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L'argomento
LISTA D'ONORE DEI PRIGIONIERI PER LA PACE 1998

UNA CARTOLINA E UN BOLLO PER LA PACE

COMPIE 50 ANNI

LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI ADOTTATA
DALL'ASSEMBLEA GENERALEnDELLE NAZIONI UNITE

TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED UGUALI IN DIRITTI E DIGNITA'

I DIRITTI UMANI SULLA CARTA
a cura di Matteo Soccio

CANTARE LA DEMOCRAZIA CON LA LINGUA STRAPPATA
Silvana Valpiana Poli

I DANNI DELLO SVILUPPO E I DANNI DELL'URAGANO
Marzio Marzorati

VENDUTI, LEGATI, TORTURATI, COSTRETTI AL LAVORO SERVILE
a cura di Gabriele Colleoni

IL GENOCIDIO E LA FRATELLANZA CRESCONO CON I BAMBINI

Obiezione
NON C'E' PACE PER L'OBIEZIONE DI COSCIENZA

Pianeta India
KRISHNAMURTI, UN INNOVATORE DELLA TRADIZIONE INDIANA
Claudio Cardelli

Il fucile spezzato
ONORE AI SOLDATI UCCISI DALLA GUERRA E DALLA STORIA
Enrico Peyretti e Sandro Canestrini

I DIRITTI UMANI DEI 200 MILIONI DI SCHIAVI

Venduti, legati, torturati, costretti al lavoro servile

a cura di Gabriele Colleoni

Secondo Antislavery International di Londra, la più antica società impegnata nella lotta alla schiavitù, ancor oggi almeno 200 milioni di persone sono ridotte in condizioni di servitù. Può sembrare incredibile nell'epoca della santificazione del libero mercato, ma tra le tante piaghe antiche che l'umanità si trascinerà oltre le soglie del millennio ci sarà ancora quella del lavoro servile. "Quasi tutti pensiamo che la schiavitù sia stata eliminata già nel secolo scorso, ma non è vero, anzi il problema è ben lungi dall'essere risolto", ci spiega José de Souza Martins, sociologo dell'Università di San Paolo in Brasile e dal 1996 uno dei cinque consiglieri speciali del segretario dell'Onu, Kofi Annan, per la lotta contro lo schiavismo.

Nel 1993 l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), ha riconosciuto l'esistenza nel mondo di più di sei milioni di persone in condizioni servili: venduti come merce e, non di rado, costretti a lavorare attraverso la tortura. Poi per arrivare ai duecento milioni censiti dalla Antislavery International, occorre considerare anche le decine di milione di persone ridotte in cattività per motivi culturali o etnici. È il caso delle popolazioni soggiogate da etnie dominanti come avviene ancora in Sudan, Mauritania, Camerun, Ciad e altri Paesi africani.

Professor Martins, perché nell' "era della globalizzazione" continua a sussistere un fenomeno così "antico" come il lavoro schiavo?

"Non solo sussiste, ma persino si moltiplica, così come prendono nuovo vigore forme culturali che molto spesso non sono direttamente relazionate allo sfruttamento del lavoro. È il caso ad esempio della prostituzione infantile praticata in molti Paesi di diversi continenti: bambini e bambine venduti e comprati come fossero animali. In Cina, invece, c'è la compravendita di spose, fatto quasi sempre legato a tradizioni culturali molto forti. La politica di controllo della natalità ha comportato un certa diffusione della pratica dell'infanticidio e di conseguenza una carenza di donne giovani. Sono gli stessi genitori a vendere le figlie che hanno un buon prezzo".

Che dimensioni quantitative assumono e quali sono le forme moderne di queste schiavitù?

"Sono varie le forme, dal commercio di spose e bambini ricordati, diffuso in Asia, alla schiavitù per indebitamento, molto presente in India ed ancora su piccola scala in Brasile ed in America Latina. Antislavery International considera come una forma di schiavitù anche la situazione delle domestiche in Paesi come l'Inghilterra: quasi sempre straniere, fatte venire dai padroni, anch'essi stranieri ricchi, private dei documenti, e pertanto di qualsiasi riconoscimento civile e dei loro diritti. La più antica società antischiavista che ha alle spalle 150 anni di vita, lavora come noi all'Onu sull'ipotesi che siano 200 milioni le persone sottomesse a qualche forma di cattività. Solo in India si stima in circa 55 milioni il numero di bambini sottoposti a questo regime. Purtroppo, come ha riconosciuto lo stesso segretario Kofi Annan, mentre celebriamo i 50 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la situazione in quest'ambito rimane davvero drammatica".

Quali ne sono le principali cause?

"Sono diverse. In taluni casi soprattutto culturali (il caso della stessa India, dello Sri Lanka, della Mauritania o del Sudan) che però sono state rinvigorite dalla situazione economica creatasi in seguito alla globalizzazione. In altri casi sono eminentemente economiche come nelle situazioni di peonagem. E vi sono anche cause politiche: in Mauritania, c'è una secolare dominazione di un gruppo etnico sull'altro. Nel Sudan la guerra ha acuito il predominio etnico di un gruppo sull'altro, e alimenta lo schiavismo".

Nel parlare di cause, lei ha citato anche la internazionalizzazione dell'economia, ma che rapporti si concilia questa spinta alla massima liberalizzazione dei mercati (e quindi anche della manodopera) con il permanere dello schiavismo?

"La globalizzazione economica ha introdotto un ingrediente perverso nella situazione: economie povere e lavoratori ugualmente poveri devono sottomettersi a forme violente di sfruttamento del lavoro per restare competitivi con la produttività di impianti ultramoderni, oppure adeguarsi al loro ritmo e ai loro costi. È questo che fa prevedere un un serio aggravamento del problema a breve termine. Oltre a questo, chi produce cose che stanno per passare alla produzione di tipo industriale, per sopravvivere deve abbassare i prezzi dei suoi prodotti, portandoli a valori non più sufficienti ad assicurare la sopravvivenza, ad esempio, dell'agricoltore e della sua famiglia. Insomma, si tratta di una catena di cause".

Un capitolo particolarmente doloroso è quello che riguarda i bambini e i ragazzi costretti al lavoro servile. Spesso, tuttavia, lavoro minorile, sfruttamento del lavoro infantile e schiavitù finiscono con l'essere la stessa cosa almeno per una gran parte dell'opinione pubblica. Ma le tre cose probabilmente richiedono strategie di approccio e di soluzione diverse. Quali sono le sue opinioni in merito?

"Certo, occorre fare una distinzione. Comunque, anche in situazioni che possono essere definite come legali e corrette (e per le quali perciò non si può parlare di schiavitù) il lavoro infantile resta un fatto abominevole e rappresenta un vero processo di mutilazione dei corpi e delle coscienze a detrimento delle possibilità e delle speranze di un essere umano libero, felice, allegro com'è un bambino. Per mezzo del lavoro infantile, la società intera si mutila e finisce nel terrore dell'insicurezza, della vita che non vale niente, come si vede in Paesi come il Brasile. Ovviamente c'è anche il lavoro schiavo infantile, come abbiamo visto in India e anche il alcune aree del Brasile negli ultimi decenni, e non di rado con la complicità dei genitori. Ogni caso va trattato separatamente. Ma i governi e le società civili, anche quelli che dicono di non aver niente a che fare con questo fenomeno, hanno gravi responsabilità per la mancanza di un progetto di speranza per le nuove generazioni".

Con che strategie l'Onu sta affrontando questa "ferita" ai diritti umani?

"I problemi di cui parliamo non sono stati creati dal capitalismo, ma sono stati utlizzati e rinvigoriti da questo sistema economico finalizzato a produrre ricchezza e benessere nei Paesi metropolitani e, al tempo stesso, miseria e sofferenza nelle antiche colonie. Le preoccupazioni di cui abbiamo parlato e altre ancora dovrebbero orientarci tutti verso un grande movimento sociale a favore di limiti concreti ai profitti spropositati, alla voracità economica, alla disoccupazione, alla mancanza di futuro per tutti e soprattutto per le nuove generazioni. La ricerca del profitto a qualunque prezzo ha trasformato il capitalismo in uno strumento di tortura collettiva e di sacrificio umano molto più grave di tutti gli spaventosi olocausti che la storia contemporanea ha conosciuto. Resta da chiedersi: perché? In nome di che cosa? E la dignità umana, e i nostri valori etici, il diritto alla vita, nostro e dei nostri figli, dove vanno a finire?


30 ARTICOLI PER DARE DIGNITA’ AD OGNI PERSONA


La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite

I trenta articoli di cui si compone sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Vi si proclama il diritto alla vita, alla libertà e sicurezza individuali, ad un trattamento di uguaglianza dinanzi alla legge, senza discriminazioni di sorta, ad un processo imparziale e pubblico, ad essere ritenuti innocenti fino a prova contraria, alla libertà di movimento, pensiero, coscienza e fede, alla libertà di opinione, di espressione e di associazione. Vi si proclama inoltre che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture o a trattamento o punizioni crudeli, disumani o degradanti e che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato.

Vi si sancisce anche che tutti hanno diritto ad avere una nazionalità, a contrarre matrimonio, a possedere dei beni. a prendere parte al governo del proprio paese, a lavorare, a ricevere un giusto compenso per il lavoro prestato, a godere del riposo, a fruire di tempo libero e di adeguate condizioni di vita e a ricevere un'istruzione. Si contempla inoltre il diritto di chiunque a costituire un sindacato o ad aderirvi e a richiedere asilo in caso di persecuzione.

Molti paesi hanno compendiato i termini della Dichiarazione entro la propria costituzione. Si tratta di una dichiarazione di principi con un appello rivolto all'individuo singolo e ad ogni organizzazione sociale al fine di promuovere e garantire il rispetto per le libertà e i diritti che vi si definiscono. Gli stati membri delle Nazioni Unite non furono tenuti a ratificarla (la dichiarazione non essendo di per sé vincolante), sebbene l'appartenenza alle Nazioni Unite venga di norma considerata un'accettazione implicita dei principi della Dichiarazione.

Va sottolineato che in base alla Carta delle Nazioni Unite gli stati membri s'impegnano ad intervenire individualmente o congiuntamente, per promuovere il rispetto universale e l'osservanza dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali . Questo è un obbligo di carattere legale. La dichiarazione rappresenta un'indicazione autorevole di che cosa siano i diritti umani e le libertà fondamentali.

 

Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni,

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclama la presente Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

 

DICHIARAZIONE

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico internazionale del paese o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta.

Articolo 11

1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14

1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16

1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21

1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.

3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve sere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

1 ) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

1 ) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.


10 DICEMBRE 1948 – 10 DICEMBRE 1998

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie 50 anni

A cura di Matteo Soccio

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione universale dei diritti umani. A quella storica votazione parteciparono i rappresentanti di 58 Paesi. Ricordare quell’evento richiede oggi di non limitarsi ad una semplice e scontata commemorazione celebrativa, bensì di dare un contributo alla conoscenza della Dichiarazione, alla sostanza delle sue enunciazioni, richiamare alla memoria, soprattutto per i più giovani, le vicende e le radici culturali che costituirono gli antecedenti di quell’evento. Nostro obiettivo è quello di provocare una riflessione ed una discussione informata e competente su un testo che costituisce una pietra miliare nella storia del diritto internazionale, in quanto riteniamo non abbia ancora esaurito tutte le sue potenzialità, e si presenti più che mai aperto verso il futuro.

Promulgata a ridosso della seconda guerra mondiale, quando le ferite e le lacerazioni prodotte da quel conflitto erano ancora vive e brucianti, la Dichiarazione mette l’accento, con forte incisività, sulla necessità storica di coniugare insieme "pace e diritti dell’uomo".

Nel ribadire l’importanza di questa carta si possono riprendere le osservazioni a suo tempo espresse da Norberto Bobbio: "Non so se ci si rende conto sino a che punto la Dichiarazione universale rappresenti un fatto nuovo nella storia in quanto per la prima volta nella storia un sistema di principi fondamentali della condotta umana è stato liberamente ed espressamente accettato, attraverso i loro rispettivi governi, dalla maggior parte degli uomini viventi sulla terra. [...] La Dichiarazione universale dei diritti umani può essere accolta come la più grande prova storica, che mai sia stata data, del consensus omnium gentium circa un determinato sistema di valori".

Ripercorrendo a ritroso la storia del pensiero giuridico, gli studiosi identificano primi possibili indizi di problematiche connesse ai "diritti umani" tra le pieghe di testi antichi. Sono in molti ad attribuire una delle più remote attestazioni all' Antigone, la famosa tragedia sofoclea della metà del V secolo a.C. Il conflitto che lacera la protagonista della tragedia eponima, fino a condurla alla morte piuttosto di rinunciare ai suoi principi etici, è appunto quello che oppone la coscienza con le sue "leggi non scritte" alle leggi della polis. E' la contrapposizione tra gli affetti e i sentimenti più umani (come la pietà verso i propri morti) e la legge dei potenti esecrabile in quanto contraria ai valori morali più sentiti(nello specifico, la legge di Creonte, che vieta ad Antigone di seppellire il fratello e di fronte alla sua disobbedienza la punisce con la morte).

Se Antigone rappresenta un archetipo mitologico, in tempi a noi più vicini è possibile trovare enunciazioni di prime rudimentali prefigurazioni di affermazione dei "diritti umani" in testi storicamente attestati, come la Magna Charta del 1215, la Petition of Rights del 1628, il Bill of Right del 1689, la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti del 1776 e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789.

La Dichiarazione del 1948 è stata definita un "atto anomalo, di portata storica". Essa infatti enuncia i principi di base per il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo. Gli organismi internazionali, in particolare l’ONU, nella loro attività legislativa, hanno lavorato negli anni successivi affinché i diritti dell’uomo fossero sanciti dal diritto internazionale e successivamente, attraverso varie convenzioni, diventassero norme di diritto interno di ogni singolo stato. L’"anomalia" della Dichiarazione consiste proprio nel fatto che pur avendo forma giuridica, non è legge degli Stati. Ha rappresentato un evento di portata storica, ma sarebbe potuta restare una enunciazione di buona volontà. Grazie all’alto e generalizzato riconoscimento morale di cui gode, ratificata da molti Stati, è diventata diritto interno degli stessi.

Il tema dei "diritti umani" ha trovato un’efficace cassa di risonanza in alcuni fenomeni di costume ed in trasformazioni della società civile che dall’Occidente si sono poi propagate in tutti i continenti. Pensiamo alle trasformazioni sociali indotte dalla contestazione studentesca del ‘68 e parallelamente a quella "rivoluzione pacifica" dei costumi e del modus vivendi rappresentata dal movimento delle donne, a partire dagli anni ‘60 e ‘70. A queste potremmo aggiungere le lotte per i diritti civili delle popolazioni di colore e delle minoranze etniche in genere e la lunga battaglia contro l’apartheid in Sudafrica. Sono fenomeni di ampia portata che inducono modifiche profonde nella società civile, alterando o addirittura infrangendo definitivamente tradizioni e retaggi culturali vecchi di secoli. Si può datare da questi anni il riconoscimento, almeno a livello di enunciazione, dei "diritti delle donne", grazie anche ad una sempre più diffusa presenza femminile attiva e partecipe nella società e nella politica. Ricordiamo la lotta in tutto il mondo dei "resistenti alla guerra" per il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza contro il servizio militare obbligatorio, l’impegno della cooperazione internazionale per affermare concretamente il diritto allo sviluppo dei popoli poveri della terra, il riconoscimento dei diritti dei bambini, dei malati, degli anziani, dei lavoratori, dei disoccupati, dei cittadini stranieri, delle minoranze religiose, etniche e linguistiche, ecc. ecc. E tra i diritti rivendicati con più forza recentemente: il diritto all’ambiente sano, alla qualità della vita e a una città sana, sicura e giusta. Tutti diritti ignorati al tempo della Dichiarazione universale del 1948.

La Dichiarazione del ‘48 ha esercitato, di fatto, una funzione precettiva, nel senso che tutti gli Stati del mondo hanno recepito da subito, almeno formalmente, la necessità di rispettare i diritti umani come momento irrinunciabile per appartenere alla "comunità internazionale".

Inoltre essa ha aperto una strada nella quale si può procedere ma non retrocedere. Giustamente è stato detto che "è solo l’inizio di un lungo processo di cui non possiamo vedere ancora l’attuazione finale". Le acquisizioni degli ultimi anni e la maturazione della coscienza civile hanno dimostrato eloquentemente che l’area di pertinenza dei "diritti" è in continua espansione: si aggiungono sempre "nuovi diritti" e categorie di soggetti sociali bisognosi di tutela.

Come, con quale spirito, con quali aspettative possiamo oggi accostarci a questa Carta, a cinquant’anni dalla sua promulgazione e mentre ci si avvia a varcare la soglia del terzo millennio? E’ certamente legittimo limitarsi ad una lettura celebrativa ed acritica, magari interrogandosi sulla sua validità ed attualità. Ma è sicuramente più proficuo, partendo dalla Dichiarazione, rilevarne le possibili integrazioni, gli aggiustamenti, soprattutto sul versante dei cosiddetti "nuovi diritti" o diritti della quarta generazione. Si tratta di fenomeni che negli ultimi decenni hanno messo in seria difficoltà alcuni paesi del vecchio continente, costringendoli a riaprire il "fronte" della tutela dei diritti umani. Il riferimento è, in primis, alle grandi migrazioni dei popoli poveri verso quelli più ricchi, con conseguenti pressioni demografiche di forte entità e problemi che in una società ormai multietnica costringono a riformulare i concetti di libertà religiosa, libertà di coscienza, libertà di cultura e di informazione, ecc. Su questo versante la Dichiarazione del 1948 conserva intatta la sua modernità ma richiede nel contempo di essere aggiornata per poter veramente far fronte ai problemi posti dalla cosiddetta "globalizzazione".

PER UNA BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

I Diritti Umani sulla carta

(a cura di Matteo Soccio)

1. Opere introduttive.

AA.VV., Dei diritti dell’uomo, Comunità, 1952, 402 p.

AA.VV., Valori e diritti umani, Gregoriana, 1990, 189 p.

AA.VV., Bibliografie di pace: raccolta bibliografica sui temi della pace, dei diritti umani, della cooperazione internazionale, Regione del Veneto, 1995, 156 p.

CASSESE Antonio, I diritti umani nel mondo contemporaneo, Laterza, 1994. X, 159 p.

CIAURRO Luigi, Introduzione ai diritti umani: a cinquant'anni dalla Dichiarazione Universale, ECP, 1998, 125 p.

COMPAGNONI Francesco, I diritti dell’uomo, San Paolo, 1995, 326 p.

DANUVOLA Paolo - MONACO Franco, Diritti umani, Piemme, 1995, 171 p.

DE CAPRARIIS Vittorio, Le garanzie della libertà, Il Saggiatore, 1996, 265 p.

Educare alla pace. I diritti umani nel mondo contemporaneo, Esperia, 1998, 320 p.

DRERUP Anne (a cura di), Il tempo dei diritti: piccolo 'ideario' per l'educazione ai diritti umani, ECP, 1996, 128 p.

GALTUNG Johan, I diritti umani in un’altra chiave, Esperia, 1997, 239 p.

GERIN Guido (a cura di), La Convenzione europea dei diritti dell' uomo: 40° anniversario, CEDAM, 1991, 58 p.

GILIBERTI Giuseppe, I diritti umani. Un percorso storico, Loescher,1997, 183 p.

PACINI Andrea (a cura di), L’Islam e il dibattito su diritti dell’uomo, Fondazione Agnelli, 1998, 240 p.

RODOTÁ Stefano, Libertà e diritti in Italia, Donzelli, 1997, 143 p.

2. I FONDAMENTI

 

2.1 Filosofia dei diritti umani

AA.VV.,Teorie etiche contemporanee, Bollati Boringhieri, 1990, 272 p.

ARISTOTELE, La politica, Laterza, 1993, 147 p.

AYER Alfred J.(a cura di), Saggi sulla tolleranza, Il Saggiatore, 1990, 194 p.

BOBBIO Norberto, L’età dei diritti, Einaudi, 1990, 252 p.

BOBBIO Norberto, Giusnaturalismo e positivismo giuridico, Comunità, 1984, 241 p.

BOBBIO Norberto, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, 1984, 167 p.

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DWORKIN Ronald, I diritti presi sul serio, Il Mulino, 1982, 300 p.

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LOCKE John, Scritti sulla tolleranza, Utet, 1977, 779 p.

MAC INTYRE Alasdair, Dopo la virtù: saggio di teoria morale, Feltrinelli, 1988, 355 p

MARITAIN Jacques, L’uomo e lo Stato, Vita e Pensiero, 1953, 270 p.

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ROUSSEAU Jean Jacques, Il contratto sociale, Einaudi, 1961, 198 p.

SHUTE Stephen - HURLEY Susan, Diritti umani: Oxford Amnesty Lectures, Garzanti, 1994, 280 p.

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SPINOZA Baruch, Trattato teologico politico, La Nuova Italia, 1971, 364 p.

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2.2 Il diritto internazionale dei diritti umani

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CONFORTI, Benedetto, Introduzione alla carta delle Nazioni Unite, ECP, 1993, 138 p.

DELMAS-MARTY, Mireille, Dal codice penale ai diritti dell’uomo, Giuffrè, 1992, XIX, 320 p.

DE STEFANI, Paolo, Il diritto internazionale dei diritti umani, CEDAM, 1994, VIII, 154 p.

DE STEFANI Paolo - LEITA Francisco, La tutela giuridica internazionale dei diritti umani. Casi e materiali, CEDAM, 1997, 366 p.

DELMAS-MARTY Mireille(a cura), Verso un'Europa dei diritti dell'uomo: ragion di Stato e diritti umani nel sistema della Convenzione europea, CEDAM, 1994, IX, 355 p.

PAPISCA Antonio, Democrazia internazionale, via di pace, Angeli, 1995, 200 p.

SCALABRINO SPADEA, M. (a cura), Codice internazionale dei diritti dell’uomo, Pirola, 1991, 904 p.

 

3. I DIRITTI SANCITI DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE (1948)

 

3.1 Diritto alla vita

"Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona." (art. 3)

AA. VV., La pena di morte nel mondo, Marietti, 1983, 258 p.

Amnesty international, Stragi impunite: omicidi politici e sparizioni negli anni '90, Sonda, 1994, 110 p.

AMNESTY INTERNATIONAL, Un errore capitale: il dibattito sulla pena di morte, ECP, 1995, 133 p.

AZZONE Giovanni Felice, I dilemmi della bioetica, NIS, 1997, 135 p.

BALESTRERO Ettore, Il diritto alla vita prenatale nell’ordinamento internazionale, ESD, 1997, 148 p.

BERNARD Jean, La bioetica: un manuale per capire, un saggio per riflettere, Il Saggiatore, 1998, 125 p.

BIAGI Lorenzo - PEGORARO Renzo, Religioni e bioetica, Gregoriana, 1997, 495 p.

CAMUS Albert, Riflessioni sulla pena di morte, SE, 1993, 70 p.

CONCETTI Gino, Pena di morte, Piemme, 1993, 173 p.

DALLA TORRE Giuseppe, Le frontiere della vita: etica, bioetica e diritto, Studium, 1997, 220 p.

INGLE Joseph, Il male estremo, Tropea, 1997, 324 p.

MAGLIE Maria Giovanna, Vendetta di Stato: la storia infinita della pena di morte negli Stati Uniti, Marsilio, 1996,
157 p.

MOLINO Daniela, Pena di morte, Gruppo Abele, 1989, 91 p.

MORI Maurizio(a cura di), Bioetica laica, Baldini & Castoldi, 1998, 247 p.

PAJARDI, Piero, Il diritto di esistere, Vita e Pensiero, 1992, 121 p.

TARANTINO A, TARANTINO M.L., Eutanasia e diritto alla vita, Edizioni del grifo, 1994, 208 p.

TETTAMANZI, Dionigi, Bioetica: difendere le frontiere della vita, Piemme, 1996, 632 p.

 

3.2 Diritto all'integrità fisica

"Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti."
(art. 5)

AMNESTY INTERNATIONAL, Tortura anni ‘80, Studio Tesi, 456 p.

BERTINETTO Maria - NOVARINO MASSIMO, Tortura, Gruppo Abele, 1989, 48 p.

GALLO E. - RUGGIERO V., Il carcere in Europa. Annientamento e recupero, tortura e risocializzazione,Bertani, 338 p.

KAMINSKI Andrzej, I campi di concentramento dal 1896 a oggi, Bollati Boringhieri, 1997, 351 p.

LEA Henry C., L’ingiustizia della giustizia. Storia delle torture e delle violenze legali in Europa, Casa del libro, 1989, 611 p.

TODOROV Tzvetan, Di fronte all’estremo, Garzanti, 1992, 305 p.

 

3.3 Diritto alla sicurezza

"Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona". (art. 3)

"Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato , dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità" (art.22)

Anders Günther, Stato di necessità e legittima difesa: violenza sì o no.Una critica del pacifismo, ECP, 1997, 79 p.

Difesa e protezione civile, Centro Eirene, 1987, 104 p.

Martin Brian, La piramide rovesciata per sradicare la guerra, La Meridiana, 1990, 304 p.

Vicinelli, Gian Carlo, Enciclopedia della sicurezza sociale, Teti, 1991, 241 p.

MANZOCCHI Carla, Il vizio della guerra: alle radici dei nuovi conflitti, Edizioni Associate, 1992, 230 p.

 

3.4 Diritto all' uguaglianza

"Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà […]senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione[…]".(art. 2)

"Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge[…]" (art. 7)

AA.VV., Il dilemma della cittadinanza: diritti e doveri delle donne, Laterza, 1993, 262 p.

AA.VV., Lo straniero, ovvero l' identità culturale a confronto, Laterza, 1992, 177 p.

AMNESTY INTERNATIONAL(a cura di), Donne. Rapporto sulle violazioni dei diritti umani delle donne Sonda, 1991, 80 p.

BALBO Laura – MANCONI Luigi, I razzismi reali, Feltrinelli, 1992, 144 p.

BASTIDE Roger, Noi e gli altri: i luoghi di incontro e di separazione culturali e razziali, Jaca Book, 1990, 361 p.

BEN JELLOUN Tahar, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, 1998, 62 p.

BOLAFFI Guido, Una politica per gli immigrati, Il Mulino, 1996, 78 p.

CESERANI Remo, Lo straniero, Laterza, 1998, 73 p.

DAL LAGO Alessandro (a cura di), Lo straniero e il nemico: materiali per l'etnografia contemporanea, Costa & Nolan, 1998, 316 p.

DELLE DONNE Marcella (a cura di), Relazioni etniche stereotipi e pregiudizi: fenomeno immigratorio ed esclusione sociale, EdUP, 1998, 550 p

DI NICOLA Giulia, Uguaglianza e differenza: la reciprocità uomo donna, Città Nuova, 1989, 256 p.

DONINI Pier Giovanni, Le minoranze, Jaca Book, 1998, 96 p.

DONNARUMMA Anna Maria, Guardando il mondo con occhi di donna, Editrice Missionaria Italiana, 1998, 351 p.

FANON Frantz, Pelle nera, maschere bianche: il nero e l'altro, Tropea, 1996, 204 p.

FERRAROTTI Franco, Oltre il razzismo. Verso la società multirazziale e multiculturale, Armando, 1989, 212 p.

FILIPPA, Marcella, Dis-crimini: profili dell'intolleranza e del razzismo, Società Editrice Internazionale, 1998, VII, 209 p.

GAUDENZI Giuseppe, Razzismo, Bibliografica, 1997, 94 p.

GIUSTINELLI Franco, Razzismo scuola società: le origini dell' intolleranza e del pregiudizio, La Nuova Italia, 1992, XIV, 359 p.

HÄRING Bernhard, Tolleranza: per un'etica di solidarietà e di pace, Paoline, 1995, 126 p.

BORI Pier Cesare ( a cura di), L' intolleranza: uguali e diversi nella storia, Il Mulino, 1986, 296 p.

IRIGARAY Luce, Il tempo della differenza: diritti e doveri civili per i sessi. Per una rivoluzione pacifica, Editori Riuniti, 1989, 92 p.

MEREU Italo, Storia dell'intolleranza in Europa. Bompiani, 1988. 430 p

MOSSE George, Il razzismo in Europa: dalle origini all’olocausto, Laterza, 1994, 302 p.

NAGEL Thomas, I paradossi dell' uguaglianza, Il Saggiatore, 1993, 228 p.

OMERO Fabio, I diritti degli omosessuali, Marsilio, 1996, 140 p.

PIVA Antonio, Città multietnica: cultura della socializzazione, Marsilio, 1996, 176 p.

PIATTELLI Valentina(a cura di), Donne in prima linea: contro le violazioni dei diritti umani, ECP, 1995, 118 p.

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WIEVIORKA Michel, Lo spazio del razzismo, Il Saggiatore, 1996, XI, 211 p.

YOUNG Iris Marion, Le politiche della differenza, Feltrinelli, 1996, XI, 363 p.

ZARELLI Eduardo, Un mondo di differenze, Arianna, 1998,112 p.

3.5 Diritto alla giustizia

"Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge[…]"(art. 7)

"Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge. " (art.8)

"Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato" (art.9)

"Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale[…]" (art.10)

"Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa[…]"(art.11)

 

BELLINO Francesco, Giusti e solidali: fondamenti di etica sociale, Dehoniane, 1994, 255 p.

BESUSSI A. (a cura di), Teorie della giustizia sociale, Unicopli, 1986, 400 p.

KELSEN Hans, Il problema della giustizia, Einaudi, 1975, 133 p.

MAFFETTONE Sebastiano - VECA Salvatore (a cura di), L' idea di giustizia da Platone a Rawls, Laterza, 1997, XV,
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PAJARDI Piero, Obiettivo giustizia, CEDAM, 1991, 304 p.

PERELMAN Chaim, La giustizia, Giappichelli, 1959, 136 p.

PIEPER Joseph, Sulla giustizia, Morcelliana, 1975, 124 p.

RAWLS John, Teoria della giustizia, Feltrinelli, 1982, 182 p.

RAWLS John, La giustizia come equità, Liguori, 1995, 340 p.

VASSALLI Giuliano, La giustizia internazionale penale, Giuffrè, 1995 222 p.

VECA Salvatore, Questioni di giustizia: corso di filosofia politica, Einaudi, 1991 333 p.

WOLGAST Elizabeth H., La grammatica della giustizia, Editori Riuniti, 1991, 240 p.

3.6 Diritto alla libertà

"Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona"(art. 3)

"Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma" (art.4)

"Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione[…]" (art.12)

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese." (art.13)

 

ARON Raymond, Delle libertà, SugarCo, 1990, 215 p.

ATRIPALDI Vincenzo, Il catalogo delle libertà civili nel dibattito in Assemblea Costituente, Liguori, 1979, 332 p.

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FAGGIN Giuseppe, Dai greci a Maometto: libertà e dignità dell'uomo nelle grandi visioni del mondo, Accademia Olimpica, 1996, 201 p.

GALANTE GARRONE Alessandro, Piccoli discorsi sulla libertà, Diabasis, 1996 48 p.

GEYMONAT Ludovico, La libertà, Rusconi, 1988, 140 p.

HART Herbert L. - RAWLS John, Le libertà fondamentali, La Rosa, 1994, 116 p.

RIDOLA Paolo, Diritti di libertà e costituzionalismo, Giappichelli, 1997, 204 p.

SEN Amartya, La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, 1997, 90 p.

3.7 Diritto all'autonomia della vita privata

"Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione[…]" (art. 12)

ALPA Guido, La disciplina dei dati personali: note esegetiche sulla legge 31 dicembre 1996 n. 675 e successive modifiche, SEAM, 1998, 286 p.

DI GIOVANNI Carolina, La privacy, Il Sapere, 1997, 256 p.

GRISOLIA Giovanni, Libertà di manifestazione del pensiero e tutela penale dell’onore e della riservatezza, CEDAM, 1994, 160 p.

IMPERIALI Riccardo – IMPERIALI Rosario, La tutela dei dati personali: vademecum sulla privacy informatica, Pirola, 1997, 408 p.

LYON David, L'occhio elettronico: privacy e filosofia della sorveglianza, Feltrinelli, 1997, 327 p.

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SCOGLIO Stefano, Privacy. Diritto filosofia storia, Editori Riuniti, 1994, 360 p.

3.8 Diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione[…]".(art. 18)

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione[…]" (art.19).

AA.VV. Libertà di pensiero e mezzi di diffusione, CEDAM, 1992, 124 p.

ABEL Richard L., La parola e il rispetto: i limiti della libertà di espressione, Giuffrè, 1996, XXVII, 242 p.

BARILE Paolo, Libertà di manifestazione del pensiero, Giuffré, 1975, 151 p.

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BRESSAN Luigi, Libertà religiosa nel diritto internazionale, CEDAM, 1989, 286 p.

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CANTONI Giovanni - Introvigne Massimo, Libertà religiosa, "sette" e "diritto di persecuzione", Cristianità, 1996, 160 p.

FERRARI Silvio. Diritto e religione in Europa occidentale. Il Mulino, 1997. 202 p.

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GOISIS Elena, Conflitti politici e disobbedienza civile, Centro Eirene, 1991, 93 p.

MONNI Piero, ONU. Quale libertà? Trent’anni di dibattito sulla libertà religiosa, Studium, 1979, 348 p.

RUFFINI Francesco, La libertà religiosa come diritto pubblico subiettivo, Il Mulino, 1992, 518 p.

3.9 Diritto di riunione e associazione

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione"(art. 20)

MASCIA, Marco, L’associazionismo internazionale di promozione umana, CEDAM, 1992, 300 p.

PERLINGIERI P. (a cura di), Partecipazione associativa e partito politico, ESI,1993, 264 p.

RIGANO Francesco, La libertà assistita: associazionismo privato e sostegno pubblico nel sistema costituzionale, CEDAM, 1995, XIV, 340 p.

TOMAI B., Associazionismo, volontariatoe nuova cittadinanza sociale, CENS, 1991, 136 p.

3.10 Diritto di partecipazione alla vita pubblica

"Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione"(art. 21).

AA.VV., La partecipazione popolare alla funzione amministrativa e l’ordinamento dei consigli circoscrizionali, comunali, Giuffré, 1977, 466 p.

BETTINELLI Ernesto, All'origine della democrazia dei partiti, Edizioni di Comunità, 1982, 406 p.

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FISICHELLA Domenico, Elezioni e democrazia. Un’analisi comparata, Il Mulino, 1982, 318 p.

LANCHESTER Fulco, Rappresentanza, responsabilità e tecniche di espresione del suffragio, Bulzoni, 1990, 216 p.

MARTINO Antonio, I sistemi elettorali, Pacini, 1997, 328 p.

MASSARI O. - PASQUINO G. (a cura di), Rappresentare e governare, Il Mulino, 1994, 264 p.

PIRETTI Maria Serena, Le elezioni politiche in Italia dal 1848 a oggi, Laterza, 1996, 476 p.

PUSTETTO M. Bruna, Il manuale del candidato politico, Bridge, 1991, 319 p.

RICCAMBONI G.( a cura di), Cittadini e rappresentanza in Europa, Angeli, 1992, 240 p.

SAVIGNANO Aristide, La partecipazione politica nell’ordinamento costituzionale italiano, ESI, 1979, 112 p.

SAVONA E. (a cura di), Partecipazione e istituzioni in Italia, Angeli, 1985, 392 p.

TENTONI Luca, Gli strumenti per cambiare. Viaggio nei sistemi elettorali, Acropoli, 1991, 296 p.

ZUCCHETTI Alberto, La partecipazione del cittadino nelle autonomie locali, Giuffré, 1992, 466 p.

3.11 Diritto al lavoro

"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente[…]. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi[…]" (art. 23).

BIAGI M. - SUWA Y.(a cura di), Il diritto dei disoccupati , Giuffré, 1996, 644 p.

LANZAVECCHIA Giuseppe, Il lavoro domani: dal taylorismo al neoartigianato, Ediesse, 1996, 172 p.

LEFRANC Georges, Il sindacalismo nel mondo, D'Anna, 1973, 192 p.

MAZZETTI, Giovanni, Quel pane da spartire: teoria generale della necessità di redistribuire il lavoro, Bollati Boringhieri, 1997, 325 p.

MEDA Dominique, Società senza lavoro: per una nuova filosofia dell'occupazione. Feltrinelli, 1997, 238 p.

RENGA Simonetta, La tutela contro la disoccupazione, UTET, 1997, 266 p.

RIFKIN Jeremy, La fine del lavoro, Baldini & Castoldi, 1996, 519 p.

SAVONA Paolo, La disoccupazione e il terzo capitalismo, Sperling & Kupfer, 1997, 119 p.

SAVONA Paolo, Inflazione, disoccupazione e crisi monetarie, Sperling & Kupfer, 1998, 90 p.

3.12 Diritto all'istruzione

"Ogni individuo ha diritto all' istruzione[…] L' istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali[…]" (art. 26).

AA. VV, Educare al cambiamento, CRES, 1995, 76 p.

BELLONI Maria Pia, La libera circolazione dei lavoratori e il diritto all’ istruzione superiore nella Comunità Europea, CEDAM, 1995, 186 p.

BOCCA Giorgio, Istruzione, formazione e cultura: una politica della Comunità Europea per l’educazione, Vita e Pensiero, 1995, 466 p.

CIPOLLA, Carlo Maria, Istruzione e sviluppo, UTET, 1971, 150 p.

CLEMENTI Mara - SCOGNAMIGLIO Nicola, Popoli in movimento: percorsi didattici interdisciplinari per educare alla mondialità, EMI, 1993, 207 p.

DURINO ALLEGRA Alessandra, Verso una scuola interculturale, La Nuova Italia, 1993, XIV, 201 p.

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MAYOR SARAGOZA Federico, Domani è troppo tardi: sviluppo, istruzione, democrazia, Studium, 1991, 352 p.

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RUSCELLO Francesco, L’istruzione tra scuola e famiglia. Tecniche di tutela della persona, ESI, 1992, 310 p.

SANTERINI Milena, Cittadini del mondo: educazione alle relazioni interculturali, La Scuola, 1994, 286 p.

VERTECCHI Benedetto, La qualità dell’istruzione, Loescher, 1979, 160 p.

3.13 Diritto all'assistenza

"Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, […] alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà […]."(art. 25).

BENNETT John, La macchina della fam, EMI, 1989, 281 p.

GAETA Saverio - PRISCIANDARO Vittoria, I volti della solidarietà: manuale pratico di volontariato,

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STEFANINI Angelo, Salute e mercato: una prospettiva dal Sud al Nord del pianeta, EMI, 1997, 208 p.

3.14 Diritto di proprietà

"Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri […]" (art. 17).

BIXIO Andrea, Proprietà e appropriazione, Giuffré, 1988, 240 p.

GAMBARO Antonio, Il diritto di proprietà, Giuffrè, 1995, XVI, 998 p.

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RODOTA’ Stefano, Il terribile diritto: studi sulla proprietà privata, Il Mulino, 1990, 470 p.

3.15 Diritti sociali ed economici

"Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato , dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità." (art. 22).

AA. VV., Immigrazione in Europa: solidarietà e conflitto,CEDISS, 1993, 663 p.

CHOSSUDOVSKY Michel, La globalizzazione della povertà, Gruppo Abele, 1998, 308 p.

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HORNZIEL Ijola Maria, La condizione degli immigrati stranieri in Italia, Angeli, 1986, 166 p.

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STABELLINI Mauro - DE STEFANI Paolo(a cura di), Tutela dei diritti sociali: l'impegno degli obiettori di coscienza per costruire la pace, Fondazione Emanuela Zancan, 1994, 216 p.

3.16 Diritto all'ordine sociale e internazionale

"Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati." (art. 28).

Ballarino Tito, Organizzazione internazionale: aspetti giuridici, CELUC, 1993, 397 p.

BOSCO Giorgio, La soluzione delle controversie giuridiche internazionali nel quadro delle Nazioni Unite, CEDAM, 1989, XVI, 164 p.

MATTAI Giuseppe - MARRA Bruno, Dalla guerra all’ingerenza umanitaria, SEI, 1994, 231 p.

Papisca, Antonio. Democrazia internazionale, via di pace: per un nuovo ordine internazionale democratico, Angeli, 1990, 179 p.

PAPISCA Antonio, L’intervento delle Nazioni Unite nelle consultazioni popolari, Giuffré, 1969, 466 p.

Pasquini Giovanna. Le organizzazioni internazionali: un'analisi storico-sociologica. Quattro venti, 1988, 250 p.

PICONE P.(a cura di), Interventi delle Nazioni Unite e diritto internazionale, CEDAM, 1995, XVI, 578 p.

PINESCHI Laura, Le operazioni delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace, CEDAM, 1998, 284 p.

3.17 Diritto d'asilo

"Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni[…]" (art. 14).

ANSALDO Marco, Né tetto né legge: l'odissea dei profughi, Limina, 1997, XI, 193 p.

NAZIONI UNITE. ALTO COMMISSARIATO PER I RIFUGIATI, I rifugiati nel mondo 1997-98: esodi di popolazione: un'emergenza umanitaria, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 1997, X, 301 p.

TRAVI Sergio (a cura di), Il sale della terra: i rifugiati e il diritto d'asilo, ECP, 1997, 117 p.

TRIER Jean, LAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, SEI, 1995, 64 p.

3.18 Diritto al tempo libero

"Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite." (art. 24).

CORBIN A. (a cura di), L’invenzione del tempo libero (1850-1960). Laterza, 1996. 592 p.

DUMAZEDIER Joffre, Sociologia del tempo libero, Angeli, 1987, 256 p.

GASPARINI Giovanni, Il tempo e il lavoro, Angeli, 1990, 184 p.

IOVANE Andrea - PALA Francesco, Lavoro salariato e tempo libero, Angeli, 1977,116 p.

MEUCCI Mario, Mansioni, studio, tempo libero dei lavoratori, Giuffré, 1984, 276 p.

MOTHE Daniel, L’utopia del tempo libero, Bollati Boringhieri, 1998, 92 p.

TOTI Gianni, Il tempo libero, Editori Riuniti, 1975, 370 p.

VOLPI Claudio, Tempo libero tra mito e progetto, ERI, 1976, 404 p.

3.19 Diritto d'autore

"[…] Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore." (art. 27).

CHIMENTI Laura, Lineamenti del nuovo diritto d’autore: direttive comunitarie e normativa interna, Giuffrè, 1997,
498 p.

GALTIERI, Gino. La protezione internazionale delle opere letterarie e artistiche e dei diritti connessi, CEDAM, 1989, XII, 278 p.

GHIDINI G. - QUATTRONE M.F.(a cura di), Codice del copyright: il diritto d’autore fra arte e industria, Giuffrè, 1995, 768 p.

JARACH Giorgio, Manuale del diritto d’autore, Mursia, 1991, 480 p.

VARRONE Claudio, Manuale del diritto d’autore, Editoriale scientifica, 1991, 324 p.

3.20 Diritto di cittadinanza

"Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza…"(art. 15).

AA.VV., Immigrati, non cittadini? Angeli, 1990. 193 p.

BARBALET J. M., Cittadinanza: diritti, conflitto e disuguaglianza sociale, Liviana, 1992, 157 p.

BONAZZI Tiziano - DUNNE, Michael, Cittadinanza e diritti nelle società multiculturali, Il Mulino, 1994, 312 p.

CUNIBERTI Marco, La cittadinanza, Cedam, 1997, 536 p.

DONATI P. - SGRITTA G. (a cura di), Cittadinanza e nuove politiche sociali, Angeli, 1993, 248 p.

GROSSO Enrico, Le vie della cittadinanza. Le grandi radici. I modelli storici di riferimento, CEDAM, 1997, XII, 328 p.

MAURI L. - MICHELI G. A. (a cura), Le regole del gioco. Diritti di cittadinanza e immigrazione straniera, Angeli, 1992, 240 p.

OLIVETTI RASON N. - STRUMENDO L.(a cura di), Il difensore civico: tutela e promozione dei diritti umani e di cittadinanza, CEDAM, 1997, VIII, 240 p.

PENSOVECCHIO Maria Cristina, La cittadinanza europea: i diritti dei cittadini dell'Unione europea, 1994, 172 p.

ZINCONE Giovanna, Da sudditi a cittadini, Il Mulino, 1992, 324 p.

3. 21 I diritti dell' infanzia

"La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale"(art.25).

BADALONI Piero, Il libro dei diritti dei bambini, Gruppo Abele, 1991, 127 p.

CENDON Paolo, I bambini e i loro diritti, Il Mulino, 1991. 397 p.

FARACI Giuseppe, Ragazzi di frontiera, EMI, 1990, 159 p.

Il libro dei diritti dei bambini, Sonda, 1991, 142 p.

LODI Donata - MICALI BARATELLI Chiara (a cura di), Una cultura dell'infanzia, NIS, 1997, 175 p.

LODI, Mario, I diritti del bambino, dell'uomo e della natura, Sipiel, 1991, 193 p.

MORO Alfredo Carlo, Il bambino è un cittadino. Conquista di libertà e itinerari formativi. La Convenzione dell'ONU e la sua attuazione, Mursia, 1991, 333 p.

O’GRADY Ron, Schiavi o bambini? Storie di prostituzione infantile e turismo sessuale in Asia, Gruppo Abele, 1995, 110 p.

Violazioni dei diritti dei bambini, Gruppo Abele, 1995, 230 p.

Giustizia negata ai contadini indigeni

Sedici anni dopo che almeno 10 contadini indigeni sono stati uccisi a sangue freddo in Guatemala, semplicemente a causa di ciò che erano e di dove vivevano, la discriminazione che ha contribuito al massacro sta ancora impedendo ai parenti di ricevere giustizia. Nelle prime ore del 22 novembre 1982 un gruppo di soldati e di forze ausiliarie civili che agivano sotto il comando militare arrivò a Tululché, un paese della provincia di Chiché, nel dipartimento di El Quiché. La pattuglia riunì tutti gli uomini e li condusse al campo da calcio del villaggio. Poi furono letti i nomi di almeno 10 uomini, che furono giustiziati di fronte agli altri. I loro corpi furono seppelliti nelle vicinanze. Ci vollero 10 anni perché i resti potessero essere riesumati per stabilire ufficialmente la causa della morte. La cura legale delle investigazioni su questo e altri casi di violazioni dei diritti umani commessi ai danni di contadini indigeni in Guatemala, è un lucido esempi delle barriere incontrate da parenti, testimoni e avvocati che cercano di ottenere giustizia. Nel maggio1997 una corte assolse il commissario militare che secondo quanto dichiarato, avrebbe guidato l’attacco di Tuluché. Egli fu accusato di aver commesso più di 150 crimini, tra i quali 35 esecuzioni extragiudiziali, sequestri, torture e stupri nella sola area di Tuluché. Poco dopo la decisione della corte, la Missione di Verifica inviata dall’ONU espresse preoccupazioni per le gravi irregolarità procedurali nel processo, tra le quali il trattamento discriminatorio al quale furono sottoposti i testimoni dell’accusa, la maggioranza dei quali erano donne indigene, alle quali furono negati degli interpreti, e l’assenza di garanzie nella raccolta delle prove, non giustificata da alcun motivo. Inoltre, testimoni oculari del massacro e avvocati che si occupavano del caso furono soggetti a intimidazioni, maltrattati e minacciati di morte. Da allora, il caso è stato segnato da ulteriori ritardi e gravi irregolarità procedurali. Le esecuzioni extragiudiziarie di massa, come quelle commesse a Tuluché, hanno causato decine di migliaia di vittime nel territorio del Guatemala durante il conflitto armato durato 36 anni. La maggioranza delle vittime era costituita da contadini indigeni, eliminati solo perché vivevano in aree bersaglio della strategia militare anti insurrezionale denominata "scorched earth" (terra bruciata), che aveva lo scopo di negare ogni sostegno locale ai guerriglieri, attraverso razzie di intere aree, l’eliminazione di intere comunità, la distruzione di raccolti e bestiame. A seguito dell’accordo di pace tra governo e l’opposizione armata, nel dicembre 1996 furono compiuti sforzi limitati per portare di fronte alla giustizia i responsabili delle violazioni dei diritti umani; tuttavia ancora oggi i contadini indigeni, parenti delle vittime, che intentano delle cause affrontano grossi ostacoli nei tribunali del Guatemala. Molto spesso è loro negata la possibilità di disporre di interpreti durante il processo o sono minacciati di violenza o addirittura di morte per convincerli ad abbandonare il caso.

 

DIRITTI UMANI IN GUATEMALA

Cantare la pace con la lingua strappata

di Silvana Valpiana Poli

Padre Clemente Pencleu Navichoc è un sacerdote guatemalteco indigeno, di etnia maya quichè. Incontrandolo il mese scorso, P. Clemente ci ha parlato della propria esperienza personale, della cultura maya, della situazione politica nel Guatemala oggi.

Egli proviene dalla comunità di S. Perdo Jocopilas, a circa 1200 m. di altezza, con un "pueblo" di 30.000 abitanti, molti dei quali sparsi per le "aldeas", villaggi poveri e sperduti nella foresta. Questo paese è stato colpito tragicamente, durante i 36 anni di dittature e di guerra interna, da una violentissima repressione, che in parte ancora continua. Padre Clemente, 42 anni, da 12 prete, e parroco da 5 anni, porta viva in sé la spiritualità maya, con le sue tradizioni, riti, modi di pensare. E’ stato difficile e doloroso per lui adattarsi allo studio della filosofia occidentale, della lingua spagnola, e riunire in sé concetti diversi e intraducibili, ma il punto di incontro fra le diverse spiritualità avviene in Cristo. "Mia nonna, sacerdotessa maya, diceva che Gesù Cristo era un sacerdote maya". Gli indigeni sono poveri, non considerati, hanno sofferto 500 anni di conquiste, perseguitati anche da un cristianesimo che portava prima la spada che la croce, e soffocava il vero spirito di Cristo. La guerra e le persecuzioni recenti in Guatemala sono state tremende, ed hanno provocato 50.000 vedove, 150.000 "desaparesidos" (profughi), 1.000.000 di famiglie distrutte, 1.500.000 assassinati; solo in S. Pedro Iocopilas sono stati assassinati e gettati in fosse comuni 13 catechisti: "La chiesa era stata trasformata in luogo di tortura; al fratello di Pedro Camins ( il marito di Rigoberta Menchù) furono strappati gli occhi, la lingua, le unghie, prima di farlo morire; ai bambini mangiarono addirittura il cuore; tolsero i figli dal ventre delle madri, e li schiacciarono con pietre." Recentemente, l’assassinio di Monsignore Gerardi, ucciso dopo aver pubblicato il rapporto "Nunca mas" (mai più !) – ora tradotto e stampato dalla diocesi di Brescia – ha richiamato l’attenzione su tutto ciò, ma, ugualmente, solo 20 giorni fa a S. Pedro sono stati uccisi 2 catechisti, e lo stesso Padre Clemente è già stato minacciato di morte per 3 volte. Come cercare vie di riconciliazione, in una situazione simile, con un popolo che ancora oggi soffre per la mancanza di cibo, per l’analfabetismo, per la mancanza di abitazioni? Il governo, ancora adesso, è sostanzialmente nelle mani dei militari, e il potere economico è tenuto da pochi ricchi, e dalle multinazionali. Ma la richiesta di giustizia è più forte del potere, non cerca vendetta, ma riconciliazione. C’è bisogno di riconciliazione con sé stessi -molti furono costretti ad ammazzare i propri familiari- e con gli altri : "Che cosa si può dire ad una donna, ministro dell’Eucarestia, quando l’assassino di suo marito le si presenta per ricevere la comunione ?".

In Guatemala non c’è solo violenza, c’è speranza di pace, di amore, c’è fede, e i bambini devono poter tornare a sorridere. Padre Clemente ci ha presentato un progetto in cui si prevede la preparazione di catechisti e di gruppi musicali: "è importante che i giovani compongano e cantino canzoni sulla pace".

 

 

MAESTRI DEL PENSIERO INDIANO / 10

Krishnamurti, un innovatore

della tradizione indiana

di Claudio Cardelli

Filosofo e mistico, Krishnamurti ha saputo accogliere la tradizione del pensiero indiano e rielaborarla in forma moderna e originale.

Egli vuole che l’uomo esplori la propria "vastità" interiore, ma nello stesso tempo possa attingere l’unità del mondo interiore, e del suo fondamento eterno, invulnerabile all’angoscia e alla morte.

La grande scoperta del pensiero indiano è la consapevolezza della presenza nella nostra interiorità (atman) di quell’unico spirito (Brahman) che anima l’universo. Non ha senso affermare "Dio esiste", e lasciare immutata la propria condotta; ma occorre camminare ogni giorno verso la liberazione da qualsiasi chiusura, rendendo Dio reale in mezzo a noi.

La vita

Jiddu Krishnamurti, ottavo figlio di una modesta famiglia, nacque nel 1895 a Madanapallle nell’india meridionale, fra Madras e Bangalore. Appena quindicenne fu introdotto nella Società teosofica da Annie Besant, la direttrice, e da C.W. Leadbeater, che ne avevano notato l’innata saggezza e il particolare carisma. La Società teosofica si occupò della sua educazione e di quella del fratello Nitya, al quale Jiddu era intensamente legato: i due fratelli nel 1911 furono portati in Inghilterra a frequentarvi i migliori collegi.

Nello stesso anno al Besant fondò l’ordine internazionale della Stella d’oriente, nominandone presidente lo stesso Krishnamurti: l’associazione avrebbe dovuto preparare l’umanità intera all’avvento del "Maestro del mondo", che veniva indicato nel giovane indiano, oggetto di un autentico culto da parte dei numerosi membri della Società.

In seguito alla morte prematura del fratello (avvenuta nel 1925), Frishnamurti attraversò un periodo di acuta crisi e di rinnovamento interiore, che lo portò a un approfondita riflessione fuori da ogni condizionamento culturale e religioso. Nell’agosto del 1929 in Olanda, alla riunione annuale della Società teosofica, il giovane filosofo rinunciò pubblicamente al ruolo di guida spirituale, che egli sentiva come una sorta di prigione: "Io sostengo che la Verità è una terra irraggiungibile, e che non potete accedere a essa attraverso nessun sentiero, nessuna religione, nessuna setta.

Nel momento in cui avrete compreso questo, vedrete come non è possibile organizzare una fede. La fede è una cosa strettamente individuale, e non potete e non dovete organizzarla. Se lo fate essa muore, si cristallizza, diventa un credo, una setta, una religione da imporre agli altri".

Dopo essersi dimesso dalla Società teosofica, si dedicò alla ricerca filosofica e pedagogica, e tenne conferenze in tutto il mondo, portando il proprio messaggio di libertà intellettuale e di amore alla vita. Fondò anche istituzioni educative in India, Inghilterra e California, dove morì (a Ojai) nel febbraio del 1986.

Il messaggio

Il pensiero di Krishnamurti non è sistematico, ma ricco di osservazioni penetranti, che possono farci meditare sui temi cruciali della vita. Riporto ora alcune di tali riflessioni dal volume: La ricerca della felicità, Fabbri ed. (su licenza Rizzoli), Milano, 1997.

Il timore della morte.

Se non rifletti e comprendi autonomamente le implicazioni della morte, vagherai in continuazione de un predicatore all’altro,da una speranza all’altra, da una credenza all’altra, cercando di trovare una soluzione al problema della morte. Capisci? Non continuare a chiedere agli altri ma cerca di scoprire da solo la verità di tale questione.

Vedi, temiamo la morte soltanto quando ci aggrappiamo alla vita.

Comprensione del significato della morte. La morte è la mera cessazione della continuità e noi abbiamo pura di non poter continuare; ma ciò che continua non può mai essere creativo. Pensaci, scopri da solo ciò che è vero. E’ la verità che ti libera dalla paura della morte, e non le teorie religiose, né la credenza nella reincarnazione o nella vita dopo la morte (p. 240).

La Religione ? Non è nelle preghiere salmodiate, né nel compimento di un rito, né nell’adorazione di dèi di letta o immagini di pietra, non è nei templi e nelle chiese, né nella lettura della bibbia o della Bhagavadgita, non consiste nel ripetere un nome sacro o nel seguire qualche altra superstizione inventata dagli uomini. Nulla di tutto ciò è religione.

La religione è il sentimento di bontà, quell’amore che è simile a un fiume, vivo, eternamente in movimento. In quello stato scoprirete che arriva un momento in cui ogni ricerca cessa del tutto; e la fine della ricerca è l’inizio di qualcosa di totalmente differente. La ricerca di Dio, della verità., il sentirsi completamente buoni – non il coltivare la bontà e l’umiltà, ma il cercare qualche cosa al di là delle invenzioni e dei trucchi della mente, il che significa sentire quel qualcosa, vivere in esso, esserlo – quella è la vera religione (p. 173).

Una mente innocente.

La mente deve avere esperienze. Deve reagire a ogni cosa al fiume, all’animale ammalato,, al cadavere che viene portato via per essere bruciato, ai poveri contadini che trascinano i loro carichi lungo la strada, a i tormenti e ai dolori della vita – altrimenti è già morta; ma deve essere capace di reagire senza farsi imprigionare dall’esperienza. Ciò che fa invecchiare la mente è la tradizione, l’accumulazione dell’esperienza, le ceneri della memoria. La mente che muore ogni giorno ai ricordi del giorno prima, a tutte le gioie e ai dolori del passato, una mente simile è fresca, innocente, senza età; e senza tale innocenza, a dieci anni come a sessanta, non troverete Dio (p. 293).

 

DIRITTI UMANI IN NICARAGUA

I danni dello sviluppo e i danni dell’uragano

L’URAGANO MITCH IN NICARAGUA ha modificato il corso dei fiumi, annullato colline e foreste, non ci sono più case e strade. E’ cambiato il paesaggio di un paese, di tanti paesi, di un’intera regione. Quando si modificano i paesaggi cambia anche il nostro rapporto con il territorio, con la realtà, con quello che siamo. Esiste una necessità impellente: quella della solidarietà con le popolazioni colpite. Ma soprattutto da parte di Legambiente esiste l’interesse a significate le cause e le ragioni di questo disastro. Per farlo bisogna attivare la solidarietà diretta, aprire un collegamento attraverso un filo reale con paesi e popolazione.

Così è nata l’idea di aprire un Conto Corrente Nazionale Legambiente Solidarietà Nicaragua
C/C N. 7200/1 Agenzia 53 Cariplo Milano – ABI 6070 CAB 1787
che servisse alla raccolta fondi, così nasce l’idea di incontrare attraverso le relazioni associative della Legambiente un ponte con quel territorio così lontano e abbandonato. Quello che è successo nella gran parte dei paese centroamericani è fonte di preoccupazione e allarme. E’ necessario un cambiamento anche della politica ambientalista forse eccessivamente preoccupata degli aspetti conservazionistici. È necessario portare il cuore tra la gente per comprendere che il danno ambientale parte direttamente dal nostro stile di vita. Dalle economie di rapina perpetrate da sempre dai paesi ricchi. Leggere le cause sul territorio significa comprende le ragioni di problemi globali partendo dal presente e dalle cose che accadono (deforestazione, super produzione agricola, mal utilizzo delle risorse e dell'acqua e via dicendo). Questi paese ritenuti erroneamente da sempre in via di sviluppo sono ora in via di sopravvivenza, devono perciò badare solo a sopravvivere e per questo consumeranno le poche risorse a disposizione. Lo sviluppo non è più una linea retta sulla quale crescere ma l’insieme di piccoli segmenti che viaggiano per conto loro. La globalizzazione è una triste invenzione per annientare le differenze e la diversità, per giustificare altresì l’impossibilità di questa economia di dare risposte alla vita delle comunità umane e soprattutto alla crisi ambientale.

PARTIAMO DAL CONCRETO. Il Primo progetto presentato alla Legambiente per essere sostenuto è stato proposto dall’Acra (Associazione Cooperazione Rurale Africa e America Latina) di Milano. Si tratta di un progetto semplice e concreto per gli abitanti di Wiwilì che esisteva davvero e che visiteremo al più presto. Wiwilì è situato in un luogo dove è usanza affermare che "la vida no vale nada", noi vorremmo che per un momento sia aperto un ponte, un piccolo passaggio che possa dare un nuovo significato al nostro impegno e alla nostra solidarietà. A WIWILI’ distante 290 chilometri dalla capitale Managua. Il paese travolto dalla furia delle acque e dalle numerose frane ha avuto 800 morti su una popolazione di 3.800 abitanti. Le notizie arrivano frammentare e imprecise, siamo ai limiti della frontiera agricola del paese, in uno dei lati più estremi del territorio del paese. Vogliamo sostenere questa popolazione attraverso l’invio dei primi aiuti d’emergenza (materiali sanitari, alimenti e coperte), la fornitura di materiali da costruzione per approntare i primi ricoveri e successivamente inviare le sementi per permettere lo sfruttamento dell’ultimo periodo della stagione agricola. Dobbiamo intervenire subito e la presenza di Simonetta Frangilli coordinatrice dell’ACRA a Manuagua ci permette di aver pienamente fiducia che gli interventi si realizzeranno rapidamente e concretamente.

L’iniziativa che propone Legambiente nasce dal desiderio di molti soci e socie che hanno visitato il Nicaragua, lo conoscono, conoscono i luoghi e molte delle persone che li ci vivono.

L’interesse di Legambiente è direttamente collegato alla necessità di significare che lo sconvolgimento ambientale sarà causa di ulteriori disastri e aumenterà la precarietà soprattutto dei territori più deboli e delle popolazioni più povere.

A QUESTO PROGETTO ci auguriamo possano collegarsi altri progetti, altre iniziative e soprattutto speriamo che il conto corrente si riempia di contributi da poter utilizzare. L’iniziativa quindi prende avvio da un primo progetto concreto ma si rivolge alle relazioni vicine e sensibili alla politica della nostra associazione per individuare altre opportunità che sia definite nel territorio e nelle azioni da realizzare. Sono così, dal poco che possiamo fare è possibile per la LEGAMBIENTE significare l’impegno e la solidarietà. Mantenere un filo concreto e diretto attraverso amici e amiche con le popolazioni centro americane, è questa una condizione di necessità per poter parlare di crisi ambientale e di politica ambientale.

Marzio Marzorati

Marzio Marzorati

Tel. Legambiente 02.70632885 Fax Legambiente 02.70638128 e-mail: