NEL CENTENARIO DELLA NASCITA
La vita di Aldo Capitini
religioso, antifascista, vegetariano, nonviolento
Biografia a cura di Lanfranco Mencaroni
Aldo Capitini nasce a Perugia il 23 dicembre 1899, in un piccolo
appartamento, sotto la torre campanaria del Municipio, dove il padre, impiegato
comunale, viveva come custode del campanile e addetto alle campane. Dalla finestra
del suo studiolo si vedeva la grande valle umbra ai piedi del monte Subasio,
con Assisi adagiata alle sue falde.
La madre era sarta e casalinga. Per la povertà della famiglia fu avviato
agli studi tecnici, meno costosi.
Nel 1919, dopo aver conseguito la licenza dell'Istituto tecnico, si autofinanziò
facendo il precettore e si sottopose come autodidatta agli amati studi classici,
con un notevole sforzo fisico che, a causa della sua gracile corporatura, gli
procurò un forte esaurimento.
Cosicché, come poi ricorderà, accanto alla conoscenza dei classici,
di Leopardi, della Bibbia, conoscerà precocemente l'esperienza della
finitezza della vita, del dolore fisico, dell'inattività forzata.
Nel 1924, l'anno in cui i fascisti assassinarono il deputato socialista Giacomo
Matteotti e formalizzarono la dittatura, Capitini sosteneva da privatista l'esame
di licenza liceale a Perugia.
Gli ottimi voti gli permisero di vincere una borsa di studio alla Scuola Normale
Superiore di Pisa, diretta da Giovanni Gentile.
Si iscrisse in quella Università alla Facoltà di Lettere e Filosofia,
dove conobbe grandi docenti antifascisti come Attilio Momigliano e Manara Valgimigli.
Nel 1928 conseguì la laurea a pieni voti e lode con una tesi su "Realismo
e serenità in alcuni poeti italiani".
Nel 1929 prese il diploma di perfezionamento con una tesi sui canti di Leopardi,
seguita da Momigliano di cui diventa assistente volontario.
Dal 1930 al 1933 rimase come segretario economo alla "Normale" . Con
numerosi docenti e normalisti inizia una attività antifascista e trasferisce
la sua ricerca dalla letteratura alla filosofia, collaborando strettamente con
Claudio Baglietto, nonviolento e obiettore di coscienza, motivo per il quale
morì esule in Svizzera nel 1940.
Nel 1933, avendo rifiutato la tessera fascista, Gentile lo allontanò
dalla Normale, e Capitini tornò a Perugia, nella casa del padre, dove
vive poveramente con lezioni private fino al termine della guerra.
L'avversione al fascismo inizialmente morale divenne anche religiosa dopo il
concordato raggiunto fra Mussolini e il Vaticano nel 1929. Il sostegno aperto
offerto dalla Chiesa Cattolica allo stato fascista lo convinse a lavorare teoricamente
e praticamente per il ritorno della democrazia e per una riforma religiosa.
Contro la violenza, ostentata quotidianamente dal fascismo e non contrastata
dalla Chiesa, prese da Gandhi l'idea del metodo nonviolento impostato sulla
non collaborazione, da Francesco d'Assisi il richiamo ai valori originari del
cristianesimo, dal pensiero moderno quella che chiamò la serissima applicazione
dei principi di libertà, di fratellanza, di eguaglianza.
Contro l'esaltazione e la preparazione delle guerre fasciste, divenne vegetariano,
per marcare con decisione il rifiuto di uccidere gli esseri umani e subumani.
Continuò i suoi studi filosofici e, per il suo lavoro politico, prese
contatti con gli antifascisti perugini, operai, artigiani, intellettuali e con
quelli delle altre regioni, recandosi in molte città o accogliendoli
a Perugia.
Nel 1937, con l'aiuto di Benedetto Croce, fu pubblicato il suo primo libro di
filosofia e religione, "ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA", che
sfuggì, per il suo tema, all'ignorante censura fascista, ma fu accolto
con favore dagli intellettuali democratici.
Negli anni della dittatura fascista, scrisse altri tre libri: "VITA RELIGIOSA"
nel 1942, "ATTI DELLA PRESENZA APERTA" nel 1943, "LA REALTA'
DI TUTTI" nel 1944.
Con questi quattro libri Capitini ricorda di aver già delineato in quel
tempo una posizione teorico pratica di riforma, assolutamente nuova nel panorama
del novecento italiano.
Nell'ultima parte degli "ELEMENTI DI UN'ESPERIENZA RELIGIOSA", Aldo
Capitini esponeva le idee del "liberalsocialismo", un movimento che
lanciò insieme al filosofo Guido Calogero. Sorsero ben presto numerosi
gruppi clandestini di sostenitori, che tennero le loro prime riunioni a Perugia,
ad Assisi, a Firenze: tra le molte adesioni ricordiamo quelle di Walter Binni,
Norberto Bobbio, Cesare Luporini, Francesco Flora, Tristano Codignola, Carlo
Ludovico Ragghianti, Ranuccio Bianchi Bandinelli. Nel 1940 comparve il primo
manifesto del Movimento Liberalsocialista, redatto da Calogero.
Nel 1942 a Firenze, Aldo Capitini viene per la prima volta imprigionato per
quattro mesi e insieme a lui molti aderenti al Movimento.
Nel maggio del 1943 a Perugia viene nuovamente imprigionato insieme a numerosi
antifascisti e liberato per la caduta di Mussolini, dopo il 25 luglio.
Nell'agosto del 1943 a Firenze si riuniscono gli aderenti del Movimento Liberalsocialista
per dar vita al Partito d'Azione. Capitini espone nello scritto "Orientamento
per una nuova socialità" la sua posizione critica verso la nascita
di un nuovo partito e la sua proposta che i gruppi liberalsocialisti rimanessero
un movimento di opinione e di pressione politica.
Questa proposta non fu accolta, il Partito d'Azione fu fondato ma durò
pochi anni: egli non aderì e rimase per tutta la vita liberalsocialista
e "indipendente di sinistra", definizione da lui coniata.
L'8 settembre 1944 segnò l'inizio per l'Italia della resistenza armata
contro i nazifascisti.
I pochi persuasi della nonviolenza, come Capitini, nulla poterono organizzare
- come lui stesso scrisse - di coerente, efficiente e conseguente a quella posizione:
la lezione che ne trassero fu che bisogna preparare la strategia e i legami
nonviolenti prima, per metterli in atto quando occorra, come sarebbe stato importante
fare nell'Italia del 1924 o nella Germania del 1933.
L'entusiasmo per la vittoria delle armi e la scelta di Capitini
di rimanere indipendente dai partiti, rinati alla democrazia, misero ben presto
in ombra il ricordo della sua decennale resistenza non armata, efficace, estesa
a tutta l'Italia, suggellata dalle due incarcerazioni.
La sua posizione politica di sinistra, ma critica dei totalitarismi e la sua
figura di libero religioso nonviolento, critico dei dogmi e delle istituzioni
vaticane, contribuirono al suo isolamento nel panorama italiano, che si polarizzava
sempre più, sotto la spinta degli eventi internazionali, nei due schieramenti
guidati dai cattolici e dai marxisti.
Liberata Perugia nel giugno 1944, Capitini, per tradurre nella realtà
il suo atteggiamento liberalsocialista e il suo contributo teorico alla democrazia
con il potere di tutti, già il 17 luglio apre in città il Centro
di Orientamento Sociale, C.O.S., esperimento di assemblea bisettimanale per
discussioni aperte a tutti, su tutti i problemi amministrativi e politici, alla
quale venivano invitati, per ascoltare e parlare, dirigenti di partiti, amministratori,
esperti di ogni tendenza.
I C.O.S., nel fervore della ritrovata democrazia, ebbero successo e si diffusero
in Umbria e in Italia, soprattutto nelle zone d'influenza della sinistra.
Alcuni durarono fino a tre anni, poi si chiusero per la prevista e crescente
insofferenza dei politici e degli amministratori a sottoporsi al controllo stretto
degli elettori.
Nel 1946 Capitini dà il via anche al "Movimento di religione".
La riforma di Capitini tiene conto delle critiche mosse da quattro secoli di
filosofia laica alle religioni tradizionali sia sul piano teorico che su quello
storico delle origini e delle fonti; ma riafferma la verità e il bisogno
di religione. "Il dolore, il rimorso, il pensiero della morte sono sempre
veri; ed è qui che sorge la religione" scrive nel suo primo libro.
La riforma chiama i religiosi ad aprirsi e incontrarsi in centri aperti, senza
alcuna discriminazione tra battezzati e non battezzati, tra iscritti e non iscritti,
tra cittadini e stranieri. Le parrocchie, le moschee, le sinagoghe, i templi,
ecc. dovrebbero, aprendosi, diventare centri in cui poter vivere la comune religiosità
nella "compresenza" di tutti, morti e viventi, "compresenza"
che è, per Aldo Capitini, il luogo, il nome "plurale" di Dio,
dove e quando, rivolgendoci a Lui, ci rivolgiamo a tutti.
Come ricorda Bobbio, "la ragione per cui, in Capitini, la battaglia contro
la chiesa e la battaglia contro lo stato si confondono, si sovrappongono, è
che il nemico è sempre lo stesso: il potere che viene dall'alto, anche
se viene esercitato là con la coercizione spirituale, qua con la coazione
fisica". Nell'omnicrazia, nel potere di tutti, scrive Capitini, "è
l'uomo religioso, post-umanistico, che vuole vivere unito con tutti nella massima
solidarietà, anche al di là della morte, e perciò tende
a costituire una società nuova in una realtà che abbia consumato
tutti i vecchi limiti, compresi il dolore e la morte".
Sul tema di questa riforma aperta e moderna si tennero, per iniziativa di Capitini,
numerosi convegni in Italia, fino al 1954, fra i quali uno molto affollato a
Roma nel 1948.
Nello stesso 1948 usciva il libro "IL PROBLEMA RELIGIOSO ATTUALE".
La conquista del potere da parte dei cattolici, accaduta anch'essa in quell'anno,
provocò la diminuzione di coraggio e d'interesse nel trattamento di un
tema così rivoluzionario per l'Italia: le adesioni andarono calando,
mentre, con la trasformazione della economia da agricola a industriale, si facevano
largo gli allettamenti assai poco religiosi della società dei consumi.
Non diminuiva certamente l'impegno persuaso di Aldo Capitini, che dal 6 aprile
del 1951 cominciò a spedire agli amici quelle "LETTERE DI RELIGIONE"
che sono raccolte postume nel volume "IL POTERE DI TUTTI" e che nel
1952 aprì a Perugia il Centro di Orientamento Religioso, il C.O.R., per
settimanali conversazioni di soggetto religioso, rimasto aperto a tutti e attivo
fino alla sua morte nel 1968.
Dal 1946 era tornato a Pisa come incaricato di Filosofia Morale, poi dal 1956
insegnò pedagogia come professore universitario prima a Cagliari, poi
a Perugia, nella quale aveva mantenuto la residenza.
Della "nonviolenza", Capitini è stato senza dubbio, con libri
e convegni, il più attivo studioso e propagatore, tanto da essere ricordato
tuttora come il "Gandhi" italiano: nel 1949 pubblicava "ITALIA
NONVIOLENTA".
Dopo l'arresto e il processo di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza
italiano, Capitini iniziava la campagna a favore dell'obiezione di coscienza,
e organizzò il primo Convegno italiano sul tema, che si tenne a Roma
nel 1950.
Nello stesso anno uscì il libro "NUOVA SOCIALITA' E RIFORMA RELIGIOSA",
ancora sui legami tra persuasione religiosa e impegno sociale e politico.
Nel 1951, usciva il primo libro di pedagogia di Capitini, "L'ATTO DI EDUCARE".
In esso cominciava a sviluppare la sua pedagogia, basata principalmente su quella
che lui chiamava la "tensione" da trasmettere ai giovani per capire
e rifiutare l'insufficienza della realtà in cui nasciamo e viviamo; una
pedagogia di ribellione, quindi, e di lotta per quei valori che dovranno liberare
la realtà dalla violenza e dall'oppressione, che la trasformeranno nella
"realtà di tutti".
A ricordare la morte di Gandhi, avvenuta il 30 gennaio del 1948, Capitini organizzò
nel gennaio del 1951 a Perugia un "Convegno internazionale per la Nonviolenza"
e in settembre un convegno di studi su "La Nonviolenza riguardo il mondo
animale e vegetale", dal quale ebbe origine la "Società vegetariana
italiana".
Nel 1955 Capitini pubblicò il testo di "RELIGIONE APERTA" con
i temi di religione cui abbiamo accennato; l'8 febbraio il Sant'Uffizio lo pose
all'Indice.
In risposta alla condanna, Capitini pubblicò nel 1957 il libro "DISCUTO
LA RELIGIONE DI PIO XII" (il papa in quel tempo regnante), anch'esso posto
all'Indice.
Dopo la morte di Pio XII°, con il pontificato di Giovanni XXIII° la
Chiesa cattolica parlò di apertura nel Concilio Vaticano II°, ma
la resistenza del vecchio apparato romano limitò lo slancio delle intenzioni
e Capitini nel 1966 rinnovò ai cattolici l'incitamento a un'apertura
molto più ardita e necessaria, attraverso il suo libro "SEVERITA'
RELIGIOSA PER IL CONCILIO".
In seguito a un processo svoltosi a Firenze nel febbraio 1958, promosso dai
coniugi Bellandi di Prato contro il vescovo cattolico della città, che
li aveva accusati di essere "concubini" per essersi sposati soltanto
con il matrimonio civile, processo seguito con molto interesse dall'opinione
pubblica italiana già sensibile a certi temi, Capitini scrisse, imitato
da una cinquantina di perugini, una lettera al vescovo di Perugia, chiedendo
di essere cancellato dall'elenco dei battezzati, simbolo, a suo parere, di sudditanza
forzosa all'autorità non più riconosciuta della Chiesa.
Sul tema Capitini scrisse nel 1962 un libro, "BATTEZZATI NON CREDENTI".
Nel 1959 con altri docenti universitari fondava l'A.D.E.S.S.P.I. (Associazione
per la difesa e lo sviluppo della Scuola Pubblica Italiana).
Nel 1958 usciva il libro "AGGIUNTA RELIGIOSA ALL'OPPOSIZIONE" in cui
Capitini ribadisce la sua convinzione sull'insufficienza politica della sinistra,
priva di una componente religiosa nonviolenta, e sulla utilità di un'aggiunta
religiosa che aiuti l'opposizione a liberarsi dal compromesso con le vecchie
tradizioni e i vecchi centri di potere vaticani, ad aprirsi ai grandi rivolgimenti
mondiali, a lavorare per l'incontro fra libertà e socialismo, fra Oriente
e Occidente.
Nel 1960 visitò a Barbiana il prete cattolico don Lorenzo Milani. Agli
amici intellettuali che venivano a visitarlo, don Milani chiedeva di parlare
ai ragazzi e di farsi interrogare da loro e da lui: cosa che fece anche con
Aldo Capitini, concentrando domande e risposte sul tema della nonviolenza. Capitini,
fra l'altro, promise di realizzare un'idea di don Milani: pubblicare un "GIORNALE
SCUOLA", pensato per la maggior parte dei lavoratori di allora, incapaci
di affrontare letture difficili per la loro preparazione scolastica. Un giornale
di un solo foglio, con un solo articolo per un tema importante e con il resto
dello spazio dedicato alla spiegazione lessicale, geografica, storica, politica
dell'articolo. Il "Giornale Scuola" fu pubblicato per quattro numeri
mensili e diffuso in Umbria e in Italia da amici e conoscenti, con l'iniziale
appoggio dei sindacati, poi venuto meno, per cui chiuse in mancanza di fondi.
Il 24 settembre 1961, organizzata dal Centro per la Nonviolenza,
diretto da Capitini, si svolse da Perugia ad Assisi la I° Marcia per la
Pace, che ebbe molto successo di partecipazione tra i lavoratori, i giovani
e gli intellettuali di tutta l'Italia. Dalla Marcia presero avvio la "Consulta
italiana per la pace", che fu, sotto la presidenza di Capitini, una federazione
delle organizzazioni italiane per la pace, il "Movimento Nonviolento per
la pace", il periodico "Azione nonviolenta" diretto da Capitini
fino alla morte.
Sulla Marcia per la Pace, Perugia - Assisi, Capitini scrisse il libro testimonianza
"IN CAMMINO PER LA PACE" pubblicato da Einaudi.
Gli anni '60 videro Capitini proseguire nel suo discorso teorico e pratico sulla
necessità di costruire "il massimo di socialismo insieme al massimo
di libertà", utilizzando naturalmente le "tecniche della nonviolenza".
Nel 1963 propose, insieme a un amico comunista, ancora una volta senza ascolto,
la creazione a sinistra di una "corrente rivoluzionaria nonviolenta".
Nel 1964, sui temi della partecipazione dei cittadini al potere, dei problemi
della vita pubblica, dei mezzi e dei modi a disposizione dei cittadini per il
controllo dal basso delle istituzioni, Capitini, insieme a un piccolo gruppo
di amici, fondò a Perugia e diffuse in tutta Italia un mensile chiamato
"IL POTERE E' DI TUTTI", che si pubblicò fino alla sua morte.
Fra i temi trattati: il controllo dal basso e il potere di tutti nell'economia
e nella distribuzione del reddito, nelle fabbriche, in agricoltura, nelle città
e nei villaggi, per le donne, nei sindacati, nel tempo libero, nelle scuole
e nelle Università, nella sanità, nelle elezioni, nell'opinione
pubblica, nei mass-media, per la pace, ecc.
Sui temi politici e civili a lui cari, sempre nel 1964, uscì il libro
"L'EDUCAZIONE CIVICA NELLA SCUOLA E NELLA VITA SOCIALE" e nel 1967
fu stampato presso il libro sulle "TECNICHE DELLA NONVIOLENZA".
Strettamente connessa al lavoro politico, che Capitini, come abbiamo visto,
considerava la necessaria realizzazione della vita religiosa, proseguiva la
ricerca teorica : nel 1966 fu pubblicata la summa del suo pensiero religioso,
"LA COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI", che ottenne nel 1967 il
"Premio straordinario Viareggio".
Per la pedagogia usciva, ancora nel 1967, "EDUCAZIONE APERTA".
Il 19 ottobre 1968 Capitini morì a Perugia in seguito a un intervento
chirurgico.
Nel libro postumo "IL POTERE DI TUTTI", uscito nel 1969
sono raccolti la sua ultima opera politica "Omnicrazia", alcuni interventi
nel mensile "Il Potere è di tutti", la raccolta completa delle
"Lettere di religione".
Nel 1978 è uscita la ristampa anastatica della rivista "IL POTERE
E' DI TUTTI".
Nel 1988, a cura del Comune di Perugia, è stata ripubblicata l'autobiografia,
"ATTRAVERSO DUE TERZI DI SECOLO".
Nel 1992 e nel 1995 sono usciti il primo e il secondo volume della sua OPERA
OMNIA, programmata in cinque volumi a cura della Regione dell'Umbria, della
Provincia di Perugia, del Comune di Perugia. |