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DENUNCIA
- Alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione – Roma
- Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale civile e penale di Roma
rimettendosi per la competenza nell’eventualità di "reati ministeriali".
Tutto quanto sopra presentando questo documento alla
-
Procura della Repubblica presso il Tribunale penale di Verona
pregato di trasmetterlo a chi di competenza.
Oggetto: Denuncia penale
Come è noto, da oltre un mese paesi aderenti al Patto Atlantico,
senza alcun mandato ONU, hanno mosso guerra contro la Federazione Jugoslava,
accusata nella Serbia, suo paese guida, di compiere il genocidio del popolo
Kosovaro. Fin dall’inizio delle ostilità il Governo Italiano, pur mostrandosi
solidale con gli alleati, di cui ha condiviso decisioni politiche e militari,
ha dichiarato che il nostro paese non avrebbe partecipato direttamente alle
operazioni belliche con propri mezzi e uomini. E non poteva essere diversamente,
posto il ripudio assoluto della guerra, ammessa per fini esclusivamente difensivi,
dettato dall’art. 11 della Costituzione.
I "mass media" hanno riferito, con enfasi, che vi
sarebbe stato un "salto di qualità" nel contributo dato dal nostro
paese all’intervento NATO. E infatti, se in un primo momento le forze armate
italiane si erano limitate a pattugliare mari e cieli per garantire la difesa
del territorio nazionale da eventuali reazioni serbe, ora sembra che aerei militari
italiani abbiano scortato bombardieri NATO nello spazio aereo Jugoslavo e che,
in questa attività di "copertura", abbiano aperto il fuoco contro
obiettivi militari dell’esercito Jugoslavo.
Al di là delle acrobazie linguistiche tentate da politici e
militari per attribuire carattere difensivo a una tale operazione, è fin troppo
evidente invece che questa costituisce un’azione direttamente offensiva e comunque
un concreto supporto ai bombardamenti e quindi un’attiva partecipazione delle
nostre forze armate alle operazioni di guerra. In altri termini spianare la
strada ai bombardieri, bombardando, significa partecipare direttamente ai bombardamenti.
E che bombe italiane siano esplose in territorio Jugoslavo sembrerebbe confermato
anche dal mutato atteggiamento delle autorità serbe che, se fino a ieri non
includevano l’Italia fra i paesi nemici, oggi improvvisamente ci considerano
alla stregua degli altri paesi NATO che partecipano all’azione militare.
Intervistato sull’argomento, l’On. Presidente del Consiglio
dei Ministri Massimo D’Alema, meravigliandosi dello scalpore suscitato dalla
notizia, ha affermato, con calma olimpica, che: "Siamo in guerra e la guerra
si combatte con le armi". Il Capo del Governo quindi, non solo non smentisce
un nostro diretto coinvolgimento nella guerra, ma comunica ufficialmente al
Popolo italiano che l’Italia è in guerra contro la Federazione Jugoslava. Se
non che, consapevoli della gravità dei fatti fin qui dedotti, le autorità politiche
e militari italiane tentano ora, smentendo le prime voci, di giustificare l’accaduto
affermando che gli aerei italiani sarebbero intervenuti per prevenire "possibili"
attacchi contro i militari italiani di stanza in Albania. La tesi sembra però
insostenibile perché da un lato non si vede quale minaccia poteva costituire
per i fanti italiani dell’operazione Arcobaleno una postazione radar di contraerea
(oggetto delle bombe italiane), dall’altro perché semmai è proprio in
conseguenza di questa "escalation" militare che i nostri soldati ora
sì ! possono divenire oggetto di attacchi nemici.
I fatti, se confermati, sono di una gravità sconcertante.
Come già detto il nostro paese non può in alcun modo e per
alcuna ragione prendere parte ad una guerra di tipo offensivo, quale quella
in atto contro la "Serbia", quand’anche motivata dal dichiarato intento
di scongiurare un disastro umanitario. Per superare il divieto posto dalla Costituzione
non si possono invocare la fedeltà agli alleati e il rispetto del Patto Atlantico.
Il trattato NATO infatti, ci obbliga ad intervenire a difesa dell’integrità
dei paesi ad esso aderenti solo quando questi subiscano un’aggressione militare
straniera, ma non anche nella diversa ipotesi, quale quella di specie in cui
siano essi ad aggredire un paese terzo.
La Costituzione poi attribuisce il potere di deliberare lo
stato di guerra alle Camere e non al Governo. La responsabilità politica di
un’opzione così grave ed estrema, il potere di decidere se il Paese debba o
no entrare in guerra spetta in ogni caso al Parlamento e cioè all’organo rappresentativo
della volontà popolare. Ne consegue che, in assenza di un tale pronunciamento,
il potere esecutivo non può in alcun modo impegnare le forze militari italiane
in operazioni belliche.
Fino ad oggi, a quanto ci risulta, le Camere non hanno deliberato
lo stato di guerra né hanno autorizzato azioni militari contro la Federazione
Jugoslava, eppure il Capo del Governo afferma in televisione che siamo in guerra
e non smentisce le notizie circa una diretta partecipazione dell’aviazione militare
italiana ai bombardamenti in atto sul territorio della Federazione Jugoslava.
Al riguardo sembrano rilevanti le seguenti norme, come da fogli
qui allegati che fanno parte integrante del presente esposto.
Come cittadini italiani riteniamo che il fedele e puntuale
rispetto dei principi e dell’ordine costituzionali sia obbligo prioritario di
qualsivoglia organo ed autorità dello stato, politici o militari, e debba essere
anteposto ad ogni diverso ed eventuale contrastante interesse politico, militare,
economico, strategico o di altra natura.
Le chiediamo pertanto di svolgere le opportune indagini al
fine di accertare se vi sia stata effettiva partecipazione, anche solo di supporto,
delle nostre forze armate alle operazioni belliche in atto contro la Federazione
Jugoslava e, in ipotesi affermativa, di verificare se nei fatti ipotizzati siano
riscontrabili responsabilità penali a carico di tutti quei soggetti, autorità
organi o servitori dello Stato che in qualsiasi modo avessero contribuito ad
una così grave violazione dell’ordine costituzionale, assumendo decisioni e
quindi esercitando poteri a loro non spettanti.
Movimento Nonviolento
Via Spagna, 8
37123 Verona
Movimento Internazionale della Riconciliazione
Via Garibaldi, 13
10 122 Torino
con la collaborazione dell’avv. Matteo Giuliani, di Fano (Pesaro)
Per ogni atto conseguente a questa denuncia, stabiliamo domicilio
presso
Studio dell’Avv. Sandro Canestrini
Via Paoli, 33
38068 Rovereto (TN)
Verona, 5 maggio 1999
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