|
Le riforme del governo D'Alema
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
il Consiglio dei Ministri si è riunito il 3 settembre , alle ore 10,30 a Palazzo
Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, Massimo
D'Alema; Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri, Franco Bassanini. Il Consiglio ha approvato il seguente provvedimento
su proposta del Ministro della Difesa, Scognamiglio: * un disegno di legge recante
la delega al Governo per la riforma del servizio militare. Il provvedimento
è finalizzato a consentire la trasformazione del "modello difesa" da misto,
cioè comprensivo di militari di leva e volontari, ad interamente professionale
con l'abolizione della coscrizione obbligatoria salvo che in caso di guerra
ovvero di crisi internazionale. Infatti, il mutato scenario operativo e strategico
nazionale e internazionale porta ad affermare che uno strumento militare totalmente
volontario non solo è possibile, ma è altresì quello meglio rispondente alle
nuove esigenze di sicurezza e difesa adeguandolo ai criteri già vigenti nei
Paesi dell'Unione Europea e nel rispetto degli impegni assunti dall'Italia nell'ambito
della propria partecipazione alle diverse organizzazioni internazionali. Viene
prevista una fase di sperimentazione di tre anni nel corso della quale si inizierà
un percorso che porterà l'attuale livello di circa 270.000 uomini a circa 190.000
unità e, per quanto concerne la coscrizione obbligatoria, non ne viene prevista
l'abolizione definitiva ma rimane in casi eccezionali quali la guerra o crisi
di particolare rilevanza, in conformità delle finalità dell'art.52 della Costituzione.
Il Governo è pertanto delegato ad emanare più decreti legislativi che dovranno
prevedere un quadro normativo rispondente alle esigenze sia della leva sia dei
volontari, nel triennio di sperimentazione ed a regime; sarà anche prevista
l'istituzione del servizio militare volontario femminile, con pari opportunità
di carriera e di impiego, e la progressiva riduzione del contingente degli ausiliari
fino alla completa eliminazione di tale forma di reclutamento. Al fine di creare
le premesse per la buona riuscita di questa riforma dovranno prevedersi tra
l'altro sbocchi occupazionali interni alle Forze Armate od anche nelle pubbliche
amministrazioni. Il Consiglio dei Ministri ha inoltre ribadito l'impegno del
Governo ad assicurare in tempi brevissimi, e comunque entro il mese di settembre,
l'integrazione del fabbisogno finanziario per 1999 necessario al funzionamento
del servizio civile previsto dalla legge sull'obiezione di coscienza, ed a riesaminare
complessivamente l'assetto di tale servizio nell'ambito della legge istitutiva
del servizio civile;
ESERCITO PROFESSIONALE
Le ragioni della nonviolenza
Si temeva il peggio ed è arrivato: esercito di mercenari e di
rambo, spesa militare in su, finalità neocolonialista, militarizzazione volontaria
delle donne, abolizione dell'obbligo di leva nell'intento di abolire la obiezione
di coscienza e il servizio civile, chiusura totale alla cultura della nonviolenza.
E' questo il programma di centrosinistra? D'Alema ha ammesso che l'esercito
professionale, anche se con meno personale, costa assai di più, perché senza
paghe alte nessuno o pochissimi farebbero volontariamente il soldato. E poi
un esercito di rambo esige tutto un armamentario nuovo e costosissimo. Ha ragione
il generale Giancarlo Naldi dell'aeronautica ad affermare che l'esercito puramente
professionale sarà formato da pochi motivati, un po' esaltati e pericolosi,
e da molti poveri in cerca di un mestiere ben pagato. Basta vedere da chi sono
formati e come si comportano gli eserciti professionali delle cosiddette grandi
democrazie occidentali. Si pensi alle guerre della Somalia, dell'Iraq e del
Kossovo! Ma il vero imbroglio è che si continua a motivare pubblicamente gli
eserciti professionali per missioni di pace, guerre umanitarie e simili, mentre
tutti i testi scritti fondamentali sul NUOVO MODELLO DI DIFESA parlano di "difesa
degli interessi vitali della nazione", ossia delle "materie prime presenti nel
terzo mondo, necessarie alle economie dei paesi industrializzati", di "difesa
dei propri mercati", con un intreccio perverso di industria e commercio bellici
che hanno bisogno di eserciti possenti e di... guerre, con traffici che viaggiano
apparentati, spesso e volentieri, con quelli della droga. Sono i pochi ricchi
(20% della popolazione) che devono difendere il possesso dell'80% dei beni del
mondo contro la massa dei poveri e facendo fare la guerra ai poveri: disegno
neocolonialista, criminale! Quanto alla parità dei sessi, ossia alla donna soldato,
in questo caso sarebbe forse meglio una parità a rovescio: che i maschi smettessero
di preparare e fare la guerra, assimilandosi in questo alle donne. L'abolizione
della leva può essere vista in positivo come effetto della crescita esponenziale
del numero degli obiettori, che entro il 1999 potrebbero crescere fino ai 100.000,
erodendo il consenso all'esercito. In ogni caso, l'obbligo di leva può essere
"recuperato" in caso di guerra o di crisi di particolare rilevanza, per cui
chi rifiuta l'esercito e il suo mestiere, che è di far la guerra, dovrà ugualmente
dichiararsi obiettore di coscienza. Il vero problema è la difesa, che è un problema
serio e un problema di tutta la comunità civile. Anche per coloro che rifiutano
il militare, il problema della difesa resta e non è l'ideale che, in caso di
necessità, si facciano poi difendere dai militari. Le alternative che i pacifisti
generalmente pongono sono due: una istituzionale e l'altra popolare. Quella
istituzionale consiste nel completare l'unione politica continentale e, ancor
meglio, mondiale, visto che i problemi oggi sono mondiali. Perciò si auspica
che, come già avvenuto a livello nazionale, si aboliscano gli eserciti nazionali
e continentali, sostituendoli con una adeguata alle
dirette dipendenze di una ONU democratizzata e rafforzata. La polizia è altra
cosa dagli eserciti, poiché usa la forza solo per difesa e, in ogni caso, escludendone
l'uso . Parola di generale: non si possono mandare gli eserciti a compiere
azioni di polizia internazionale (gen. Bruno Loi). Ma l'alternativa vera è la
DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA, che esige una formazione culturale-operativa e
un addestramento di massa. Questi due tipi di difesa, istituzionale e popolare,
non sono alternativi fra loro, bensì complementari, secondo le circostanze.
Ora l'abolizione pura e semplice della leva, incentivando l'esercito puramente
professionale, significa consegnare il mondo in mano ai militaristi, rinunciando
a una difesa ragionevole e umana. Non a caso la nuova legge-obiettori prevede
l'addestramento alla "difesa nonarmata e nonviolenta" (art. 8 e). Chiediamo
che il Parlamento discuta e riveda al più presto il decreto-legge d'Alema in
una prospettiva di legalità e non di Far West internazionale. Il millennio che
si chiude è connotato nell'ultimo secolo da due figure emblematiche: Hitler
e Gandhi, la prepotenza militare e la nonviolenza. Il governo D'Alema, insieme
con tutta la Nato, sembra ispirarsi al primo modello. Le aspirazioni di pace
che affollano i pensieri rivolti al terzo millennio sembrano richiedere invece
una svolta culturale-politica nonviolenta, come esplicitamente richiesto all'ONU
dai 20 PREMI NOBEL PER LA PACE: anno 2.000 dedicato alla pace e l'intero primo
decennio dedicato alla educazione di tutti i popoli della terra alla NONVIOLENZA.
Questa è la prospettiva che vorremmo prevalesse anche nella politica e in tutta
la società italiana. Ci auguriamo che questa volta i cappellani militari non
facciano da palo alla istituzione militare in questa svolta buia. Per dar risalto
a una prospettiva di pace e nonviolenza, e incoraggiare il PARLAMENTO a intervenire,
oggi stesso ho deciso di digiunare inserendomi nella staffetta iniziata il 2
settembre da Gianfranco Buffagni di Modena.
p. Angelo Cavagna
presidente del Gavci |