Inviando una e-mail ad an@nonviolenti.org
potrete ricevere una copia omaggio di Azione Nonviolenta,
la rivista mensile del Movimento Nonviolento,
fondata da Aldo Capitini nel 1964.
Abbonamento annuo Euro 29.00.
(nel soggetto scrivere "copia
AN" ed indicare con precisione cognome,nome,
indirizzo, CAP, città)
Venduti, legati, torturati, costretti al lavoro servile
a cura di Gabriele Colleoni
Secondo Antislavery International di Londra, la
più antica società impegnata nella lotta alla schiavitù,
ancor oggi almeno 200 milioni di persone sono ridotte in condizioni di
servitù. Può sembrare incredibile nell'epoca della santificazione
del libero mercato, ma tra le tante piaghe antiche che l'umanità
si trascinerà oltre le soglie del millennio ci sarà ancora
quella del lavoro servile. "Quasi tutti pensiamo che la schiavitù
sia stata eliminata già nel secolo scorso, ma non è vero,
anzi il problema è ben lungi dall'essere risolto", ci
spiega José de Souza Martins, sociologo dell'Università
di San Paolo in Brasile e dal 1996 uno dei cinque consiglieri speciali
del segretario dell'Onu, Kofi Annan, per la lotta contro lo schiavismo.
Nel 1993 l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo),
ha riconosciuto l'esistenza nel mondo di più di sei milioni di
persone in condizioni servili: venduti come merce e, non di rado, costretti
a lavorare attraverso la tortura. Poi per arrivare ai duecento milioni
censiti dalla Antislavery International, occorre considerare anche
le decine di milione di persone ridotte in cattività per motivi
culturali o etnici. È il caso delle popolazioni soggiogate da etnie
dominanti come avviene ancora in Sudan, Mauritania, Camerun, Ciad e altri
Paesi africani.
Professor Martins, perché nell' "era della
globalizzazione" continua a sussistere un fenomeno così "antico"
come il lavoro schiavo?
"Non solo sussiste, ma persino si moltiplica, così
come prendono nuovo vigore forme culturali che molto spesso non sono direttamente
relazionate allo sfruttamento del lavoro. È il caso ad esempio
della prostituzione infantile praticata in molti Paesi di diversi continenti:
bambini e bambine venduti e comprati come fossero animali. In Cina, invece,
c'è la compravendita di spose, fatto quasi sempre legato a tradizioni
culturali molto forti. La politica di controllo della natalità
ha comportato un certa diffusione della pratica dell'infanticidio e di
conseguenza una carenza di donne giovani. Sono gli stessi genitori a vendere
le figlie che hanno un buon prezzo".
Che dimensioni quantitative assumono e quali sono le
forme moderne di queste schiavitù?
"Sono varie le forme, dal commercio di spose e bambini
ricordati, diffuso in Asia, alla schiavitù per indebitamento, molto
presente in India ed ancora su piccola scala in Brasile ed in America
Latina. Antislavery International considera come una forma di schiavitù
anche la situazione delle domestiche in Paesi come l'Inghilterra: quasi
sempre straniere, fatte venire dai padroni, anch'essi stranieri ricchi,
private dei documenti, e pertanto di qualsiasi riconoscimento civile e
dei loro diritti. La più antica società antischiavista che
ha alle spalle 150 anni di vita, lavora come noi all'Onu sull'ipotesi
che siano 200 milioni le persone sottomesse a qualche forma di cattività.
Solo in India si stima in circa 55 milioni il numero di bambini sottoposti
a questo regime. Purtroppo, come ha riconosciuto lo stesso segretario
Kofi Annan, mentre celebriamo i 50 anni della Dichiarazione universale
dei diritti dell'uomo, la situazione in quest'ambito rimane davvero drammatica".
Quali ne sono le principali cause?
"Sono diverse. In taluni casi soprattutto culturali
(il caso della stessa India, dello Sri Lanka, della Mauritania o del Sudan)
che però sono state rinvigorite dalla situazione economica creatasi
in seguito alla globalizzazione. In altri casi sono eminentemente economiche
come nelle situazioni di peonagem. E vi sono anche cause politiche: in
Mauritania, c'è una secolare dominazione di un gruppo etnico sull'altro.
Nel Sudan la guerra ha acuito il predominio etnico di un gruppo sull'altro,
e alimenta lo schiavismo".
Nel parlare di cause, lei ha citato anche la internazionalizzazione
dell'economia, ma che rapporti si concilia questa spinta alla massima
liberalizzazione dei mercati (e quindi anche della manodopera) con il
permanere dello schiavismo?
"La globalizzazione economica ha introdotto un ingrediente
perverso nella situazione: economie povere e lavoratori ugualmente poveri
devono sottomettersi a forme violente di sfruttamento del lavoro per restare
competitivi con la produttività di impianti ultramoderni, oppure
adeguarsi al loro ritmo e ai loro costi. È questo che fa prevedere
un un serio aggravamento del problema a breve termine. Oltre a questo,
chi produce cose che stanno per passare alla produzione di tipo industriale,
per sopravvivere deve abbassare i prezzi dei suoi prodotti, portandoli
a valori non più sufficienti ad assicurare la sopravvivenza, ad
esempio, dell'agricoltore e della sua famiglia. Insomma, si tratta di
una catena di cause".
Un capitolo particolarmente doloroso è quello che riguarda i bambini
e i ragazzi costretti al lavoro servile. Spesso, tuttavia, lavoro minorile,
sfruttamento del lavoro infantile e schiavitù finiscono con l'essere
la stessa cosa almeno per una gran parte dell'opinione pubblica. Ma le
tre cose probabilmente richiedono strategie di approccio e di soluzione
diverse. Quali sono le sue opinioni in merito?
"Certo, occorre fare una distinzione. Comunque,
anche in situazioni che possono essere definite come legali e corrette
(e per le quali perciò non si può parlare di schiavitù)
il lavoro infantile resta un fatto abominevole e rappresenta un vero processo
di mutilazione dei corpi e delle coscienze a detrimento delle possibilità
e delle speranze di un essere umano libero, felice, allegro com'è
un bambino. Per mezzo del lavoro infantile, la società intera si
mutila e finisce nel terrore dell'insicurezza, della vita che non vale
niente, come si vede in Paesi come il Brasile. Ovviamente c'è anche
il lavoro schiavo infantile, come abbiamo visto in India e anche il alcune
aree del Brasile negli ultimi decenni, e non di rado con la complicità
dei genitori. Ogni caso va trattato separatamente. Ma i governi e le società
civili, anche quelli che dicono di non aver niente a che fare con questo
fenomeno, hanno gravi responsabilità per la mancanza di un progetto
di speranza per le nuove generazioni".
Con che strategie l'Onu sta affrontando questa "ferita"
ai diritti umani?
"I problemi di cui parliamo non sono stati creati
dal capitalismo, ma sono stati utlizzati e rinvigoriti da questo sistema
economico finalizzato a produrre ricchezza e benessere nei Paesi metropolitani
e, al tempo stesso, miseria e sofferenza nelle antiche colonie. Le preoccupazioni
di cui abbiamo parlato e altre ancora dovrebbero orientarci tutti verso
un grande movimento sociale a favore di limiti concreti ai profitti spropositati,
alla voracità economica, alla disoccupazione, alla mancanza di
futuro per tutti e soprattutto per le nuove generazioni. La ricerca del
profitto a qualunque prezzo ha trasformato il capitalismo in uno strumento
di tortura collettiva e di sacrificio umano molto più grave di
tutti gli spaventosi olocausti che la storia contemporanea ha conosciuto.
Resta da chiedersi: perché? In nome di che cosa? E la dignità
umana, e i nostri valori etici, il diritto alla vita, nostro e dei nostri
figli, dove vanno a finire?
30 ARTICOLI PER DARE DIGNITA’ AD OGNI
PERSONA
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite
I trenta articoli di cui si compone sanciscono i diritti
individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.
Vi si proclama il diritto alla vita, alla libertà e sicurezza individuali,
ad un trattamento di uguaglianza dinanzi alla legge, senza discriminazioni
di sorta, ad un processo imparziale e pubblico, ad essere ritenuti innocenti
fino a prova contraria, alla libertà di movimento, pensiero, coscienza
e fede, alla libertà di opinione, di espressione e di associazione.
Vi si proclama inoltre che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto
a torture o a trattamento o punizioni crudeli, disumani o degradanti e
che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato
o esiliato.
Vi si sancisce anche che tutti hanno diritto ad avere
una nazionalità, a contrarre matrimonio, a possedere dei beni.
a prendere parte al governo del proprio paese, a lavorare, a ricevere
un giusto compenso per il lavoro prestato, a godere del riposo, a fruire
di tempo libero e di adeguate condizioni di vita e a ricevere un'istruzione.
Si contempla inoltre il diritto di chiunque a costituire un sindacato
o ad aderirvi e a richiedere asilo in caso di persecuzione.
Molti paesi hanno compendiato i termini della Dichiarazione
entro la propria costituzione. Si tratta di una dichiarazione di principi
con un appello rivolto all'individuo singolo e ad ogni organizzazione
sociale al fine di promuovere e garantire il rispetto per le libertà
e i diritti che vi si definiscono. Gli stati membri delle Nazioni Unite
non furono tenuti a ratificarla (la dichiarazione non essendo di per sé
vincolante), sebbene l'appartenenza alle Nazioni Unite venga di norma
considerata un'accettazione implicita dei principi della Dichiarazione.
Va sottolineato che in base alla Carta delle Nazioni
Unite gli stati membri s'impegnano ad intervenire individualmente o congiuntamente,
per promuovere il rispetto universale e l'osservanza dei diritti dell'uomo
e delle libertà fondamentali . Questo è un obbligo di carattere
legale. La dichiarazione rappresenta un'indicazione autorevole di che
cosa siano i diritti umani e le libertà fondamentali.
Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo
Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità
inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali
ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della
giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei
diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza
dell'umanità e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani
godano della libertà di parola e di credo e della libertà
dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più
alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti
dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che
l'uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione
contro la tirannia e l'oppressione;
Considerato che è indispensabile promuovere lo
sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato
nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità
e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo
e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un
miglior tenore di vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a
perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza
universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti
e di questa libertà è della massima importanza per la piena
realizzazione di questi impegni,
L’Assemblea Generale delle Nazioni
Unite proclama la presente Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo come ideale comune da raggiungersi
da tutti i popoli e da tutte le nazioni, al fine che ogni individuo ed
ogni organo della società, avendo costantemente presente questa
Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione,
il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne,
mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale
ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi
Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
DICHIARAZIONE
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità
e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli
uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte
le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione
alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione,
di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale,
di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita
sulla base dello statuto politico, giuridico internazionale del paese
o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria
o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà
ed alla sicurezza della propria persona.
Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato
di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta
degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura
o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.
Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento
della sua personalità giuridica.
Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto,
senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge.
Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che
violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale
discriminazione.
Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità
di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i
diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente
arrestato, detenuto o esiliato.
Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza,
ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e
imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri
nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta.
Articolo 11
1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto
innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente
in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie
per la sua difesa.
2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento
commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non
costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale.
Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella
applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze
arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa,
nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua
reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge
contro tali interferenze o lesioni.
Articolo 13
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento
e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese,
incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
Articolo 14
1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere
in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora
l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni
contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Articolo 15
1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2)
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua
cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.
Articolo 16
1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto
di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza,
cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio,
durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto
con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale
della società e ha diritto ad essere protetta dalla società
e dallo Stato.
Articolo 17
1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà
sua personale o in comune con altri.
2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente
privato della sua proprietà.
Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero,
di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di
cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente
o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o
il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza
dei riti.
Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione
e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria
opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee
attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Articolo 20
Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione
e di associazione pacifica.
2) Nessuno può essere costretto a far parte di
un'associazione.
Articolo 21
1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo
del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente
scelti.
2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni
di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
3) La volontà popolare è il fondamento
dell'autorità del governo; tale volontà deve sere espressa
attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale
eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera
votazione.
Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società,
ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso
lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con
l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali
e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo
della sua personalità.
Articolo 23
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta
dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione
contro la disoccupazione.
2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto
ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione
equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una
esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario,
da altri mezzi di protezione sociale.
4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati
e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo
in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie
periodiche retribuite.
Articolo 25
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente
a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con
particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e
alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza
in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia
o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze
indipendenti dalla sua volontà.
2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali
cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso,
devono godere della stessa protezione sociale.
Articolo 26
1 ) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione
deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e
fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione
tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione
superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo
della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la
comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi
razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per
il mantenimento della pace.
3) I genitori hanno diritto di priorità nella
scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.
Articolo 27
1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente
alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare
al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi
morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria
e artistica di cui egli sia autore.
Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale
nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione
possano essere pienamente realizzati.
Articolo 29
1 ) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità,
nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della
sua personalità.
2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà,
ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite
dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e
delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della
morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società
democratica.
3) Questi diritti e queste libertà non possono
in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi
delle Nazioni Unite.
Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere
interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato,
gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto
mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà
in essa enunciati.
10 DICEMBRE 1948 – 10 DICEMBRE 1998
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie 50 anni
A cura di Matteo Soccio
Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite adottò la Dichiarazione universale dei diritti
umani. A quella storica votazione parteciparono i rappresentanti di
58 Paesi. Ricordare quell’evento richiede oggi di non limitarsi ad
una semplice e scontata commemorazione celebrativa, bensì di dare
un contributo alla conoscenza della Dichiarazione, alla sostanza
delle sue enunciazioni, richiamare alla memoria, soprattutto per i più
giovani, le vicende e le radici culturali che costituirono gli antecedenti
di quell’evento. Nostro obiettivo è quello di provocare una
riflessione ed una discussione informata e competente su un testo che
costituisce una pietra miliare nella storia del diritto internazionale,
in quanto riteniamo non abbia ancora esaurito tutte le sue potenzialità,
e si presenti più che mai aperto verso il futuro.
Promulgata a ridosso della seconda guerra mondiale,
quando le ferite e le lacerazioni prodotte da quel conflitto erano ancora
vive e brucianti, la Dichiarazione mette l’accento, con forte
incisività, sulla necessità storica di coniugare insieme
"pace e diritti dell’uomo".
Nel ribadire l’importanza di questa carta si
possono riprendere le osservazioni a suo tempo espresse da Norberto Bobbio:
"Non so se ci si rende conto sino a che punto la Dichiarazione
universale rappresenti un fatto nuovo nella storia in quanto per la prima
volta nella storia un sistema di principi fondamentali della condotta
umana è stato liberamente ed espressamente accettato, attraverso
i loro rispettivi governi, dalla maggior parte degli uomini viventi sulla
terra. [...] La Dichiarazione universale dei diritti umani può
essere accolta come la più grande prova storica, che mai sia stata
data, del consensus omnium gentium circa un determinato sistema di valori".
Ripercorrendo a ritroso la storia del pensiero giuridico,
gli studiosi identificano primi possibili indizi di problematiche connesse
ai "diritti umani" tra le pieghe di testi antichi. Sono in molti
ad attribuire una delle più remote attestazioni all' Antigone,
la famosa tragedia sofoclea della metà del V secolo a.C. Il
conflitto che lacera la protagonista della tragedia eponima, fino a condurla
alla morte piuttosto di rinunciare ai suoi principi etici, è appunto
quello che oppone la coscienza con le sue "leggi non scritte"
alle leggi della polis. E' la contrapposizione tra gli affetti e i sentimenti
più umani (come la pietà verso i propri morti) e la legge
dei potenti esecrabile in quanto contraria ai valori morali più
sentiti(nello specifico, la legge di Creonte, che vieta ad Antigone di
seppellire il fratello e di fronte alla sua disobbedienza la punisce con
la morte).
Se Antigone rappresenta un archetipo mitologico,
in tempi a noi più vicini è possibile trovare enunciazioni
di prime rudimentali prefigurazioni di affermazione dei "diritti
umani" in testi storicamente attestati, come la Magna Charta
del 1215, la Petition of Rights del 1628, il Bill of Right
del 1689, la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti del
1776 e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino
del 1789.
La Dichiarazione del 1948 è stata definita
un "atto anomalo, di portata storica". Essa infatti enuncia
i principi di base per il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo.
Gli organismi internazionali, in particolare l’ONU, nella loro attività
legislativa, hanno lavorato negli anni successivi affinché i diritti
dell’uomo fossero sanciti dal diritto internazionale e successivamente,
attraverso varie convenzioni, diventassero norme di diritto interno di
ogni singolo stato. L’"anomalia" della Dichiarazione
consiste proprio nel fatto che pur avendo forma giuridica, non è
legge degli Stati. Ha rappresentato un evento di portata storica, ma sarebbe
potuta restare una enunciazione di buona volontà. Grazie all’alto
e generalizzato riconoscimento morale di cui gode, ratificata da molti
Stati, è diventata diritto interno degli stessi.
Il tema dei "diritti umani" ha trovato
un’efficace cassa di risonanza in alcuni fenomeni di costume ed in
trasformazioni della società civile che dall’Occidente si
sono poi propagate in tutti i continenti. Pensiamo alle trasformazioni
sociali indotte dalla contestazione studentesca del ‘68 e parallelamente
a quella "rivoluzione pacifica" dei costumi e del modus vivendi
rappresentata dal movimento delle donne, a partire dagli anni ‘60
e ‘70. A queste potremmo aggiungere le lotte per i diritti civili
delle popolazioni di colore e delle minoranze etniche in genere e la lunga
battaglia contro l’apartheid in Sudafrica. Sono fenomeni di ampia
portata che inducono modifiche profonde nella società civile, alterando
o addirittura infrangendo definitivamente tradizioni e retaggi culturali
vecchi di secoli. Si può datare da questi anni il riconoscimento,
almeno a livello di enunciazione, dei "diritti delle donne",
grazie anche ad una sempre più diffusa presenza femminile attiva
e partecipe nella società e nella politica. Ricordiamo la lotta
in tutto il mondo dei "resistenti alla guerra" per il riconoscimento
giuridico dell’obiezione di coscienza contro il servizio militare
obbligatorio, l’impegno della cooperazione internazionale per affermare
concretamente il diritto allo sviluppo dei popoli poveri della terra,
il riconoscimento dei diritti dei bambini, dei malati, degli anziani,
dei lavoratori, dei disoccupati, dei cittadini stranieri, delle minoranze
religiose, etniche e linguistiche, ecc. ecc. E tra i diritti rivendicati
con più forza recentemente: il diritto all’ambiente sano,
alla qualità della vita e a una città sana, sicura e giusta.
Tutti diritti ignorati al tempo della Dichiarazione universale del 1948.
La Dichiarazione del ‘48 ha esercitato, di fatto,
una funzione precettiva, nel senso che tutti gli Stati del mondo hanno
recepito da subito, almeno formalmente, la necessità di rispettare
i diritti umani come momento irrinunciabile per appartenere alla "comunità
internazionale".
Inoltre essa ha aperto una strada nella quale si
può procedere ma non retrocedere. Giustamente è stato detto
che "è solo l’inizio di un lungo processo di cui non
possiamo vedere ancora l’attuazione finale". Le acquisizioni
degli ultimi anni e la maturazione della coscienza civile hanno dimostrato
eloquentemente che l’area di pertinenza dei "diritti" è
in continua espansione: si aggiungono sempre "nuovi diritti"
e categorie di soggetti sociali bisognosi di tutela.
Come, con quale spirito, con quali aspettative possiamo
oggi accostarci a questa Carta, a cinquant’anni dalla sua promulgazione
e mentre ci si avvia a varcare la soglia del terzo millennio? E’
certamente legittimo limitarsi ad una lettura celebrativa ed acritica,
magari interrogandosi sulla sua validità ed attualità. Ma
è sicuramente più proficuo, partendo dalla Dichiarazione,
rilevarne le possibili integrazioni, gli aggiustamenti, soprattutto sul
versante dei cosiddetti "nuovi diritti" o diritti della quarta
generazione. Si tratta di fenomeni che negli ultimi decenni hanno messo
in seria difficoltà alcuni paesi del vecchio continente, costringendoli
a riaprire il "fronte" della tutela dei diritti umani. Il riferimento
è, in primis, alle grandi migrazioni dei popoli poveri verso quelli
più ricchi, con conseguenti pressioni demografiche di forte entità
e problemi che in una società ormai multietnica costringono a riformulare
i concetti di libertà religiosa, libertà di coscienza, libertà
di cultura e di informazione, ecc. Su questo versante la Dichiarazione
del 1948 conserva intatta la sua modernità ma richiede nel
contempo di essere aggiornata per poter veramente far fronte ai problemi
posti dalla cosiddetta "globalizzazione".
PER UNA BIBLIOGRAFIA RAGIONATA
I Diritti Umani sulla carta
(a cura di Matteo Soccio)
1. Opere introduttive.
AA.VV., Dei diritti dell’uomo, Comunità,
1952, 402 p.
AA.VV., Valori e diritti umani, Gregoriana, 1990,
189 p.
AA.VV., Bibliografie di pace: raccolta bibliografica
sui temi della pace, dei diritti umani, della cooperazione internazionale,
Regione del Veneto, 1995, 156 p.
CASSESE Antonio, I diritti umani nel mondo contemporaneo,
Laterza, 1994. X, 159 p.
CIAURRO Luigi, Introduzione ai diritti umani: a cinquant'anni
dalla Dichiarazione Universale, ECP, 1998, 125 p.
COMPAGNONI Francesco, I diritti dell’uomo,
San Paolo, 1995, 326 p.
DANUVOLA Paolo - MONACO Franco, Diritti umani,
Piemme, 1995, 171 p.
DE CAPRARIIS Vittorio, Le garanzie della libertà,
Il Saggiatore, 1996, 265 p.
Educare alla pace. I diritti umani nel mondo contemporaneo,
Esperia, 1998, 320 p.
DRERUP Anne (a cura di), Il tempo dei diritti: piccolo
'ideario' per l'educazione ai diritti umani, ECP, 1996, 128 p.
GALTUNG Johan, I diritti umani in un’altra chiave,
Esperia, 1997, 239 p.
GERIN Guido (a cura di), La Convenzione europea dei
diritti dell' uomo: 40° anniversario, CEDAM, 1991, 58 p.
GILIBERTI Giuseppe, I diritti umani. Un percorso storico,
Loescher,1997, 183 p.
PACINI Andrea (a cura di), L’Islam e il dibattito
su diritti dell’uomo, Fondazione Agnelli, 1998, 240 p.
RODOTÁ Stefano, Libertà e diritti in
Italia, Donzelli, 1997, 143 p.
2. I FONDAMENTI
2.1 Filosofia dei diritti umani
AA.VV.,Teorie etiche contemporanee, Bollati Boringhieri,
1990, 272 p.
ARISTOTELE, La politica, Laterza, 1993, 147 p.
AYER Alfred J.(a cura di), Saggi sulla tolleranza,
Il Saggiatore, 1990, 194 p.
BOBBIO Norberto, L’età dei diritti, Einaudi,
1990, 252 p.
BOBBIO Norberto, Giusnaturalismo e positivismo giuridico,
Comunità, 1984, 241 p.
BOBBIO Norberto, Il problema della guerra e le vie
della pace, Il Mulino, 1984, 167 p.
BOBBIO Norberto, Il terzo assente, Sonda, 1989,
236 p.
CASSESE Antonio, I diritti umani nel mondo contemporaneo,
Laterza, 1994, 159 p.
CAPOGRASSI Giuseppe, Diritti umani, in Opere,
vol. V, Giuffrè, 1959, 543 p.
CICERONE, Delle leggi, Zanichelli, 1982, 210 p.
CICERONE, Dello stato, Zanichelli, 1970, 324 p.
DWORKIN Ronald, I diritti presi sul serio, Il Mulino,
1982, 300 p.
KANT Immanuel, Scritti politici, Utet, 1956, 688
p.
GROZIO Huig, Prolegomeni al diritto della guerra e
della pace, Palumbo, 1957, 116 p.
LOCKE John, Scritti sulla tolleranza, Utet, 1977,
779 p.
MAC INTYRE Alasdair, Dopo la virtù: saggio
di teoria morale, Feltrinelli, 1988, 355 p
MARITAIN Jacques, L’uomo e lo Stato, Vita
e Pensiero, 1953, 270 p.
MARITAIN Jacques, I diritti dell’ uomo e la legge
naturale, Vita e Pensiero, 1987, 212 p.
PAINE Thomas, I diritti dell’uomo, Editori
Riuniti, 1978, 368 p.
ROUSSEAU Jean Jacques, Il contratto sociale, Einaudi,
1961, 198 p.
SHUTE Stephen - HURLEY Susan, Diritti umani: Oxford
Amnesty Lectures, Garzanti, 1994, 280 p.
SOFOCLE, L’Antigone, Garzanti, 1989, 319
p.
SPINOZA Baruch, Trattato teologico politico, La
Nuova Italia, 1971, 364 p.
WALZER Michael, Sulla tolleranza, Laterza, 1998,172
p.
2.2 Il diritto internazionale dei diritti umani
ARCHIBUGI Daniele - BEETHAM David, Diritti umani e
democrazia cosmopolitica, Feltrinelli, 1998, 180 p.
CONFORTI, Benedetto, Introduzione alla carta delle
Nazioni Unite, ECP, 1993, 138 p.
DELMAS-MARTY, Mireille, Dal codice penale ai diritti
dell’uomo, Giuffrè, 1992, XIX, 320 p.
DE STEFANI, Paolo, Il diritto internazionale dei diritti
umani, CEDAM, 1994, VIII, 154 p.
DE STEFANI Paolo - LEITA Francisco, La tutela giuridica
internazionale dei diritti umani. Casi e materiali, CEDAM, 1997, 366
p.
DELMAS-MARTY Mireille(a cura), Verso un'Europa dei
diritti dell'uomo: ragion di Stato e diritti umani nel sistema della Convenzione
europea, CEDAM, 1994, IX, 355 p.
PAPISCA Antonio, Democrazia internazionale, via di
pace, Angeli, 1995, 200 p.
SCALABRINO SPADEA, M. (a cura), Codice internazionale
dei diritti dell’uomo, Pirola, 1991, 904 p.
3. I DIRITTI SANCITI DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE (1948)
3.1 Diritto alla vita
"Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà
ed alla sicurezza della propria persona." (art. 3)
AA. VV., La pena di morte nel mondo, Marietti,
1983, 258 p.
Amnesty international, Stragi impunite: omicidi politici
e sparizioni negli anni '90, Sonda, 1994, 110 p.
AMNESTY INTERNATIONAL, Un errore capitale: il dibattito
sulla pena di morte, ECP, 1995, 133 p.
AZZONE Giovanni Felice, I dilemmi della bioetica,
NIS, 1997, 135 p.
BALESTRERO Ettore, Il diritto alla vita prenatale
nell’ordinamento internazionale, ESD, 1997, 148 p.
BERNARD Jean, La bioetica: un manuale per capire,
un saggio per riflettere, Il Saggiatore, 1998, 125 p.
BIAGI Lorenzo - PEGORARO Renzo, Religioni e bioetica,
Gregoriana, 1997, 495 p.
CAMUS Albert, Riflessioni sulla pena di morte,
SE, 1993, 70 p.
CONCETTI Gino, Pena di morte, Piemme, 1993, 173
p.
DALLA TORRE Giuseppe, Le frontiere della vita: etica,
bioetica e diritto, Studium, 1997, 220 p.
INGLE Joseph, Il male estremo, Tropea, 1997, 324
p.
MAGLIE Maria Giovanna, Vendetta di Stato: la storia
infinita della pena di morte negli Stati Uniti, Marsilio, 1996,
157 p.
MOLINO Daniela, Pena di morte, Gruppo Abele, 1989,
91 p.
MORI Maurizio(a cura di), Bioetica laica, Baldini
& Castoldi, 1998, 247 p.
PAJARDI, Piero, Il diritto di esistere, Vita e
Pensiero, 1992, 121 p.
TARANTINO A, TARANTINO M.L., Eutanasia e diritto alla
vita, Edizioni del grifo, 1994, 208 p.
TETTAMANZI, Dionigi, Bioetica: difendere le frontiere
della vita, Piemme, 1996, 632 p.
3.2 Diritto all'integrità fisica
"Nessun individuo potrà essere sottoposto
a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti."
(art. 5)
AMNESTY INTERNATIONAL, Tortura anni ‘80,
Studio Tesi, 456 p.
BERTINETTO Maria - NOVARINO MASSIMO, Tortura,
Gruppo Abele, 1989, 48 p.
GALLO E. - RUGGIERO V., Il carcere in Europa. Annientamento
e recupero, tortura e risocializzazione,Bertani, 338 p.
KAMINSKI Andrzej, I campi di concentramento dal 1896
a oggi, Bollati Boringhieri, 1997, 351 p.
LEA Henry C., L’ingiustizia della giustizia.
Storia delle torture e delle violenze legali in Europa, Casa del libro,
1989, 611 p.
TODOROV Tzvetan, Di fronte all’estremo, Garzanti,
1992, 305 p.
3.3 Diritto alla sicurezza
"Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà
ed alla sicurezza della propria persona". (art. 3)
"Ogni individuo, in quanto membro della società,
ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso
lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con
l'organizzazione e le risorse di ogni Stato , dei diritti economici, sociali
e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo
della sua personalità" (art.22)
Anders Günther, Stato di necessità e legittima
difesa: violenza sì o no.Una critica del pacifismo, ECP, 1997,
79 p.
Difesa e protezione civile, Centro Eirene, 1987,
104 p.
Martin Brian, La piramide rovesciata per sradicare
la guerra, La Meridiana, 1990, 304 p.
Vicinelli, Gian Carlo, Enciclopedia della sicurezza
sociale, Teti, 1991, 241 p.
MANZOCCHI Carla, Il vizio della guerra: alle radici
dei nuovi conflitti, Edizioni Associate, 1992, 230 p.
3.4 Diritto all' uguaglianza
"Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e
tutte le libertà […]senza distinzione alcuna, per ragioni
di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica
o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita
o di altra condizione[…]".(art. 2)
"Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno
diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte
della legge[…]" (art. 7)
AA.VV., Il dilemma della cittadinanza: diritti e doveri
delle donne, Laterza, 1993, 262 p.
AA.VV., Lo straniero, ovvero l' identità culturale
a confronto, Laterza, 1992, 177 p.
AMNESTY INTERNATIONAL(a cura di), Donne. Rapporto
sulle violazioni dei diritti umani delle donne Sonda, 1991, 80 p.
BALBO Laura – MANCONI Luigi, I razzismi reali,
Feltrinelli, 1992, 144 p.
BASTIDE Roger, Noi e gli altri: i luoghi di incontro
e di separazione culturali e razziali, Jaca Book, 1990, 361 p.
BEN JELLOUN Tahar, Il razzismo spiegato a mia figlia,
Bompiani, 1998, 62 p.
BOLAFFI Guido, Una politica per gli immigrati,
Il Mulino, 1996, 78 p.
CESERANI Remo, Lo straniero, Laterza, 1998, 73
p.
DAL LAGO Alessandro (a cura di), Lo straniero e il
nemico: materiali per l'etnografia contemporanea, Costa & Nolan,
1998, 316 p.
DELLE DONNE Marcella (a cura di), Relazioni etniche
stereotipi e pregiudizi: fenomeno immigratorio ed esclusione sociale,
EdUP, 1998, 550 p
DI NICOLA Giulia, Uguaglianza e differenza: la reciprocità
uomo donna, Città Nuova, 1989, 256 p.
DONINI Pier Giovanni, Le minoranze, Jaca Book,
1998, 96 p.
DONNARUMMA Anna Maria, Guardando il mondo con occhi
di donna, Editrice Missionaria Italiana, 1998, 351 p.
FANON Frantz, Pelle nera, maschere bianche: il nero
e l'altro, Tropea, 1996, 204 p.
FERRAROTTI Franco, Oltre il razzismo. Verso la società
multirazziale e multiculturale, Armando, 1989, 212 p.
FILIPPA, Marcella, Dis-crimini: profili dell'intolleranza
e del razzismo, Società Editrice Internazionale, 1998, VII,
209 p.
GAUDENZI Giuseppe, Razzismo, Bibliografica, 1997,
94 p.
GIUSTINELLI Franco, Razzismo scuola società:
le origini dell' intolleranza e del pregiudizio, La Nuova Italia,
1992, XIV, 359 p.
HÄRING Bernhard, Tolleranza: per un'etica di
solidarietà e di pace, Paoline, 1995, 126 p.
BORI Pier Cesare ( a cura di), L' intolleranza: uguali
e diversi nella storia, Il Mulino, 1986, 296 p.
IRIGARAY Luce, Il tempo della differenza: diritti
e doveri civili per i sessi. Per una rivoluzione pacifica, Editori
Riuniti, 1989, 92 p.
MEREU Italo, Storia dell'intolleranza in Europa. Bompiani,
1988. 430 p
MOSSE George, Il razzismo in Europa: dalle origini
all’olocausto, Laterza, 1994, 302 p.
NAGEL Thomas, I paradossi dell' uguaglianza, Il
Saggiatore, 1993, 228 p.
OMERO Fabio, I diritti degli omosessuali, Marsilio,
1996, 140 p.
PIVA Antonio, Città multietnica: cultura della
socializzazione, Marsilio, 1996, 176 p.
PIATTELLI Valentina(a cura di), Donne in prima linea:
contro le violazioni dei diritti umani, ECP, 1995, 118 p.
TAGUIEFF Pierre André, La forza del pregiudizio.
Saggio sul razzismo e sull’antirazzismo, Il Mulino, 1994, 660
p.
TOURAINE Alaine, Libertà, uguaglianza, diversità,
Il Saggiatore, 1998, 352 p.
WIEVIORKA Michel, Lo spazio del razzismo, Il Saggiatore,
1996, XI, 211 p.
YOUNG Iris Marion, Le politiche della differenza,
Feltrinelli, 1996, XI, 363 p.
ZARELLI Eduardo, Un mondo di differenze, Arianna,
1998,112 p.
3.5 Diritto alla giustizia
"Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno
diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte
della legge[…]"(art. 7)
"Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità
di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i
diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
" (art.8)
"Nessun individuo potrà essere arbitrariamente
arrestato, detenuto o esiliato" (art.9)
"Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena
uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente
e imparziale[…]" (art.10)
"Ogni individuo accusato di un reato è
presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia provata legalmente
in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie
per la sua difesa[…]"(art.11)
BELLINO Francesco, Giusti e solidali: fondamenti di
etica sociale, Dehoniane, 1994, 255 p.
BESUSSI A. (a cura di), Teorie della giustizia sociale,
Unicopli, 1986, 400 p.
KELSEN Hans, Il problema della giustizia, Einaudi,
1975, 133 p.
MAFFETTONE Sebastiano - VECA Salvatore (a cura di),
L' idea di giustizia da Platone a Rawls, Laterza, 1997, XV,
386 p.
PAJARDI Piero, Obiettivo giustizia, CEDAM, 1991,
304 p.
PERELMAN Chaim, La giustizia, Giappichelli, 1959,
136 p.
PIEPER Joseph, Sulla giustizia, Morcelliana, 1975,
124 p.
RAWLS John, Teoria della giustizia, Feltrinelli,
1982, 182 p.
RAWLS John, La giustizia come equità, Liguori,
1995, 340 p.
VASSALLI Giuliano, La giustizia internazionale penale,
Giuffrè, 1995 222 p.
VECA Salvatore, Questioni di giustizia: corso di filosofia
politica, Einaudi, 1991 333 p.
WOLGAST Elizabeth H., La grammatica della giustizia,
Editori Riuniti, 1991, 240 p.
3.6 Diritto alla libertà
"Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà
ed alla sicurezza della propria persona"(art. 3)
"Nessun individuo potrà essere tenuto
in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù
e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma"
(art.4)
"Nessun individuo potrà essere sottoposto
ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia,
nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo
onore e della sua reputazione[…]" (art.12)
"Ogni individuo ha diritto alla libertà
di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo
ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare
nel proprio paese." (art.13)
ARON Raymond, Delle libertà, SugarCo, 1990,
215 p.
ATRIPALDI Vincenzo, Il catalogo delle libertà
civili nel dibattito in Assemblea Costituente, Liguori, 1979, 332
p.
BOBBIO Norberto, Eguaglianza e libertà,
Einaudi, 1995, XV, 98 p.
CARTER Ian - RICCIARDI Mario (a cura), L' idea di
libertà, Feltrinelli, 1996, 206 p.
Chomsky Noam, Illusioni necessarie, Elèuthera,
1991, 231 p.
Dahrendorf Ralf, La libertà che cambia,
Laterza, 1994, 228 p.
FEST Joachim C., La libertà difficile. Il lato
debole della società aperta, Garzanti, 1996, 96 p.
FAGGIN Giuseppe, Dai greci a Maometto: libertà
e dignità dell'uomo nelle grandi visioni del mondo, Accademia
Olimpica, 1996, 201 p.
GALANTE GARRONE Alessandro, Piccoli discorsi sulla
libertà, Diabasis, 1996 48 p.
GEYMONAT Ludovico, La libertà, Rusconi,
1988, 140 p.
HART Herbert L. - RAWLS John, Le libertà fondamentali,
La Rosa, 1994, 116 p.
RIDOLA Paolo, Diritti di libertà e costituzionalismo,
Giappichelli, 1997, 204 p.
SEN Amartya, La libertà individuale come impegno
sociale, Laterza, 1997, 90 p.
3.7 Diritto all'autonomia della vita privata
"Nessun individuo potrà
essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella
sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni
del suo onore e della sua reputazione[…]" (art. 12)
ALPA Guido, La disciplina dei dati personali: note
esegetiche sulla legge 31 dicembre 1996 n. 675 e successive modifiche,
SEAM, 1998, 286 p.
DI GIOVANNI Carolina, La privacy, Il Sapere, 1997,
256 p.
GRISOLIA Giovanni, Libertà di manifestazione
del pensiero e tutela penale dell’onore e della riservatezza,
CEDAM, 1994, 160 p.
IMPERIALI Riccardo – IMPERIALI Rosario, La tutela
dei dati personali: vademecum sulla privacy informatica, Pirola, 1997,
408 p.
LYON David, L'occhio elettronico: privacy e filosofia
della sorveglianza, Feltrinelli, 1997, 327 p.
RIDOLFI Claudia, Persona e mass media: la tutela della
persona nelle trasmissioni televisive tra autonomia contrattuale e diritti
fondamentali. CEDAM, 1995. XI, 124 p.
RODOTÁ Stefano, Tecnologie e diritti, Il
Mulino, 1995, 406 p.
SCOGLIO Stefano, Privacy. Diritto filosofia storia,
Editori Riuniti, 1994, 360 p.
3.8 Diritto alla libertà di pensiero, di coscienza
e di religione
"Ogni individuo ha diritto alla libertà
di pensiero, di coscienza e di religione[…]".(art. 18)
"Ogni individuo ha diritto alla libertà
di opinione e di espressione[…]" (art.19).
AA.VV. Libertà di pensiero e mezzi di diffusione,
CEDAM, 1992, 124 p.
ABEL Richard L., La parola e il rispetto: i limiti
della libertà di espressione, Giuffrè, 1996, XXVII,
242 p.
BARILE Paolo, Libertà di manifestazione del
pensiero, Giuffré, 1975, 151 p.
BIFFI F.(a cura di), Idiritti fondamentali
della persona umana e la libertà religiosa, Pontificia Università
Lateranense, 1985, 796 p.
BRESSAN Luigi, Libertà religiosa nel diritto
internazionale, CEDAM, 1989, 286 p.
BURY John B., Storia della libertà di pensiero,
Feltrinelli, 1962, 168 p.
CANTONI Giovanni - Introvigne Massimo, Libertà
religiosa, "sette" e "diritto di persecuzione",
Cristianità, 1996, 160 p.
FERRARI Silvio. Diritto e religione in Europa occidentale.
Il Mulino, 1997. 202 p.
FERRARI Silvio - SCOVAZZI Tullio, La tutela della
libertà di religione: ordinamento internazionale e normative confessionali,
CEDAM, 1988, 396 p.
GOISIS Elena, Conflitti politici e disobbedienza civile,
Centro Eirene, 1991, 93 p.
MONNI Piero, ONU. Quale libertà? Trent’anni
di dibattito sulla libertà religiosa, Studium, 1979, 348 p.
RUFFINI Francesco, La libertà religiosa come
diritto pubblico subiettivo, Il Mulino, 1992, 518 p.
3.9 Diritto di riunione e associazione
"Ogni individuo ha diritto alla libertà di
riunione e di associazione pacifica. Nessuno può essere costretto
a far parte di un'associazione"(art. 20)
MASCIA, Marco, L’associazionismo internazionale di promozione
umana, CEDAM, 1992, 300 p.
PERLINGIERI P. (a cura di), Partecipazione associativa
e partito politico, ESI,1993, 264 p.
RIGANO Francesco, La libertà assistita: associazionismo
privato e sostegno pubblico nel sistema costituzionale, CEDAM, 1995,
XIV, 340 p.
TOMAI B., Associazionismo, volontariatoe nuova cittadinanza
sociale, CENS, 1991, 136 p.
3.10 Diritto di partecipazione alla vita pubblica
"Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo
del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente
scelti. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza
ai pubblici impieghi del proprio paese. La volontà popolare è
il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve
essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate
a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura
equivalente di libera votazione"(art. 21).
AA.VV., La partecipazione popolare alla funzione amministrativa
e l’ordinamento dei consigli circoscrizionali, comunali, Giuffré,
1977, 466 p.
BETTINELLI Ernesto, All'origine della democrazia dei
partiti, Edizioni di Comunità, 1982, 406 p.
COLOMBO Furio, Il candidato: la politica senza il
potere, Rizzoli, 1997, 178 p.
FISICHELLA Domenico, Elezioni e democrazia. Un’analisi
comparata, Il Mulino, 1982, 318 p.
LANCHESTER Fulco, Rappresentanza, responsabilità
e tecniche di espresione del suffragio, Bulzoni, 1990, 216 p.
MARTINO Antonio, I sistemi elettorali, Pacini,
1997, 328 p.
MASSARI O. - PASQUINO G. (a cura di), Rappresentare
e governare, Il Mulino, 1994, 264 p.
PIRETTI Maria Serena, Le elezioni politiche in Italia
dal 1848 a oggi, Laterza, 1996, 476 p.
PUSTETTO M. Bruna, Il manuale del candidato politico,
Bridge, 1991, 319 p.
RICCAMBONI G.( a cura di), Cittadini e rappresentanza
in Europa, Angeli, 1992, 240 p.
SAVIGNANO Aristide, La partecipazione politica nell’ordinamento
costituzionale italiano, ESI, 1979, 112 p.
SAVONA E. (a cura di), Partecipazione e istituzioni
in Italia, Angeli, 1985, 392 p.
TENTONI Luca, Gli strumenti per cambiare. Viaggio
nei sistemi elettorali, Acropoli, 1991, 296 p.
ZUCCHETTI Alberto, La partecipazione del cittadino
nelle autonomie locali, Giuffré, 1992, 466 p.
3.11 Diritto al lavoro
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera
scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed
alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo, senza discriminazione,
ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. Ogni individuo che
lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente[…]. Ogni
individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa
dei propri interessi[…]" (art. 23).
BIAGI M. - SUWA Y.(a cura di), Ildiritto dei
disoccupati , Giuffré, 1996, 644 p.
LANZAVECCHIA Giuseppe, Il lavoro domani: dal taylorismo
al neoartigianato, Ediesse, 1996, 172 p.
LEFRANC Georges, Il sindacalismo nel mondo, D'Anna,
1973, 192 p.
MAZZETTI, Giovanni, Quel pane da spartire: teoria
generale della necessità di redistribuire il lavoro, Bollati
Boringhieri, 1997, 325 p.
MEDA Dominique, Società senza lavoro: per una
nuova filosofia dell'occupazione. Feltrinelli, 1997, 238 p.
RENGA Simonetta, La tutela contro la disoccupazione,
UTET, 1997, 266 p.
RIFKIN Jeremy, La fine del lavoro, Baldini &
Castoldi, 1996, 519 p.
SAVONA Paolo, La disoccupazione e il terzo capitalismo,
Sperling & Kupfer, 1997, 119 p.
SAVONA Paolo, Inflazione, disoccupazione e crisi monetarie,
Sperling & Kupfer, 1998, 90 p.
3.12 Diritto all'istruzione
"Ogni individuo ha diritto all' istruzione[…]
L' istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità
umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali[…]" (art. 26).
AA. VV, Educare al cambiamento, CRES, 1995, 76
p.
BELLONI Maria Pia, La libera circolazione dei lavoratori
e il diritto all’ istruzione superiore nella Comunità Europea,
CEDAM, 1995, 186 p.
BOCCA Giorgio, Istruzione, formazione e cultura: una
politica della Comunità Europea per l’educazione, Vita
e Pensiero, 1995, 466 p.
CIPOLLA, Carlo Maria, Istruzione e sviluppo, UTET,
1971, 150 p.
CLEMENTI Mara - SCOGNAMIGLIO Nicola, Popoli in movimento:
percorsi didattici interdisciplinari per educare alla mondialità,
EMI, 1993, 207 p.
DURINO ALLEGRA Alessandra, Verso una scuola interculturale,
La Nuova Italia, 1993, XIV, 201 p.
FRANCHI Giorgio, Istruzione e soggetti sociali, La
Nuova Italia, 1992, 92 p.
LYNCH James, Educazione multiculturale in una società
globale, Armando, 1993, 199 p.
MAYOR SARAGOZA Federico, Domani è troppo tardi:
sviluppo, istruzione, democrazia, Studium, 1991, 352 p.
NIGRIS Elisabetta, Educazione intercultural,Mondadori,
1996, XXXII, 460 p.
RUSCELLO Francesco, L’istruzione tra scuola e
famiglia. Tecniche di tutela della persona, ESI, 1992, 310 p.
SANTERINI Milena, Cittadini del mondo: educazione
alle relazioni interculturali, La Scuola, 1994, 286 p.
VERTECCHI Benedetto, La qualità dell’istruzione,
Loescher, 1979, 160 p.
3.13 Diritto all'assistenza
"Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita
sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia,
con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione,
e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, […] alla sicurezza
in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia
o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze
indipendenti dalla sua volontà […]."(art. 25).
BENNETT John, La macchina della fam, EMI, 1989,
281 p.
GAETA Saverio - PRISCIANDARO Vittoria, I volti della
solidarietà: manuale pratico di volontariato,
Paoline, 1998, 82 p.
GAWRONSKI Stas, Guida al volontariato, Einaudi,
1997, XI, 234 p
GIFA, La qualità dell’assistenza all’anziano
in ospedale, Vita e Pensiero, 1990, 196 p.
SANTANERA Francesco - GALLO Anna Maria, Volontariato:
trent'anni di esperienze: dalla solidarietà ai diritti, UTET,
1998, XIX, 154 p.
SERIO Angelo, La salute del lavoratore, Studium,
1978, 160 p.
STEFANINI Angelo, Salute e mercato: una prospettiva
dal Sud al Nord del pianeta, EMI,1997, 208 p.
3.14 Diritto di proprietà
"Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà
sua personale o in comune con altri […]" (art. 17).
BIXIO Andrea, Proprietà e appropriazione,
Giuffré, 1988, 240 p.
GAMBARO Antonio, Il diritto di proprietà,
Giuffrè, 1995, XVI, 998 p.
GERIN G.(a cura di), Il diritto di proprietà
nel quadro della convenzione europea dei diritti dell’uomo, CEDAM,1989,
80 p.
MANGIAMELI Stelio, La proprietà privata nella
Costituzione, Giuffré, 1986 196 p.
PROUDHON Pierre Joseph, Che cos’ è la
proprietà, Laterza, 1967, 299 p.
RODOTA’ Stefano, Il terribile diritto: studi
sulla proprietà privata, Il Mulino, 1990, 470 p.
3.15 Diritti sociali ed economici
"Ogni individuo, in quanto membro della società,
ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso
lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con
l'organizzazione e le risorse di ogni Stato , dei diritti economici, sociali
e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo
della sua personalità." (art. 22).
AA. VV., Immigrazione in Europa: solidarietà
e conflitto,CEDISS, 1993, 663 p.
CHOSSUDOVSKY Michel, La globalizzazione della povertà,
Gruppo Abele, 1998, 308 p.
GHEZZI Marta, Il rispetto dell’altro: il lavoro
sociale con gli immigrati stranieri, Carocci, 1996, 144 p.
HORNZIEL Ijola Maria, La condizione degli immigrati
stranieri in Italia, Angeli, 1986, 166 p.
RUSSO Vinicio, E lo chiamano sviluppo: povertà,
disuguaglianza e potere del mondo. Piero Manni, 1998, 174 p.
STABELLINI Mauro - DE STEFANI Paolo(a cura di), Tutela
dei diritti sociali: l'impegno degli obiettori di coscienza per costruire
la pace, Fondazione Emanuela Zancan, 1994, 216 p.
3.16 Diritto all'ordine sociale e internazionale
"Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale
e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in
questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati." (art.
28).
Ballarino Tito, Organizzazione internazionale: aspetti giuridici,
CELUC, 1993, 397 p.
BOSCO Giorgio, La soluzione delle controversie giuridiche
internazionali nel quadro delle Nazioni Unite, CEDAM, 1989, XVI, 164
p.
MATTAI Giuseppe - MARRA Bruno, Dalla guerra all’ingerenza
umanitaria, SEI, 1994, 231 p.
Papisca, Antonio. Democrazia internazionale, via di
pace: per un nuovo ordine internazionale democratico, Angeli, 1990,
179 p.
PAPISCA Antonio, L’intervento delle Nazioni Unite
nelle consultazioni popolari, Giuffré, 1969, 466 p.
Pasquini Giovanna. Le organizzazioni internazionali:
un'analisi storico-sociologica. Quattro venti, 1988, 250 p.
PICONE P.(a cura di), Interventi delle Nazioni Unite
e diritto internazionale, CEDAM, 1995, XVI, 578 p.
PINESCHI Laura, Le operazioni delle Nazioni Unite
per il mantenimento della pace, CEDAM, 1998, 284 p.
3.17 Diritto d'asilo
"Ogni individuo ha il diritto di cercare e di
godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni[…]" (art.
14).
ANSALDO Marco, Né tetto né legge: l'odissea dei
profughi, Limina, 1997, XI, 193 p.
NAZIONI UNITE. ALTO COMMISSARIATO PER I RIFUGIATI, I
rifugiati nel mondo 1997-98: esodi di popolazione: un'emergenza umanitaria,
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'informazione
e l'editoria, 1997, X, 301 p.
TRAVI Sergio (a cura di), Il sale della terra: i rifugiati
e il diritto d'asilo, ECP, 1997, 117 p.
TRIER Jean, L’Alto Commissariato delle
Nazioni Unite per i rifugiati, SEI, 1995, 64 p.
3.18 Diritto al tempo libero
"Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago,
comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro
e ferie periodiche retribuite." (art. 24).
CORBIN A. (a cura di), L’invenzione del tempo libero (1850-1960).
Laterza, 1996. 592 p.
DUMAZEDIER Joffre, Sociologia del tempo libero,
Angeli, 1987, 256 p.
GASPARINI Giovanni, Il tempo e il lavoro, Angeli,
1990, 184 p.
IOVANE Andrea - PALA Francesco, Lavoro salariato e
tempo libero, Angeli, 1977,116 p.
MEUCCI Mario, Mansioni, studio, tempo libero dei lavoratori,
Giuffré, 1984, 276 p.
MOTHE Daniel, L’utopia del tempo libero, Bollati
Boringhieri, 1998, 92 p.
TOTI Gianni, Il tempo libero, Editori Riuniti,
1975, 370 p.
VOLPI Claudio, Tempo libero tra mito e progetto,
ERI, 1976, 404 p.
3.19 Diritto d'autore
"[…] Ogni individuo ha diritto alla protezione
degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica,
letteraria e artistica di cui egli sia autore." (art. 27).
CHIMENTI Laura, Lineamenti del nuovo diritto d’autore: direttive
comunitarie e normativa interna, Giuffrè, 1997,
498 p.
GALTIERI, Gino. La protezione internazionale delle
opere letterarie e artistiche e dei diritti connessi, CEDAM, 1989,
XII, 278 p.
GHIDINI G. - QUATTRONE M.F.(a cura di), Codice del
copyright: il diritto d’autore fra arte e industria, Giuffrè,
1995, 768 p.
JARACH Giorgio, Manuale del diritto d’autore,
Mursia, 1991, 480 p.
VARRONE Claudio, Manuale del diritto d’autore,
Editoriale scientifica, 1991, 324 p.
3.20 Diritto di cittadinanza
"Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza…"(art.
15).
AA.VV., Immigrati, non cittadini? Angeli, 1990. 193 p.
BARBALET J. M., Cittadinanza: diritti, conflitto e
disuguaglianza sociale, Liviana, 1992, 157 p.
BONAZZI Tiziano - DUNNE, Michael, Cittadinanza e diritti
nelle società multiculturali, Il Mulino, 1994, 312 p.
CUNIBERTI Marco, La cittadinanza, Cedam, 1997,
536 p.
DONATI P. - SGRITTA G. (a cura di), Cittadinanza e
nuove politiche sociali, Angeli, 1993, 248 p.
GROSSO Enrico, Le vie della cittadinanza. Le grandi
radici. I modelli storici di riferimento, CEDAM, 1997, XII, 328 p.
MAURI L. - MICHELI G. A. (a cura), Le regole del gioco.
Diritti di cittadinanza e immigrazione straniera, Angeli, 1992, 240
p.
OLIVETTI RASON N. - STRUMENDO L.(a cura di), Il difensore
civico: tutela e promozione dei diritti umani e di cittadinanza, CEDAM,
1997, VIII, 240 p.
PENSOVECCHIO Maria Cristina, La cittadinanza europea:
i diritti dei cittadini dell'Unione europea, 1994, 172 p.
ZINCONE Giovanna, Da sudditi a cittadini, Il Mulino, 1992, 324
p.
3. 21 I diritti dell' infanzia
"La maternità e l’infanzia hanno
diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio
o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale"(art.25).
BADALONI Piero, Il libro dei diritti dei bambini, Gruppo Abele,
1991, 127 p.
CENDON Paolo, I bambini e i loro diritti, Il Mulino,
1991. 397 p.
FARACI Giuseppe, Ragazzi di frontiera, EMI, 1990,
159 p.
Il libro dei diritti dei bambini, Sonda, 1991,
142 p.
LODI Donata - MICALI BARATELLI Chiara (a cura di),
Una cultura dell'infanzia, NIS, 1997, 175 p.
LODI, Mario, I diritti del bambino, dell'uomo e della
natura, Sipiel, 1991, 193 p.
MORO Alfredo Carlo, Il bambino è un cittadino.
Conquista di libertà e itinerari formativi. La Convenzione dell'ONU
e la sua attuazione, Mursia, 1991, 333 p.
O’GRADY Ron, Schiavi o bambini? Storie di prostituzione
infantile e turismo sessuale in Asia, Gruppo Abele, 1995, 110 p.
Violazioni dei diritti dei bambini, Gruppo Abele,
1995, 230 p.
Giustizia negata ai contadini indigeni
Sedici anni dopo che almeno 10 contadini indigeni sono
stati uccisi a sangue freddo in Guatemala, semplicemente a causa di ciò
che erano e di dove vivevano, la discriminazione che ha contribuito al
massacro sta ancora impedendo ai parenti di ricevere giustizia. Nelle
prime ore del 22 novembre 1982 un gruppo di soldati e di forze ausiliarie
civili che agivano sotto il comando militare arrivò a Tululché,
un paese della provincia di Chiché, nel dipartimento di El Quiché.
La pattuglia riunì tutti gli uomini e li condusse al campo da calcio
del villaggio. Poi furono letti i nomi di almeno 10 uomini, che furono
giustiziati di fronte agli altri. I loro corpi furono seppelliti nelle
vicinanze. Ci vollero 10 anni perché i resti potessero essere riesumati
per stabilire ufficialmente la causa della morte. La cura legale delle
investigazioni su questo e altri casi di violazioni dei diritti umani
commessi ai danni di contadini indigeni in Guatemala, è un lucido
esempi delle barriere incontrate da parenti, testimoni e avvocati che
cercano di ottenere giustizia. Nel maggio1997 una corte assolse il commissario
militare che secondo quanto dichiarato, avrebbe guidato l’attacco
di Tuluché. Egli fu accusato di aver commesso più di 150
crimini, tra i quali 35 esecuzioni extragiudiziali, sequestri, torture
e stupri nella sola area di Tuluché. Poco dopo la decisione della
corte, la Missione di Verifica inviata dall’ONU espresse preoccupazioni
per le gravi irregolarità procedurali nel processo, tra le quali
il trattamento discriminatorio al quale furono sottoposti i testimoni
dell’accusa, la maggioranza dei quali erano donne indigene, alle
quali furono negati degli interpreti, e l’assenza di garanzie nella
raccolta delle prove, non giustificata da alcun motivo. Inoltre, testimoni
oculari del massacro e avvocati che si occupavano del caso furono soggetti
a intimidazioni, maltrattati e minacciati di morte. Da allora, il caso
è stato segnato da ulteriori ritardi e gravi irregolarità
procedurali. Le esecuzioni extragiudiziarie di massa, come quelle commesse
a Tuluché, hanno causato decine di migliaia di vittime nel territorio
del Guatemala durante il conflitto armato durato 36 anni. La maggioranza
delle vittime era costituita da contadini indigeni, eliminati solo perché
vivevano in aree bersaglio della strategia militare anti insurrezionale
denominata "scorched earth" (terra bruciata), che aveva lo scopo
di negare ogni sostegno locale ai guerriglieri, attraverso razzie di intere
aree, l’eliminazione di intere comunità, la distruzione di
raccolti e bestiame. A seguito dell’accordo di pace tra governo e
l’opposizione armata, nel dicembre 1996 furono compiuti sforzi limitati
per portare di fronte alla giustizia i responsabili delle violazioni dei
diritti umani; tuttavia ancora oggi i contadini indigeni, parenti delle
vittime, che intentano delle cause affrontano grossi ostacoli nei tribunali
del Guatemala. Molto spesso è loro negata la possibilità
di disporre di interpreti durante il processo o sono minacciati di violenza
o addirittura di morte per convincerli ad abbandonare il caso.
DIRITTI UMANI IN GUATEMALA
Cantare la pace con la lingua strappata
di Silvana Valpiana Poli
Padre Clemente Pencleu Navichoc è un sacerdote
guatemalteco indigeno, di etnia maya quichè. Incontrandolo il mese
scorso, P. Clemente ci ha parlato della propria esperienza personale,
della cultura maya, della situazione politica nel Guatemala oggi.
Egli proviene dalla comunità di S. Perdo Jocopilas,
a circa 1200 m. di altezza, con un "pueblo" di 30.000 abitanti,
molti dei quali sparsi per le "aldeas", villaggi poveri e sperduti
nella foresta. Questo paese è stato colpito tragicamente, durante
i 36 anni di dittature e di guerra interna, da una violentissima repressione,
che in parte ancora continua. Padre Clemente, 42 anni, da 12 prete, e
parroco da 5 anni, porta viva in sé la spiritualità maya,
con le sue tradizioni, riti, modi di pensare. E’ stato difficile
e doloroso per lui adattarsi allo studio della filosofia occidentale,
della lingua spagnola, e riunire in sé concetti diversi e intraducibili,
ma il punto di incontro fra le diverse spiritualità avviene in
Cristo. "Mia nonna, sacerdotessa maya, diceva che Gesù
Cristo era un sacerdote maya". Gli indigeni sono poveri, non
considerati, hanno sofferto 500 anni di conquiste, perseguitati anche
da un cristianesimo che portava prima la spada che la croce, e soffocava
il vero spirito di Cristo. La guerra e le persecuzioni recenti in Guatemala
sono state tremende, ed hanno provocato 50.000 vedove, 150.000 "desaparesidos"
(profughi), 1.000.000 di famiglie distrutte, 1.500.000 assassinati; solo
in S. Pedro Iocopilas sono stati assassinati e gettati in fosse comuni
13 catechisti: "La chiesa era stata trasformata in luogo di tortura;
al fratello di Pedro Camins ( il marito di Rigoberta Menchù) furono
strappati gli occhi, la lingua, le unghie, prima di farlo morire; ai bambini
mangiarono addirittura il cuore; tolsero i figli dal ventre delle madri,
e li schiacciarono con pietre." Recentemente, l’assassinio
di Monsignore Gerardi, ucciso dopo aver pubblicato il rapporto "Nunca
mas" (mai più !) – ora tradotto e stampato dalla
diocesi di Brescia – ha richiamato l’attenzione su tutto ciò,
ma, ugualmente, solo 20 giorni fa a S. Pedro sono stati uccisi 2 catechisti,
e lo stesso Padre Clemente è già stato minacciato di morte
per 3 volte. Come cercare vie di riconciliazione, in una situazione simile,
con un popolo che ancora oggi soffre per la mancanza di cibo, per l’analfabetismo,
per la mancanza di abitazioni? Il governo, ancora adesso, è sostanzialmente
nelle mani dei militari, e il potere economico è tenuto da pochi
ricchi, e dalle multinazionali. Ma la richiesta di giustizia è
più forte del potere, non cerca vendetta, ma riconciliazione. C’è
bisogno di riconciliazione con sé stessi -molti furono costretti
ad ammazzare i propri familiari- e con gli altri : "Che cosa si
può dire ad una donna, ministro dell’Eucarestia, quando l’assassino
di suo marito le si presenta per ricevere la comunione ?".
In Guatemala non c’è solo violenza, c’è
speranza di pace, di amore, c’è fede, e i bambini devono poter
tornare a sorridere. Padre Clemente ci ha presentato un progetto in cui
si prevede la preparazione di catechisti e di gruppi musicali: "è
importante che i giovani compongano e cantino canzoni sulla pace".
MAESTRI DEL PENSIERO INDIANO / 10
Krishnamurti, un innovatore
della tradizione indiana
di Claudio Cardelli
Filosofo e mistico, Krishnamurti ha saputo accogliere
la tradizione del pensiero indiano e rielaborarla in forma moderna e originale.
Egli vuole che l’uomo esplori la propria "vastità"
interiore, ma nello stesso tempo possa attingere l’unità del
mondo interiore, e del suo fondamento eterno, invulnerabile all’angoscia
e alla morte.
La grande scoperta del pensiero indiano è la consapevolezza
della presenza nella nostra interiorità (atman) di quell’unico
spirito (Brahman) che anima l’universo. Non ha senso affermare
"Dio esiste", e lasciare immutata la propria condotta; ma occorre
camminare ogni giorno verso la liberazione da qualsiasi chiusura, rendendo
Dio reale in mezzo a noi.
La vita
Jiddu Krishnamurti, ottavo figlio di una modesta famiglia,
nacque nel 1895 a Madanapallle nell’india meridionale, fra Madras
e Bangalore. Appena quindicenne fu introdotto nella Società teosofica
da Annie Besant, la direttrice, e da C.W. Leadbeater, che ne avevano notato
l’innata saggezza e il particolare carisma. La Società teosofica
si occupò della sua educazione e di quella del fratello Nitya,
al quale Jiddu era intensamente legato: i due fratelli nel 1911 furono
portati in Inghilterra a frequentarvi i migliori collegi.
Nello stesso anno al Besant fondò l’ordine
internazionale della Stella d’oriente, nominandone presidente lo
stesso Krishnamurti: l’associazione avrebbe dovuto preparare l’umanità
intera all’avvento del "Maestro del mondo", che veniva
indicato nel giovane indiano, oggetto di un autentico culto da parte dei
numerosi membri della Società.
In seguito alla morte prematura del fratello (avvenuta
nel 1925), Frishnamurti attraversò un periodo di acuta crisi e
di rinnovamento interiore, che lo portò a un approfondita riflessione
fuori da ogni condizionamento culturale e religioso. Nell’agosto
del 1929 in Olanda, alla riunione annuale della Società teosofica,
il giovane filosofo rinunciò pubblicamente al ruolo di guida spirituale,
che egli sentiva come una sorta di prigione: "Io sostengo che la
Verità è una terra irraggiungibile, e che non potete accedere
a essa attraverso nessun sentiero, nessuna religione, nessuna setta.
Nel momento in cui avrete compreso questo, vedrete come
non è possibile organizzare una fede. La fede è una cosa
strettamente individuale, e non potete e non dovete organizzarla. Se lo
fate essa muore, si cristallizza, diventa un credo, una setta, una religione
da imporre agli altri".
Dopo essersi dimesso dalla Società teosofica,
si dedicò alla ricerca filosofica e pedagogica, e tenne conferenze
in tutto il mondo, portando il proprio messaggio di libertà intellettuale
e di amore alla vita. Fondò anche istituzioni educative in India,
Inghilterra e California, dove morì (a Ojai) nel febbraio del 1986.
Il messaggio
Il pensiero di Krishnamurti non è sistematico,
ma ricco di osservazioni penetranti, che possono farci meditare sui temi
cruciali della vita. Riporto ora alcune di tali riflessioni dal volume:
La ricerca della felicità, Fabbri ed. (su licenza Rizzoli),
Milano, 1997.
Il timore della morte.
Se non rifletti e comprendi autonomamente le implicazioni
della morte, vagherai in continuazione de un predicatore all’altro,da
una speranza all’altra, da una credenza all’altra, cercando
di trovare una soluzione al problema della morte. Capisci? Non continuare
a chiedere agli altri ma cerca di scoprire da solo la verità di
tale questione.
Vedi, temiamo la morte soltanto quando ci aggrappiamo
alla vita.
Comprensione del significato della morte. La morte è
la mera cessazione della continuità e noi abbiamo pura di non poter
continuare; ma ciò che continua non può mai essere creativo.
Pensaci, scopri da solo ciò che è vero. E’ la verità
che ti libera dalla paura della morte, e non le teorie religiose, né
la credenza nella reincarnazione o nella vita dopo la morte (p. 240).
La Religione ? Non è nelle preghiere salmodiate,
né nel compimento di un rito, né nell’adorazione di
dèi di letta o immagini di pietra, non è nei templi e nelle
chiese, né nella lettura della bibbia o della Bhagavadgita, non
consiste nel ripetere un nome sacro o nel seguire qualche altra superstizione
inventata dagli uomini. Nulla di tutto ciò è religione.
La religione è il sentimento di bontà,
quell’amore che è simile a un fiume, vivo, eternamente in
movimento. In quello stato scoprirete che arriva un momento in cui ogni
ricerca cessa del tutto; e la fine della ricerca è l’inizio
di qualcosa di totalmente differente. La ricerca di Dio, della verità.,
il sentirsi completamente buoni – non il coltivare la bontà
e l’umiltà, ma il cercare qualche cosa al di là delle
invenzioni e dei trucchi della mente, il che significa sentire quel qualcosa,
vivere in esso, esserlo – quella è la vera religione (p. 173).
Una mente innocente.
La mente deve avere esperienze. Deve reagire a ogni cosa
al fiume, all’animale ammalato,, al cadavere che viene portato via
per essere bruciato, ai poveri contadini che trascinano i loro carichi
lungo la strada, a i tormenti e ai dolori della vita – altrimenti
è già morta; ma deve essere capace di reagire senza farsi
imprigionare dall’esperienza. Ciò che fa invecchiare la mente
è la tradizione, l’accumulazione dell’esperienza, le
ceneri della memoria. La mente che muore ogni giorno ai ricordi del giorno
prima, a tutte le gioie e ai dolori del passato, una mente simile è
fresca, innocente, senza età; e senza tale innocenza, a dieci anni
come a sessanta, non troverete Dio (p. 293).
DIRITTI UMANI IN NICARAGUA
I danni dello sviluppo e i danni dell’uragano
L’URAGANO MITCH IN NICARAGUA ha modificato
il corso dei fiumi, annullato colline e foreste, non ci sono più
case e strade. E’ cambiato il paesaggio di un paese, di tanti paesi,
di un’intera regione. Quando si modificano i paesaggi cambia anche
il nostro rapporto con il territorio, con la realtà, con quello
che siamo. Esiste una necessità impellente: quella della solidarietà
con le popolazioni colpite. Ma soprattutto da parte di Legambiente
esiste l’interesse a significate le cause e le ragioni di questo
disastro. Per farlo bisogna attivare la solidarietà diretta, aprire
un collegamento attraverso un filo reale con paesi e popolazione.
Così è nata l’idea di aprire un Conto
Corrente NazionaleLegambiente Solidarietà Nicaragua
C/C N. 7200/1 Agenzia 53 Cariplo Milano – ABI 6070 CAB 1787
che servisse alla raccolta fondi, così nasce l’idea di incontrare
attraverso le relazioni associative della Legambiente un ponte
con quel territorio così lontano e abbandonato. Quello che è
successo nella gran parte dei paese centroamericani è fonte di
preoccupazione e allarme. E’ necessario un cambiamento anche della
politica ambientalista forse eccessivamente preoccupata degli aspetti
conservazionistici. È necessario portare il cuore tra la gente
per comprendere che il danno ambientale parte direttamente dal nostro
stile di vita. Dalle economie di rapina perpetrate da sempre dai paesi
ricchi. Leggere le cause sul territorio significa comprende le ragioni
di problemi globali partendo dal presente e dalle cose che accadono (deforestazione,
super produzione agricola, mal utilizzo delle risorse e dell'acqua e via
dicendo). Questi paese ritenuti erroneamente da sempre in via di sviluppo
sono ora in via di sopravvivenza, devono perciò badare
solo a sopravvivere e per questo consumeranno le poche risorse a disposizione.
Lo sviluppo non è più una linea retta sulla quale crescere
ma l’insieme di piccoli segmenti che viaggiano per conto loro. La
globalizzazione è una triste invenzione per annientare le differenze
e la diversità, per giustificare altresì l’impossibilità
di questa economia di dare risposte alla vita delle comunità umane
e soprattutto alla crisi ambientale.
PARTIAMO DAL CONCRETO. Il Primo progetto presentato
alla Legambiente per essere sostenuto è stato proposto dall’Acra
(Associazione Cooperazione Rurale Africa e America Latina) di Milano.
Si tratta di un progetto semplice e concreto per gli abitanti di Wiwilì
che esisteva davvero e che visiteremo al più presto. Wiwilì
è situato in un luogo dove è usanza affermare che "la
vida no vale nada", noi vorremmo che per un momento sia aperto
un ponte, un piccolo passaggio che possa dare un nuovo significato al
nostro impegno e alla nostra solidarietà. A WIWILI’ distante
290 chilometri dalla capitale Managua. Il paese travolto dalla furia delle
acque e dalle numerose frane ha avuto 800 morti su una popolazione di
3.800 abitanti. Le notizie arrivano frammentare e imprecise, siamo ai
limiti della frontiera agricola del paese, in uno dei lati più
estremi del territorio del paese. Vogliamo sostenere questa popolazione
attraverso l’invio dei primi aiuti d’emergenza (materiali
sanitari, alimenti e coperte), la fornitura di materiali da costruzione
per approntare i primi ricoveri e successivamente inviare le sementi
per permettere lo sfruttamento dell’ultimo periodo della stagione
agricola. Dobbiamo intervenire subito e la presenza di Simonetta Frangilli
coordinatrice dell’ACRA a Manuagua ci permette di aver pienamente
fiducia che gli interventi si realizzeranno rapidamente e concretamente.
L’iniziativa che propone Legambiente nasce dal desiderio
di molti soci e socie che hanno visitato il Nicaragua, lo conoscono, conoscono
i luoghi e molte delle persone che li ci vivono.
L’interesse di Legambiente è direttamente
collegato alla necessità di significare che lo sconvolgimento ambientale
sarà causa di ulteriori disastri e aumenterà la precarietà
soprattutto dei territori più deboli e delle popolazioni più
povere.
A QUESTO PROGETTO ci auguriamo possano collegarsi
altri progetti, altre iniziative e soprattutto speriamo che il conto corrente
si riempia di contributi da poter utilizzare. L’iniziativa quindi
prende avvio da un primo progetto concreto ma si rivolge alle relazioni
vicine e sensibili alla politica della nostra associazione per individuare
altre opportunità che sia definite nel territorio e nelle azioni
da realizzare. Sono così, dal poco che possiamo fare è possibile
per la LEGAMBIENTE significare l’impegno e la solidarietà.
Mantenere un filo concreto e diretto attraverso amici e amiche con le
popolazioni centro americane, è questa una condizione di necessità
per poter parlare di crisi ambientale e di politica ambientale.