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Salvare il Kosovo !
I massacri e le stragi compiute ai danni degli albanesi del Kosovo hanno
un mandante: il dittatore Serbo Milosevic. Le rappresaglie kosovare ai
danni della minoranza serba hanno degli esecutori: i guerriglieri dell’UCK Da
dieci anni la politica del leader kosovaro Rugova aveva cercato soluzioni nonviolente
per la pacifica convivenza tra albanesi e serbi: ma la comunità internazionale
non ha sostenuto adeguatamente le proposte pacifiche dei dirigenti kosovari (poveri
e isolati), preferendo trattare (e fare affari) con la Federazione jugoslava di
Milosevic (amico dei russi). Ora la situazione è degenerata: in Kosovo
ha prevalso l’estremismo violento dell’UCK, e in Serbia Milosevic usa il pugno
di ferro per mantenere il suo potere. L’intervento militare della NATO
peggiora la già drammatica situazione. La miccia della polveriera Kosovo
viene accesa dai bombardamenti americani. Gli orrori e le carneficine vengono
trasformati in guerra. Una guerra nel cuore d’Europa. Per riportare pace
e diritto nel Kosovo serve un intervento autorevole dell’ONU, serve una politica
estera di ingerenza umanitaria dell’Unione Europea, serve un sostegno deciso all’opposizione
democratica serba e alla politica moderata kosovara. Per una soluzione
nonviolenta nel Kosovo Contro i crimini di Milosevic Contro i bombardamenti della
Nato Per un intervento diplomatico dell’ONU
Guerra: una sconfitta per l’umanità
Appello del Movimento Nonviolento agli enti
locali
Questa è un'ora di angoscia perché di nuovo si ricorre alla violenza
bellica nell'illusione di risolvere un conflitto. Sappiamo che la violenza non
toglie mai la violenza, ma la insedia più profondamente nella storia. L'azione
continua dei movimenti per la pace e la nonviolenza propone e sperimenta con proprie
iniziative l'interposizione e la mediazione civile per prevenire e risolvere costruttivamente
i conflitti, in alternativa agli interventi distruttivi e omicidi.Se una forza
deve essere usata, questa deve configurarsi come una vera polizia internazionale
delle Nazioni Unite e non come un intervento militare di stati o coalizioni particolari.La
comunità internazionale non ha saputo sostenere per tempo l'esemplare resistenza
nonviolenta della popolazione del Kosovo e non ha saputo neppure svolgere un'adeguata
ed efficace azione diplomatica.In questa ora grave il Movimento Nonviolento chiede
a Comuni, Province e Regioni
- di dichiararsi chiaramente contrari alla logica di guerra
- di attrezzare subito adeguate strutture di accoglienza dei molti profughi
che la guerra costringerà alla fuga
La guerraè il più grande
crimine contro l’umanita'
Sono parole pronunciate da Einstein, Russel, Gandhi e costituiscono
il principio ispiratore della War Resisters Internationale -l’internazionale
dei resistenti alla guerra, attiva dal 1921- di cui il Movimento Nonviolento,
fondato da Aldo Capitini, e' la sezione italiana.
Oggi l’Europa conosce una nuova guerra, condotta dalla Nato,
che coinvolge i popoli serbo e kosovaro. Non c’è; nessun motivo al mondo che
possa giustificare bombardamenti aerei su citta' e paesi: nemmeno la presunta
difesa di minoranze etniche albanesi inermi che subiscono stragi e massacri
ad opera delle truppe serbe. Infatti quei bombardamenti aggiungono strage a
strage, orrore a orrore, massacri a massacri, distruzioni a distruzioni. Trasformano
i "difensori" in "aggressori" e mettono sullo stesso piano
i crimini di Milosevic, il terrorismo dell’UCK e gli attacchi della Nato.
La sacrosanta difesa dei diritti umani dei popoli oppressi
(del Kosovo, ma anche del Kurdistan, del Tibet, del Chiapas, dell’Amazzonia,
dell’Algeria, dell’Eritrea, del Ruanda, di Timor Est, dello Sri Lanka, e tanti
altri ancora) si deve perseguire con interventi dell’Onu e di forze di polizia
internazionale che agiscano con un mandato autorevole e strumenti, anche militari,
adeguati agli obiettivi da raggiungere: interposizione, aiuti umanitari, embargo
selettivo, peace keeping,
Le forze, le tecnologie, i finanziamenti necessari per attuare
distruttive azioni militari come quella in atto in Serbia, sarebbero più che
sufficienti per predisporre efficaci interventi di pacificazione miranti a tutelare
gli oppressi e rendere inoffensivi gli oppressori.
La verita' è; che la potenza bellica della Nato non intende
lasciare la scena alla diplomazia dell’Onu, e vuole scatenare una guerra per
mantenere e rendere "indispensabile" l’azione dei militari, i quali,
come sempre, dichiarano di "fare la guerra" per "difendere la
pace". La storia ci ha insegnato che le guerre chiamano violenza e rafforzano
il potere dei dittatori che a parole si dice di voler eliminare (Saddam è; ancora
saldamente al suo posto, così come Gheddafi, a fare da contraltare a Clinton
e Elstin).
Alle soglie del 2000 sarebbe ora di espellere la logica della
guerra dalla storia, e affidare la convivenza tra i popoli alla cultura della
pace. L’Onu ha dichiarato il decennio 2001-2010 "decade della educazione
alla pace e alla nonviolenza per i bambini del mondo":
vogliamo iniziare il nuovo secolo con un bella guerra nel cuore
d’Europa?
Non sono bastati i milioni di morti del primo e del secondo
conflitto mondiale?
Ci vorra' anche la terza guerra mondiale prima di decidersi
ad abolire gli eserciti?
Sono domande sulle quali riflettere mentre in tivù assistiamo
alla pioggia di fuoco sugli uomini, le donne e i bambini della Jugoslavia.
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