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La politica della nonviolenza (alla prova della guerra) PDF Print E-mail
Seminario promosso dal Movimento Nonviolento

La politica della nonviolenza
(alla prova della guerra)


di Mao Valpiana

Più di cinquanta amiche ed amici della nonviolenza si sono riuniti a Verona nei giorni 21 e 22 ottobre per partecipare al Seminario sulla politica della nonviolenza. Nella sala dei missionari comboniani, che ha ospitato i nostri lavori, erano appesi quattro cartelli significativi che hanno dato l’impronta alle due giornate di riunione: “Parlare e ascoltare”, “Il potere di tutti”, “La forza preziosa dei piccoli gruppi”, “Tensione e familiarità”. E proprio questi erano gli stati d’animo che si percepivano da parte di tutti gli intervenuti. Ognuno si è sentito protagonista. Nessuno era solo spettatore. Sicuramente la formula proposta (ogni sessione di lavoro veniva introdotta da alcune domande, alle quali ciascuno era chiamato a rispondere, con interventi di dieci minuti, e poi una conclusione che cercava di raccogliere tutti  gli spunti e le proposte espresse) ha aiutato a far emergere tutta la “tensione” verso la nonviolenza e tutta la “familiarità” che ci deve essere tra amici della nonviolenza, che spesso si respirano negli incontri del nostro Movimento.
L’obiettivo del Seminario di Verona era definire e verificare i fondamenti, i fini e i mezzi, di una possibile strategia della nonviolenza in Italia. L’appuntamento di Verona era una tappa del lungo cammino che abbiamo intrapreso nel 2000 con la Marcia nonviolenta Perugia-Assisi "Mai più eserciti e guerre", proseguito nel 2004  con la camminata Assisi-Gubbio "In cammino per la nonviolenza", poi nel 2004 con il Congresso "Nonviolenza è politica" e infine nel 2006 con il convegno di Firenze "Nonviolenza e politica".
    Il Seminario è nato dal disagio per quanto è avvenuto in questi mesi nel movimento per la pace, sia nella base che a livello istituzionale, dopo le vicende del voto parlamentare sull'Afghanistan, dopo la missione militare in Libano, dopo l'iniziativa della Tavola della Pace ad Assisi, dopo la proposta di una campagna per il disarmo atomico, dopo i tanti appelli lanciati ma troppo spesso lasciati cadere…
    Ci sembrava che una seria riflessione di chi si riconosce nella nonviolenza organizzata, fosse doverosa. Nel prossimo numero pubblicheremo un resoconto degli interventi. Qui di seguito le domande proposte e alcune risposte emerse.

LA TEORIA (sulla guerra)

Domande
Cosa significa “opposizione integrale alla guerra” (e alla sua preparazione)?
Abolire la guerra o ridurre la guerra? Esiste una riduzione del danno militare?
Come è possibile “ripudiare la guerra”? Bisogna ripudiare anche le armi?
La guerra è “il più grande crimine contro l’umanità”: chi sono i criminali?
Guerra no, ma interventi armati sì? Eserciti no, ma polizia internazionale sì?

Risposte
Contro la guerra duri come la pietra. Il rifiuto della guerra è la condizione…
La guerra: mai più guerra e eserciti. La specificità
L'obbedienza non è più una virtù, ma la disobbedienza lo è sotto specifiche condizioni
Da guerra motore della storia, a flagello dell'umanità
Dal bellum justum allo jus contra bellum: raccogliamo le bandiere lasciate cadere
Critica dell'istituzione militare
Portare armi, prepararsi alla guerra, eseguirla nelle sue varie forme
Guerra e polizia
A fare che (e come) in Iraq, Afghanistan, Libano: distinguere.

LA PRATICA (nella politica)

Domande
La nonviolenza è riformista o rivoluzionaria?
Abbandonare la radicalità? Navigare a vista?
Può esistere un partito della nonviolenza?
Fare noi le proposte, che poi gestiranno altri?
Solo controllo dal basso e mai al governo?

Risposte
La critica della politica: Gandhi, Capitini
Arendt versus Weber: costruzione di potere di eguali e non dominio
Voglia di impero: assemblee e opinione pubblica
Il contemporaneo ci commuove
Il politico e l'obiettore di coscienza
La sinistra, cioè dal basso, perchè da lì si muove
La nonviolenza organizzata e il "movimento" e l'interlocuzione con i politici
Il confronto con verdi e rifondatori
I nostri amici nei Partiti e nelle istituzioni


LA STRATEGIA (delle iniziative)

Domande
Dalla teoria alla pratica: come si organizza la nonviolenza?
L’azione diretta nonviolenta è solo del singolo, o di tutti?
La “rete” funziona sempre? La “leadership” come nasce?
Due metodi: metodo del consenso, o metodo della fiducia?
Quali gli elementi essenziali di una campagna nonviolenta?


Risposte
Le pratiche: iniziative, abbandoni, riprese, proposte...
Forte autoreferenzialità e frammentazione: approfondire e confrontarsi
La nonviolenza è una freccia direzionale anche nella dimensione pubblica
Metodo dell'azione, che è opera d'arte
Acquisire autorevolezza e capacità di aggiunta ad azione per diritti umani, pacifismo, democrazia..
Gli amici della nonviolenza si  riconoscono da familiarità e tensione, da portare nel confronto

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