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Un’esperienza importante
per la città di Firenze
Mi piace cominciare proprio dalla fine di questo incontro, ai saluti, quando le persone arrivate da tutta Italia sono partite salutando i Fiorentini. Qualcuno ha detto: i semi della nonviolenza gettati germoglieranno. Ho annuito, ma non troppo convinto. Mi aveva deluso la partecipazione dei cittadini che prevedevamo più numerosa, viste le reazioni positive alla vigilia del convegno.
Invece i semi hanno cominciato a germogliare subito, come per incanto: a Firenze, dove stiamo cercando di riunire i nonviolenti della città in un gruppo che si è chiamato "Fucina per la nonviolenza", sono già nate idee di nuovi incontri e iniziative in vista dell'opposizione alla guerra e all'allargamento della partecipazione di tutti; una serie di telefonate, contatti, email hanno cominciato a girare come se una forza magnetica avesse scosso il torpore della città.
I semi germogliano, germoglieranno, al peggio saranno quieti, se l'ambiente sarà ostile, in attesa che si risvegli la coscienza intorpidita degli abitanti di Firenze.
Tre giorni pieni di discussioni, confronti, appunti, scambio di documenti, libri, stampe, impressioni.
Un convegno che ha visto interventi di tutte le anime del movimento, da quella meditata e concretissima di Nanni Salio nel delineare i pericoli della danza macabra sull'orlo di un vulcano che l'umanità sta conducendo, a quella più positiva e fiduciosa di Lidia Menapace che ha portato il soffio rigeneratore delle sue ironiche esperienze femministe, dai dubbi e le speranze sul nuovo servizio civile, al ribadire convinto e testardo della necessità dei Corpi Civili di Pace come esperienza assolutamente alternativa, ma concretissima, nella soluzione dei conflitti che insanguinano il mondo, dal ricordo di un uomo come La Pira (ex sindaco di Firenze) alla constatazione dei problemi di oggi cui, intuizioni come quella dell'omnicrazia, potrebbero essere un valido rimedio...
Al di là di tutte le parole dette e ascoltate, germogliano i virgulti di amicizie nate o rinvigorite dallo stare assieme, sbocciano sentimenti di stima e di affetto usciti dal reciproco confronto; una tenue promessa di umanità pacificata con se stessa e col mondo.
Alla domenica mattina una passeggiata nel centro di Firenze, nei luoghi che furono importanti per la nascita della nonviolenza in città e nel mondo. Per chi, come me, vive in questa città è stata una brutale esperienza vedere luoghi che furono abitati e vissuti dai cittadini, sospesi in un vuoto urbanistico: dove una volta erano quartieri di donne e uomini, adesso solo negozi griffati, fast food, alberghi, mandrie di turisti condotte in sentieri di consumismo e di arte ridotta a insipidi bignamini. L'emozione più amara è stata di fronte alla prima sede del COS (Centro di Orientamento Sociale) di Firenze, una volta quartiere popolare, adesso deserto umano segnato dagli scarti di un turismo frettoloso e inutile: lattine, dépliant accartocciati, scatole vuote di pellicole, tovaglioli di carta.
Un amaro epilogo se non fosse che il ricordo dei COS, iniziati in città da Aldo Capitini e Pio Baldelli, ricordati dalle parole di Daniele Lugli, ha preso forma nel cuore dei presenti, dando sostanza al desiderio di rinnovare una stagione aperta di umanità partecipe al proprio destino, dove il potere non sia più il mostro opprimente che le cronache ci fanno conoscere, ma un patrimonio di tutti, la ricchezza di esseri viventi riconciliati con se stessi. La coscienza della pochezza della vita politica attuale non è divenuta astioso desiderio di rivalsa, ma bisogno di persuadere i detentori del potere, divenuto dominio, che la condivisione è una ricchezza per tutti, ben più piacevole di un'arida illusione di potenza.
I semi germogliano: oggi, amici che hanno sentito parlare alla radio di omnicrazia, mi hanno chiesto che cosa fosse. Mi hanno ascoltato piacevolmente stupiti.
I semi germoglieranno, non possono non germogliare se l'umanità vuole un futuro.
Un saluto da Firenze, città alla ricerca di un futuro di pace.
Tiziano Cardosi
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