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La naja è morta! Viva l'obiezione! PDF Print E-mail

IL DIBATTITO E’ APERTO

La naja e' morta!

Viva l’obiezione!

di Mao Valpiana

All’inizio di febbraio il Ministro della Difesa, Carlo Scognamiglio, ha annunciato l’intenzione di dare un definitivo addio alla leva, entro tempi brevi, rinunciando quindi alla transizione, proposta dal suo stesso Ministero lo scorso dicembre, di un reclutamento misto (20% di militari di leva e 80% di professione). Secondo il Ministro "il modello meglio rispondente alle nuove esigenze della Difesa e' quello interamente professionale" (notizia Ansa del 2 febbraio ’99). Quindi l’auspicio di Scognamiglio e' quello che si giunga al piu' presto anche in Italia all’abolizione del servizio di leva.

La proposta e' stata fatta a titolo personale dal Ministro e non coinvolge il Governo, che ancora non ha assunto una posizione ufficiale. E’ evidente comunque che Scognamiglio parla per bocca dei vertici militari e che nel governo D’Alema c’e' un certo imbarazzo, anche perché una simile scelta, per diventare praticabile, sottende una modifica costituzionale (art. 52: "Il servizio militare e' obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge"). I fautori dell’esercito professionale hanno subito plaudito, sottolineando che l’abolizione del servizio militare comporta parimenti l’abolizione del servizio civile. Due piccioni con una fava: via gli obiettori e via libera ai generali. Portavoce ufficiale di questa fazione e' l’ex generale Luigi Caligaris, eurodeputato forzaitaliota: "Alla fine della leva militare non potra' non seguire l’estinzione dell’obiezione, poiché verra' a scomparire il soggetto contro cui si voleva obiettare. Con la fine dell’obiezione, fenomeno diseducativo, viene a mancare la fonte di reclutamento obbligato per il servizio civile. Si priva cosi' di motivazione la costruzione di quel mammuth, costruito su base coercitiva cosi' come la leva militare, nato come antagonista del servizio di leva e ad esso sostitutivo" (Italia nel mondo, febbraio 1999). La reazione e' scattata subito, e abbiamo dovuto assistere al salto mortale di alcuni settori "pacifisti" che, per difendere l’orticello del servizio civile, si sono trasformati in strenui paladini della coscrizione obbligatoria (!).

E’ bene fare chiarezza. Noi antimilitaristi e nonviolenti siamo sempre stati, e siamo ancora, contro la coscrizione obbligatoria, moderna schiavitu' al servizio dello stato-nazione in armi. Uno dei principali obiettivi della War Resisters International e' proprio against coscription, contro la leva obbligatoria. Quindi, ben venga la sua abolizione. Ma nel contempo siamo anche contro la guerra e la sua preparazione, contro ogni apparato bellico, ogni esercito, compresi quelli fatti da mestieranti. Tanto piu' che il peso economico dei militari mercenari gravera' ancor piu' sulla societa' civile. Parola di Caligaris: "Per evitare spiacevoli sorprese si dovra' presto presentare un preventivo credibile sui costi totali del professionismo, largamente superiori alle stime. Forze professioniste non costano solo quanto la somma dei loro stipendi ma impongono altre spese complementari nella formazione, nell’addestramento, nei materiali, nelle armi, nelle strutture e nelle infrastrutture" (Ibidem).

Per quel che ci riguarda, l’obiezione di coscienza non verra' mai meno e il servizio civile (obbligatorio o volontario che sia) dovra' essere sempre piu' rivolto alla costituzione della difesa nonviolenta, alle missioni umanitarie e di pace. I nonviolenti devono saper cogliere le trasformazioni in atto per proporre la sostituzione dell’esercito con forze di polizia internazionale, corpi civili di pace, reparti di protezione civile. L’On. Gen. Caligaris se n’e' accorto: "Che a qualcuno sia saltato in testa di mettere su poco alla volta un esercito civile, molte volte piu' grande di quello militare, nella speranza di essere il primo paese al mondo in grado di istituzionalizzare la tanto auspicata ‘difesa nonviolenta’?" (Ibidem). Esatto, signor generale, proprio cosi'!

E’ questa la sfida che ci attende.

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