|
Page 5 of 5
Cosa c'entrano i teppisti con la nonviolenza ?
Li chiamano popolo di Seattle, e pensano a manifestanti
con caschi e scudi che sfasciano le vetrine dei McDonald's. E così ci
si prepara alla manifestazione di luglio a Genova in occasione del vertice G8
come ad uno scontro epocale tra forze dell'ordine e giovani antiglobalizzazione.
Io rifiuto questo scenario. Ma non basta auspicare una manifestazione pacifica,
perché essa si realizzi. Purtroppo è vero che c'è chi sguazza
nel fango ed è già in orgasmo da scontro con la polizia. Bisogna
dire la verità e distinguere le cose.
Il movimento per un'economia nonviolenta ha bisogno di chiarezza. La nostra,
appunto, deve essere una proposta assolutamente limpida, nonviolenta: nella
strategia, negli obiettivi, nella tattica, nel linguaggio, nelle alleanze. Il
Movimento Nonviolento, che fa parte della Rete di Lilliput, lavora quotidianamente,
da anni, per elaborare e praticare un'economia di giustizia, con le tante proposte
emerse anche dal Giubileo degli Oppressi, guidato da Padre Alex Zanotelli al
palazzetto dello sport di Verona nel settembre 2000. Le grandi manifestazioni
di piazza (pacifiche e dialoganti con l'opinione pubblica) sono per noi solo
un momento, e certo il meno importante, di un cammino per una società
migliore.
I violenti, gli sfascia-vetrine, i cercatori di scontri con la polizia, gli
sprangatori, sono lontani e diversi da noi quanto i padroni di capitali anonimi,
gli sfruttatori di terre altrui, gli scienziati manipolatori di geni, gli schiavisti
del lavoro minorile. I violenti non fanno parte del movimento, non sono interlocutori.
Sono fuori e diversi da noi. Anzi, sono avversari temibili, in quanto sono coloro
che più direttamente (e volutamente) danneggiano il movimento stesso.
I loro vandalismi vanno denunciati all'autorità giudiziaria e non ci
può essere riconoscimento politico per dei teppisti: deve essere inequivocabile
che loro sono altro da noi. Il dialogo preferiamo cercarlo con i vertici e i
responsabili dell'economia statale, perché è ad essi che rivolgiamo
le nostre proposte alternative.
Qualcuno ha le idee confuse e pensa di allargare così tanto i confini
del movimento antiglobalizzazione, da metterci dentro preti e delinquenti, nonviolenti
e sprangatori
. Da questi innesti transgenici non può venire nulla
di buono (chi mescolerebbe l'Unicef con i pedofili?).
Gli amici della nonviolenza prendono fin d'ora le distanze da chi aspetta Genova
come occasione di scontro fisico con il nuovo governo di centro destra.
Di chi sto parlando? Ma di loro, dei ragazzi che vengono alle manifestazioni
con i caschi, i passamontagna, le spranghe e dei loro capi che organizzano
gli scontri con la polizia.
C'è un'intervista illuminante (pubblicata su Il Giornale del 16.5.2001)
rilasciata dal portavoce dei Centri Sociali del Nord Est, Luca Casarini, padovano,
34 anni, professione-non-si-sa; prevede scontri, danni, conflitti, tensioni,
provocazioni, per impedire il vertice dei G8 di Genova (ne riporto alcuni passaggi,
ma consiglio la lettura integrale).
A Genova saremo in 100mila per impedire il vertice G8
sono
convintissimo che a Genova assisteremo a un qualcosa che non vedevamo in Italia
da almeno 15 anni, sia a livello di partecipazione che di conflitto.
Il protagonismo di piazza sarà clamoroso
un movimento che si oppone
non solo testimoniando, ma proprio confliggendo con questi vertici
Aspettate
solo qualche giorno e vedrete di cosa saremo capaci
metteremo alla
prova il ministero dell'interno di destra
sarà l'apoteosi
il livello di scontro sarà molto più alto per ragioni soggettive
di stato d'animo e anche perché la polizia governata da un ministro dell'interno
di destra sceglierà politicamente di chiudere qualsiasi spazio
questo
atteggiamento provocherà oggettivamente una crescita di tensione e
reazione
mi auguro solo che sia il meno dannoso possibile per noi
.
I nonviolenti, al contrario, non andranno a Genova per impedire il vertice dei
G8, ma con veglie, digiuni, incontri festosi, musica e convegni, presenteranno
ai governi e ai popoli la difficile strada per il cambiamento verso un'economia
nonviolenta (quella che Gandhi definiva come semplicità, povertà
e lentezza volontaria).
Mao Valpiana
Movimento Nonviolento
Verona, 25 maggio 2001
|