|
Palestina, hai perso l'anima!
Violenza chiama violenza, l'abbiamo sempre detto.
Le tensioni, gli scontri, la recrudescenza dei combattimenti in
Medio Oriente, portano la violenza anche all'interno di Israele e della Palestina.
Il processo di pace si è interrotto, le colombe sono state zittite e
i falchi hanno ripreso le armi. Sia in Israele che in Palestina le forze di
pace non trovano più ascolto. All'inizio avevamo visto nell'Intifada
una forma di resistenza nonviolenta; i sassi contro i blindati potevano simboleggiare
la lotta di Davide contro Golia. Abbiamo sostenuto il diritto dei palestinesi
a rimanere nella loro terra, il diritto degli israeliani ad avere una patria;
sognavamo che i due popoli vivessero da fratelli in due stati sovrani. Ma oggi
questo sogno si è
infranto. Ancora lungo è il lavoro per vedere la pace tra arabi ed ebrei.
La violenza del terrorismo palestinese è entrata come un
tumore nel corpo della società. L'ANP (Autorità Nazionale Palestinese),
con l'accordo di Arafat, ha ripristinato la pena di morte, i tribunali militari,
i processi sommari. L'orrore è già avvenuto: processi di piazza
, senza nessuna
garanzia di diritto, ed esecuzioni pubbliche tra la folla plaudente. Il mostro
della violenza è insaziabile. Qualche mese fa abbiamo visto una folla
linciare due soldati israeliani e irriderne i cadaveri; oggi abbiamo visto un
plotone di esecuzione fucilare due soldati accusati di
"collaborazionismo con il nemico" e la folla urlare di gioia davanti
ai corpi crivellati di colpi. L'abisso della barbarie è profondo.
I governi e i popoli di Israele e Palestina hanno ormai perso l'anima.
Qualche flebile voce di pace si alza ancora. Haidar Abdel Shafi,
un esponente palestinese ex membro della commissione che ha condotto le trattative
di pace con Israele, che è spesso critico nei confronti di Arafat, ha
detto: "Ogni volta che è stata eseguita una sentenza è perché
la
piazza lo richiede a gran voce". La "Associazione per i Diritti Umani
e il Supporto ai Prigionieri" ha chiesto che i processi vengano affidati
a tribunali civili, perché il sistema dei tribunali militari "È
contrario a tutti gli standard internazionali, e non rispetta le regole di un
equo
processo". Gli obiettori israeliani di Gush Shalom invitano i soldati a
non partecipare alle azioni repressive nei territori occupati.
L'unica speranza, dunque, sta nei gruppi pacifisti dell'una e dell'altra parte
che cercano la riconciliazione, il dialogo, la convivenza. Solo loro, da oggi,
saranno i nostri referenti in Palestina e in Israele.
Mao Valpiana
Movimento Nonviolento - Verona |