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- Verso le elezioni politiche per preparare il cambiamento, di Daniele Lugli - Che succede in Brasile dopo la sconfitta del referendum contro il commercio di armi? Delusioni e speranze, ma la strada e' aperta, di Gigi Eusebi - Cosa bolle nella pentola dell'Irlanda del Nord? La rabbia protestante e le ragioni della nonviolenza, di Roberto Belloni - Nelle banlieues francesi telecamere e fuochi si sono spenti. Ma la violenza e' davvero finita? Cosa resta di quei giorni? intervista a Vincent Ferry a cura di Elena Buccoliero - Una forza piu' potente. Scheda 1: Danimarca 1940-1945. Vivere con il nemico, di Angela Dogliotti Marasso - A meta' strada di un Decennio, del Comitato italiano per il decennio - Indice di "Azione nonviolenta" anni 2002-2005, a cura di Elena Zampiccoli e Daria Tognetti.
Inoltre le rubriche: - Giovani. Sconfiggere l'inferno mafioso per fare della Calabria un paradiso, a cura di Laura Corradini - Educazione. Resilienza e coscientizzazione per educare nel tempo della globalizzazione, a cura di Pasquale Pugliese - Economia. Un obiettivo nonviolento: garantire a tutti il diritto al lavoro. Ma quale lavoro? Per fare cosa? Quanto lavorare? Per chi? a cura di Paolo Macina - Per esempio. I magnifici sette che non pagano la guerra, a cura di Maria G. Di Rienzo; - Disarmo. Quando i numeri contano. La campagna "banche armate", a cura di Massimiliano Pilati - Musica. Storie di guerre e lacrime, speranze e desideri, a cura di Paolo Predieri - Cinema. La luce della storia illumina la memoria, a cura di Flavia Rizzi - Libri. La coscienza e la parola per diventare uomini, a cura di Sergio Albesano - Movimento. Medici obiettori contro il porto d'armi, a cura della redazione.
EDITORIALE
Verso le elezioni politiche per preparare il cambiamento
di Daniele Lugli
La proposta che come Movimento Nonviolento, unitamente al Movimento Internazionale per la Riconciliazione, abbiamo rivolto all'Unione, e ai partiti che la compongono, per il programma elettorale e, sperabilmente, per il prossimo governo segnala l'importanza che assegniamo alla prossima consultazione elettorale. Motivi di insoddisfazione rispetto alle posizioni ed ai comportamenti complessivi, passati e presenti, dello schieramento di opposizione non mancano. Li abbiamo in più occasioni segnalati, continueremo a farlo, dalla nostra prospettiva di amici della nonviolenza.. Prioritario ci pare però l'impegno di porre termine, nel modo più netto, alla disastrosa esperienza di governo della Casa delle "libertà". Ha contribuito in modo decisivo all'imbarbarimento delle relazioni nella nostra società e, per quel che ha potuto, alle relazioni internazionali. Il tema della pace e della sua costruzione, centro della nostra proposta, non è mai stato nell'agenda di questo governo. Inoltre, con la scusa di affermare "la legge del mercato", ha reso le leggi stesse oggetto di mercato, cosicchè sono, nell'uso comune, intestate ai beneficiari, che ne hanno tratto vantaggi economici e cancellazione di reati. Questo stravolgimento della legalità non si è arrestato neppure davanti alla Costituzione, con l'approvazione di una "riforma" ripugnante per metodo e contenuti. Non basterà, ma è essenziale e prioritario, sconfiggere le forze politiche, principali responsabili, e il loro eversivo disegno (che la loggia P2 aveva anticipato) nella consultazione elettorale e nel referendum costituzionale. Ci vorrà molto e coerente lavoro per rimediare ai guasti profondi, compiuti o venuti alla luce in questi anni. Siamo intenzionati a dare il nostro piccolo, tenace contributo e crediamo di farlo anche con la nostra modesta proposta. Accettandola, migliorandola, scegliendo donne e uomini capaci di farsene convinti portatori nelle sedi parlamentari e di governo le forze, che compongono l'Unione, daranno un'importante, attesa, garanzia di discontinuità e alternativa rispetto all'attuale compagine di governo.
Proposta di pace del MIR e del Movimento Nonviolento per il programma elettorale dell’Unione
Siamo 2 movimenti che da tempo si sforzano di approfondire e diffondere la nonviolenza in Italia: il Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini nel 1961, e il MIR fondato in Italia nel 1952 come sezione dell’IFOR, movimento a base spirituale che dal 1919 si propone la nonviolenza come via di riconciliazione. Non siamo movimenti di massa, ma abbiamo una lunga storia di impegno. Riteniamo che il programma di un futuro governo, che auspichiamo diverso dall’attuale, debba avere una chiara impronta per la pace, e che questa debba essere comprovata e verificata da alcuni punti chiari e concreti. Pertanto proponiamo che nel programma dell’Unione di centro-sinistra siano presenti, espliciti e centrali, almeno i seguenti punti che riteniamo essenziali: - ridurre le spese militari, finora sempre crescenti, almeno del 5% annuo progressivo, per finanziare forme di difesa nonviolenta quali ad esempio i Corpi Civili di Pace, unico mezzo degno per dare aiuto e solidarietà democratica ai popoli vittime della guerra. - spostare su un apposito capitolo di spesa il denaro sottratto al bilancio del Ministero della Difesa, per istituire il Ministero per la Pace, dotato di portafoglio, per adottare una rigorosa politica costituzionale di Pace che obblighi a ripudiare la guerra come metodo di risoluzione delle controversie; - cominciare subito il ritiro continuo e completo della presenza militare italiana di appoggio alla guerra e occupazione dell’Iraq; - decidere l’espulsione dall’Italia delle molte decine di bombe nucleari presenti nelle basi Usa, in violazione clamorosa e inammissibile della Costituzione e dei patti internazionali; - ripristinare e rafforzare la legge 185, limitativa del commercio delle armi, che è causa primaria dei conflitti omicidi nel mondo, e disumano criminale esercizio del profitto economico. Speriamo in un maggiore ascolto da parte dell’Unione su questi temi di quanto non lo sia stata l’attuale maggioranza
Movimento Internazionale Riconciliazione Movimento Nonviolento
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Che succede in Brasile dopo la sconfitta del referendum contro il commercio di armi ? Delusioni e speranze, ma la strada è aperta…
Di Gigi Eusebi *
Una discussione sul referendum sulla vendita di armi da fuoco e munizioni, svoltosi in Brasile il 23 ottobre scorso, avvenuta in un bar di Juiz de Fora, a 300 km. da Belo Horizonte, è terminata con una sparatoria. Un paladino del NO alla proibizione della vendita delle armi ha “rafforzato” la sua tesi sparando tre colpi contro un sostenitore del SÍ. Quest´ultimo, di 26 anni, disoccupato, è stato ricoverato in gravi condizioni, mentre il novello John Wayne, ventitreenne, anch´esso disoccupato, è stato inizialmente arrestato in stato di ubriachezza dopo aver nascosto l´arma (con il codice di identificazione manomesso) e tentato di fuggire. Giustificando il gesto come la risposta ad una provocazione, il ragazzo è stato scarcerato pochi giorni dopo. Non si tratta del canovaccio di una pièce teatrale di Dario Fo, ma di un fatto reale avvenuto il giorno prima del referendum, che in Brasile ha sancito la vittoria del NO con una percentuale del 63,94%, mentre i SÍ hanno totalizzato il 36,06% dei circa 95 milioni di votanti. Il NO al referendum permette che il commercio di armi da fuoco possa proseguire, anche se non cambia per ora lo Statuto del Disarmo, entrato in vigore nel 2003, il quale determina che solo la Polizia Federale può autorizzare il registro e il porto d´armi.
Risultato sorprendente? Da un lato sì, visto che fino a un mese prima del referendum i (pochi) sondaggi effettuati prevedevano una larga maggioranza a favore del SÌ (arrivati anche al 72%). Nell´ultimo mese di campagna le élites del paese (commercianti, imprenditori, media, forze armate, industrie del settore, estrema destra) sono scese in campo con… l´artiglieria pesante del bombardamento informativo martellante degno delle più sofisticate elezioni politiche, facendo leva su sentimenti diffusi, specialmente tra le classi sociali più facoltose: il senso di sfiducia nelle istituzioni e nelle forze dell´ordine, il sentimento di paura, a volte di terrore verso la criminalità organizzata, che nelle grandi metropoli come nelle regioni più isolate dell´”interior” ha un potere fortissimo neanche tanto occulto.
Risultato deprimente? Secondo la giornalista Cláudia Santiago, rappresentante del nucleo di comunicazione del “Fronte Brasile Senza Armi”, non conta cosa è successo durante la campagna elettorale, ma ciò che i mezzi di comunicazione sfornano quotidianamente, con una strategia raffinata da parte dei grandi media di generare una paura ossessiva nei confronti della violenza. Si vedano i “lanci” di agenzia nelle pagine di cronaca della maggior rete di comunicazione del paese (e quinta al mondo), la Rede Globo, in un qualunque giorno precedente la votazione: - ore 03.59: Due morti in una sparatoria nella favela Cidade de Deus (quella del film omonimo, ndr) - ore 04.34: Aggressore è fermato nella favela Jardim America, e dopo uno scontro, liquidato - ore 05.03: Polizia Militare picchia tre studenti che rubavano auto a Niterói - ore 06.16: Panettiere è rapito da banditi, insieme a un cliente preso in ostaggio, all´Olaria - ore 07.10: Donna al volante è assaltata al semaforo nella zona della Gávea - ore 07.34: Vigile è trovato morto in una strada di Benfica - ore 08.15: Narco-trafficanti sono presi e feriti a Barra Mansa - ore 09.18: Federali colgono in flagrante tre ladri a Teresópolis, due di essi vengono uccisi - ore 09.44: Polizia Civile e trafficanti sono in guerra da sei ore sulle colline di Vila Isabel - ore 09.45: Due adolescenti sono stati arrestati dopo essersi accoltellati a Cosme Velho - ecc. ecc… Questo tipo di lavaggio del cervello, secondo la giornalista, porta spesso la gente ad una reazione: “Devo proteggermi, compro un´arma, e poco importano gli argomenti razionali contrari. Con questo tipo di humus, in futuro qualunque proposta potrà passare, dalla rimozione delle favelas, a inserire la pena di morte, all´abbassamento dell´età penale a 10 anni o, perché no, alla proibizione per la gente non di pelle bianca di circolare per le vie dopo le 21.00… Stiamo allerta!!!” All´erta ci stanno di sicuro le due società fabbricanti d´armi in Brasile, la Frojas Taurus e la Companhia Brasileira de Cartuchos, che nel 2004 hanno raggiunto un fatturato di 400 milioni di dollari e che in un solo giorno, alla vigilia del voto (il 18 ottobre), quando i sondaggi garantivano la vittoria sicura del NO, hanno incrementato il valore delle loro azioni nella borsa di San Paolo del 17%. Impietosa l´analisi del sociologo Emir Sader, un nome assai noto tra i frequentatori dei Forum Sociali di Porto Alegre: “I processi elettorali, condizionati dal marketing, portano alla vittoria della migliore campagna, non del miglior candidato, del miglior partito o del miglior programma. Ha trionfato il motto omicida secondo cui ´l´unico bandito buono è il bandito morto´ e la lobby di quelli che: ´i diritti umani difendono solo i delinquenti´. Hanno trionfato gli squadroni della morte, insieme alle politiche sistematiche di decimazione della popolazione povera (specialmente neri e mulatti), che godono del finanziamento degli imprenditori e dei ricchi commercianti delle metropoli. Hanno trionfato i banditi, che potranno contare su un numero maggiore di armi comprate legalmente da rubare ai loro acquirenti. Le statistiche dimostrano che il 75% dei crimini in Brasile sono commessi con armi comprate legalmente e poi sottratte ai proprietari. L´esito negativo del referendum non cambierà di molto la situazione del paese. Chi comprava armi non smetterà, chi le rubava per commettere crimini continuerà a farlo, forse aumenterà lo smercio. Crescerà invece l´autoritarismo razzista presente nella mente di tanta gente, che potrà essere sfruttato a piacimento”.
I have a dream Commentando un sogno fatto il giorno delle elezioni, il teologo Leonardo Boff racconta che d´ora in avanti in Brasile ci sarà la pace, ma ciò varrà per sole due settimane. Perché il capitalismo sparirebbe con la pace, in quanto per esistere esso ha bisogno di guerre e di conflitti personali. Anche Frei Betto, scrittore, per due anni coordinatore delle azioni sociali del programma Fame Zero del governo Lula, ha fatto un sogno: “Così come armature, scudi e lance sono diventati oggi pezzi da museo, sogno il giorno in cui tutte le armi saranno relegate al passato, ed anche la necessità dell´esistenza di polizia e forze armate”. Senza la proibizione del commercio legale di armi, aggiunge Betto, non si avrà mai una società meno violenta. Ogni 100 ragazzi tra i 15 e i 24 anni morti in Brasile, 57 sono assassinati, la maggioranza con armi da fuoco. Tra il 1980 e il 2000, sono state uccise in Brasile 600 mila persone, più delle vittime della guerra civile in Angola, che è durata 27 anni. Anche il “mitico” MST (Movimento Sem Terra) è sceso in campo a favore del SÌ, denunciando che sia sintomatico che i portavoce e i difensori principali della vendita di armi in Brasile siano le industrie fabbricanti e il potente “partito della pallottola”, vale a dire i parlamentari vicini a latifondisti, multinazionali e estrema destra. Perché? “Perché pensano che i padroni abbiano il diritto di difendere con le armi i loro patrimoni. Perché vogliono poter decidere impunemente chi deve vivere e chi deve morire, con un´atteggiamento medievale. No, deve essere compito dello Stato e della società difendere la vita dei cittadini. Sostenere che ciascuno può farsi giustizia da solo è tornare all´età della pietra. Ai ricchi non interessa sapere come proteggere la vita delle persone, come uscire dalla povertà e dalla disuguaglianza, ma solo difendere i loro privilegi. Come tutti sanno, possedere un´arma non rappresenta una sicurezza, al contrario è un rischio in più per la propria e altrui vita, in quanto i criminali sono e saranno sempre più preparati”. L´unico argomento che ha unito i fautori del SÌ e del NO è stata la confusione generata dalla modalità del quesito referendario: “il commercio di armi da fuoco e munizioni deve essere proibito in Brasile?” Per dire no alle armi bisognava rispondere SÌ, e per dire sì era necessario votare per il NO. In un paese dove l´anafalbetismo è ancora molto alto e la capacità subdola di ipnotizzare le menti da parte dei media ancora di più, il dettaglio è tuttaltro che secondario. “Ma il nostro argomento principale è stato il ripudio totale delle armi da fuoco – ha detto l´antropologo Rubem Fernandes, direttore dell´ONG Viva Rio – le armi uccidono, e in Brasile uccidono molto”. In una lunga lettera inviata a tutti i movimenti promotori (Carta a Nós do SIM), Rubem ha scritto che il referendum ha aperto un immenso campo di lavoro, perché i brasiliani hanno discusso sul tema con un´intensità mai vista prima: “Non ci piace il risultato del voto. Ma la gente si è coinvolta profondamente e chi ha votato SÌ ha mandato un forte messaggio a se stesso, ai governanti e al mondo. Il SÌ ha tutto per confermare una tensione duratura, e le molte reti che si sono create vogliono continuare a lavorare. Dobbiamo dimostrare che sicurezza, disarmo, giustizia e libertà possono e devono camminare fianco a fianco. Che la catena dei 33 milioni di voti per il SÌ si rafforzi e abbia più successo la prossima volta”.
I numeri della morte e della vita La stima dell´Istituto ISER di Rio de Janeiro relativa al numero totale di armi oggi in circolazione nel paese è di circa 17 milioni, vale a dire una media teorica di un´arma ogni 10 abitanti. Ma solo nel 3,5% delle case brasiliane c´è un´arma da fuoco. Il 90% delle armi è di proprietà di civili, contro il 60% della media internazionale. 8,5 milioni di armi non hanno più un numero di matricola, 4,6 milioni vengono dal mercato nero e 3,9 milioni sono nelle mani della criminalità. Le armi comprate regolarmente nei negozi da persone senza precedenti penali sono poi state utilizzate - sempre secondo l´ISER e relativamente a 3.394 crimini denunciati a Rio negli ultimi mesi - nel 67% degli stupri, nel 57% dei furti, nel 46% dei borseggi, nel 49% delle lesioni, nel 38% degli omicidi. Gli psichiatri militari affermano che le persone che non hanno mai sparato si bloccano quando si trovano davanti un aggressore armato. Ciò non vale solo per massaie e pacifisti, ma gli stessi soldati della prima e seconda guerra mondiale non erano affatto dei cosiddetti born-killer (assassini per natura), in quanto la “dote” di sparare verso altri esseri umani con naturalezza e rapidità è per fortuna una “qualità” privilegio solamente del 2% della popolazione. Le chances che ha un cittadino comune, anche se allenato, di cavarsela davanti ad un bandito armato sono minime. Secondo il colonnello Nilson Grimaldi, istruttore dei poliziotti di San Paolo, nessun corso prepara un civile a reagire in maniera vincente sotto la minaccia di armi da fuoco. L´ONG carioca Viva Rio é uno dei movimenti più incisivi in materia di disarmo, tanto da aver coordinato negli ultimi due anni una campagna appoggiata anche dal governo federale per la consegna volontaria di armi di proprietà della gente affinché fossero distrutte in cambio di indennizzazioni di circa 40-70 euro. La Campagna è appena terminata, ma le persone che possiedono armi legalmente registrate possono continuare a consegnarle. Secondo i dati forniti dall´UNESCO, nei 15 mesi della Campagna sono state distrutte circa 470.000 armi legali e illegali, con la conseguenza immediata di una riduzione dell´8,2% nel numero di morti a causa di armi da fuoco in Brasile, passate da 39.325 nel 2003 a 36.119 nel 2004 (comunque 100 al giorno, una specie di record mondiale, zone di guerra comprese), consentendo di salvare 3.234 vite umane in un solo anno, periodo in cui sono state vendute più di 60.000 armi a privati. È frequente leggere sulla cronaca nera dei giornali di Rio, San Paolo, Salvador, Fortaleza, Manaus, che “l´Iraq è qui!”, mentre un manifesto diffuso durante la campagna referendaria riportava: “ tutti gli anni muoiono 40 mila le persone a causa delle armi da fuoco in Brasile. È una vera guerra civile!”.
Precedenti di disarmo In Australia nel 1996 è stata proibita la vendita di armi da fuoco. Da allora le morti sono scese quasi della metà (1996: 521 – 1997: 437 – 1998: 380 – 1999: 367 – 2000: 353 – 2001: 333 – 2002: 331). Nel film-documentario di Michael Moore “Bowling a Columbine” si portavano gli esempi di città limitrofe di frontiera di USA e Canada, simili per tessuto sociale e condizioni di vita, dove in un caso (USA) la cultura della paura indiscriminata verso gli altri e la violenza portava la gente ad armarsi e barricarsi in casa, con indici di criminalitá altissimi (su tutti la strage di scolari avvenuta ad opera di coetanei in una scuola di Columbine), mentre i vicini del Canada non possedevano armi, né chiudevano le porte di casa, convivendo in pace e con indicatori di violenza prossimi a zero.
Pensare positivo Il compito di mostrare il bicchiere mezzo pieno sul tema lo ha assunto anche il Presidente Lula, il quale pur senza entrare direttamente nella campagna (così come il PT, il suo partito, strategia dettata dal timore che in un momento in cui il governo è sotto tiro per diversi scandali di corruzione il referendum potesse trasformarsi in un plebiscito pro o contro il PT), ha pubblicamente dichiarato il suo voto per il SÌ ed ha sottolineato come lo svolgimento del referendum sia stato una dimostrazione di democrazia partecipativa (si è trattato del primo referendum nella storia del Brasile e il primo del genere nel mondo) e di una pista aperta affinché altri paesi ne seguano l´esempio. Resta il fatto che, come ha commentato un consulente in sicurezza pubblica del ministero di giustizia, il 96% dei brasiliani non esercita né eserciterà il “diritto” di comprare un´arma, anche perché un mondo dove tutti possedessero una pistola assomiglierebbe molto all´inferno…
(*) Gigi Eusebi ha lavorato negli ultimi due anni e mezzo nel Governo Federale brasiliano nel Ministero dello Sviluppo Agrario, occupandosi dello sviluppo dei progetti di economia solidale
L’industria degli armamenti ha finanziato la campagna per il NO
*Josias de Souza
Vittoriosa nel referendum del 23 ottobre, la campagna per il “No”, che si è opposta alla proibizione del commercio di armi nel paese, è stata finanziata da due giganti del commercio nazionale di armamenti e munizioni: Taurus e CBC (Cia Brasiliana di Cartucce). La Taurus è una dei maggiori fabbricanti di armi del paese, con sede nel Rio Grande do Sul. E’ sul mercato da 65 anni e esporta in 80 paesi. Ha una filiale in Miami (USA). Inaugurata nel 1926, la CBC mantiene la sua principale fabbrica istallata a Ribeirão Pires (SP). E’ la maggior produttrice di munizioni dell’America Latina. Secondo il deputato Alberto Fraga (PFL-DF), presidente del “Fronte per il No”, la CBC è stata campione in donazioni, con circa di 2,6 milioni di reais. La Taurus, seconda maggior donatrice, ha contribuito con circa di 2,4 milioni. Il costo totale della campagna per il “No” è stata di circa 5,6 milioni di reais (circa 2 milioni di euro). Le due imprese, insieme, hanno donato alla “Fronte per il No” più di 5 milioni.Non è rimasto nessun debito da pagare. La contabilità del “Fronte per il Sí” mostra una realtà completamente diversa. Sconfitta nelle urne, ha perso anche sul fronte dei fondi raccolti. Ha ottenuto circa 2,4 milioni di reais (circa 900.000 euro), meno della metà di quello riscosso dal fronte avversario. Ha finito la campagna in rosso con un debito di circa 320 mila reais. Parlamentari che integrano le file del “No” si sono dichiarati imbarazzati nel sapere che la campagna è stata finanziata dalle industrie di armi. Lo stesso presidente del Fronte, deputato Alberto Fraga (PFL-DF), ha detto: “Non volevamo che fosse così. Ma il volume di soldi era grande e non è stato possibile coprire le spese con altre donazioni”. Fraga ritiene, però, che non ci si poteva aspettare niente di diverso: “Chi avrebbe pagato il conto? Non, certamente, le fabbriche di acqua minerale o di birra. La nostra contabilità è trasparente. Non abbiamo contabilità in nero. E’ tutto registrato. Grazie a Dio non ci sono rimasti debiti”. Segretario Generale e tesoriere del “Fronte per il Sì”, il deputato Raul Jungmann (PPS-PE), pensa diversamente: “E’ dimostrato che coloro che sono stati favorevoli al commercio di armi, con il pretesto di difendere un diritto del cittadino, in verità stavano difendendo il lucro delle imprese di armamenti. La maschera è caduta.”
*Giornalista
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Cosa bolle nella pentola dell’Irlanda del Nord? La rabbia protestante e le ragioni della nonviolenza
Di Roberto Belloni *
La violenza di metà settembre 2005 a Belfast ed in altre città dell’ Irlanda del Nord è stata la peggiore da quando cattolici e protestanti hanno firmato un accordo di pace nell’aprile del 1998. Un giovane cattolico è stato ucciso e molti altri aggrediti. Solo a Belfast sessanta poliziotti sono finiti in ospedale, uno in condizioni serie. I danni materiali sono stati ingenti. Decine di auto sono state bruciate o danneggiate. Molti negozi, uffici e servizi pubblici sono rimasti chiusi per giorni, o hanno funzionato a ritmo ridotto. La violenza è esplosa dopo un lento processo di insofferenza e disillusione iniziato nella primavera di quest’anno all’interno della comunità protestante. L’Ordine della Gran Loggia Orangista, un’organizzazione protestante e lealista nei confronti del governo inglese, è stato al centro dell’escalation. A luglio, la tradizionale parata per ricordare la vittoria di Guglielmo d’Orange sui cattolici nel 1690, è finita, come succede abitualmente, con feriti ed arrestati, in particolare tra i cattolici che considerano la marcia protestante una provocazione. I disordini sono iniziati sabato 10 settembre all’interno della comunità protestante e senza il coinvolgimento diretto dei cattolici. Gli orangisti hanno tentato di deviare dal percorso approvato dalla polizia per entrare in un quartiere cattolico. La risposta della polizia, che ha impedito la deviazione, ha fornito la scusa per scatenare il primo giorno di disordini che sono poi continuati fino a notte fonda. Il numero di persone coinvolte, oltre mille, e la quantità e varietà di arme usate fa sospettare che i disordini siano stati organizzati e pianificati da tempo. Nei giorni successivi, Belfast si presentava come una zona di guerra con interi quartieri off-limits. Le strade apparivano deserte, i locali ed i ristoranti vuoti mentre gli elicotteri sorvolavano la città giorno e notte. Le marcie orangiste hanno un enorme valore emotivo e simbolico per entrambe le comunità e sono spesso finite in violenti disordini. Ma sarebbe uno sbaglio sottovalutare il significato politico e sociale dei fatti di settembre. I due principali gruppi paramilitari protestanti, l’Ulster Defense Association e l’Ulster Volunteer Force, hanno fornito armi e munizioni ai quartieri in rivolta, mentre la leadership politica ha rifiutato di prendere le distanze dalla violenza. Senza apparente ironia, il leader Orangista Dawson Bailie ha dichiarato che “non c’è nulla da condannare” nel comportamento orangista. Il vecchio reverendo protestante Ian Paisley, da sempre in prima linea nella lotta contro l’integrazione politica, economica e sociale della minoranza cattolica, ha sottolineato come i protestanti abbiano legittime ragioni per sentirsi esclusi e marginalizzati. In altre parole, la violenza in queste circostanze sarebbe ampiamente giustificata. Ma la campagna di violenza di settembre non servirà in alcun modo a rimediare alle ragioni del malcontento. I settori più poveri ed emarginati della comunità protestante lamentano privazioni ed un diffuso senso di abbandono. I protagonisti delle notti di Belfast, recrutati dalle milizie paramilitari, sono spesso giovanissimi provenienti da aree dove le scuole si stanno svuotando. I piccoli negozi continuano a chiudere e la disoccupazione è alta; come mi ha confermato uno di questi giovani, essere senza lavoro a Belfast è come vivere in una “prigione all’aria aperta.” È difficile convivere tra la pressione dei violenti del quartiere e l’abbandono sociale. Ha creato una certa impressione la notizia, diffusa nei giorni appena successivi ai disordini, che l’Irlanda del Nord ha il tasso di gravidanza giovanile tra i più alti in Europa. Tra queste giovani neo-mamme, anche tre ragazzine di appena tredici anni. Come se il degrado e l’abbandono non bastassero, molti protestanti sono disillusi dalla mancata attuazione degli accordi di pace del 1998, o la risoluzione di questioni controverse. Il rilascio di prigione di ex membri dell’IRA, negoziato all’interno degli accordi, rimane un aspetto molto controverso. Per giunta l’IRA ha più volte dichiarato che avrebbe deposto le armi, ma nei fatti ciò è avvenuto soltanto in Ottobre, dopo i disordini. E nonostante l’apparente disarmo dell’IRA, la situazione rimane complicata dalla presenza di altri gruppi paramilitari, sia cattolici che protestanti, che continuano ad infestare l’Irlanda del Nord. Il processo di pace iniziato nel 1998 minaccia da vicino il potere di questi gruppi che controllano il territorio delle proprie rispettive comunità. Droga, armi, prostituzione ed appalti forniscono un introito facile e costante e non è una sorpresa per nessuno che i paramilitari possano decidere di fomentare violenza per fermare o rallentare la transizione verso lo stato di diritto. In sintesi, la rabbia e la violenza protestante costituiscono un problema complesso che non sarà risolto nè facilmente nè velocemente. Ma il problema maggiore, per il quale il governo inglese è largamente responsabile, è la diffusa convinzione che la violenza paghi. A Belfast è un luogo comune sia tra i protestanti che tra i cattolici che l’IRA abbia conquistato un posto al tavolo delle trattative di pace negli anni ‘90 attraverso una campagna di violenza. Non sorprende che i settori emarginati protestanti ed i paramilitari ora adottino mezzi simili per far sentire le proprie ragioni. La violenza di settembre ha messo in luce il fallimento della strategia di pace del governo inglese che ha legittimato l’uso della forza e istituzionalizzato il settarianismo. Il governo Blair, nel promuovere e sottoscrivere l’accordo di pace del 1998, ha messo un coperchio sulla pentola in ebollizione ma al prezzo di legittimare e perpetuare l’influenza della leadership politica locale responsabile per anni di violenza. Dal 1998 in avanti il governo di Londra ha poi investito milioni di sterline, che però sono in larga parte andati a beneficio della classe media locale ed hanno solo temporaneamente “comprato” la pace sociale. Le classi povere continuano a vivere nella povertà e nell’oblio. Questa situazione deve essere ribaltata, il che non sarà nè facile nè veloce. Ma non vi è alternativa. La crisi all’interno della comunità protestante non coinvolge solo i protestanti, ma tutti i nord irlandesi, e sono la maggioranza, che hanno guardato alla violenza nelle strade con paura e disgusto. Le ragioni della nonviolenza, della trasformazione e della giustizia sociale sono la risposta alla miopia del governo inglese, all’arroganza dei paramilitari, e all’abbandono.
* Centro per lo studio dei conflitti etnici, Queens University, Belfast
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Telecamere e fuochi si sono spenti nelle banlieues francesi Ma la violenza è davvero finita? Cosa resta di quei giorni?
Nostra intervista a Vincent Ferry A cura di Elena Buccoliero
Vincent Ferry, sociologo e storico, insegna all’università di Nancy 2 dove si occupa in particolare di integrazione culturale ed ha in atto un progetto di ricerca che si svolge in parallelo a Nancy e a Genova. Quando lo incontriamo ha appena finito di spiegare ad un convegno come le leggi che in Francia disciplinano l’integrazione tra persone di diversa nazionalità siano sostanzialmente efficaci.
“Sai quand’è che i fuochi nelle banlieues si sono davvero spenti? Quando il governo francese ha chiesto ai media di oscurare il fenomeno. Come d’incanto, i ragazzi si sono fermati”. Allora questi episodi di ribellione.. tutto un prodotto dei media? “In gran parte sì, e non mi sorprende. Questi ragazzi non sono per niente estranei alla società globale: il loro primo desiderio è finire in televisione, massima aspirazione per gran parte della popolazione francese…” Nella gente che cosa è rimasto secondo te? La repressione è stata applaudita dall’opinione pubblica oppure c’è stato un interrogarsi sulle cause che avevano preparato tutto questo? “No, la gente non ha applaudito alla repressione. Io penso davvero che, se in Francia si votasse domani, la destra non resterebbe al potere. In questa occasione ha mostrato quanto è divisa, quanto le sue politiche di controllo sociale siano miopi e inefficaci. Il problema adesso sono le conseguenze sulle persone. Ragazzi di 14 anni sono finiti in galera praticamente senza processo - grazie alla legislazione d’emergenza - per reati tutto sommato minori. Tutti noi sappiamo che nelle carceri francesi c’è violenza verso i più giovani, violenza fisica e sessuale. Amnesty International ed altre associazioni per i diritti umani lo ripetono da tempo. Quando questi ragazzi usciranno, feriti e violati, per quel fenomeno che la psicologia sociale ben conosce e individua nel rovesciamento dello stigma, saranno loro stessi a ferire e a violare altri, a riprodurre la violenza che per primi hanno subito”.
Tutti figli delle ex colonie?
“Le banlieues non hanno problemi di integrazione etnica ma forti, fortissimi problemi sociali. L’istruzione funziona ancora bene in Francia, i ragazzi a scuola ci vanno, ma la scuola non li aiuta a trovare un lavoro. Non è il suo compito, infatti, ma voglio dire che non c’è alcuna corrispondenza tra quello per cui vengono preparati e le possibilità reali che hanno dopo. Così la scuola, che è il primo passo verso la redistribuzione delle opportunità, in questo caso alimenta promesse che la società non è in grado di mantenere. La disoccupazione in quelle zone raggiunge il 30%. C’è precarietà, povertà, chi vuole i soldi in fretta entra nel traffico di droga. E poi il problema è anche architettonico: nelle banlieues non ci sono spazi per fare sport, per suonare, per stare insieme. Le famiglie di ceto medio che una volta ci abitavano hanno lasciato e si sono fatte una casa in un quartiere più ordinato, qui restano le famiglie più povere, deprivate. Ma come vedi è un problema sociale, non di integrazione culturale”. È stato detto che molti di questi ragazzi provengono da una ex colonia francese e, ritornando in “patria”, non si sono sentiti accolti e rispettati come avevano creduto. “Non è proprio così. Che utilizzino questo aspetto della loro storia familiare per giustificarsi è sicuramente vero, ma non tutti sono figli delle colonie francesi. Nelle periferie di Nancy, che è la città dove vivo e insegno, convivono circa 80 nazionalità diverse e si parlano almeno una trentina di lingue, non puoi dire che tutti provengono dalle colonie – e quando cammini per la strada incontri nello stesso gruppo ragazzi bianchi o di colore, con tante diverse sfumature di colore… tutti assieme”. In una situazione di disagio sociale così forte, non si è parlato di obiettivi da raggiungere attraverso la contestazione. “Poco tempo fa sono stato a intervistare gruppi di giovani nelle banlieues. Quando chiedevo quale fosse il loro desiderio più grande, rispondevano: “Avere tanti soldi”. E se, nascondendo il mio sconcerto, domandavo ancora che cosa avrebbero fatto con tutti quei soldi, mi guardavano sorpresi, allibiti, e non dicevano più niente perché in realtà non lo sapevano”. Il denaro in sé e per sé, come forma di riscatto. “E non è anche questa una malattia del nostro tempo? Lo imparano in tutti i modi possibili, che l’importante è arrivare, avere soldi, esibire il proprio potere. La tv francese è zeppa di idiozie, di telefilm americani dove la giustizia si ottiene solo con la violenza. E loro arrivano a desiderare questo tipo di omologazione, ma lo fanno nel modo più distruttivo perché, comunque, non hanno le risorse per raggiungere l’obiettivo in un modo diverso”.
Il ghetto: prigione e rifugio
“Ti porto l’esempio della mia città. A Nancy l’università è separata dal quartiere popolare solo da una strada che unisce le due zone. Bene, io credo di essere l’unico docente a percorrerla, a portare le lezioni in quella zona della città. Ho sempre sostenuto che l’università deve decentrarsi perché ci sono ragazzi che non ce la fanno a spostarsi, per tante ragioni, economiche e culturali. Così porto in periferia i miei studenti del centro. Una studentessa dopo il primo incontro mi disse: ‘Professore, sono venuta qui senza orologio e senza borsetta perché avevo paura di essere derubata, invece mi sembra di essere in un posto come tutti gli altri’”. La forza delle etichette… “Già, e sono reciproche, dettate dalla paura. Un giorno camminavo in una di queste periferie e un ragazzo, piuttosto aggressivo, mi ha urlato contro: “Ehi, tu, sporco razzista!” Io mi sono girato e gli ho risposto: “Perché mi offendi? Non sono venuto qui per essere offeso”. Ecco, il rapporto è difficile, costellato di provocazioni, ma non impossibile. Si potrebbe fare di più, potremmo tutti prenderci una parte di responsabilità. Sarebbe molto importante che artisti, uomini di cultura, persone che svolgono una professione intellettuale portassero qui un po’ del loro lavoro. Perché l’Università non organizza corsi di francese per le donne immigrate? Alcune sono qui da anni e parlano a malapena la nostra lingua, non riescono neppure a dialogare con gli insegnanti dei loro figli. Ultimamente abbiamo avviato dei corsi di informatica per gli abitanti dei quartieri popolari e abbiamo trovato grande partecipazione. C’è un grande desiderio di uscire dal ghetto, ma anche una forte incapacità e paura”.
La mediazione sociale: una possibilità?
La Francia è maestra di mediazione sociale. Mi chiedo se, dopotutto, sia rimasta una possibilità di dialogo e, appunto, di mediazione con i giovani delle periferie. “I mediatori e gli educatori hanno sempre mantenuto il loro ruolo, non è mai successo che uno di questi sia stato minacciato o ferito. Quando un mediatore entra, i ragazzi lo riconoscono e lo rispettano perché hanno già stabilito un rapporto con lui. Le cose però non sono così facili perché – succede fatalmente così – proprio nelle punte di violenza più acuta i ragazzi sfuggono al rapporto con i mediatori, non ci stanno più”. D’altra parte è forse l’unico modo per potersi comportare in modo violento… Sarebbe troppo difficile mantenere il dialogo e poi bruciare appartamenti… “Bisogna anche dire che negli ultimi tre anni, cioè con questo governo, il lavoro di mediazione ha subito un grave rallentamento. I progetti del sociale si sono visti dimezzare i finanziamenti, la polizia di prossimità è scomparsa a tutto vantaggio dell’unica funzione repressiva delle forze dell’ordine, i progetti culturali o sociali che avevano dato lavoro ad una parte di questi ragazzi sono stati chiusi… Insomma, tutti i programmi di intervento sono stati impoveriti, e da tempo. E in questi tre anni non c’è stato giorno senza che bruciasse almeno una macchina o un negozio. Le scuole no, erano rispettate. Quando abbiamo visto i roghi nelle scuole per me è stato chiaro che il fenomeno stava assumendo dimensioni davvero preoccupanti. Ma piccoli roghi ce n’erano sempre, solo che non se ne parlava. Poi il tragico incidente dei due ragazzi, le dichiarazioni offensive di Sarkozy… tutto è precipitato”. C’è stato chi ha detto – Prodi tra gli altri – che lo stesso può accadere in Italia, se non si ha attenzione per gli immigrati. “No, per il momento lo escludo. In Italia non ho visto niente di simile a quello che si vede nelle banlieues in termini di povertà, degradazione, isolamento. Forse certe zone di Roma o di Napoli, non so. Non mi pare che qui da voi si pongano le stesse condizioni”. E una radice religiosa, in tutto questo, è presente? “Assolutamente no. Non nego che alcuni ambiti della chiesa cattolica, musulmana o ebraica - le loro fazioni più rigide e chiuse - possano strumentalizzare questi fatti per farne un conflitto di religione, ma proprio non è vero. La Francia è veramente un paese laico, non si dà che ci siano problemi tra un musulmani e cristiani, ebrei e buddisti… o almeno, non per colpa della religione. In Francia sono tante le famiglie musulmane che festeggiano il Natale: si ritrovano, pranzano insieme, si scambiano i doni vicino al presepe che hanno preparato, proprio come i cristiani. In compenso tanti cristiani partecipano alla festa conclusiva del Ramadan, ci sono perfino matrimoni musulmani celebrati nelle chiese cattoliche, quando manca la moschea, perché la chiesa è comunque un luogo sacro e pubblico dove incontrarsi a pregare”. Mi torna in mente la legge sul velo. “Il velo… Quando la legge è stata approvata, in tutta la Francia c’erano credo poche centinaia di donne musulmane che lo portavano. Mediamente i ragazzi musulmani non frequentano la moschea, come i loro coetanei cattolici trascurano di andare a messa. L’unica donna che ha posto problemi su questa faccenda del velo, cioè non voleva toglierlo per la foto della carta d’identità, sai chi è stata? una suora cattolica!”.
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Danimarca 1940-45: Vivere con il nemico
E’ in uscita anche in Italia la serie di video “Una forza più potente” (prodotta negli Stati Uniti dalla York Zimmerman e diffusa in versione DVD nel nostro paese dal Movimento Nonviolento) che presentano 6 casi storici di resistenza nonviolenta nel XX° secolo. Ne presentiamo uno al mese, iniziando con la Danimarca (seguiranno Polonia, Cile, India, Sudafrica, Usa).
Nel 1939, con l’invasione tedesca della Polonia, scoppia la seconda guerra mondiale. La piccola Danimarca è un paese neutrale. Il 9 aprile 1940 i nazisti la invadono, presentandosi come “protettori” e alleati del governo danese contro il “pericolo” di invasione inglese e promettendo di non interferire nella vita politica interna. Sperano, in tal modo, di non incontrare opposizione all’occupazione e di poter controllare il paese senza problemi. Ma le cose andranno ben diversamente.
Prima fase: politica di cooperazione del governo; inizio della resistenza civile All’inizio il re e il governo danese decidono di accettare lo stato di fatto, scelgono una politica di cooperazione per evitare danni maggiori al paese e alla popolazione: l’obiettivo è “sopravvivere” e mantenere la sovranità danese, seppur sotto l’occupazione tedesca. Ma per molti Danesi questo non basta.
H. Nissen, un testimone: “Si aveva il senso di aver perso l’autonomia, la dignità, ma che fare?Non si poteva combattere e allora ci si riuniva nei parchi cittadini a cantare gli inni nazionali… e si applaudiva il re, che ogni mattina se ne usciva da solo per una cavalcata…”
Tra la popolazione si diffondono rapidamente comportamenti di presa di distanza dalle truppe di occupazione e spontanee azioni di resistenza, come quelle indicate da Nissen, volte ad isolare i nazisti, a farli sentire indesiderati (tattica della “spalla fredda”). La resistenza cresce nel corso dei due anni successivi, anche in risposta alla pretesa tedesca di coinvolgere la Danimarca nella guerra a fianco dei Tedeschi, sul fronte orientale. Si formano gruppi di sabotatori, si diffonde la stampa clandestina, si organizzano scioperi e manifestazioni.
La resistenza civile aperta pone il governo danese guidato da Scavenius di fronte ad un dilemma sempre più insostenibile: se reprime la resistenza si delegittima rispetto ai propri cittadini, se non lo fa, si mette contro i Tedeschi.
La svolta 28 agosto ‘43: Di fronte all’ultimatum tedesco che impone al governo danese la proclamazione dello stato di emergenza, il Parlamento dibatte a lungo, poi decide di sciogliersi. Il primo ministro Scavenius si dimette e i Tedeschi assumono il controllo diretto della Danimarca. La “politica di cooperazione” è definitivamente tramontata.
Ninna Almdal “Ora sapevamo di essere schierati su versanti opposti. La cooperazione era diventata impossibile ed era giunto il momento di trovare altre strategie e di farle funzionare. Ma ormai era chiaro che loro erano nemici e noi eravamo il paese occupato”.
settembre: nasce il Consiglio della libertà, formato da sette membri di diversi partiti e tendenze politiche; funzionerà come un “governo parallelo”. In esso, la resistenza spontanea, la leadership diffusa e decentrata si è coordinata ed ha trovato un riferimento unitario.
Il salvataggio degli ebrei fine settembre: E’ a questo punto che avviene una delle manifestazioni più straordinarie della Resistenza civile europea: quando il plenipotenziario tedesco Best ordina l’arresto di tutti gli Ebrei presenti in Danimarca, tutta la società civile si mobilita e riesce ad impedire la retata degli Ebrei prevista per il primo ottobre, nascondendoli ovunque: “La notizia si diffuse con la velocità della luce, grazie anche a molti Danesi non ebrei. Il guidatore di ambulanze Jorgen Knudsen cercò sulle guide telefoniche gli indirizzi di famiglie con nomi ebraici. Poi andò a prenderli con la sua ambulanza e portò quelli che non avevano posto dove nascondersi, all’ospedale o a casa dei medici attivi nella resistenza. Altri Ebrei furono avvicinati per la strada da sconosciuti che offrivano loro le chiavi delle loro case…” “Accadde qualcosa a cui Eichmann e i suoi uomini non erano abituati –afferma Leni Yahil, professore di storia ebraica moderna all’Università di Haifa- gli Ebrei danesi erano scomparsi dietro il muro vivente innalzato dal popolo danese nello spazio di una notte”1 Si diffondono proteste nelle università, si leggono lettere dai pulpiti delle chiese.
2 ottobre: di fronte all’ordine tedesco che intima di consegnare gli Ebrei all’autorità, si formano gruppi di cittadini che ne organizzano la fuga verso la Svezia, su piccole barche di pescatori. Dei 7695 Ebrei presenti nel paese, ben 7220 sono messi in salvo; 475 sono arrestati. L’obiettivo nazista della “soluzione finale” per gli Ebrei, in Danimarca, fallisce clamorosamente.
Il salvataggio degli Ebrei unisce e galvanizza i Danesi e li compatta con il movimento di resistenza Il Consiglio della Libertà sottolinea il valore e l’importanza della resistenza civile che, a differenza di quella armata, è accessibile a tutti i cittadini e in ciò trova la sua forza e la sua efficacia.
Le fasi finali
fine ’44 -inizio ’45: la lotta diventa sempre più dura. Copenhagen viene posta sotto coprifuoco. Duecento operai di un cantiere escono prima della fine del turno, sostenendo che devono andare a badare ai propri orti prima del coprifuoco, immediatamente imitati da migliaia di altri; Best fa tagliare gli approvvigionamenti di acqua, luce, gas.
La popolazione si arrangia cucinando su fuochi di legna e attingendo acqua dai laghi; gli scioperi si diffondono. Il nono giorno di sciopero arriva l’accordo: se cesserà lo sciopero sarà sospeso il coprifuoco e l’occupazione militare degli spazi pubblici. La resistenza ha vinto, con il solo rifiuto dell’obbedienza e con la non cooperazione.
Continuano le manifestazioni, come i due minuti di silenzio a mezzogiorno in cui tutta Copenhagen si ferma (a fianco l’immagine di un manifesto usato per diffondere l’iniziativa) il blocco delle ferrovie per impedire il trasporto di prigionieri danesi in Germania; gli scioperi in risposta all’arresto di 10.000 poliziotti danesi…fino al primo maggio 1945, giorno della Liberazione. La resistenza nonviolenta aveva risparmiato il paese e contribuito alla vittoria alleata più di quanto avrebbero probabilmente potuto fare le sue stesse forze armate… Un testimone ricorda il sollievo di quei giorni: “Ce l’abbiamo fatta, siamo sopravvissuti!”
Riferimenti bibliografici (testi disponibili in traduzione italiana; oltre ai testi in cui si parla del caso danese sono citati anche alcuni dei testi più significativi usciti in Italia sulla resistenza civile) J.Semelin, Senz’armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa 1939-‘43, Sonda, Torino, 1993 H.Arendt, La banalità del male, Feltrinelli, Milano, 1993 (prima ed.1964) J. Bennet, La resistenza contro l’occupazione tedesca in Danimarca, Quaderni di Azione Nonviolenta, Perugia 1979 Non-violence Actualitè (a cura), Resistenze civili: le lezioni della storia, Quaderni della DPN n.22, La Meridiana, Molfetta, 1993 G.Giannini (a cura) La lotta non armata nella resistenza, Centro Studi Difesa Civile, Roma, 1993 G.Giannini, (a cura), La resistenza non armata, Sinnos, Roma, 1994 A.Bravo, A.M.Buzzone, In guerra senza armi. Storie di donne 1943-45, Laterza, 1995 A.Parisella, Sopravvivere liberi, Gangemi, Roma 1997 L.Menapace, Resistè. Il dito e la luna, Milano, 2001 A.Bravo, Resistenza civile, in E.Collotti, R.Sandri, F.Sessi (a cura), Dizionario della Resistenza, 2 voll. Einaudi, Torino, 2000-2001 Per approfondimenti si veda la ricca bibliografia Difesa senza guerra, curata e costantemente aggiornata da Enrico Peyretti, disponibile sul sito: http://db.peacelink.org/tools/author:php?l=peyretti
Angela Dogliotti Marasso
I passaggi di intervista sono tratte dal testo di supporto ai video: P.Ackerman, J.DuVall, A Force More Powerful. A Century of Non-Violent Conflict, St.Martin Press, 2000, pag. 223 (la traduzione è mia, n.d.r.). Le immagini (Museum of danish resistance) sono tratte dal testo e dal sito web www.aforcemorepowerful.org
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A metà strada di un Decennio
Il convegno internazionale che si è svolto a Sanremo dal 18 al 20 novembre è stato un importante appuntamento per richiamare l’attenzione sul Decennio per l’affermazione di una cultura di pace e nonviolenza, proclamato dalle Nazioni Unite. Le voci presenti sono state molteplici, così come le occasioni e le modalità di comunicazione, confronto e scambio: dalle relazioni che hanno fatto il punto sulla situazione italiana e internazionale, alla tavola rotonda che ha messo a confronto realtà e approcci diversi nell’ambito del lavoro di educazione alla pace. I laboratori tematici hanno inoltre permesso di conoscere significative esperienze realizzate in Italia e all’estero (Bosnia, Cecenia, Kossovo) e di confrontarsi sulle metodologie impiegate. Nel corso del convegno, sono stati anche presentati due sussidi didattici finalizzati al sostegno e alla promozione della cultura e dell’educazione alla nonviolenza e alla pace: il video “Come va il mondo” elaborato dall’equipe del prof. Alberto L’Abate, all’Università di Firenze, e il CDRom realizzato dal Comitato Italiano per il Decennio. Auspichiamo che questo convegno non resti un evento isolato, ma diventi un appuntamento stabile, con cadenza annuale, per dare visibilità e continuità al lavoro educativo svolto da insegnanti, movimenti e istituzioni e contribuire a consolidare e sviluppare la rete di rapporti già esistente. Poiché per conseguire questi obiettivi sono necessarie adeguate risorse, ci auguriamo che venga quanto prima esaminata e approvata la proposta di legge presentata in Parlamento intesa a sostenere e diffondere l’educazione alla pace e alla nonviolenza. L’Appello dei Premi Nobel che ha dato vita all’iniziativa del Decennio è un invito pressante e per nulla retorico, rivolto a tutte le agenzie educative di base (gruppi e movimenti) e istituzionali (insegnanti, educatori, università) per promuovere e diffondere una autentica cultura di pace e nonviolenza, di cui l’umanità intera e le nuove generazioni in particolare hanno urgente bisogno. Nell’aderire a questo appello, invitiamo tali agenzie ad assumere come piano di lavoro per i restanti cinque anni di questo Decennio le proposte per una cultura di pace formulate dall’Assemblea delle Nazioni Unite. Siamo grati al Comune di Sanremo, al Gruppo ASSEFA della stessa città e alla Provincia di Imperia, che si sono impegnati per rendere possibile questa iniziativa, in collaborazione con il Comitato Italiano per il Decennio e il Centro Studi “Sereno Regis” di Torino.
COMITATO ITALIANO PER IL DECENNIO e CENTRO STUDI “SERENO REGIS”
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INDICE DI AZIONE NONVIOLENTA ANNI 2002-2003-2004-2005
a cura di Daria Tognetti ed Elena Zampiccoli
Nella preparazione dell’indice dell’ultimo quadriennio sono stati mantenuti in linea di massima i criteri già utilizzati in passato: gli argomenti e i sotto argomenti sono in ordine alfabetico, mentre l’ordine interno a ciascuna voce è cronologico. Gli articoli che riguardano temi diversi sono stati riportati più volte alle rispettive voci. Ricordiamo che l’indice di AN degli anni 1990-91 è stato pubblicato sul numero 12/91, quello degli anni 1992-93-94 sul numero 12/94, quello degli anni 1995-96-97 sul numero 12/97, e quello degli anni 1998-99-2000-01 sul numero 12/01. Nel sito www.nonviolenti.org è contenuto l’intero archivio dei numeri di Azione nonviolenta dal 1996, con possibilità di ricerca per parola chiave.
AREA NONVIOLENTA
Movimento Nonviolento
Appuntamento a Ferrara dal 12 al 14 aprile: la nonviolenza è il varco attuale della storia, di Daniele Lugli, n1-2/02, p. 14 Da Ferrara, città delle bici, nasce la rivolta contro le auto, di Mao Valpiana, n. 3/02, p. 3 Verso il ventesimo Congresso Nazionale del Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, di Pasquale Pugliese, n. 3/02, p. 4 L’area nonviolenta è un’opera d’arte. Dall’esperienza del primo GAN, al Movimento di oggi. Intervista a Daniele Lugli di Elena Buccoliero, n. 4/02, p. 4 Le Commissioni di lavoro del Congresso, n. 4/02, p. 12 Nonviolenti a Congresso per cercare il varco della storia, di Mao Valpiana, n. 5/02, p. 3 XX Congresso del Movimento Nonviolento. La nonviolenza è il varco attuale della storia, n. 5/02, p. 4 Le mozioni approvate, n. 5/02, p. 10 Suggestioni in margine al seminario “laicità, religione, nonviolenza”, di Enrico Pompeo, n. 7/02, p. 14 Campagna di obiezione/opzione di coscienza del/la cittadino/a, n. 10/04, p. 18 Verso il Congresso nazionale del Movimento Nonviolento, n. 11/03, p. 26 1964-2004, di Mao Valpiana, n. 1-2/04, p. 3 Teoria e pratica del Movimento Nonviolento: un’aggiunta specifica alla cultura della nonviolenza, di Raffaella Mendolia, n. 1-2/04, p. 8 Coordinamento Nazionale del Movimento Nonviolento. Verbale dell’incontro del 4 ottobre 2003 nella sede di Verona, n. 1-2/04, p. 42 Conoscere le montagne, conoscere la nonviolenza, n. 4/04, p. 26 Verso il 21° Congresso del Movimento Nonviolento, di Daniele Lugli, n. 5/04, p. 3 Visita ai luoghi simbolici dell’Europa pacifica e pacificatrice, di Mao Valpiana, n. 6/04, p. 3 Per una prospettiva politica della nonviolenza organizzata, di Luciano Capitini, n. 6/04, p. 26 Circondati da cose brutte, ricchi, grassi e infelici, di Marco Baleani, n. 7/04, p. 25 Un patrimonio culturale e di esperienza diretta a disposizione di tutti, di Mao Valpiana, n. 7/04, p. 3 Le prime azioni dirette nonviolente in Italia. Bisogna agire e studiare, con sacrificio e costanza. Intervista a Pietro Pinna, di Pasquale Pugliese e Luca Giusti, n. 7/04, p. 4 Nonviolenza è politica. Appuntamento a Gubbio,di Mao Valpiana, n. 8-9/04, p. 3 Le 10 commissioni del Congresso, n. 8-9/04, p. 4 Dibattito precongressuale. Dopo 150 anni finisce la naja obbligatoria: è un bene o un male? Un nuovo antimilitarismo nell’epoca degli eserciti professionisti, di Giuseppe Ramadori, n. 8-9/04, p. 14 Dibattito precongressuale. Andrò a Gubbio con molte speranze riposte negli amici della nonviolenza, di Alberto Trevisan, n. 8-9/04, p. 16 Campi estivi del Movimento Nonviolento. Borgo Pace: “Conoscere le montagne, conoscere la nonviolenza”, di Raffaella Mendolia, n. 8-9/04, p. 21 Campi estivi del Movimento Nonviolento. Cilento: “Pratiche nonviolente e conflitti in genere”, di Piercarlo Racca, n. 8-9/04, p. 21 Dibattito precongressuale. I nostri obiettivi per costruire una società sostenibile: meno armamenti, meno petrolio, meno automobili, di Pasquale Pugliese, n. 8-9/04, p. 22 Dibattito precongressuale. Educare alla nonviolenza oggi: uno sguardo d’insieme per un radicale cambiamento di vita, produzione e consumo, di Angela Dogliotti Marasso, n. 10/04, p. 16 Da Capitini a Gandhi, Da Perugia a Nuova Delhi, n. 10/04, p. 25 Da Gubbio un rinnovato impegno per il Movimento, di Daniele Lugli e Mao Valpiana, n. 12/04, p. 3 21° Congresso Nazionale del Movimento Nonviolento. Gubbio 1 novembre 2004, mozione politica generale, n. 12/04, p. 4 Dalla violenza del secolo scorso, alla necessità della nonviolenza per costruire la società planetaria di domani, di Marco Revelli, n. 12/04, p. 10 Lavoriamo assieme per l’alternativa possibile, di Paolo Candelabri, n. 12/04, p. 13 Il Movimento Nonviolento risponde a Marco Pannella, n. 12/04, p. 15 Il potere sta sulla canna della bici. Laboratori creativi di nonviolenza politica, n. 12/04, p. 16 Scelgo la nonviolenza. Campagna di Obiezione di Coscienza alla guerre e opzione nonviolenta per il disarmo economico e militare, di Piercarlo Racca, n. 1-2/05, p. 34 Assolti! Una vittoria di tutti. 12 febbraio 1991: blocco nonviolento del “treno della morte”; 24 febbraio 2005: assolti perché il fatto non sussiste, di Mao Valpiana, n. 3/05, p. 4 L’arte della nonviolenza. Un’esperienza formativa a Verona, dei volontari in Servizio civile al MN di Verona, n. 6/05, p. 20 Sandro Canestrini denunciato per istigazione. L’appassionata difesa dell’avvocato difensore, di Sandro Canestrini, n. 7/05, p. 15 Camminando sul Pasubio con la speranza nel cuore, di Massimiliano Pilati, n. 7/05, p. 18 A piccoli passi verso l’orizzonte disarmo, di Massimiliano Pilati, n. 8-9/05, p. 3 Il successo dei campi estivi nonviolenti, di autori vari, n. 10/05, p. 16 La Rete ecologista lancia il programma di governo, di Michele Boato, Gianozzo Pucci, Mao Valpiana, n. 11/05, p. 26
War Resisters International Prigionieri per la pace:albo d’onore 2002, di Flavia Rizzi, n. 12/02, p. 4 Un diritto umano non riconosciuto: obiezione di coscienza nel Caucaso e in Asia Centrale, di Silke Makowski, n. 12/02, p. 6 La Giornata degli obiettori di coscienza. Sosteniamo i Refusenik israeliani!, di Andreas Speck, n. 4/03, p. 17 Prigionieri per la Pace: albo d’onore 2003, n. 12/03, p. 4 War Resisters International processata e condannata, n. 3/04, p. 27
Movimento Internazionale della Riconciliazione Suggestioni in margine al seminario “laicità, religione, nonviolenza”, di Enrico Pompeo, n. 7/02, p. 14 Campagna di obiezione/opzione di coscienza del/la cittadino/a, n. 10/04, p. 18
Beati i costruttori di pace Famiglie in rete per consumi leggeri, n. 4/02, p. 21 Lettera aperta dei “Beati costruttori di pace”, n. 8-9/03, p. 17
Fondazione Langer Esperanza Martinez, Premio Langer 2002. salvare popoli e ambiente dai danni dell’oleodotto, n. 7/02, p. 13 Il premio Langer 2003 a Gabriele Bortolozzo, di Helmuth Moroder, n. 7/03, p. 15 Fundacja Progranicze. Premio Langer 2004, di Helmuth Moroder, n. 7/04, p. 13 “Euromediterranea” 2005 Bolzano, 1-3 luglio. Alexander Langer 1995-2005. Lentius, profundis, suavius. Srebrenica 2005, le ferite del silenzio, n. 6/05, p. 4 Irfanka Pasagic, Srebrenica/Tuzla. Premio Alexander Langer 2005, di Helmut Moroder, n. 6/05, p. 18
POLITICA E ATTUALITA’ Il Premio Nobel alternativo per la pace a Gush Shalom e ai coniugi Iuri e Rachel Avnery, n. 1-2/02 p.6 Le mille idee di Porto Alegre per opporsi alla guerra e costruire insieme l’unico mondo possibile, di Tiziana Valpiana, n. 3/02, p. 6 Azioni nonviolente:il fuorigioco del Chievo, di Alberto Tomiolo, n. 3/02, p. 15 La provocazione verbale incoraggia la violenza: la polizia e i no-global, Bush e Bin Laden, di Jerome Liss, n. 3/02, p. 12 Fermate il fuoco, separate i contendenti!, di Elena Buccoliero,n. 4/02, p. 16 Licenza globale di uccidere di Massimiliano Pilati, n. 4/02, p. 18 Poliziotti che ci picchiano. Poliziotti che ci difendono, di Alessandro Marescotti, n. 6/02, p. 9 Mille segnali di speranza nella politica italiana, n. 6/02, p. 21 Ottocento milioni di affamati. Che non fanno paura, di Gabriele Colleoni, n. 7/02, p. 7 Hai lasciato l’impronta? Sì, ma quella…ecologica, di Nanni Salio, n. 7/02, p. 12 A Praga in novembre un vertice sto-NATO per rilanciare gli investimenti nel settore militare, di Paolo Bergamaschi, n. 8-9/02, p. 16 Il vero volto del terrorismo non è quello che vediamo, di Mao Valpiana, n. 11/02, p. 3 La pace di Bozen. La vittoria di Bolzano, di Francesco Comina, n. 11/02, p. 17 Prigionieri per la pace:albo d’onore 2002, di Flavia Rizzi, n. 12/02, p. 4 Quando l’ulivo è davvero il simbolo della pace, di Franco Perna, n. 1-2/03, p. 11 In tre milioni, senza se e senza ma, per la pace, contro la guerra.Semplicemente, n. 3/03, p. 4 Televisione con l’elmetto e giornalisti obiettori, di Beppe Muraro, n. 3/03, p. 7 Noi, cittadini israeliani e palestinesi, ci opponiamo alla guerra contro l’Iraq, di Elena Buccoliero, n. 3/03, p. 8 La nuova Unione Europea e la guerra infinita del Congo, n. 7/03, p. 20 Mio fratello è morto nelle Torri. Era un americano innocente. Per questo oggi mi batto contro la guerra che fa strage di innocenti, intervista a Dawn Peterson a cura di Elena Buccoliero, n. 8-9/03, p. 10 L’11 settembre ci ha trasformati: prima abbiamo conosciuto la violenza e poi la capacità di superare l’odio. Da allora lavoriamo per un futuro di pace, dell’ Associazione Peaceful Tomorrows, n. 8-9/03, p. 12 Il Cile precipita nel baratro. La coraggiosa testimonianza di Salvador Allende: “Il nostro sacrificio non sarà vano”, n. 8-9/03, p. 14 Le conseguenze politiche dell’eccidio di Nassiriya. Le responsabilità morali e penali dei generali italiani, di Giuseppe Ramadori, n. 1-2/04, p. 24 A chi dare l’8 per mille? Chiesa, Stato, nessuno?, di Paolo Macina, n. 1-2/04, p. 28 Militari americani obiettano, soldati italiani disobbediscono. Gli eserciti che combattoni in Iraq cominciano ad avere dubbi…, di Giovanni Mandorino, n. 4/04, p. 10 Il diritto alla vita è reato!, di Annibale Paloscia, n. 4/04, p. 11 La difesa civile è entrata nel palazzo del Governo, di Diego Cipriani, n. 6/04, p. 9 Il sindacato si interroga sulla nonviolenza come metodo per affrontare i conflitti sociali, di Matteo Soccio, n. 8-9/04, p. 24 Gli orrori e i massacri si ripetono finché diventano normalità. Vivere quando è già troppo tardi, ma il sole tramonta lo stesso, di Chrostoph Baker, n. 10/04, p. 12 Morto un Papa(Karol Wojtyla)… Nunc dimittis, di Piero Stefani, n. 5/05, p. 6 …se ne fa un altro (Joseph Ratzinger). E se Ratzinger avesse qualche ragione?, di Alexander Langer, n. 5/05, p. 8 Sindacato e nonviolenza: un confronto di lavoro, di Rocco Pompeo, n. 7/05, p. 12 Le possibili alternative sostenibili all’alta velocità in Val di Susa, di Nanni Salio, n. 12/05, p. 4
XX Congresso del M.N. a Ferrara, 12-14 aprile 2002 Appuntamento a Ferrara dal 12 al 14 aprile: la nonviolenza è il varco attuale della storia, di Daniele Lugli, n1-2/02, p. 14 Verso il ventesimo Congresso Nazionale del Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, di Pasquale Pugliese, n. 3/02, p. 4 Le Commissioni di lavoro del Congresso, n. 4/02, p. 12 Nonviolenti a Congresso per cercare il varco della storia, di Mao Valpiana, n. 5/02, p. 3 XX Congresso del Movimento Nonviolento. La nonviolenza è il varco attuale della storia, n. 5/02, p. 4 XX Congresso del Movimento Nonviolento. La nonviolenza è il varco attuale della storia, n. 5/02, p. 4 Le mozioni approvate, n. 5/02, p. 10
XXI Congresso del M.N. a Gubbio 29 ottobre – 1 novembre 2004 Verso il 21° Congresso del Movimento Nonviolento, di Daniele Lugli, n. 5/04, p. 3 Invito a Gubbio: in cammino per la nonviolenza, n. 6/03, p. 10 Convegno e festa a Gubbio il 6 e 7 settembre, di Mao Valpiana, n. 7/03, p. 3 Le 10 commissioni del Congresso, n. 8-9/04, p. 4 Dibattito precongressuale. Dopo 150 anni finisce la naja obbligatoria: è un bene o un male? Un nuovo antimilitarismo nell’epoca degli eserciti professionisti, di Giuseppe Ramadori, n. 8-9/04, p. 14 Dibattito precongressuale. Andrò a Gubbio con molte speranze riposte negli amici della nonviolenza, di Alberto Trevisan, n. 8-9/04, p. 16 Dibattito precongressuale. I nostri obiettivi per costruire una società sostenibile: meno armamenti, meno petrolio, meno automobili, di Pasquale Pugliese, n. 8-9/04, p. 22 Dibattito precongressuale. Educare alla nonviolenza oggi: uno sguardo d’insieme per un radicale cambiamento di vita, produzione e consumo, di Angela Dogliotti Marasso, n. 10/04, p. 16 Da Gubbio un rinnovato impegno per il Movimento, di Daniele Lugli e Mao Valpiana, n. 12/04, p. 3 21° Congresso Nazionale del Movimento Nonviolento. Gubbio 1 novembre 2004, mozione politica generale, n. 12/04, p. 4 Lavoriamo assieme per l’alternativa possibile, di Paolo Candelabri, n. 12/04, p. 13 Il Movimento Nonviolento risponde a Marco Pannella, n. 12/04, p. 15 Il potere sta sulla canna della bici. Laboratori creativi di nonviolenza politica, n. 12/04, p. 16
Centri di Orientamento Sociale Ascoltare e parlare per partecipare dal basso alle scelte della politica.Esperienza del COS a Ferrara nell’immediato dopo guerra. Intervista a Daniele Lugli, di Elena Buccoliero, n. 10/05, p. 4 Una palestra di democrazia per dare potere ai cittadini, di Luciano Capitini, n. 10/05, p. 6
EDITORIALI Il dolore della storia, nella storia di ognuno, di Elena Buccoliero, n. 1-2/02, p. 3 Nonviolenti a Congresso per cercare il varco della storia, di Mao Valpiana, n. 5/02, p. 3 La nonviolenza non va in vacanza, di Mao Valpiana, n. 7/02, p. 3 Le dieci parole della nonviolenza in cammino verso il lupo di Gubbio di Daniele Lugli e Mao Valpiana, n. 8-9/02 p. 3 Dopo averla tanto preparata ecco che arriva un’altra guerra di Mao Valpiana, n. 10/02, p. 3 Il vero volto del terrorismo non è quello che vediamo, di Mao Valpiana, n. 11/02, p. 3 Che siano un Natale e un Anno di pace per tutti. Senza la guerra, di Mao Valpiana, n. 12/02, p. 3 Abbiamo combattuto in Vietnam e nel Golfo, ora siamo obiettori di coscienza per la pace, n. 1-2/03, p. 3 Prendere l’uscita di sicurezza, prima che sia troppo tardi, di Mao Valpiana, n. 3/03, p. 3 La nuova speranza del mondo: fermare la prossima guerra!, di Mao Valpiana, n. 4/03, p. 3 La guerra è finita o infinita? Dipende solo da tutti noi, di Mao Valpiana, n. 5/03, p. 3 Convegno e festa a Gubbio il 6 e 7 settembre, di Mao Valpiana, n. 7/03, p. 3 Riparte da Gubbio il cammino per la nonviolenza, di Mao Valpiana, n. 8-9/03, p. 3 Il sentiero, lungo e bello, della politica nonviolenta, di Mao Valpiana, n. 10/03, p. 3 Avevo fame, avevo sete, ma ero un clandestino, di Mao Valpiana, n. 11/03, p. 3 I bambini ci guardano, ma noi non li vediamo, di Mao Valpiana, n. 12/03, p. 3 1964-2004, di Mao Valpiana, n. 1-2/04, p. 3 La sinistra fa i conti con la nonviolenza, di Mao Valpiana, n. 3/04, p. 3 Guerra e terrorismo. Siamo tutti complici, di Mao Valpiana, n. 4/04, p. 3 Mahatma on line. Gandhi e la pubblicità, di Mao Valpiana, n. 10/04, p. 3 La montagna di pace, in un oceano di guerra, di Nanni Salio, n. 11/04, p. 3 Da Gubbio un rinnovato impegno per il Movimento, di Daniele Lugli e Mao Valpiana, n. 12/04, p. 3 Trovare un nuovo abbonato: un’occasione di crescita reciproco, di Mao Valpiana, n. 1-2/05, p. 3 Verità e giustizia per le vittime della guerra, di Carlo Gubitosa e Alessandro Marescotti, n. 3/05, p. 3 Cecenia, una guerra ignorata anche dal movimento pacifista, di Paolo Bergamaschi, n. 4/05, p. 3 Appunti, spunti e riflessioni sul Papa della Chiesa cattolica, di Mao Valpiana, n. 5/05, p. 3 Dieci anni con Alex, dieci anni senza Alex, di Mao Valpiana, n. 6/05, p. 3 A piccoli passi verso l’orizzonte disarmo, di Massimiliano Pilati, n. 8-9/05, p. 3 Diga SIM à Vida, dì SI alla Vita!, di Giulilano Pontata, n. 10/05, p. 3 Il Referendum brasiliano ha bocciato l’abolizione del commercio di armi, di Graziano Costa, n. 11/05, p. 3 L’alta velocità si ferma davanti alla forza della Valle, di Mao Valpiana, n. 12/05, p. 3 Nelle banlieues francesi non c’è libertè, fraternité, égalité, di Christoph Baker, n. 12/05, p. 10 Dai sobborghi parigini una rivolta senza rivendicazioni, di Jean Marie Peticlerc, n. 12/05, p. 12
EDUCAZIONE ALLA PACE “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”. Il diritto dei bambini ad usare le mani (e buttare il computer), di Gianfranco cavalloni, n. 7/03, p. 16 Quale il ruolo della nonviolenza per le persone disabili? 1993-2003: dalla prima mobilitazione all’Anno Europeo, di Alberto Trevisan, n. 1-2/04, p. 26 Educare alla nonviolenza oggi: uno sguardo d’insieme per un radicale cambiamento di vita, produzione e consumo, di Angela Dogliotti Marasso, n. 10/04, p. 16 Se vuoi la pace educa alla pace, n. 10/04, p. 18 Educare alla pace in tempi di guerra: conflitti planetari e diritti dei bambini, di Daniele Lugli, n. 7/05, p. 8 La cultura della violenza educa alla guerra. La cultura della nonviolenza educa alla pace, di Werner Wintersteiner, n. 11/05, p. 16
Le dieci parole della nonviolenza Le dieci parole della nonviolenza in cammino verso il lupo di Gubbio di Daniele Lugli e Mao Valpiana, n. 8-9/02 p. 3 “Satyagraha, la Forza della Verità” , di Daniele Lugli, n. 10/02, p. 16 “Coscienza”, di Sandro Canestrini, n. 11/02, p. 14 “Amore”, di Lev Tolstoj, n. 12/02, p. 18 “Festa”, di Giuliana Martirani, n. 1-2/03, p. 4 “Sobrietà”,di Lidia Menapace, n. 1-2/03, p. 8 “Giustizia”, di Graziano Zoni, n. 3/03, p. 12 “Liberazione”, intervista a Padre Alex Zanotelli, n. 4/03, p. 14 “Il potere di tutti”, di Aldo Capitini, n. 5/03, p. 6 “Bellezza”, di Christoph Baker, n. 6/03, p. 6 “Persuasione”, di Pietro Pinna, n. 7/03, p. 4 Riparte da Gubbio il cammino per la nonviolenza, di Mao Valpiana, n. 8-9/03, p. 3 Pensieri, commenti, riflessioni di chi ha camminato. Immagini e sapori dal sentiero Assisi, Valfabbrica, Gubbio, di autori vari, n. 10/03, p. 14
Le dieci caratteristiche della personalità nonviolenta 1. Il ripudio della violenza, di Daniele Lugli, n. 1-2/05, p. 22 2. La capacità di identificare la violenza, di Andrea Cozzo, n. 3/05, p. 9 3. L’empatia, Di Luciano Capitini, n. 4/05, p. 21 4. Il rifiuto dell’autorità, di Lev Tolstoj, n. 5/05, p. 12 5. La fiducia negli altri, di Graziano Zoni, n. 6/05, p. 19 6. La disposizione al dialogo, di Elena Buccoliero, n. 7/05, p. 16 7. La mitezza, di Peppe Sini, n. 8-9/05, p. 22 8. Il coraggio, di Lidia Menapace, n. 10/05, p. 14 9. L’abnegazione, di M. K. Gandhi, n. 5/011, p. 14 10. La pazienza, di Mao Valpiana, n. 12/05, p. 18
CONVIVENZA INTERETNICA Nella città “laboratorio della convivenza” è ri-scattata la trappola dell’etnicità. Intervista al professor Cole, di Riccardo Dello Sbarba, n. 11/02, p. 18 Risvegliare le nostre coscienze, uscire dalla casa del Faraone. Intervista a padre Giorgio Poletti, missionario comboniano, di Elena Buccoliero, n. 11/03, p. 4 Lo stesso sangue, lo stesso dolore, il medesimo futuro. Parents’ circe, l’associazione di famiglie israeliane e palestinesi, n. 11/03, p. 14 Scontro di civiltà? Dall’Islam a Prometeo, di Maia Buizza, n. 10/04, p. 9 Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica, di Alexander Langer, n. 6/05, p. 10 La nonviolenza nel passaggio alla società transculturale, di Pasquale Pugliese, n. 10/05, p. 8 Nelle banlieues francesi non c’è libertè, fraternité, égalité, di Christoph Baker, n. 12/05, p. 10 Dai sobborghi parigini una rivolta senza rivendicazioni, di Jean Marie Peticlerc, n. 12/05, p. 12
ONU Dopo la guerra in Iraq, l’ONU è ad una svolta: morire o rinascere. In una nuova sede, a Gerusalemme, di Antonio Papisca, n. 5/03, p. 4 Nella globalizzazione selvaggia vince la legge del più forte. La via istituzionale alla pace per costruire un governo mondiale, di Padre Angelo Lavagna, n. 4/04, p. 16
Europa Il contributo dell’ Europa alla soluzione dei conflitti. Diverse strategie di intervento per i movimenti per la pace, di Elena Buccoliero, n. 11/03, p. 10 Per un’Europa neutrale, disarmata, nonviolenta, n. 12/03, p. 11 Quale Europa sta nascendo? Su quali valori si deve fondare la sua Costituzione? Quale sarà il nostro futuro di cittadini europei?, n. 6/04, p. 4 Sulla questione delle origini cristiane. La Costituzione europea: più frutti e meno radici, di Maria Buizza, n. 3/05, p. 6 La Costituzione europea come scelta di pace, di Paolo Bergamaschi, n. 3/05, p. 8 L’Europa muore o rinasce a Sarajevo, di Alexander Langer, n. 6/05, p. 14
ESTERI
Asia Un diritto umano non riconosciuto: obiezione di coscienza nel Caucaso e in Asia Centrale, di Silke Makowski, n. 12/02, p. 6 Balcani L’obiezione di coscienza in Bosnia Herzegovina, di Denis Kajicù, n. 3/02, p. 14 I ponti uniscono, collegano, creano unità. Poi in guerra si abbattono. Il ponte di Mostar sta per essere ricostruito. Ma come?, intervista a Gilles Péqueux di Andrea Rossigni, n. 6/03, p. 12 Srebreniza dieci anni dopo, ripensare per non dimenticare, di Paolo Bergamaschi, n. 7/05, p. 3 Birmania La campagna nonviolenta di San Suu Kyi, ispirata a Gandhi, per liberare Burma. I tiranni cadono sempre. Sempre, di Yeshua Moser Puangsuwan, n. 6/04, p. 12 Brasile Le mille idee di Porto Alegre per opporsi alla guerra e costruire insieme l’unico mondo possibile, di Tiziana Valpiana, n. 3/02, p. 6 Un operaio Presidente che eredita il maggior debito sociale del mondo e promette “fame zero” in un “Brasile decente”: Luis Inacio Da Silva, di Gabriele Colleoni, n. 12/02, p. 14 Il Presidente Lula guida il Brasile da un anno, n. 11/03, p. 18 Diga SIM à Vida, dì SI alla Vita!, di Giulilano Pontata, n. 10/05, p. 3 Il Referendum brasiliano ha bocciato l’abolizione del commercio di armi, di Graziano Costa, n. 11/05, p. 3 Cecenia Europa latitante in Cecenia. La guerra nascosta di Putin una tragedia nascosta da un silenzio interessato. Intervista a Olivier Dupuis, di Paolo Mozzo, n. 5/04, p. 10 Cecenia, una guerra ignorata anche dal movimento pacifista, di Paolo Bergamaschi, n. 4/05, p. 3 Il muro del silenzio è il peggior nemico della Cecenia. Parlate di noi, cercate di capire, aiutateci a vivere. Intervista a Seilam Behaev, di Elena Buccoliero, n. 4/05, p. 4 La storia dell’orso russo e della pulce cecena, n. 4/05, p. 8 La “soluzione finale”: i campi di filtraggio con tecniche naziste, n. 4/05, p. 9 Cina Obiezione di coscienza e nonviolenza arrivano in Cina sulla cattedra dell’università, 15 anni dopo Tienanmen, Di WRI, n. 7/04, p. 14 Il conflitto fra Cina e Tibet: una prospettiva di soluzione, di Johan Galtung, n. 11/04, p. 16 Cipro In Europa c’è ancora un muro che divide greci da turchi di Cipro. Il movimento pacifista deve farlo cadere con una spallata, di Paolo Bergamaschi, n. 6/04, p. 10 Colombia Colombia. Nonviolenza attiva dei contadini e resistenza alla guerra. In un paese segnato dalla violenza, crescono le comunità di pace, di Vivien Sharples, n. 6/04, p. 14 Ecuador Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Ninfa Patiño, n. 1-2/05, p. 12 India Viaggio nel buddismo del Ladakh, gente semplice, pacifica e spirituale, di Elsa Chaudhuri e Eliana Raggio, n. 11/04, p. 17 Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Ratnaker Ghenga, n. 1-2/05, p. 18 Iraq La guerra annunciata e il programma costruttivo, di Giovanni Scotto, n. 12/02, p. 21 Impressioni da Baghdad: un viaggio della Pace, di Riccardo Troisi e Francesco Vignarca, n. 1-2/03, p. 18 Noi, cittadini israeliani e palestinesi, ci opponiamo alla guerra contro l’Iraq, di Elena Buccoliero, n. 3/03, p. 8 Le conseguenze politiche dell’eccidio di Nassiriya. Le responsabilità morali e penali dei generali italiani, di Giuseppe Ramadori, n. 1-2/04, p. 24 Militari americani obiettano, soldati italiani disobbediscono. Gli eserciti che combattoni in Iraq cominciano ad avere dubbi…, di Giovanni Mandorino, n. 4/04, p. 10 Il diritto alla vita è reato!, di Annibale Paloscia, n. 4/04, p. 11 Iraq: il suicidio degli eroi e la caduta degli dei. Il nemico dentro. Quando Rambo si spara, di Paolo Fusar Poli, n. 10/04, p. 10 Kenia Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Mary Simat, n. 1-2/05, p. 10 Kosovo Nel Kosovo dimenticato c’è chi vuole il dialogo, n. 8-9/04, p. 28 Nuova Zelanda Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Moana Sinclair, n. 1-2/05, p. 15 Israele-Palestina La speranza è nella paura; paura di vedere un figlio trasformato in soldato dell’esercito israeliano, di Deby Birnbaum, n. 1-2/02 p. 4 Il Premio Nobel alternativo per la pace a Gush Shalom e ai coniugi Iuri e Rachel Avnery, n. 1-2/02 p. 6 Action for peace, in Palestina per la pace per far parlare i protagonisti locali, di Farshid Nourai, n. 1-2/02 p. 8 Fermate il fuoco, separate i contendenti!, di Elena Buccoliero,n. 4/02, p. 16 Israele e Palestina, c’è una proposta della nonviolenza?, a cura di Elena Buccoliero, n 5/02, p. 19 Intervista di un israeliano ad un palestinese: c’è posto per la nonviolenza in Medio Oriente?, intervista a Mubarak Avvad, n. 5/02, p. 24 Il movimento per la pace in Israele: obiettori di coscienza per la convivenza, di Francesca Ciarallo, n. 6/02, p. 10 Tra kamikaze e muri, tra palestinesi e israeliani, tenta di germogliare il seme della nonviolenza, di Noah Salameh, n. 7/02, p. 8 Il muro tra Israele e Palestina non risolverà il conflitto, di Adam Keller, n. 7/02, p. 11 Dopo un anno di combattimenti nei Territori Occupati, per noi sparare è diventato un orrendo gioco, a cura di Uri Blau, n. 8-9/02, p. 4 “Soldato, torna a casa”. Arabi ed ebrei insieme contro l’esercito occupante, di Adam Keller, n. 8-9/02, p. 14 Quando l’ulivo è davvero il simbolo della pace, di Franco Perna, n. 1-2/03, p. 11 Noi, cittadini israeliani e palestinesi, ci opponiamo alla guerra contro l’Iraq, di Elena Buccoliero, n. 3/03, p. 8 Amava vedere l’Oceano. E’ morta per fermare l’odio, n. 4/03, p. 13 La Giornata degli obiettori di coscienza. Sosteniamo i Refusenik israeliani!, di Andreas Speck, n. 4/03, p. 17 Sono un soldato ebreo. Mi sento sionista. Amo Israele. E per questo mi dichiaro obiettore, con “il coraggio di rifiutare”, di Elena Buccoliero, n. 5/03, p. 10 La scelta sionista fatta da ragazza e l’impegno pacifista. Un figlio morto. Il destino comune di israeliani e palestinesi. Intervista a Manuela Diviri, n. 7/03, p. 8 Padri e madri di Israele, voi che ancora potete: proteggete i vostri bambini dal mostro dell’odio, di Nurit Peled, n. 7/03, p. 12 Lo stesso sangue, lo stesso dolore, il medesimo futuro. Parents’ circe, l’associazione di famiglie israeliane e palestinesi, n. 11/03, p. 14 Lettera aperta a Abraham A.Yieshohua, riconoscere di aver bisogno dell’aiuto di tutti, a cura di Alberto Trevisan, n. 12/03, p. 6 La mia storia, la tua storia, il nostro futuro. Un gioco di ruolo per comprendere le ragioni del conflitto fra Israele e Palestina, di Elena Buccoliero, n. 12/03, p. 18 Cinque obiettori israeliani condannati ad un anno. Manifestazione di fronte al carcere militare, di Elena Buccoliero, n. 1-2/04, p. 20 Cresce la nonviolenza da una parte e dall’altra del muro, di Asma Haywood Franco Perna, n. 1-2/04, p. 22 Dobbiamo demistificare il conflitto tra Israele e Palestina. La sola, unica, speranza è ridare fiato alla politica. Intervista a Jeff Halper, di Elena Buccoliero, n. 5/04, p. 6 Come i pacifisti israeliani, palestinesi e internazionali evitano la demolizione delle case con la nonviolenza, di Elena Buccoliero, n. 5/04, p. 8 “Verità contro Verità” nel kibbutz e nel West Bank, di Franco Perna, n. 5/05, p. 4 Luci ed ombre del “Gandhi Project” per esportare la nonviolenza in Palestina, di Elena Buccoliero, n. 7/05, p. 4 Lo sciopero della fame delle detenute palestinesi, n. 7/05, p. 19 In Israele e Palestina la nonviolenza non è una soluzione, di Maria Chiara Troppa, n. 5/011, p. 12 Russia Scorie radioattive e sottomarini nucleari: l’eredità inquinante della guerra fredda, di Paolo Bergamaschi, n. 12/02, p. 16 Gli orrori e i massacri si ripetono finché diventano normalità. Vivere quando è già troppo tardi, ma il sole tramonta lo stesso, di Chrostoph Baker, n. 10/04, p. 12 Sudamerica Popoli indigeni e lotte di resistenza nonviolenta per affermare la propria identità e rispetto dei valori delle culture indios, di Giulia Allegrini, n. 1-2/05, p. 4 La nonviolenza è lo strumento a disposizione del popolo. La violenza è l’arma naturale dello Stato. L’azione nonviolenta è politica. Intervista a Chaiwat Satha-Anand, n. 1-2/05, p. 6 Tibet La montagna di pace, in un oceano di guerra, di Nanni Salio, n. 11/04, p. 3 Trasformazione del conflitto in Nepal nella prospettiva dei diritti dell’uomo, di Johan Galtung, n. 11/04, p. 8 Il conflitto fra Cina e Tibet: una prospettiva di soluzione, di Johan Galtung, n. 11/04, p. 16 Uganda Una guerra che dura da 18 anni e che ha causato 100.000 morti. Campagna pace in Uganda, di Pierangelo Monti, n. 3/05, p. 10 Usa Quale futuro dopo il crollo dell’impero? Il fallimento della politica Usa. Un vuoto da riempire, di Johan Galtung, n. 10/04, p. 4 Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a June Lorenzo, n. 1-2/05, p. 19 Una madre in lutto determinata a cambiare la politica americana. Intervista a Cindy Sheehan, di Tom Engel Hardt, n. 11/05, p. 6 Dalla disperazione alla speranza. Sogno l’America che si risveglia, di Cindy Sheehan, n. 5/011, p. 10NONVIOLENZA
Teoria della Nonviolenza La rivoluzione nonviolenta di Danilo Dolci fatta di azioni e di parole. Un educatore poeta, di Germano Bonora, n.1- 2/02, p. 16 La nonviolenza è il varco attuale della storia? Intervista ad Adriano Sofri, di Elena Buccoliero e Mao Valpiana, n. 6/02, p. 3 Laicità della nonviolenza: Capitini è cristiano o no?, di Enrico Peyretti, n. 7/02, p. 16 Gandhi o la nonviolenza interiore del forte, di Remo de Ciocchis, n. 6/03, p. 3 La nonviolenza inista nella tecnologia: la riflessione capitiniana sul rapporto mezzi-fini, di Maria Buizza, n. 3/04, p. 10 Discuto la “religione aperta” di Aldo Capitini e il dogmatismo di un’apertura illimitata, di Enrico Antonielli, n. 3/04, p. 14 Psichiatria nonviolenta Una terapia nonviolenta per convertire la sofferenza in opportunità di crescita e di esperienza liberatoria, di Elena Buccoliero, n1-2/02 p. 10 Ammettere il sogno dell’altro, farsi carico della sofferenza del diverso, per una psichiatria nonviolenta che vada al cuore del dolore mentale, di Paolo Rigliano, n. 8-9/03, p. 4 La violenza culturale, porta alla violenza strutturale, di Daniele Lugli, n. 8-9/03, p. 7 La nonviolenza personalizzata, che trasforma il paziente, di Michael Brühl, n. 8-9/03, p. 8 Giustizia Giustizia, diritto e nonviolenza, amare la Legge, per migliorarla,di Daniele Lugli, n. 3/03, p. 15
TESTIMONI DI PACE
Aldo Capitini Laicità della nonviolenza: Capitini è cristiano o no?, di Enrico Peyretti, n. 7/02, p. 16 Opere in versi di Aldo Capitini, filosofo, educatore, polemista gentile, maestro, di Alberto Tomiolo, n. 1-2/04, p. 4 Memoria di un profeta disarmato, lontano dal potere, ma impegnato nella politica, nella religione, nell’educazione, di Maria Buizza, n. 1-2/04, p. 10 La persuasione, la compresenza, l’omnicrazia: luoghi del comunicare nonviolento capitiniano, di Paolo Signori, n. 1-2/04, p. 12 “L’infinita apertura dell’anima”in Aldo Capitini, di Pietro Pinna, n. 3/05, p. 12 Danilo Dolci La rivoluzione nonviolenta di Danilo Dolci fatta di azioni e di parole. Un educatore poeta, di Germano Bonora, n.1- 2/02, p. 16 In memoria di Danilo Dolci, poeta, educatore-maieuta, di Germano Bonora, n. 1-2/03, p. 14 L’arte poetica di Danilo Dolci, grande comunicatore del metodo maieutico, a cura di Germano Bonora, n. 12/03, p. 8 M.K. Gandhi Gandhi o la nonviolenza interiore del forte, di Remo de Ciocchis, n. 6/03, p. 3 Mahatma on line. Gandhi e la pubblicità, di Mao Valpiana, n. 10/04, p. 3 San Francesco d’Assisi Il Santo di Assisi e il Lupo di Gubbio, n. 5/02, p. 18 Una perizia psichiatrica per Francesco, figlio di Pietro Bernardone, di Cesare Persiani, n. 6/02, p. 6 Revisionismo storico per il povero Francesco, di Mao Valpiana, n. 10/04, p. 27 Don Lorenzo Milani A ottant’anni dalla nascita del priore di Barbiana, di Giuseppe Barone, n. 5/03, p. 13 Alexander Langer Dieci anni con Alex, dieci anni senza Alex, di Mao Valpiana, n. 6/05, p. 3 La conversione ecologica potrà fermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile, di Alexander Langer, n. 6/05, p. 6 Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica, di Alexander Langer, n. 6/05, p. 10 L’Europa muore o rinasce a Sarajevo, di Alexander Langer, n. 6/05, p. 14
Altri testimoni di pace Il Premio Nobel alternativo per la pace a Gush Shalom e ai coniugi Iuri e Rachel Avnery, n. 1-2/02 p. 6 I guai dell’america di oggi, nelle parole di un pacifista di un secolo fa: Jane Addams, premio Nobel per la pace 1931, di Giovanna Provvidenti, n. 3/02, p. 10 Esperanza Martinez, Premio Langer 2002. salvare popoli e ambiente dai danni dell’oleodotto, n. 7/02, p. 13 La pace è nelle nostre mani. Noi proponiamo, Dichiarazione del Superiore Provinciale dei Comboniani alla conclusione della Carovana della Pace, n. 10/02, p. 14 Prigionieri per la pace:albo d’onore 2002, di Flavia Rizzi, n. 12/02, p. 4 Omaggio a don Ivan Illich, modernissimo antimodernista, di Giannozzo Pucci, n. 1-2/03, p. 12 Amava vedere l’Oceano. E’ morta per fermare l’odio, n. 4/03, p. 13 In ricordo di un caro amico: Enzo Melegari, obiettore, di Alberto Trevisan, n. 6/03, p. 15 Viaggio sui luoghi degli obiettori al nazismo (Josef Mayr-Nusser e Franz Jägerstätter), n. 6/06, p. 16 Un italiano dall’anima curda: Dino Frisullo, di Tiziana Valpiana, n. 7/03, p. 14 Il premio Langer 2003 a Gabriele Bortolozzo, di Helmuth Moroder, n. 7/03, p. 15 Il Cile precipita nel baratro. La coraggiosa testimonianza di Salvador Allende: “Il nostro sacrificio non sarà vano”, n. 8-9/03, p. 14 Claudio Miccoli, l’eccezione nonviolenta, di Francesco Ruotolo, n. 8-9/03, p. 24 Risvegliare le nostre coscienze, uscire dalla casa del Faraone. Intervista a padre Giorgio Poletti, missionario comboniano, di Elena Buccoliero, n. 11/03, p. 4 In memoria di Achille Croce, amico della nonviolenza, di Piercarlo Racca, n. 11/03, p. 16 Prigionieri per la Pace: albo d’onore 2003, n. 12/03, p. 4 I cinquant’anni di Emmaus, sempre dalla parte degli ultimi. Nostra intervista a Renzo Fior, Presidente Internazionale, di Elena Buccoliero e Mao Valpiana, n. 1-2/04, p. 14 Fecero un’azione diretta nonviolenta contro la guerra tre suore domenicane condannate e incarcerate, di Paolo Mozzo, n. 3/04, p. 6 Omaggio a Romesh Diwan, tributo alla mitezza economica, di Marco Gallicani, n. 3/04, p. 8 Norberto Bobbio, amico e compagno di Aldo Capitini. “Perplesso” della nonviolenza, maestro della democrazia civile, di Alberto L’Abate, n. 5/04, p. 14 Fundacja Progranicze. Premio Langer 2004, di Helmuth Moroder, n. 7/04, p. 13 La flebile voce di Elisa per raccontare la Shoah ai giovani. Il silenzio dei vivi. Il dolore del mondo. Il coraggio della memoria, di Elena Buccoliero, n. 10/04, p. 14 Piantare alberi contro la desertificazione e la disoccupazione femminile, di Giulia Allegrini, n. 11/04, p. 18 Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Mary Simat, n. 1-2/05, p. 10 Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Ninfa Patiño, n. 1-2/05, p. 12 Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Moana Sinclair, n. 1-2/05, p. 15 Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a Ratnaker Ghenga, n. 1-2/05, p. 18 Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre volte. Con la nonviolenza, che è femminile. Intervista a June Lorenzo, n. 1-2/05, p. 19 Il cammino della pace Premio Nazionale di Danilo Dolci, di Giulia Allegrini, n. 1-2/05, p. 24 Sul filo della memoria. Colloqui con Norberto Bobbio, di Laura Operti, n. 4/05, p. 10
OBIEZIONE DI COSCIENZA L’obiezione di coscienza in Bosnia Herzegovina, di Denis Kajicù, n. 3/02, p. 14 Il movimento per la pace in Israele: obiettori di coscienza per la convivenza, di Francesca Ciarallo, n. 6/02, p. 10 Storia parallela dell’obiezione: la riforma parlamentare, di Sergio Albesano, n. 7/02, p.22 Dopo un anno di combattimenti nei Territori Occupati, per noi sparare è diventato un orrendo gioco, a cura di Uri Blau, n. 8-9/02, p. 4 Quando gli obiettori volevano abolire l’esercito, di Sergio Albesano, n. 8-9/02, p. 23 Campagna di obiezione/opzione di coscienza del/la cittadino/a, n. 10/04, p. 18 La legge sull’obiezione ferma in Italia, passa in Europa,di Sergio Albesano, n. 10/04, p. 24 1972-2002: dall’obiezione di coscienza al servizio civile, 30 anni dopo. Quale futuro per il servizio civile? Quale futuro per l’obiezione di coscienza?, di Matteo Soccio, n. 11/02, p. 4 Diario di un’obiezione dal carcere militare, di Alberto Trevisan, n. 11/02, p. 13 Un diritto umano non riconosciuto: obiezione di coscienza nel Caucaso e in Asia Centrale, di Silke Makowski, n. 12/02, p. 6 197-2002: l’obiezione di coscienza e il servizio civile volontario nelle parole di alcuni obiettori nonviolenti, a cura di Elena Buccoliero; n. 11/02, p. 8 Così, trent’anni fa, scrivevamo su queste stesse pagine, n. 12/02, p. 11 La guerra di Piero. L’intervista a Pietro Pinna, n. 12/02, p. 12 Quando gli obiettori andavano all’estero, di Sergio Albesano, n. 12/02, p. 23 Abbiamo combattuto in Vietnam e nel Golfo, ora siamo obiettori di coscienza per la pace, n. 1-2/03, p. 3 Obiettori totali e obiettori riabilitati, n. 1-2/03, p. 24 Noi, cittadini israeliani e palestinesi, ci opponiamo alla guerra contro l’Iraq, di Elena Buccoliero, n. 3/03, p. 8 Tanti obiettori in esubero per una Legge da riformare, n. 3/03, p. 25 La Giornata degli obiettori di coscienza. Sosteniamo i Refusenik israeliani!, di Andreas Speck, n. 4/03, p. 17 Dalla piccola Pieve di Barbiana alla maestosità della Basilica di San Pietro, di Alberto Trevisan, n. 4/03, p. 18 Quando gli obiettori scoprirono un nuovo alleato: Giulio Andreotti, n. 4/03, p. 25 Sono un soldato ebreo. Mi sento sionista. Amo Israele. E per questo mi dichiaro obiettore, con “il coraggio di rifiutare”, di Elena Buccoliero, n. 5/03, p. 10 Quando il Parlamento voleva fare a pezzi l’obiezione, n. 5/03, p. 23 1996: più obiettori che posti di servizio, n. 11/03, p. 22 Obiettori totali e disertori per la libertà individuale, n. 12/03, p. 22 Cinque obiettori israeliani condannati ad un anno. Manifestazione di fronte al carcere militare, di Elena Buccoliero, n. 1-2/04, p. 20 Ancora processi e condanne per gli obiettori del 1996, n. 1-2/04, p. 36 1997, un anno positivo per l’obiezione di coscienza, n. 5/04, p. 24 Obiezione di coscienza e nonviolenza arrivano in Cina sulla cattedra dell’università, 15 anni dopo Tienanmen, Di WRI, n. 7/04, p. 14 Libertà di pensiero dopo 25 anni, n. 7/04, p. 22 Dopo 150 anni finisce la naja obbligatoria: è un bene o un male? Un nuovo antimilitarismo nell’epoca degli eserciti professionisti, di Giuseppe Ramadori, n. 8-9/04, p. 14
SERVIZIO CIVILE 1972-2002: dall’obiezione di coscienza al servizio civile, 30 anni dopo. Quale futuro per il servizio civile? Quale futuro per l’obiezione di coscienza?, di Matteo Soccio, n. 11/02, p. 4 Pari opportunità: volontarie civili e volontarie militari. Le donne disertano le caserme e optano per la società civile, di Paolo Macina, n. 3/04, p. 4 Il servizio civile fatto a pezzi, n. 3/04, p. 26
PACE E DISARMO Dibattito Action for peace, in Palestina per la pace per far parlare i protagonisti locali, di Farshid Nourai, n. 1-2/02 p. 8 Le alternative alla guerra stanno dalla parte della pace, di Gianni Scotto, n. 1-2/02, p. 23 L’antimilitarismo socialista dei proletari in divisa, n. 1-2/02, p. 24 Le mille idee di Porto Alegre per opporsi alla guerra e costruire insieme l’unico mondo possibile, di Tiziana Valpiana, n. 3/02, p. 6 Una politica attiva di pace e possibile anche in Italia?, di Gianni Scotto, n. 3/02, p. 20 Licenza globale di uccidere di Massimiliano Pilati, n. 4/02, p. 18 Quelle guerre lontane, sconosciute, dimenticate, che ci passano accanto, tra i vicini di casa, n. 7/02, p. 18 A Praga in novembre un vertice sto-NATO per rilanciare gli investimenti nel settore militare, di Paolo Bergamaschi, n. 8-9/02, p. 16 Dopo averla tanto preparata ecco che arriva un’altra guerra di Mao Valpiana, n. 10/02, p. 3 Nel rispetto della Costituzione che ripudia la guerra, mettiamo la pace al centro della politica, n. 10/02, p. 4 La guerra è il più grande crimine contro l’umanità. Solo la nonviolenza può contrastare la guerra, di Peppe Sini, n. 10/02, p. 6 La pace è nelle nostre mani. Noi proponiamo, Dichiarazione del Superiore Provinciale dei Comboniani alla conclusione della Carovana della Pace, n. 10/02, p. 14 In tre milioni, senza se e senza ma, per la pace, contro la guerra. Semplicemente, n. 3/03, p. 4 Difendere l’articolo 11. Ripudiare la guerra, di Daniele Lugli, n. 3/03, p. 17 La nuova speranza del mondo: fermare la prossima guerra!, di Mao Valpiana, n. 4/03, p. 3 Le vere ragioni di una guerra annunciata: una società “tossicodipendente” dal petrolio, n. 4/03, p. 4 Quali strumenti non simbolici contro la guerra? Alcuni modi concreti per prevenire la prossima crisi, di Marinella Correggia, n. 4/03, p. 6 Il movimento “ No War”: poeti, attori, chicanos, religiosi e l’opinione pubblica dell’altra America, spine nel fianco di Bush, di Gabriele Smussi, n. 4/03, p. 10 Mio fratello è morto nelle Torri. Era un americano innocente. Per questo oggi mi batto contro la guerra che fa strage di innocenti, intervista a Dawn Peterson a cura di Elena Buccoliero, n. 8-9/03, p. 10 L’11 settembre ci ha trasformati: prima abbiamo conosciuto la violenza e poi la capacità di superare l’odio. Da allora lavoriamo per un futuro di pace, dell’ Associazione Peaceful Tomorrows, n. 8-9/03, p. 12 Per la sicurezza europea, addio alle armi, di Daniele Lugli, n. 8-9/03, p. 16 Lettera aperta dei “Beati costruttori di pace”, n. 8-9/03, p. 17 Camminare assieme è meglio che camminare da soli. Salire sulle colline per vedere più ampiamente l’orizzonte, di Daniele Lugli, n. 10/03, p. 4 Incontrare il lupo, dentro e fuori di noi. Imparare a sognare. Riconvertire l’economia. Disarmare. Vivere una vita felice., di Nanni Salio, n. 10/03, p. 6 Il contributo dell’ Europa alla soluzione dei conflitti. Diverse strategie di intervento per i movimenti per la pace, di Elena Buccoliero, n. 11/03, p. 10 Lo stesso sangue, lo stesso dolore, il medesimo futuro. Parents’ circe, l’associazione di famiglie israeliane e palestinesi, n. 11/03, p. 14 Per un’Europa neutrale, disarmata, nonviolenta, n. 12/03, p. 11 Dibattito precongressuale. I nostri obiettivi per costruire una società sostenibile: meno armamenti, meno petrolio, meno automobili, di Pasquale Pugliese, n. 8-9/04, p. 22 Pacifismo e nonviolenza? Un dibattito sul nostro sito, n. 8-9/04, p. 26 Ma quanto ci costano le armi? Come impoverirsi ed essere meno sicuri, di Raffele Barbiero, n. 7/05, p. 6 Exa condannata alla riconversione, di Andrea Trentini, n. 7/05, p. 21 A piccoli passi verso l’orizzonte disarmo, di Massimiliano Pilati, n. 8-9/05, p. 3 Più forte che la bomba, di Daniele Lugli, n. 8-9/05, p. 4 Vendere armi e bloccare lo sviluppo: è stata questa la strategia globale?, di Alberto Castagnola e Riccardo Troisi, n. 8-9/05, p. 6 Armi leggere italiane, sparse nel mondo, di Elisa Lagrasta, n. 8-9/05, p. 10 Campagna “Control Arms”, di Riccardo Troisi, n. 8-9/05, p. 12 Economia in crisi, ma non per le armi, di Giorgio Beretta, n. 8-9/05, p. 14 Come le mine, peggio delle mine: bisogna fermare il massacro, di Simona Feltrami, n. 8-9/05, p. 16 Abolition Now! Liberi dalle armi nucleari, di Lisa Clark, n. 8-9/05, p. 17 Disarmare Dio e l’uomo: i cristiani e gli armamenti, di Fabio Corazzina, n. 8-9/05, p. 18 I conflitti dimenticati, di Maurizio Simoncelli, n. 8-9/05, p. 20 Corpi Civili di Pace L’Europa della difesa comune e dei mercanti d’armi, non vuole far nascere il Corpo Civile Europeo di Pace, di Paolo Bergamaschi, n. 3/02, p. 8 In Italia il meeting annuale dell’European Network for Civil Peace Services, di Karl Giacinti e Alessandro Rossi, n. 6/02, p. 12 Realizzare in Europa una forza di difesa nonviolenta. Chiedere la costituzione dei Corpi Civili di Pace, di Gianni Tamino, n. 10/03, p. 10 Una politica di prevenzione e di trasformazione nonviolenta dei conflitti: il lungo cammino dei Corpi Civili di Pace Europei, di Giulia Allegrini, n. 4/04, p. 4 Chiese e movimenti ecclesiastici L’azione ecclesiale nonviolenta per gli immigrati di Castel Volturno, n. 11/03, p. 8 Convertirsi alla nonviolenza? Credenti e non credenti si interrogano su laicità, religione e nonviolenza, a cura di Matteo Soccio, n. 12/03, p. 12 Fecero un’azione diretta nonviolenta contro la guerra tre suore domenicane condannate e incarcerate, di Paolo Mozzo, n. 3/04, p. 6 Viaggio nel buddismo del Ladakh, gente semplice, pacifica e spirituale, di Elsa Chaudhuri e Eliana Raggio, n. 11/04, p. 17 Appunti, spunti e riflessioni sul Papa della Chiesa cattolica, di Mao Valpiana, n. 5/05, p. 3 Morto un Papa(Karol Wojtyla)… Nunc dimittis, di Piero Stefani, n. 5/05, p. 6 …se ne fa un altro (Joseph Ratzinger). E se Ratzinger avesse qualche ragione?, di Alexander Langer, n. 5/05, p. 8 Il guerriero sconfitto dalla storia, di Marcello Veneziani, n. 5/05, p. 10 Una santificazione mediatica, di Lucio Garofano, n. 5/05, p. 11
RUBRICHE Storia (a cura di Sergio Albesano) L’antimilitarismo socialista dei proletari in divisa, n. 1-2/02, p. 24 Quando i socialisti erano antimilitaristi e pacifisti, n. 3/02, p. 21 L’antimilitarismo ai tempi del fascismo, n. 04/05, p. 24 L’antimilitarismo italiano durante il ventennio fascista, n. 6/02, p. 22 Storia parallela dell’obiezione: la riforma parlamentare, n. 7/02, p. 22 Quando gli obiettori volevano abolire l’esercito, n. 8-9/02, p. 23 La legge sull’obiezione ferma in Italia, passa in Europa, n. 10/04, p. 24 Quando gli obiettori andavano all’estero, n. 12/02, p. 23 Obiettori totali e obiettori riabilitati, n. 1-2/03, p. 24 Tanti obiettori in esubero per una Legge da riformare, n. 3/03, p. 25 Quando gli obiettori scoprirono un nuovo alleato: Giulio Andreotti, n. 4/03, p. 25 Quando il Parlamento voleva fare a pezzi l’obiezione, n. 5/03, p. 23 1996: un anno importante per l’obiezione di coscienza, n. 6/03, p. 23 I testimoni di Geova e il servizio civile, n. 7/03, p. 26 Claudio Miccoli, l’eccezione nonviolenta, di Francesco Ruotolo, n. 8-9/03, p. 24 La lunga lotta contro le precettazioni, n. 10/03, p. 23 1996: più obiettori che posti di servizio, n. 11/03, p. 22 Obiettori totali e disertori per la libertà individuale, n. 12/03, p. 22 Ancora processi e condanne per gli obiettori del 1996, n. 1-2/04, p. 36 Il servizio civile fatto a pezzi, n. 3/04, p. 26 La riforma ulivista del servizio civile, n. 4/04, p. 25 1997, un anno positivo per l’obiezione di coscienza, n. 5/04, p. 24 La nuova Legge di riforma sull’obiezione di coscienza, n. 6/04, p. 24 Libertà di pensiero dopo 25 anni, n. 7/04, p. 22 In viaggio nel Far West verso gli indiani delle praterie, n. 8-9/04, p. 31 La danza del sole degli indiani Sioux, n. 10/04, p. 24 Ritratti per raccontare la dignità dei Com’anche, n. 11/04, p. 24 Il declino degli indiani e di un loro grande amico, n. 12/04, p. 24
Cinema (a cura di Flavia Rizzi) Momo alla conquista del tempo, di Enzo Dalò, Italia 2001, n. 1 -2/02, p. 20 Hijos-figli, di Marco Bechis, n. 3/02, p. 22 Come Harry divenne un albero, di Goran Paskaljevic, n. 4/02, p. 20 L’ora di religione, di Marco Bellocchio, Italia 2001, n. 6/02, p. 18 Bloody Sunday di Paul Greengrass, Gran Bretagna-Irlanda 2001, n. 7/02, p. 26 11’09’’01- September 11, di Y. Chahaine,etc. , Francia 2002, n. 10/02, p. 22 Il figlio, di Luc e Jea-Pierr Dardenne, n. 11/02, p. 25 Bowling a Colombine, di Michael Moore, USA 2002, n. 12/02, p. 26 Amen,di Costa Gravas, n. 1-2/03, p. 20 Il pianista, di Roman Polanski, n. 1-2/03, p. 20 Essere e avere ( etre et avoir ), di Nicolas Philibert, Francia 2002, n. 3/03, p. 24 Sweet Sixteen, di Ken Loach, Gran Bretagna 2002, n. 4/03, p. 24 Anche ad Hollywood sono tutti anti-americani?, n. 5/03, p. 21 Ararat, di Atom Egoyan, Canada 2003, n. 6/03, p. 21 I lunedì al sole, di Fernando Leon de Aranoa, n. 7/03, p. 21 Cinema per la pace, la biennale di Pisa, n. 8-9/03, p. 19 I film dell’acqua al Festival dei Popoli, n. 11/03, p. 19 Elephant, Di Gus Van Sant, Usa 2003, n. 12/03, p. 20 Piovono mucche, di Luca Vendruscolo, Italia 1996, n. 1-2/04, p. 32 Quattro registi italiani raccontano una Storia, di Mauro Caron, n. 3/04, p. 23 Rosenstrasse, di Margarethe Von Trotta, Germania/Olanda 2003, n. 4/04, p. 23 In my country, di J.Boorman, Gran Bretanga 2003, n. 7/04, p. 21 Il Rosenstrasse, di Margarethe Von Trotta, Germania/Olanda 2003, n. 8-9/04, p. 33 Fahrenheit 9/11, di Michael Moore, Usa 2004, n. 10/04, p. 22 Private, di Saverio Costanzo, Italia 2004, n. 11/04, p. 23 La profezia delle ranocchie, di Jacques Remy-Girerd, Francia 2004, n. 12/04, p. 22 Tutto il bene del mondo (un mundo menos peor), di A. Agresti, Argentina 2004, n. 1-2/05, p. 27 Camminando sull’acqua (Walk on Water), di E. Fox, Israele 2004, n. 1-2/05, p. 27 Alla luce del sole, di Roberto Faenza, n. 3/05, p. 22 Hotel Rwanda, Di Terry Gorge, Canada - Gran Bretagna - Italia - Sudafrica 2004, n. 4/05, p. 26 Non desiderare la donna d’altri, di Susanne Bier, Danimarca 2004, n. 5/05, p. 19 Saimir, di Francesco Munzi, Italia 2004, n. 6/05, p. 22 La sposa siriana, di Eran Rikliss, Francia – Germania - Israele 2004, n. 8-9/05, p. 24 La vita segreta delle parole, di Isabel Coixet, Spagna 2005, n. 10/05, p. 24 La rosa bianca, di Marc Rothemund, Germania 2005, n. 12/05, p. 20
Libri (a cura di Sergio Albesano) Pietro Polito, L’eresia di Aldo Capitini, ed. Stylos, Aosta 2001, n. 1-2/02, p. 26 Mimmo Cortese e Roberto Cucchini, La forza lieve di Mimmo Cortese, ed. La Meridiana 2001, n. 3/02, p. 23 Chiwat Satha-Anad, Islam e nonviolenza, ed. Gruppo Abele, Torino 1997, n. 4/02, p. 26 Jacques Sémelin, La nonviolenza spiegata ai giovani, ed. archinto, Milano 2001, n. 4/02, p. 26 Pat Patfoort, Io voglio, tu non vuoi. Manuale di educazione nonviolenta, EGA, Torino 2001, n. 6/02, p. 23 F. Scaparro, Il coraggio di mediare. Contesti, teorie e pratiche di risoluzioni alternative delle controversie, Guerini e associati, Milano 2001, n. 6/02, p. 23 Flavio F. Menardi Noguera, Rescountar Castelmagno, 2002, n. 7/02, p. 27 A. Dogliotti, Trieste, Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé Futuro, 2001, n. 7/02, p. 27 “Discussioni” 1949-1953, ed. Quodlibet, Macerata 1999, n. 8-9/02, p. 24 D. Melodia, Introduzione al Cristianesimo Pacifista, n. 8-9/02, p. 24 L. Coppo, Terra gamberi contadini ed eroi, ed. Emi 2002 Simone Weil, Sui conflitti e sulla guerra, ed. Centro di ricerca nonviolenta, Brescia 2001, n. 11/02, p. 27 R. Morozzo Della Rocca, Mozambico. Una pace per l’ Africa, ed. Leonardo International, Milano 2002, n. 1-2/03, p. 25 Wolfgang Sachs, Ambiente e giustizia sociale, ed. Riuniti, Roma 2002, n. 3/03, p. 26 J.Hill, Ognuno può fare la differenza, ed. Corbaccio, Milano 2002, n. 4/03, p. 26 A.Castelli, Una pace da costruire, Franco Angeli editore, Milano 2002, n. 4/03, p. 26 Ekrippen Dorff, L’arte di non essere governati, politica etica da Socrate a Mozart, Fazi editore, Roma 2003, n. 6/03, p. 25 M.Pallante, La ricchezza ecologica, Manifesto libri, Roma 2003, n. 7/03, p. 27 E.Euli, M.Pallante (a cura di), Guida all’azione diretta nonviolenta, Consorzio Altra Economia Edizioni/Editrice Berti, Milano/Piacenza 2002, n. 8-9/03, p. 25 AA.VV., Obiazione alla violenza. Servizio all’uomo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2003, n. 10/03, p. 25 AA.VV., Cecenia. Nella morsa di un impero, Gerini e associati, 2003, n. 11/03, p. 23 V.Lanternari, Ecoantropologia, Edizioni Dedalo, Bari 2003, n. 11/03, p. 23 M.Lanfranco e M.G.Di Rienzo (a cura di), Donne disarmanti, Intra Moenia, Napoli 2003, n. 12/03, p. 24 E.Liotta, Le solitudini nella società globale, La Piccola editrice, Celleno 2003, n. 12/03, p. 24 Caritas Diocesana di Trento, Questione di stile di vita, Vita Trentina editrice, Trento 2003, n. 12/03, p. 25 N.Capovilla, E.Tusset, Aquiloni preventivi, Michele Di Salvo Editore, Napoli 2003, n. 1-2/04, p. 38 J.Hill, Ognuno può fare la differenza, ed. Corbaccio, Milano 2002, n. 1-2/04, p. 38 AA.VV., Persone e comunità, Cunittà Aperta Edizioni, Troina EN 2003, n. 1-2/04, p. 39 N.Roosen, F.Van Der Hoff, L ’avventura del commercio equo e solidale, Feltrinelli, Milano 2003, n. 5/04, p. 25 W.Wink, Rigenerare i poteri, discernimento e resistenza in un mondo di dominio, EMI, Città di Castello PG 2003, n. 6/04, p. 25 Z.Sovilla, Bicicrazia. Pedalare per la libertà, Nonluoghi Libere Edizioni, n. 7/04, p. 23 M.B.Rosenberg, Le parole sono finestre, Edizioni Esserci 2003, n. 7/04, p. 23 AA.VV., Un tè a Ramallah, diario di sei mesi di interposizione pacifica in Palestina, Editrice Berti, Piacenza, n. 7/04, p. 23 P.P. Poggio, La crisi ecologica: origini, rimozioni, significati, Jaca Book, Milano 2003, n. 8-9/04, p. 34 E. Euli, I dilemmi (diletti) del gioco, ed. La Meridiana, Molfetta (BA) 2004, n. 8-9/04, p. 34 F. Faloppa, Parole contro, Garzanti, Milano 2004, n. 11/04, p. 26 A. Croce, I mezzi della pace, Editoria Universitaria, Venezia 2004, n. 12/04, p. 25 l. Bettazzi, Giovani per la pace, La Meridiana, Molfetta (BA) 2004, n. 12/04, p. 25 A. Cozzo, Conflittualità nonviolenta, Mimesis, Milano 2004, n. 1-2/05, p. 31 J. Liss, L’ascolto profondo, La Meridiana, Molfetta 2004, n. 1-2/05, p. 31 M. Pallante, Un futuro senza luce? Come evitare i black out senza costruire nuove centrali, Ed. Riuniti, Roma 2004, n. 3/05, p. 24 F. Pugliese, I giorni dell’arcobaleno, Grafiche Future, Matterello (TN) 2004, n. 3/05, p. 24 M. Angelici, M. C. Basadonne, S. Rossi, Parole per leggere luoghi, Centro Culturale Peppo Dachà, Montoggio (GE) 2004, n. 3/05, p. 24 A. Chiara, D. Cipriani, L. Liverani (a cura di), Voci sull’obiezione, ed. La Meridiana, Molfetta (BA) 2004, n. 3/05, p. 25 J. Hilal, I. Pappe, Parlare con il nemico, Bollati Boringhieri, Torino 2004, n. 4/05, p. 30 AA.VV., Pace non è solo assenza di guerra ma dove la vita fiorisce, Marea (GE) 2004, n. 4/05, p. 30 “Valori”, Mensile di economia sociale e finanza etica, n. 4/05, p. 30 D. Calì e E. Daviddi, Mi piace il cioccolato, Zoolibri Commercio Alternativo, n. 4/05, p. 30 A. Capitini, Le ragioni della nonviolenza, Ed. Ets, Pisa 2004, n. 5/05, p. 22 J. M. Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, Ed. Plus, Pisa 2004, n. 5/05, p. 22 L. Pota, AAA Obiettrice cercasi, Ed. Berti, Piacenza 2004, n. 5/05, p. 22 E. Drewermann, La guerra è la malattia. Non la soluzione, Claudiana, Torino 2005-11-03, n. 6/05, p. 26 E. Peyretti, Dov’è la vittoria?, il Segno dei Gabrielli ed., Verona 2005, n. 6/05, p. 26 A. Manzi, E venne il sabato, Gorèe, Iesa 2005, n. 6/05, p. 27 A. Schlummberger, 50 piccole cose da fare per salvare il mondo e risparmiare denaro, Apogeo Milano 2005, n. 6/05, p. 27 A. Trevisan, Ho spezzato il mio Fucile, EDB, Bologna 2005, n. 7/05, p. 23 C. Piccioni, Semplicità volontaria. Come inquinare e consumare di meno, Edizioni Età Dell’Acquarioi, Torino 2003, n. 7/05, p. 23 M. Zucchetti, Il male invisibile sempre più visibile, Odradek, Roma 2005, n. 10/05, p. 26 M. Ferro, La guerra è stupida, Vieennepierre ed., Milano 2005, n. 10/05, p. 26
Musica (a cura di Paolo Predieri) Concerti e canzoni per la pace, in America e in Italia, n. 1-2/02, p. 21 Mille papaveri rossi nell’isola che non c’è. Canzoni italiane per la pace, non solo contro la guerra, n. 3/02, p. 24 Mille papaveri rossi. La pace nella canzone italiana, n. 4/02, p. 22 Pace, amore e rock’n’roll, di Mao Valpiana, n. 6/02, p. 16 Punk, rock, anarchia e pacifismo. Crass: da consumare entro il 1984, di Marco Pandin, n. 7/02, p. 24 La ballata del secolo breve. Incontro di Giovanna Marini, n. 10/02, p. 23 La sua chitarra non suona più…eppure il vento soffia ancora, n. 11/02, p. 24 Canzoni, poesie e concerti contro la guerra annunciata, n. 12/02, p. 27 Immagina un cantautore ministro della cultura,… n. 1-2/03, p. 21 Se possiamo cantare insieme possiamo anche vivere insieme, n. 3/03, p. 22 Le canzoni per la pace contro le armi della guerra, n. 4/03, p. 21 Mi sento disarmato e canto “Il disertore”, n. 5/03, p. 22 La memoria delle canzoni, un antidoto contro la guerra, n. 6/03, p. 22 Canto e faccio musica perché spero in un mondo migliore. Intervista impossibile a Luigi Tenco, che non è invecchiato, n. 7/03, p. 24 Ricky Gianco: suono e canto contro questo imperialismo, n. 10/03, p. 24 “Se tutte le ragazze e i ragazzi del mondo si dessero la mano”, Sergio Endrigo contro la guerra, tra musica e poesia, n. 11/03, p. 20 L’impegno degli U2 per la pace a Sarajevo, n. 12/03, p. 21 Che bella cosa " ‘na jurnata ‘e sole”, anche se fuori piove a dirotto, n. 1-2/04, p. 34 Gilberto Gil e i figli di Gandhi colorano il forum sociale Mumbai, n. 3/04, p. 24 Dall’Ariston di Sanremo all’Ariston di Mantova, n. 4/04, p. 24 Canzoni e nonviolenza da Viadana all’Europa, n. 5/04, p. 23 Ha cantato la pace, la fatica e la gioia dei contadini siciliani, n. 6/04, p. 23 Faccio nonviolenza con un’armonica blues, n. 7/04, p. 20 Bagliori estivi. Inni di pace, n. 8-9/04, p. 32 Satyagraha, un’opera di Glass su Gandhi, n. 10/04, p. 23 Il Messia di Händel. Principe della Pace, n. 11/04, p. 25 Con la voce e la chitarra canto l’Amore per la vita, n. 12/04, p. 23 Boris Vian, storia di un disertore, n. 1-2/05, p. 28 Con la riforma scolastica la musica è finita…, n. 3/05, p. 23 Immagina che tutti vivano la vita in pace, di Mao Valpiana, n. 4/05, p. 27 Rispettare le differenze, ricercare ciò che unisce. Per un’educazion e musicale nonviolenta, n. 5/05, p. 14 Comprensione musicale come veicolo di pace, di Alessandro Di Paola, n. 6/05, p. 24 Musiche, lingue, culture diverse riunite in un unico grande coro, n. 8-9/05, p. 26 Omaggio a Sergio Endrigo, musicista e poeta che ripudiava la guerra e coltivava la curiosità, n. 10/05, p. 22 Non c’è rivoluzione senza canzoni. La musica sulle barricate. Dalla Marsigliese all’Internazionale fino a El Pueblo Unido…, n. 11/05, p. 24 Nobel e Premi agli artisti per la pace, n. 12/05, p. 23
Economia (a cura di Paolo Macina) Banca etica compie tre anni e presenta il bilancio, n. 1-2/02, p. 22 Quali sponsor per le Olimpiadi di Torino 2006?, n. 3/02, p. 19 La mostruosità di una mostra d’armi…, n. 4/02, p. 25 Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte, n. 6/02, p. 19 Quelle guerre lontane, sconosciute, dimenticate, che ci passano accanto, tra i vicini di casa, n. 7/02, p. 18 Quale economia nonviolenta nelle nostre associazioni? n. 8-9/02, p. 22 Cos’hanno in comune Letizia Moratti e Chicco Testa?, n. 10/02, p. 21 Cosa sta succedendo al mercato delle banane?, n. 11/02, p. 23 Perché tanti comuni stanno svendendo le |