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la rivista mensile del Movimento Nonviolento,
fondata da Aldo Capitini nel 1964.

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Kosovo
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Salvare il Kosovo !

I massacri e le stragi compiute ai danni degli albanesi del Kosovo hanno un mandante: il dittatore Serbo Milosevic. Le rappresaglie kosovare ai danni della minoranza serba hanno degli esecutori: i guerriglieri dell’UCK Da dieci anni la politica del leader kosovaro Rugova aveva cercato soluzioni nonviolente per la pacifica convivenza tra albanesi e serbi: ma la comunità internazionale non ha sostenuto adeguatamente le proposte pacifiche dei dirigenti kosovari (poveri e isolati), preferendo trattare (e fare affari) con la Federazione jugoslava di Milosevic (amico dei russi). Ora la situazione è degenerata: in Kosovo ha prevalso l’estremismo violento dell’UCK, e in Serbia Milosevic usa il pugno di ferro per mantenere il suo potere. L’intervento militare della NATO peggiora la già drammatica situazione. La miccia della polveriera Kosovo viene accesa dai bombardamenti americani. Gli orrori e le carneficine vengono trasformati in guerra. Una guerra nel cuore d’Europa. Per riportare pace e diritto nel Kosovo serve un intervento autorevole dell’ONU, serve una politica estera di ingerenza umanitaria dell’Unione Europea, serve un sostegno deciso all’opposizione democratica serba e alla politica moderata kosovara. Per una soluzione nonviolenta nel Kosovo Contro i crimini di Milosevic Contro i bombardamenti della Nato Per un intervento diplomatico dell’ONU

Guerra: una sconfitta per l’umanità

Appello del Movimento Nonviolento agli enti locali

Questa è un'ora di angoscia perché di nuovo si ricorre alla violenza bellica nell'illusione di risolvere un conflitto. Sappiamo che la violenza non toglie mai la violenza, ma la insedia più profondamente nella storia. L'azione continua dei movimenti per la pace e la nonviolenza propone e sperimenta con proprie iniziative l'interposizione e la mediazione civile per prevenire e risolvere costruttivamente i conflitti, in alternativa agli interventi distruttivi e omicidi.Se una forza deve essere usata, questa deve configurarsi come una vera polizia internazionale delle Nazioni Unite e non come un intervento militare di stati o coalizioni particolari.La comunità internazionale non ha saputo sostenere per tempo l'esemplare resistenza nonviolenta della popolazione del Kosovo e non ha saputo neppure svolgere un'adeguata ed efficace azione diplomatica.In questa ora grave il Movimento Nonviolento chiede a Comuni, Province e Regioni
  • di dichiararsi chiaramente contrari alla logica di guerra
  • di attrezzare subito adeguate strutture di accoglienza dei molti profughi che la guerra costringerà alla fuga

La guerraè il più grande crimine contro l’umanita'

Sono parole pronunciate da Einstein, Russel, Gandhi e costituiscono il principio ispiratore della War Resisters Internationale -l’internazionale dei resistenti alla guerra, attiva dal 1921- di cui il Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini, e' la sezione italiana.

Oggi l’Europa conosce una nuova guerra, condotta dalla Nato, che coinvolge i popoli serbo e kosovaro. Non c’è; nessun motivo al mondo che possa giustificare bombardamenti aerei su citta' e paesi: nemmeno la presunta difesa di minoranze etniche albanesi inermi che subiscono stragi e massacri ad opera delle truppe serbe. Infatti quei bombardamenti aggiungono strage a strage, orrore a orrore, massacri a massacri, distruzioni a distruzioni. Trasformano i "difensori" in "aggressori" e mettono sullo stesso piano i crimini di Milosevic, il terrorismo dell’UCK e gli attacchi della Nato.

La sacrosanta difesa dei diritti umani dei popoli oppressi (del Kosovo, ma anche del Kurdistan, del Tibet, del Chiapas, dell’Amazzonia, dell’Algeria, dell’Eritrea, del Ruanda, di Timor Est, dello Sri Lanka, e tanti altri ancora) si deve perseguire con interventi dell’Onu e di forze di polizia internazionale che agiscano con un mandato autorevole e strumenti, anche militari, adeguati agli obiettivi da raggiungere: interposizione, aiuti umanitari, embargo selettivo, peace keeping,

Le forze, le tecnologie, i finanziamenti necessari per attuare distruttive azioni militari come quella in atto in Serbia, sarebbero più che sufficienti per predisporre efficaci interventi di pacificazione miranti a tutelare gli oppressi e rendere inoffensivi gli oppressori.

La verita' è; che la potenza bellica della Nato non intende lasciare la scena alla diplomazia dell’Onu, e vuole scatenare una guerra per mantenere e rendere "indispensabile" l’azione dei militari, i quali, come sempre, dichiarano di "fare la guerra" per "difendere la pace". La storia ci ha insegnato che le guerre chiamano violenza e rafforzano il potere dei dittatori che a parole si dice di voler eliminare (Saddam è; ancora saldamente al suo posto, così come Gheddafi, a fare da contraltare a Clinton e Elstin).

Alle soglie del 2000 sarebbe ora di espellere la logica della guerra dalla storia, e affidare la convivenza tra i popoli alla cultura della pace. L’Onu ha dichiarato il decennio 2001-2010 "decade della educazione alla pace e alla nonviolenza per i bambini del mondo":

vogliamo iniziare il nuovo secolo con un bella guerra nel cuore d’Europa?

Non sono bastati i milioni di morti del primo e del secondo conflitto mondiale?

Ci vorra' anche la terza guerra mondiale prima di decidersi ad abolire gli eserciti?

Sono domande sulle quali riflettere mentre in tivù assistiamo alla pioggia di fuoco sugli uomini, le donne e i bambini della Jugoslavia.



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