo palestinese ma anche la serie di attentati contro i capi palestinesi da parte di Israele, e l'implacabile repressione del popolo palestinese e la persistente occupazione d'Israele della West Bank e di Gaza.
Le politiche militariste perseguite dagli Stati Uniti hanno avuto come risultato milioni di morti, dalla storica tragedia della guerra di Indocina, il finanziamento delle Squadre della Morte in America Centrale e in Colombia, fino alle sanzioni e agli attacchi aerei contro l'Iraq. Questa nazione è il più grande fornitore di "armi convenzionali" del mondo e queste armi alimentano il terrorismo più estremo, dall'Indonesia all'Africa. La precedente politica di sostegno alla resistenza armata in Afghanistan ha portato alla vittoria dei Taleban e alla creazione di Osama Bin Laden.
Anche altre nazioni si sono impegnate in queste politiche. Noi, qualche anno fa, abbiamo condannato le azioni del governo russo in Cecenia, la violenza di entrambe le parti in Medio Oriente, e nei Balcani. Ma la nostra
nazione deve prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Fino adesso noi ci siamo sentiti sicuri entro i nostri confini; per poi svegliarci in una chiara e fresca mattina e trovare la nostra più grande città sotto
assedio, ricordandoci che in un mondo violento nessuno è al sicuro. Noi chiediamo la fine di quel militarismo che ha caratterizzano la nostra nazione per decenni. Noi chiediamo un mondo nel quale la sicurezza sia
conseguita attraverso il disarmo, la cooperazione internazionale e la giustizia sociale, e non attraverso la corsa agli armamenti e il ricorso alle rappresaglie. Noi condanniamo senza riserve gli attacchi come quelli
successi oggi, che hanno colpito migliaia di civili; queste profonde tragedie ci devono richiamare alla mente l'impatto che le politiche americane hanno avuto su altri civili il altri paesi. In particolare, noi siamo consapevoli della paura che possono provare in questo momento molte persone di origine araba che vivono negli Stati Uniti; sollecitiamo una speciale riflessione per questa comunità.
Noi siamo un solo mondo. Dobbiamo vivere in uno stato di paura e di terrore o ci dobbiamo incamminare verso un futuro in cui ricercare pacifiche alternative ai conflitti e una migliore distribuzione delle risorse
mondiali!?!
Mentre noi piangiamo le molte persone che hanno perso la vita, i nostri cuori chiedono a gran voce la riconciliazione, e non la vendetta.

Questa non è una dichiarazione ufficiale del War Resisters League ma è stata abbozzata immediatamente dopo i tragici eventi occorsi. Firmata e distribuita dal personale e dal Comitato Esecutivo del War Resister League nell'ufficio nazionale.

NY, 11 settembre 2001


LA TENEREZZA DEI POPOLI


di Don Albino Bizzotto

Le immagini che ci arrivano dagli Stati Uniti ci mostrano una violenza spettacolare e cinica oltre ogni immaginazione: civili requisiti e usati come bombe contro altri civili ignari e innocenti, uccisi per obiettivi che
non appartengono loro. Una simbologia di morte e di guerra senza confini che lascia tutti sgomenti e angosciati.
Anche noi come tutti gli statunitensi, amici o avversari politici, mai avremmo ritenuto possibile un simile colpo al cuore della "superpotenza", nel momento culminante della sua supremazia. Proprio quando stava partendo
lo Scudo stellare per il controllo e l'egemonia incontrastata del pianeta e dello spazio si apre questo squarcio, che mostra, con una evidenza abbagliante, come il ricorso alla forza non serve né come difesa né come
deterrente. Sono cambiati con questo atto il concetto e la natura stessa della guerra; né le navi da guerra né alcun scudo stellare avrebbero potuto proteggere le migliaia di persone uccise a New York e a Washington. Le armi rendono allo stesso tempo potenti e vulnerabili.
Ci chiediamo come può essere veramente significativa l'espressione della nostra solidarietà a tutte le vittime e ai loro familiari. Vorremmo che tutto il popolo statunitense potesse capire e soprattutto sperimentare in
questo momento di smarrimento e sofferenza quanto è importante la solidarietà e la tenerezza degli altri popoli. E vorremmo che i suoi governanti e responsabili politici avessero la saggezza di comprendere che
non l'egemonia costruita sulla forza economica e sulle armi, ma la collaborazione con tutti alla pari è la grande risorsa politica per garantire la sicurezza mondiale e per rispondere alle urgenze dell'umanità e
del pianeta.
Ogni risposta di ritorsione armata contro nemici trasversali difficilmente localizzabili e identificabili, senza una ricerca seria e il perseguimento dei responsabili, in questo momento potrebbe innescare una spirale di
reazione a catena di violenze che possono portare a una guerra generalizzata.
Il Segretario generale della Nato ha ricordato che, secondo gli accordi del Patto Atlantico, i diciotto alleati sono tenuti ad accorrere in difesa dell'alleato aggredito. Chiediamo all'Italia e agli altri membri della Nato di garantire ogni difesa da attacchi esecrabili come questo, ma di predisporsi con calma e riflessione alla ricerca delle modalità politiche per non cedere alla tentazione della risposta militare.
La sofferenza per le vittime statunitensi deve aiutarci a riconoscere e tener conto nelle nostre risposte anche di tutte le innumerevoli persone che ogni giorno, in forma silenziosa e anonima, in tutto il mondo vengono
sacrificate innocenti dalla violenza diretta e da quella strutturale.
Nel '45 l'umanità di fronte alla devastazione della guerra ha creato l'Onu, oggi di fronte a questa disgregazione mondiale l'umanità può riscoprire la necessità della nonviolenza, scelta come alternativa politica non solo per le singole persone, ma anche per gli Stati e per tutte le istituzioni internazionali.



DAI UNA POSSIBILITA' ALLA PACE


di Dario, Franca e jacopo Fo

Quello che e' successo indurrebbe al panico, al silenzio, alla disperazione.
Il mondo e' stato colpito da un ennesimo crudele massacro.
Ma e' necessario, anche se doloroso, parlare. Cercare di capire.
La prima osservazione che ci viene alla mente e' l'assurdo che esplode fuori dal televisore.
Davanti a questo dramma il mondo si e' arrestato attonito. Ma non tutti.
Le borse del mondo non si sono fermate neppure un secondo, hanno continuato a far soldi, a cercare utili selvaggi. Anzi hanno intensificato il ritmo. La gente ancora urlava appesa ai grattaceli in fiamme, prima che crollassero, e gia' i grandi broker gridavano nei loro cellulari:"Compra petrolio! Vendi tutto! Compra petrolio!" e mentre i titoli azionari perdevano il 10% in pochi minuti il petrolio saliva di 10 dollari al barile e i furbi
facevano utili di miliardi di dollari. E mentre i presidenti di tutti i paesi europei si apprestavano a esprimere il loro cordoglio, i loro banchieri succhiavano decimali al dollaro e finalmente l'euro segnava un bel
po' di punti a suo favore. Nessuno ha pensato di chiudere le borse per decenza e rispetto ai cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo affondava felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche ore.
E non c'e' da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in un'economia che uccide ogni anno decine di milioni di persone con la miseria, che volete che siano 20 mila morti a New York?
Altra immagine agghiacciante: la gente per strada, nei quartieri palestinesi, dilaniati dalla guerra civile, che festeggiavano il massacro. Gente che ha un morto in ogni famiglia e che non riesce piu' a vedere l'assurdita' della morte, di qualsiasi morte.
Il sistema della violenza, dello sfruttamento, del genocidio organizzato dei poveri cristi genera insensibilita' alla violenza. Genera la logica della vendetta.
Quasi ogni giorno, da anni, gli aerei Usa bombardano l'Iraq, uccidendo donne e bambini, col pretesto di eliminare impianti radar. E le televisioni occidentali non si degnano neppure di riportare la notizia. Quella e' gente spazzatura, muoiono a migliaia per gli effetti dei proiettili all'uranio che hanno contaminato la loro terra, muoiono perche' mancano le medicine a causa dell'embargo, nel silenzio carico di disprezzo dei media occidentali. Le lacrime di oggi dei commentatori televisivi sono vergognose perche' seguono al silenzio
decennale sui crimini dell'occidente cristiano.
E' terribile ma e' cosi': la disperazione genera la follia della vendetta.
Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che portera' altri massacri tra i diseredati
del mondo.
E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non e' stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota. Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere. Questa giornata di terrore dovrebbe avere insegnato ai cultori della forza dell'uomo bianco che non esiste sicurezza e pace per nessuno in un mondo dove il massacro e la prevaricazione sono la legge.
E' ormai un fatto. Le moderne tecnologie rendono talmente potenti gli individui che nessun sofisticato sistema di sicurezza puo' proteggere.
Non e' piu' possibile, neppure per i nordamericani ricchi, credere di essere al sicuro. Non c'e' nessun posto dove si possa stare al sicuro. Il cane feroce della follia puo' azzannare chiunque ovunque.
I telegiornali si stupiscono (idioti) che i super controlli Usa non abbiano impedito a 4 aerei di
essere dirottati per essere usati come bombe gigantesche e colpire i luoghi piu' protetti del
mondo. Non vogliono capire che le moderne tecnologie e l'affollamento incontrollabile delle citta', offrono decine di modi di fare massacri. Questi orrendi attentati hanno ridicolizzato le pretese di Bush di
costruire uno scudo stellare.
Oggi hanno usato aerei, ieri gas nervino in Giappone, bombole del gas a Mosca... Domani bastera' urlare:"C'e' una bomba!!!" in uno stadio per provocare una strage.
Un paese moderno non puo' garantire la sicurezza senza strangolare completamente la "vita normale"
dei cittadini. Non c'e' modo. Nessuno puo' tenere milioni di persone chiuse in casa.
L'unica garanzia di sicurezza per il mondo ricco e' sanare le ferite sanguinanti della fame e del sopruso. Senno' si crea un humus sociale drammatico che non puo' che portare alla violenza piu' folle.
Attenzione: non si puo' dire, in questo momento, chi abbia armato la mano dei kamikaze.
Estremisti islamici? Estremisti di destra americani? Sionisti pazzi? Chi lo sa?
L'attentato di Oklaoma, il piu' grande massacro terroristico avvenuto fino a ieri, fu imputato ai terroristi islamici e poi si scopri' essere opera di terroristi bianchi e fascisti che volevano provocare una reazione anti islamica. Si potrebbe anche scoprire che dietro al massacro di ieri ci siano tutte le fazioni terroristiche e tutti i servizi segreti, uniti nel comune intento di gettare la societa' civile nel caos...
Una cosa e' certa: al di la' di chi siano gli esecutori materiali del massacro questa violenza e' figlia legittima della cultura della violenza, della fame e dello sfruttamento disumano.
Questa violenza, queste morti, rendono immensamente felici coloro che hanno guadagnato milioni di dollari in poche ore speculando sul prezzo del petrolio, i mercanti di armi e i capi terroristi brindano ebbri di felicita' insieme ai generali e agli ammiragli, stanchi di questa pace strisciante che minaccia ogni giorno lo stato di guerra e i profitti fatti sulle mine antiuomo.
Domani i caccia bombarderanno qualche villaggio sperduto uccidendo civili inermi con la scusa di fare giustizia dei colpevoli e le lobby delle iene spingeranno per dare dignita' alle spese militari.
"Gli Stati Uniti devono rispondere immediatamente a questa aggressione!"
Urlava un cretino della strada e le sue parole sono state rilanciate da migliaia di telegiornali in tutto il pianeta.
"Rappresaglia!" Urla Bush, il boia del Texas.
Colpiranno, faranno 10 morti con la pelle olivastra per ogni cadavere bianco. E qualcuno proporra' di reagire con manifestazioni di piazza e di nuovo la polizia fara' dei morti.
Deve essere chiaro a tutti che questo e' un momento gravissimo. E' una nuova forma di guerra strisciante quella nella quale ci vogliono portare. Il partito della pace ha una sola possibilita': continuare caparbiamente a
lavorare con gli strumenti della pace. Affermare con tutta la forza possibile che possiamo ed e' necessario
togliere il nostro appoggio economico alle multinazionali della morte.
Oggi piu' che mai la scelta individuale di milioni di persone e' l'unico strumento possibile, l'unica strategia vincente.
Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestle', smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitu' i bambini, non mangiamo i cibi
della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi.
In questi anni abbiamo lavorato con successo per dimostrare che e' possibile consociare i nostri consumi, risparmiare, avere prodotti migliori e, contemporaneamente, boicottare il mercato della morte rifiutandoci di portare i nostri soldi al loro mulino.
Oggi queste scelte non sono piu' solamente giuste e convenienti, sono anche urgenti e irrimandabili.
Ti chiediamo di fare un gesto, subito, ora.
Non c'e' piu' tempo per pensarci sopra. La locomotiva del capitalismo selvaggio sta accellerando la sua velocita', punta con determinazione assoluta verso la guerra e la distruzione del pianeta. L'unica possibilita' e' tagliarle i rifornimenti di carburante. Subito. Il mondo e' governato dal denaro.
I soldi sono l'unico argomento al quale i potenti siano sensibili.
Dai una possibilita' alla pace. Subito.
Inizia tu. Non aspettare che lo facciano gli altri. Ogni lira che togli ai signori del mondo e' un respiro che regali all'umanita'.
Voti ogni volta che fai la spesa!

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo



CONTRO LA VIOLENZA SENZA RIPRODURLA

MIR-MN del Piemonte

Noi che cerchiamo di vivere la nonviolenza esprimiamo il dolore e la più grande pietà umana per le vittime delle stragi in USA e la solidarietà a tutti quanti nel mondo soffrono queste violenze e cercano pace e giustizia.

Condannando questa enorme violenza diretta non dimentichiamo che nel mondo c'è una più profonda violenza strutturale che si esercita nell'oppressione politica, nello sfruttamento e nell'ingiustizia economica. Tutte queste violenze trovano origine e giustificazione in varie culture violente, arroganti e sprezzanti verso le altre.

La critica del dominio non è mai un crimine, mentre il crimine non è mai una critica giusta ed efficace, ed è invece riproduzione e conferma dell'ingiustizia che apparentemente combatte.

Ci dissociamo profondamente da coloro che hanno dimostrato esultanza perché i sentimenti di odio, che abbrutiscono l'uomo, devono essere vinti e superati in noi tutti combattendo, sì, l'ingiustizia ma con il rispetto
assoluto per ogni vita .

Condanniamo ugualmente ogni proposito di vendetta o pretesa di fare giustizia con le armi da parte del governo degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

L'indagine ed il giudizio sui responsabili di un tale crimine internazionale che offende tutta l'umanità compete all'ONU nelle sue legittime istituzioni.


Movimento Nonviolento, Movimento internazionale per la riconciliazione
Segreteria regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta
Torino, 12 settembre 2001



UNA DIFESA CHE NON DIFENDE


di Maria Grazia Tropea

* Di fronte alla tragedia che ha colpito gli Stati Uniti e il centro simbolico del mondo occidentale di cui siamo parte, come persone impegnate nella solidarietà e nella nonviolenza attiva, il nostro primo pensiero è per
le vittime di questa ferocia, uomini e donne come noi, cittadini/e del nostro mondo.
Ci immedesimiamo nella loro tragedia, nell'orrore della morte improvvisa o dell'improvvisa ferita, del lutto che ti toglie più che la vita; e non possiamo che restare muti, in balia insieme a loro della violenza scatenata:
condividere il pianto, lo smarrimento, come già tante altre volte per le vittime delle guerre, dalla Ex-Jugoslavia, al Congo, al Medio Oriente... e oggi qui, in un angolo di mondo che pensavamo invulnerabile.

* E' all'interno di questo dolore condiviso che vogliamo trovare lo spazio per riflettere e tentare di capire (abbiamo sentito affermare che ora non è il momento di pensare, ma di reagire rapidamente con la forza delle armi: speriamo che ciò non avvenga).

* Quanto è accaduto ci obbliga a prendere atto del fatto che dentro la logica della potenza armata non c'è difesa che tenga, non c'è sicurezza per nessuno, nemmeno per il più forte.
Questa constatazione può forse nell'immediato lasciare smarriti e spaventati; non sappiamo con precisione che cosa fare. Ma sappiamo con certezza quel che non si deve fare! Sappiamo che una risposta violenta, più
feroce del colpo subìto, tale da ristabilire il prestigio ferito, non farebbe che produrre ancora altri morti e nuovo odio e più insicurezza per tutti.
Le armi e la tecnologia a disposizione degli uomini oggi sono terribili: corriamo il rischio di distruggerci tutti. Occorre fare dei passi indietro per allontanarci dal baratro a cui siamo avviati. Osiamo sperare e chiedere
qualcosa di inedito: che "i più forti" abbiano il vero coraggio di fare quel passo indietro, per spezzare la catena della vendetta e della violenza.

* E' certamente giusto cercare di individuare i colpevoli e renderli incapaci di nuocere ancora: questo deve essere fatto, con urgenza!
Ma occorre anche cercare di capire il loro scopo e la molla che li ha spinti ad agire così.
Capire non significa giustificare: non c'è giustificazione alcuna per la violenza omicida e premeditata.
Ma non basta annientare chi l'ha progettata e messa in atto, se non si estirpa del tutto il seme dell'odio. Che qualcuno abbia potuto far festa per questa strage è un pensiero che ci fa inorridire, ma è l'inquietante segnale di un mondo diviso: perciò occorre cercar di capire, ascoltando tutti, soprattutto coloro che sono o si sentono vittime dello stra-potere simboleggiato dagli obiettivi che ieri sono stati colpiti.

* Occorre dare all'Occidente un volto amichevole e solidale verso il resto del mondo: una nuova e reale sicurezza non nascerà dal rafforzamento militare della cittadella assediata, né dalla ferocia delle ritorsioni, ma
da un ritrovato senso della giustizia, e dall'acquisizione di strumenti non distruttivi per la gestione dei conflitti, anche i più gravi, anche i più tragici.


CARO PRESIDENTE CIAMPI


di Enrico Peyretti

Propongo di scrivere in tanti, personalmente, al Presidente della Repubblica on. Carlo Azeglio Ciampi (Palazzo del Quirinale, 00186 Roma; con francobollo da 800 lire, perché non c'è più la franchigia: oppure , con firma completa di indirizzo, altrimenti il messaggio viene respinto) questa lettera, che io ho già spedita:

"Signor Presidente,
La supplico di agire perché alla strage disumana compiuta negli Stati Uniti nessuno risponda con la vendetta militare.
Proprio perché quel crimine colpisce tutta l'umanità, deve essere un tribunale che rappresenta l'intera comunità dei popoli umani a compiere le indagini ed emettere il giudizio con tutte le garanzie giuridiche.
Ad un crimine, per quanto grande, non si risponde con la guerra.
La guerra non sarebbe un giusto giudizio penale, nella luce della ragione, della morale e della legge, ma un nuovo crimine che spingerebbe ulteriormente il mondo nel buio mortale dell'odio e della distruzione.
In nome della vita e della civiltà, nell'ora del massimo pericolo, La supplico di scongiurare la guerra con l'impegnativa autorità che Le dà la nostra Costituzione pacifica.

Se l'Italia sarà in guerra, io non ci sarò. Lo giuro"

Firmato (nome, cognome, indirizzo)


TRE TESI SULLA VIOLENZA


di Peppe Sini

I. Chiunque ancora propugni la tesi che possa esistere una "violenza giusta" e' complice degli assassini, e mette in pericolo il futuro dell'umanita'.

II. Chiunque ancora ritenga che i suoi fini particolari, sia pur nobilissimi, possano essere al di sopra del fine di salvare la civilta' umana dal pericolo della distruzione, mette a repentaglio la vita dell'umanita' intera.

III. Chiunque non abbia capito che anche l'uccidere un solo uomo equivale ad affermare la liceita' di ucciderci tutti, costui coopera alla fine del mondo.

Mohandas Gandhi e Guenther Anders queste cose le capirono e le dissero molto tempo fa.

Solo la scelta della nonviolenza puo' salvare il mondo. Occorre decidersi.

"Lo tempo e' poco ormai che n'e' concesso" (Dante, Inferno, XXIX, 11).


TUTTI ALLA PERUGIA-ASSISI


di Rete Lilliput


Il Tavolo Intercampagne e la Rete Lilliput per un'economia di giustizia esprime tutto il proprio orrore e la propria assoluta condanna per gli attentati che hanno insanguinato l'America. Condanniamo con forza l'uso
della violenza che ancora una volta semina un numero incredibile di vittime tra la popolazione civile alle quali testimoniamo la nostra più assoluta solidarietà.

E' assolutamente necessario che questo atto di violenza non inneschi una spirale di ulteriore odio e guerra che potrebbe coinvolgere il mondo intero in una rincorsa verso la distruzione.

Questo aggiungerebbe ancora altre migliaia di vittime alle vittime degli attentati ed alle molte migliaia di persone che ogni giorno perdono la propria vita a causa delle guerre, della fame, delle ingiustizie seminate in
tutto il mondo da questo ordine mondiale distruttivo.

Per porre davvero fine alla spirale della violenza occorre interrogarsi non solo sui tragici effetti di questa situazione che sono sotto i nostri occhi ma anche sulle cause che li generano.

Cioè che è avvenuto è in stretta relazione con la fragilità e l'intrinseca insicurezza dell'attuale sistema economico e politico dominante che non riesce a risolvere i problemi che continuano ad affliggere gran parte
dell'umanità.

Un mondo che viene rapinato nella ricerca esasperata di profitti a breve termine e in cui il divario tra i più poveri ed i più ricchi aumenta di anno in anno non può che diventare un invivibile focolaio di tensioni e
conflitti.

Occorre perciò rispondere all'inaccettabile violenza del terrorismo con atti di giustizia e di pace e non con le ritorsioni o le vendette militari.

La violenza si isola soltanto praticando la nonviolenza e avviando politiche mondiali di reale lotta alla povertà limitando i meccanismi economici e finanziari di prelievo forzato di risorse dai paesi più poveri e più in
generale da tutti quelli sottosviluppati.

Il processo democratico di partecipazione e discussione su scala mondiale di questi problemi è l'unico vero antidoto possibile per porre fine anche alla violenza del terrorismo.

Nessun attacco militare né degli Usa, né della Nato riusciranno altrimenti ad arginare veramente la violenza di quanto è accaduto.

Per questo la Rete Lilliput lancia con forza a tutti i movimenti italiani ed europei la proposta di convogliare tutte le nostre energie di mobilitazione sulla prossima marcia per la Pace Perugia-Assisi, ponendo con forza al
centro di questa mobilitazione non solo la lotta alla guerra ed alla violenza ma una politica per la giustizia e per i diritti dei popoli di tutto il mondo che conduca in sede ONU a colmare anziché aumentare i divari tra i popoli del mondo. Solo così sarà possibile estirpare davvero la violenza del terrorismo.


Tavolo Intercampagne (composto da Aifo, Beati Costruttori di Pace, Bilanci di Giustizia, Campagna Chiama l'Africa, Campagna dire mai al MAI, Campagna Globalizza-azione dei Popoli, Campagna Sdebitarsi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CoCoRiCò, CTM Altromercato, Mani Tese, Nigrizia, Pax Christi, Riforma della Banca Mondiale, WWF)

Rete Lilliput per un'economia di giustizia


UN GRIDO SILENZIOSO CONTRO LA VIOLENZA

di Sergio Paronetto

“O nonviolenza o non esistenza”
“Se non vivremo insieme come fratelli, moriremo insieme come stolti”
(Martin L. King)

Orrore, immensa tristezza e grande dolore.

Davanti al massacro scatenatosi in alcune città degli Stati Uniti, il nostro primo pensiero va alle vittime del terrorismo. Ai loro corpi. Ai loro volti. Cerchiamo di immaginarci la loro vita quotidiana tragicamente interrotta. Vorremmo esprimere la nostra solidarietà e la nostra commossa partecipazione alle loro famiglie, agli amici e ai conoscenti.

Molto è ancora da chiarire sulla tragedia statunitense, ma una cosa per noi è certa.
La violenza è disumana, cattiva, stupida e vile. E’ un male che annienta l’umanità. Offende la civiltà.
Degrada e annulla il valore delle cause che pretende di difendere. Alimenta il clima di paura. Scava ulteriori abissi di incomprensione. Allontana la soluzione dei problemi. E’ anche vile perché usa persone innocenti e inermi per il proprio delirio di onnipotenza.
Crea sempre una spirale terribile di odio, di sangue, di morte. E’ come un buco nero del cosmo: divora ogni risorsa vitale e distrugge il futuro.
Anche questa violenza riprodurrà vendette, risentimenti, intolleranze. L’esultanza di alcuni palestinesi è frutto di un dolore disperato cresciuto in un inferno di tormenti che preparerà altri inferni per sé e per gli altri.

Davanti a un dramma così immane, che aggrava ogni altro dramma, sentiamo la necessità di testimoniare col silenzio operoso e con il dialogo costruttivo il valore rivoluzionario della pace.
Ci sembra utili moltiplicare i momenti di riflessione e di comunicazione: sia veglie di preghiera e di meditazione, sia incontri ecumenici o interreligiosi, sia confronti e scambi culturali.

La città di Verona può valorizzare in ambito internazionale il suo gemellaggio con la palestinese Betlemme e con l’israeliana Ranana, sollecitare la diplomazia delle Nazioni Unite e partecipare alla marcia della pace da Perugia ad Assisi del 14 ottobre.

Dato l’aggravarsi della crisi mediorientale, ci sembra decisivo rilanciare il ruolo dell’ONU facendo anche di Gerusalemme la sede dell’ONU fino alla fine dei conflitti armati.

In ogni caso, per noi è essenziale rinnovare l’impegno per promuovere il valore e il metodo della nonviolenza. E’ l’unica reale novità.
L’innovazione che cambia in profondità. La concreta utopia che spezza la spirale della distruzione reciproca, supera le culture del nemico, trasforma positivamente i conflitti, crea nuovi rapporti tra le
persone e i popoli.
Ci pare urgente accendere ogni giorno il sogno fraterno di Martin Luther King con gesti, parole e opere di pace. “La vera scelta - egli diceva- non è tra nonviolenza e violenza ma tra nonviolenza e non esistenza…Se non riusciremo a vivere come fratelli moriremo tutti come stolti”.


ALDO CAPITINI DICEVA CHE....


Associazione nazionale Amici di Aldo Capitini

Di fronte all’esplosione in ogni parte del mondo di terrorismi feroci e irrazionali, l’Associazione degli Amici di Aldo Capitini ricorda di lui l’antico monito, rivolto a tutta l’umanità, di capire che i mezzi cattivi rendono inutile la lotta e cattivo anche il fine.

Usare la violenza per risolvere i problemi è la vecchia e fallimentare via del vecchio mondo.

Chi lavora per un futuro nuovo sceglie la nonviolenza, la nonmenzogna, la noncollaborazione con i violenti.

Non è un’utopia, come dimostra l’esperienza pacifica e nonviolenta dei palestinesi e degli israeliani di Nevé Shalom, oasi di comprensione e di pace nel mare d’odio che la circonda.

Alla vigilia della nuova edizione della Marcia Perugia Assisi, da Capitini realizzata per primo nel 1961, e organizzata per il 14 ottobre 2001 dalla Tavola della Pace, desideriamo far conoscere la nostra preoccupazione, dopo i fatti di Genova, che questo storico appuntamento pacifista e nonviolento sia minacciato dall’azione di gruppi violenti e di oscura provenienza, visti all’opera in quella occasione.

Chiediamo, per questa ragione, che tutti i partecipanti assicurino l’opinione pubblica, con precise ed inequivocabili dichiarazioni, della assoluta estraneità dai temi e dagli scopi della Marcia, di discorsi,
comportamenti e atti violenti, da qualsiasi parte provengano e in qualsiasi posto avvengano.

Chiediamo che si rinnovi l’impegno a difendere con tutti i mezzi nonviolenti il carattere pacifico della Marcia, senza provocatorie chiusure di nessun tipo.

Chiediamo in particolare la predisposizione di un servizio d’ordine composto da volontari nonviolenti, in grado di isolare subito gli eventuali provocatori violenti, che hanno dimostrato di essere organizzati e funzionali all’inquinamento interessato dei movimenti pacifisti e alternativi.



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