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AMNESTY INTERNATIONAL CONDANNA L'EUROPA
I PIONIERI DEL RIFIUTO DEL SERVIZIO MILITARE, DA CAPITINI
A PINNA
Daniele Lugli
LA CORTE COSTITUZIONALE INTERVIENE ANCORA SULLA LEGGE 772
Avv. Maurizio Corticelli
UNA SOLA EUROPA, TANTE OBIEZIONI DI COSCIENZA
IN ALBANIA C'È BISOGNO DI DIALOGO E DI MEDITAZIONE
Giovanni Salio
UN PROCESSO SENZA FINE
MENCIO, UN CONTINUATORE DI CONFUCIO
Claudio Cardelli
I VALORI CRISTIANI CONTRO I DISVALORI DELLA DITTATURA
LA COOPERAZIOONE INTERNAZIONALE È UNA NECESSITÁ :SVILUPPO
SOSTENIBILE O COLLASSO MONDIALE
Jean Fabre
COMPASSIONE BUDDISTA E DIRITTI DEGLI ANIMALI
Paola Finardi
15 MAGGIO
Giornata internazionale dellobiezione di coscienza
di Mao Valpiana
La riforma della Legge sull'obiezione di coscienza (o.d.c.) è
attesa da un quarto di secolo. Fin dal giorno dell'approvazione, il 15
dicembre del 1972, il movimento degli obiettori giudicò quella
legge "ingiusta e truffaldina", chiedendo subito l'abolizione
del tribunale delle coscienza (la commissione giudicatrice), l'eliminazione
del carattere punitivo (i mesi in più di servizio, rispetto al
militare), l'introduzione del diritto soggettivo (libera scelta del singolo
tra servizio militare e civile).
Da Montecitorio
Dopo 20 anni di battaglie politiche e giuridiche, il risultato sembrava
raggiunto, ma lo stop dell'allora Presidente della Repubblica Cossiga
(1 febbraio 1992), spalleggiato dalle oligarchie militari, bloccò
la nuova legge già approvata dal Parlamento. I governi successivi
si impegnarono a riapprovare "subito" la nuova Legge, ma di
fatto non avvenne mai nulla. Addirittura la coalizione dell'Ulivo, durante
la campagna elettorale dello scorso aprile 1996, proclamò che la
riforma dell'o.d.c. sarebbe stata il primo atto legislativo del nuovo
governo. Ma l'emergenza economica e la smània europeista hanno
fatto dimenticare a Prodi gli impegni assunti ed hanno messo a tacere
le ragioni dei pacifisti, costringendo la nuova Legge a riprendere l'iter
parlamentare nelle commissioni Difesa, ad affrontare l'ostracismo di Alleanza
Nazionale e l'indifferenza generale. Qualche esponente della maggioranza
ha anche dichiarato che l'o.d.c. deve essere affrontata nell'ambito della
più complessiva riforma della leva, meglio ancora all'interno del
nuovo modello di difesa. Poi si vedrà. Così gli obiettori
hanno dovuto riprendere le petizioni, i digiuni, i sit-in rivolti a Prodi
(così come prima ad Amato, Berlusconi, Dini...).
Ma in fondo è giusto così. La situazione fotografa la realtà.
Lobiezione di coscienza non è una priorità per le
forze politiche, ed è pur sempre considerata una figlia minore
dellobbligatorietà del servizio militare. I governi hanno
più a cuore i militari che gli obiettori, e quello dellUlivo
non poteva fare eccezione!
Il movimento degli obiettori deve ora fare un esame...di coscienza. Se
la nuova Legge non è stata ancora approvata (e non lo sarà),
la responsabilità e solo sua. Possibile che decine di migliaia
di obiettori e migliaia di Enti non abbiano la forza di imporre la questione
obiezione nellagenda politica? Venticinque anni fa gli obiettori
in carcere erano trenta, senza nessun appoggio in Parlamento. Eppure ottennero
la Legge che abbiamo ancor oggi. La priorità, quindi, non è
la riforma, ma la formazione di un movimento che è cresciuto esponenzialmente
in quantità, mentre è arretrato in qualità. Vè
da ripartire dal centro del problema: lobiezione di coscienza, lasciando
per un attimo in secondo piano le questioni connesse al servizio civile.
Loccasione ci è data dalla ricorrenza della Giornata internazionale
dellobiezione di coscienza, il 15 maggio. Dedichiamo gran parte
di questo numero di AN alla situazione dellobiezione in Europa e
abbiamo anche voluto ripartire dai fondamenti dellobiezione e dai
primi passi mossi da Capitini. Limpostazione etico-politica data
allora, con i necessari aggiornamenti, è ancora la nostra forza.
A Mathausen
Uniniziativa significativa, alla quale parteciperemo, ci pare quella
proposta dal Beoc di Bruxelles (Bureau Europeen de lObjection de
Conscience - Ufficio Europeo dellObiezione di Coscienza). Il 16
e il 17 maggio vi sarà in Ausrtria, a Linz e nellex campo
di concentramento di Mathausen, un incontro sui disertori e sugli obiettori
di coscienza della Wehrmacht e degli eserciti della guerra civile nella
ex Jugloslavia. Secondo gli storici tedeschi più di ventiduemila
disertori e obiettori sono stati condannati a morte durante la seconda
guerra mondiale e ben quindicimila di queste sentenze furono eseguite.
Oggi in Germania vivono ancora circa 300 disertori che stanno aspettando
un risarcimento e la riabilitazione. A molti obiettori di coscienza e
disertori della ex Jugoslavia non è stato riconosciuto il diritto
di asilo politico perciò, tornati in patria, molti di essi hanno
subìto pene severe.
In molti casi obiezione e diserzione sono termini inseparabili, tenendo
conto che un disertore per ragioni di coscienza ha titolo per essere definito
come un obiettore di coscienza proprio nel momento in cui gli viene negato
il diritto fondamentale di obiettare al servizio militare.
Lincontro di Mauthausen vuole riunire due generazioni di obiettori
e disertori di due tragiche guerre in cui si sono verificati atroci crimini
di guerra.
Venerdì 16 maggio a Linz vi sarà un convegno con la presentazione
di entrambi i gruppi di disertori e obiettori della Germania, dellAustria
e dellex-Jugoslavia, relazioni sulla lotta in Germania per la riabilitazione
e il risarcimento, la questione dellasilo politico in Europa per
i disertori della ex Jugoslavia e il valore delle leggi di amnistia nei
loro paesi di origine.
Sabato 17 maggio una targa commemorativa, con il simbolo del fiore che
cresce dal casco rovesciato, sarà posta ufficialmente (con il benestare
del governo austriaco) nellex campo di concentramento di Mathausen
a ricordo dei disertori e obiettori sterminati durante il nazismo.
Unalleanza tra disertori, resistenti al nazismo, deportati, obiettori
di ieri e di oggi, può riempire di significato e di forza anche
un rinnovato impegno per la riforma legislativa.
OBIEZIONE DI COSCIENZA
Amnesty International condanna lEuropa
Amnesty International ha lanciato a livello europeo una campagna di sensibilizzazione
sulla difesa dei diritti degli obiettori di coscienza. Lorganizzazione
ha criticato vari Stati europei per aver negato a molti loro cittadini
il diritto di fare obiezione al servizio militare, un diritto chiaramente
riconosciuto sia dalle Nazioni Unite che dagli standard a livello europeo.
Il diritto allobiezione di coscienza al servizio militare
è una componente fondamentale del diritto alla libertà di
pensiero, di coscienza e di religione, ma tuttora viene considerato soltanto
come una preoccupazione minore da parte di molti Stati europei ha
dichiarato Amnesty International. I governi devono essere incoraggiati
a riformare immediatamente la legislazione.
Lorganizzazione per i diritti umani ha pertanto espresso preoccupazione
alla recente notizia che durante la 53° sessione Commissione dei Diritti
Umani delle Nazioni Unite a Ginevra sembra improbabile che venga adottata
una risoluzione a sostegno del diritto di obiezione di coscienza. Da quando,
nel 1987 in sede di Commissione, lobiezione di coscienza venne dichiarata
un legittimo esercizio della libertà di pensiero, coscienza e religione
veniva rinnovata ogni due anni.
Questanno, la Commissione ha mancato di rinnovare lappello
a favore dellobiezione di coscienza ha dichiarato Amnesty
International. Tale silenzio indebolisce seriamente la tutela dei
diritti delle persone attualmente imprigionate per aver rifiutato di svolgere
il servizio militare nonché di quelle persone a cui vengono negati
questi diritti in altre regioni del mondo.
Nel suo rapporto, lorganizzazione per i diritti umani sottolinea
come i recenti conflitti in Croazia, Bosnia-Herzegovina e in Cecenia abbiano
contribuito ad una drammatica mancanza, in tutto o in parte, di leggi
in favore degli obiettori di coscienza al servizio militare negli Stati
della ex-Jugoslavia e nella federazione russa.
Durante i conflitti in Cecenia, per esempio, la mancanza di una
alternativa al servizio militare per quelle persone che si opponevano
alla guerra o comunque a quel conflitto in particolare, ha portato ad
un alto numero di disertori, alcuni dei quali sembra che siano stati addirittura
uccisi dalle autorità militari, ha reso noto Amnesty International.
Il rapporto sottolinea che gli Stati dellEuropa occidentale, come
ad esempio la Francia e la Spagna, non prevedono il diritto allobiezione
di coscienza dopo linizio del servizio militare.
In Francia, la durata del servizio civile, pari al doppio del servizio
militare, è considerata punitiva, ha dichiarato lorganizzazione
dei diritti umani. LAustria daltra parte ha una scadenza
molto limitata entro la quale presentare la domanda per un servizio alternativo.
In Italia, il disegno di legge attualmente in discussione alla Camera,
riconosce lobiezione di coscienza come diritto soggettivo, in quanto
espressone dellesercizio del diritto alla libertà di pensiero,
coscienza e religione. La Sezione Italiana di Amnesty International ha
più volte chiesto al Parlamento Italiano una rapida approvazione
del progetto di riforma dellobiezione di coscienza.
La Grecia non offre tuttora un servizio civile vero e proprio alternativo
a quello militare, con la conseguenza che ogni anno un centinaio di uomini
sono processati oppure vengono imprigionati per aver rifiutato il servizio
militare. La maggior parte di loro sono Testimoni di Geova, i quali secondo
la loro religione non possono svolgere alcun tipo di servizio militare.
La Turchia continua a negare agli obiettori di coscienza un servizio civile
alternativo, pur essendo membro sia del Consiglio Europeo che della NATO
e pur avendo rapporti stretti con lUnione Europea.
Tutti gli stati membri dellUnione Europea e del Consiglio
dEuropa dovrebbero riesaminare la loro legislazione sullobiezione
di coscienza considerando le attuali risoluzioni e raccomandazioni,
ha dichiarato Amnesty International
Lorganizzazione chiede anche al Parlamento Europeo ladozione
di una risoluzione per il riconoscimento del diritto allobiezione
di coscienza al servizio militare e lintroduzione del servizio civile
di pari durata. Questa risoluzione dovrebbe poi costituire uno dei criteri
per lammissione allUnione Europea di nuovi Stati.
Roma, 15 aprile 1997
Per ulteriori informazioni o per ricevere il rapporto contattare:
UFFICIO STAMPA - Tel. diretto (06) 3735.3263
LA RIFORMA DELLOBIEZIONE DI COSCIENZA PARTE DA
LONTANO
I pionieri del rifiuto del servizio militare, da Capitini a Pinna
di Daniele Lugli
La riforma della legge sullobiezione di coscienza sembra a portata
di mano. Mutamenti profondi nel servizio militare sono annunciati, con
lestensione del servizio civile da un lato e, dallaltro, una
sostanziale professionalizzazione dellesercizio, il cui impiego,
come quotidiane vicende mostrano, è sempre meno legato alla difesa
della Patria, quale che sia lestensione che vogliamo attribuire
a questi due termini. Sono novità con le quali occorre misurarsi,
temi che richiamano il nostro maggior impegno di analisi e di proposta.
Non sembri un sottrarsi il richiamo a qualche elemento della nostra
storia. È un po prendere la rincorsa per saltare più
in là.
Lo sviluppo di uniniziativa coerente ed efficace contro la guerra
, e dunque ispirata alla nonviolenza, è un leitmotiv di Capitini
fin dal periodo antifascista e resistenziale. Certo io ero sconfitto
- annota nel suo ultimo scritto , Attraverso due terzi di secolo - ma
soprattutto perché la mia attività non era stata capace
di costituire gruppi di nonviolenti. Con persuasione nonviolenta
cerano stati, oltre me, amici fin dal momento pisano del 1931-32
e poi con Alberto Apponi ed altri e perfino tra i partigiani ci furono
alcuni, come Riccardo Tenerini e come Alberto Giuriolo, che non tolse
mai la sicura al suo fucile. Ma eravamo sparsi, e nulla sapemmo organizzare
che fosse visibilmente coerente, efficiente e conseguente ad idee di nonviolenza.
Nel dopo guerra questo tema ritorna con forza in tutti i suoi scritti
e nelle iniziative, di costituzione e diffusione, dei Centri di Orientamento
Sociale e del Movimento di Religione. Esso è al centro anche di
uniniziativa specifica, forse meno conosciuta, che può in
qualche modo essere considerata labbozzo del Movimento nonviolento.
In un articolo sul Nuovo Corriere, dell8 luglio 1948, (lo si può
trovare in Italia Nonviolenta, sotto il titolo Opposizione alla guerra)
scrive In Italia accanto al vecchio pacifismo, si è sviluppato
un nuovo pacifismo Già in antitesi al fascismo si ebbero nuclei
nonviolenti, ed vu furono imprigionati od esuli per rifiuto del servizio
militare. Dopo la liberazione dal regime fascista abbiamo organizzato
due convegni a Firenze, inviando i rappresentanti delle organizzazioni
per la pace. Erano presenti anche rappresentanti esteri della Internazionale
dei resistenti alla guerra e del Movimento della Riconciliazione. I
due convegni ricordati si tengono il primo l1 ottobre ed il secondo
il 7 dicembre del 1947, per lobbiezione di coscienza e lItalia
nonviolenta. Nel primo convegno già si costituisce lAssociazione
italiana per la resistenza alla coscienza, sui quali chiedere un impegno
ai candidati alle future elezioni per il Parlamento. Il tema appare di
particolare attualità considerato lesito della discussione
dellAssemblea costituente, che ha sancito il principio dellobbligatorietà
del servizio militare nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge.
È stato infatti respinto lemendamento proposto dallon
Caporali, ed appoggiato dallon. Paolo Rossi, per assicurare lestensione
dal portare le armi per coloro i quali vi obbiettino ragioni filosofiche
e religione di coscienza. Il relatore Umberto Merlin ha infatti
osservato, convincendo i costituenti, che lintento è praticamente
raggiunto con lesenzione dei sacerdoti. Comincia così la
vicenda che porterà alla legge sullobbiezione del 1972.
Lassociazione nasce dunque con il collegamento con la War Resisters
International, al cui Congresso partecipa un esponente dellAssociazione
(Elia Marcelli di Roma), e con il Movimento Internazionale della Riconciliazione
(con il quale frequenti ed intensi sono i contatti attraverso André
e Magda Trocmé, che ne dirigono un attivissimo centro a Le Chambon-sùi-Lignon).
Gli sforzi di Capitini e dei suoi più stretti collaboratori, oltre
ad assicurare collegamenti internazionali, sono rivolti a dare una struttura
minima allAssociazione. Le iniziative fiorentine erano state precedute
da un incontro nellaprile del 47 a Milano. Oltre a Capitini
e Tartaglia fanno da riferimento alle iniziative il già ricordato
Marcelli a Roma, Marcucci a Jesi e Rescigno a Milano. Inoltre ci si propone
di collegare singoli e piccoli gruppi impegnati per la pace, anche se,
come osserva Capitini, il problema non è salito allalta
cultura, non si è diffuso tra il popolo. In Italia Nonviolenta
sono raccolti molti degli articoli che, in quel periodo, su vari giornali
Capitini dedica alla pace ed allobbiezione di coscienza. Anche André
Trocmé del MIR, organizzatore di una rete di opposizione nonviolenta
in Francia durante la resistenza, tiene conferenze su questi temi su invito
di vari Cos. In vista delle elezioni dellaprile del 48 si
concorda un intervento con la neonata Associazione Internazionale Madri
Unite per la Pace. Si tratta di quattro domande sulla pace con limpegno
a far conoscere le risposte dei singoli candidati prima delle elezioni,
ricordando che più della meta dei voti che ogni candidato
riceve sono voti femminili: ogni voto è una richiesta di pace.
Si tratta di domande molto generiche, salvo lultima che impegna
a proporre il riconoscimento giuridico degli obiettori di coscienza
e la loro esenzione dal servizio militare. Proprio questa domanda
viene omessa, per ragioni di opportunità e per assicurare la più
ampia adesione. Listanza viene ugualmente formulata a nome dellAssociazione
obiettori di coscienza, che praticamente coincide con lAssociazione
italiana di resistenza alla guerra (ai pacifisti non sono mai mancate
le sigle). Liniziativa non ha grandi esiti, né particolare
risonanza. Anche dopo le elezioni, dellaprile del 48 si cercano
collegamenti ed intese. Si cerca di valorizzare e rivitalizzare, ad es.,
la Società per la pace e la giustizia internazionale, fondata nel
1887 dal garibaldino E.T. Moneta, primo italiano premio Nobel per la Pace,
partecipando al suo convegno nazionale, che si tiene a Milano il 27 e
28 giugno.
Si giunge così al terzo convegno per lopposizione alla guerra
e per lobiezione di coscienza il 21 novembre 1948. Il verbale di
quel Convegno restituisce, credo, unimmagine viva di quel momento.
Il 21 novembre 1948 si è riunito a Firenze il Terzo Convegno per
lopposizione alla guerra e per lobbiezione di coscienza, promosso
dallAssociazione italiana di resistenza alla guerra, dal Movimento
di religione e dal Movimento della riconciliazione.
Il giorno precedente, nella sala del Cos (Centro di orientamento sociale)
di Firenze, nel Palazzo di parie guelfa, il pastore Andrea Trocmé
ha parlato, in una riunione popolare di annuncio del Convegno, sul tema:
La guerra è inevitabile? Suscitando interesse e discussioni nel
numeroso pubblico.
Il Convegno si è svolto per tutta la giornata del 21 nella sala
di piazza DAzeglio 37 g.c. Dopo aver ricordato Silvano Balboni,
morto a Ferrara il 7 novembre per rapida malattia a 26 anni, obbiettore
di coscienza noto in Italia, in Francia e in Svizzera e attivo propagatore
della nonviolenza, il Convegno ha affrontato direttamente il tema principale:
lobbiezione di coscienza; e lesame si è protratto per
tutta la mattina e nel pomeriggio. Questo Terzo Convegno molto più
dei precedenti ha puntato sullurgenza che il movimento per la pace
assuma caratteri di estrema risolutezza e si basi su un rinnovamento profondo.
Ognuno dei presenti è stato invitato a dichiarare il suo pensiero
sul problema e, se obbiettore di coscienza, a esporre le ragioni. Alcuni
hanno espresso il motivo cristiano nella sua purezza; una presente quello
ebraico dellavvento della nuova era; altri uno spirito di superamento
di ogni contrasto; altri lesigenza di una libertà più
profonda; uno dei presenti, il dott. Mattei di Ferrara, ha espresso così
lessenza dellobiezione di coscienza: impegnarsi a non
ledere gli altri con la violenza e con la menzogna, e a non chiedere nulla
come contropartita di ciò.
I rappresentanti del Servizio civile internazionale (tra cui Miss Nancy
Cole) hanno messo in evidenza il valore del principio che gli uomini,
imparando a lavorare insieme, non si uccideranno. LAvv. Agostino
Buda ha esaminato attentamente il contrasto tra il Concordato tra lo Stato
italiano e la Chiesa romana che concedé ai sacerdoti cattolici
la dispensa dal servizio militare, e la Costituzione italiana che afferma
uguali diritti per tutti gli italiani. Bisogna chiedere questo diritto
per tutti coloro, sacerdoti e no, che siano in grado di provarne le ragioni
e dimostrino una vita conseguente.
Andrea Trocmé ha portato interessanti informazioni sulla situazione
internazionale egli obbiettori di coscienza. Tre cose sono importanti:
la dichiarazione dellONU dei diritti delluomo internazionale,
la richiesta allo Stato di un servizio civile pericoloso, ma non ridicolo,
lallargamento del comitato internazionale della Croce Rossa per
comprendere gli obbiettori di coscienza. Il Trocmé ha anche elencato
i principi, di ispirazione gandhista, di azione per lobbiezione
di coscienza:
1° Liberare lEuropa dalla guerra;
2° Consacrarsi a questa causa con disciplina e obbiezione assoluta
3° Sentire lavversario sempre come amico
4° Rifiutarsi a mentire per la vittoria della causa
5° Rifiutarsi gli onori, le carriere, restare umili
6° Rifiutare lobbedienza alle leggi ingiuste
7° Usare la tattica delle ondate successive (per es. dieci persone
si fanno arrestare per porre un problema, pio altre dieci e così
di seguito)
8° Quando il movimento deviava Gandhi lo arrestava perché non
era sulla via giusta, e digiunava
9° Mantenere la purezza interiore
10° Non cercare il successo, approfondire invece le ragioni del proprio
agire.
Altri hanno sostenuto limportanza, per la pace, delle tendenze federalistiche.
È stata stabilita una propaganda contro il giocattolo militare,
con un apposito manifesto.
Per mantenere il coordinamento e linformazione di tutte le associazioni
e iniziative per lopposizione alla guerra e per lobbiezione
di coscienza, sarà iniziato un Bollettino mensile, per opera di
Eugenia Bersotti, alla quale vanno inviate le notizie, le offerte, gli
abbonamenti.
Ulteriori attività saranno: interessare i parlamentari allobbiezione
di coscienza; fare un manifesto per gli insegnanti elementari: fare una
cartolina di propaganda che spieghi il concetto dellobbiezione di
coscienza. Alcune di queste iniziative sono, evidentemente, subordinate
alla disponibilità dei mezzi.
La formula dellobbiezione di coscienza è stata confermata
ed è questa:
Impegnarsi, come minimo al rifiuto di partecipare alla guerra ed
alla sua preparazione, quali che siano le proprie convinzioni religiose
e politiche, le associazioni e movimenti a cui non appartiene.
Negli stessi giorni un giovane, al Corso allievi ufficiali di Lecce, matura
la sua decisione di rifiuto del servizio militare e scrive a Capitini,
in una lettera inviata il 3 dicembre del 48 . Sono persona
a Lei sconosciuta. Mi chiamo Pietro Pinna, 21 anni.... Nella lettera
torna il ricordo di Silvano Balboni e vi è la richiesta di informazioni
sulle conseguenze penali di un eventuale rifiuto. Alla lettera Capitini
non risponde. Solo quando il rifiuto è formalizzato e si va al
processo gli scrive Lei ha capito che non ho voluto influire sulla
Sua decisione, sapendo bene i dolori che le verranno per la Sua scelta,
che è anche quella di Silvano Balboni e mia. La vicenda successiva
può essere seguita - io lo consiglio - leggendo lo scritto di Pietro
Pinna LA MIA OBBIEZIONE DI COSCIENZA, Edizioni Movimento Nonviolento*.
Aggiungo solo che nel processo a Pinna ritroviamo Capitini come testimone
e lavv. Agostino Buda, nel collegio di difesa. Il Bollettino mensile
prende a uscire , col titolo Cittadini del mondo, recando nel primo numero
la notizia dellobiezione (o, come allora prevalentemente si scriveva,
dellobbiezione) di Pinna.
* Il libro può essere richiesto in Redazione.
IN ATTESA DELLA RIFORMA DEL PARLAMENTO
La Corte Costituzionale interviene ancora sulla Legge 772
dellAvv. Maurizio Corticelli
Con sentenza del 10/20 febbraio 1997 n. 43 la Corte Costituzionale è
intervenuta nuovamente sul problema dellobiezione di coscienza con
una decisione certamente innovativa e che, per il momento, non ha avuto
ladeguato riscontro o un particolare interesse anche da parte degli
obiettori di coscienza e dei movimenti interessati.
La semplice finalità informativa del presente articolo ci esime
da una più lunga ed attenta disamina di un tema quale lobiezione
di coscienza e gli interventi della Corte Costituzionale che è
interessante ed utile per valutare la progressiva modifica che alla legge
si è nella pratica operata solo attraverso lintervento della
Corte.
Tali interventi sono ancora più importanti attesa la lentezza,
il ritardo e la sclerotizzata riforma della legge citata che
pare ormai abbandonata a sé nelle varie beghe parlamentari e nelle
commissioni di studio.
La questione sottoposta alla Corte Costituzionale era in estrema sintesi
la seguente: la legge 772/72 allart. 8 prevede che alla sola espiazione
della condanna, inflitta al chiamato alle armi per il rifiuto a prestare
il servizio militare o, nel caso di rifiuto totale per motivi ideologici
(es. anarchici) a prestare il servizio civile, consegua la dispensa dagli
obblighi di leva e cioè il congedo. La volontà del legislatore
nel 1972 era certamente penalizzante per lobiettore: la scelta do
obbedire comunque alla propria coscienza e di non prestare alcun servizio
allo Stato andava punita e solo dopo questa punizione si arrivava
alla dispensa ed opera del Distretto Militare competente. È ben
vero che la pena era effettivamente sofferta ed espiata dallobiettore
prima nelle carceri militari e poi nelle carceri per detenuti comuni almeno
fino alla legge 29/4/ 83 n. 167 che adeguando la legge dellaffidamento
sociale (previsto nellordinamento penitenziario legge 354/75 art.
47) al condannato per reato militare ha, di fatto, svuotate le carceri
militari con tuttavia la necessita che la pena venisse espiata anche con
attività utili al reinserimento sociale e comunque non militarizzate.
Il quesito oggi posto alla Corte Costituzionale era il seguente: se al
condannato ax art. 8 legge 772/72 con pena sospesa (ex art. 163 C.P.)
possa essere inviata successivamente dal Distretto Militare una nuova
cartolina precetto?
Lart. 163 C.P. prevede che il Giudice penale ordinario o militare
nel pronunciare sentenza di condanna per un tempo non superiore a due
anni può ordinare che lesecuzione della pena rimanga sospesa
per il termine di cinque anni se la condanna è per delitto e di
due anni se la condanna è per contravvenzione. La norma è
applicabile anche al condannato per un reato previsto dal codice penale
militare ed anche per lobiettore di coscienza imputato ex art. 8
legge citata. In questo caso la pena non viene eseguita: è in fondo
un forte avvertimento che il legislatore a mezzo del giudice
fa al condannato a non violare più la legge penale e tale beneficio
può essere concesso solo per i reati di minima gravità.
Se entro i successivi cinque anni dalla definizione del processo in condannato
non commette alcun altro reato, anche diverso dal primo, non dovrà
mai espiare la condanna inflitta. Quindi la sospensione della pena è
per i cinque anni di successiva buona condotta.
Riassunto così sommariamente listituto della condizionale
appare chiaro che lesecuzione della pena dipenda dalla successiva
buona volontà del condannato: se costui infatti violerà
ancora la legge dovrà espiare e la prima e la seconda successiva
condanna; se invece sarà cittadino rispettoso della norma penale
non dovrà espiare alcuna pena.
Linterpretazione data alla legge 772/72 è sempre stata univoca
sul punto: la mancata espiazione della pena comportava la logica reiterazione
della cartolina precetto e pertanto, da sempre, gli obiettori c.d. totali
venivano condannati dal tribunale Militare ad una Pena di mesi tre senza
condizionale (art. 163 CP) con successiva espiazione della pena in affidamento
sociale e solo in qualche caso isolato e per mera volontà dellobiettore
espiata in carcere allorché
(..........)
Con lannotata sentenza la Corte Costituzionale a invece dichiarata
lillegittimità costituzionale dellart. 8 II e III Co.
della legge 15/12/72 n. 72 della parte in cui non esclude la possibilità
di più di una condanna per reato di chi, al di fuori dei casi di
ammissione ai benefici previsti dalla legge suddetta, rifiuta in tempo
di pace, prima di assumerlo, il servizio militare di leva riducendo i
motivi di cui allart. 1 medesima legge.
Sostanzialmente lobiettore potrà rifiutare il servizio civile
o, nei casi di non ammissione, riducendo i motivi di coscienza, rifiuterà
il servizio militare e chiederà al Tribunale Militare la pena sospesa
con la certezza che non dovrà espiare detta condanna in alcun modo
né riceverà alcuna nuova cartolina precetto.
È bene però precisare che la sospensione condizionale è
beneficio che comunque il cittadino, militare o meno, non può reiterare
allinfinito. Esso può essere concesso, nei limiti degli art.
163 e 164 CP, due volte e pertanto nel caso di altro reato, anche colposo
come lincidente stradale, potrebbe non essere concedibile con la
necessità di espiare questa ultima condanna.
Scelta personale dunque e peraltro occorrerà attendere almeno qualche
mese per verificare lesatto adeguamento dei Distretti Militari e
del Ministero della Difesa alla citata sentenza della Corte.
Un ulteriore problema: quando verrà inviato il congedo e la certificazione
di aver adempiuto agli obblighi di leva necessari per il lavoro almeno
autonomo?
Dopo i cinque anni, termine nel quale il reato si estingue (art. 167 cp)
o con il passaggio in giudicato di detta sentenza, normalmente nel termine
di qualche mese dalla decisione del Tribunale?
Va sottolineato come la decisione della Corte Costituzionale sia estremamente
corretta e adeguata al rispetto della coscienza individuale ed i complessivi
inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale
(pag. 6 sentenza). Ma anche una volta che allelemento della
coscienza si sia dato un valore caratterizzante la disciplina positiva
non si può poi disconoscerlo e predisporre misura di pressione
diretta a provocare il mutamento delle convinzioni e dei comportamenti
secondo coscienza.
La Corte anche qui invoca un intervento del legislatore affinché
lordinato vivere comune sia salvaguardato e i pesi conseguenti
siano equamente ripartiti tra tutti senza privilegi.
MAASTRICHT UNISCE LE MONETE MA LASCIA DIVISI GLI OBIETTORI
Una sola Europa, tante obiezioni di coscienza
ALBANIA
Lesenzione dal servizio militare viene concessa dietro il pagamento
di una somma di denaro equivalente a 4000 dollari americani, una cifra
molto al di sotto delle possibilità della maggior parte dei giovani
albanesi. Gli obiettori di coscienza, per i quali non esiste alcuna disposizione
che permetta loro di svolgere un servizio non armato, rischiano pene che
vanno dal pagamento di una multa allimprigionamento fino a due anni.
AUSTRIA
Tre obiettori di coscienza rischiano larresto per aver presentato
la domanda per svolgere il servizio alternativo oltre i termini temporali
prescritti dalla legge, un mese dalla data di ricevimento della chiamata
di leva. I tre obiettori si rifiutano di prestare il servizio militare.
Un emendamento approvato allinizio di questanno, ha esteso
il termine di presentazione della domanda a sei mesi ma, contemporaneamente,
ha portato la durata del servizio civile da undici a dodici mesi, lasciando
inalterata la durata di otto mesi del servizio militare.
FRANCIA
Lattuale durata del servizio civile pari a 20 mesi ovvero il doppio
del servizio militare, è giudicata eccessivamente punitiva. Nessuna
legge riconosce, inoltre, il diritto allobiezione di coscienza durante
il servizio militare.
Dal 1990, numerosi obiettori di coscienza, per lo più Testimoni
di Geova, sono stati condannati fino a 15 mesi di detenzione per essersi
rifiutati di svolgere sia il servizio militare che quello civile.
GRECIA
Non è previsto un servizio civile alternativo e gli obiettori di
coscienza che rifiutano di prestare il servizio militare rischiano fino
a quattro anni di carcere. Ogni anno centinaia di uomini, soprattutto
Testimoni di Geova, vengono condannati con laccusa di insubordinazione
durante un periodo di mobilitazione generale (la Grecia infatti
è in stato di mobilitazione dal 1974, anno di invasione della parte
settentrionale di Cipro da parte della Turchia).
Le condizione degli obiettori di coscienza nelle prigioni sia civili che
militari hanno destato molta preoccupazione negli ultimi anni. Un gruppo
per la difesa dei diritti umani del Belgio ha visitato nel 1992 la prigione
agricola di Kassandra, constatando come uno dei dormitori fosse una vecchia
stalla, senza riscaldamento e molto fredda nel periodo invernale. Deplorevoli
le condizioni igieniche e insufficienti le cure sanitarie. Lo stesso Ministro
della Difesa dichiarò nel 1993 che le condizioni di vita nella
prigione militare di Avlona erano deplorevoli ed inammissibili.
Il 30 gennaio scorso i giornale Ta Nea ha annunciato che era stato presentato
un nuovo progetto per introdurre il servizio civile in alternativa al
servizio militare. Verrà svolto negli ospedali e nelle amministrazioni
pubbliche ed avrà una durata doppia rispetto al servizio militare.
ITALIA
La sezione Italiana di Amnesty International ha più volte chiesto
al Parlamento italiano una rapida approvazione del progetto di riforma
dellobiezione di coscienza. Il disegno di legge, attualmente in
discussione alla Camera , riconosce lobiezione di coscienza come
diritto soggettivo in quanto espressione del diritto alla libertà
di pensiero, coscienza e religione.
FEDERAZIONE RUSSA
Non esiste una legge che preveda un servizio civile alternativo al servizio
militare, sebbene il diritto di obiezione di coscienza al servizio militare
sia riconosciuto dalla Costituzione Russa fin dallaprile 1992. I
giovani rischiano il carcere per il rifiuto del servizio militare per
motivi di coscienza.
Il conflitto armato in Cecenia e lassenza di un servizio alternativo
per coloro che per motivi di coscienza non volessero partecipare al conflitto,
ha obbligato molti coscritti ha disertare dalle loro unità militari.
Secondo alcuni rapporti provenienti dalle zone di guerra, gruppi soldati
che avevano disertato sono stati uccisi da commilitoni che gli sparavano
a bassa quota.
REPUBBLICHE DELLA EX-JUGOSLAVIA
Durante la guerra, molti uomini, compresi obiettori di coscienza, sono
stati imprigionati per aver evitato il servizio militare o
per diserzione. Nella Repubblica Srpska, amministrata dai
serbo-bosniaci, veniva concessa la possibilità, per lo più
ai residenti allestero, di comprare lesenzione
dal servizio militare. In seguito agli accordi di pace di Dayton, unamnistia
è stata concessa sia nella Federazione della Bosnia Herzegovina
che nella Repubblica Srpska. Ma lamnistia concessa dal parlamento
serbo-bosniaco nel giugno 1996 ha escluso i reati di diserzione e di evasione
dal servizio militare.
In Croazia, la Costituzione adottata nel 1990, sancisce il diritto allobiezione
di coscienza. Tuttavia, la legislazione attualmente si limita a disporre
che gli obiettori siano esentati dal portare le armi durante il servizio
militare. Inoltre, il servizio militare disarmato dura 15 mesi a differenza
del servizio militare che termina dopo 10 mesi.
Nella Repubblica Federale di Yugoslavia (Serbia e Montenegro), la Costituzione
adottata nel 1992, prevede che chi non voglia svolgere il servizio militare
per motivi di coscienza o di religione possa svolgere il servizio civile.
Ma i giovani hanno appena 15 giorni dal ricevimento della chiamata alle
armi per chiedere il riconoscimento dello status di obiettori di coscienza.
Inoltre il servizio militare disarmato e il servizio civile dura 24 mesi,
pari al doppio del servizio militare. Gli obiettori di coscienza ai quali
non è stato riconosciuto lo status rischiano fino a 10 anni di
carcere.
SPAGNA
Negli ultimi 10 anni sono stati portati allattenzione di Amnesty
International più di una dozzina di casi di coscritti imprigionati
a causa del loro rifiuto di completare il servizio militare per motivi
di coscienza maturati successivamente al loro arruolamento. Manuel Blàzquez
Solìs e Jose Antonio Escalada sono stati adottati da Amnesty International
come prigionieri di coscienza durante un periodo pre-detentivo di tre
mesi nel 1991. Allo scoppio della guerra nel Golfo, avevano abbandonato
la Marina nella quale prestavano servizio perché la partecipazione
al conflitto era incompatibile con le loro convinzioni di coscienza. Accusati
di diserzione, sono stati condannati a 17 mesi di carcere e di nuovo arrestati
nel dicembre 1995 per essere rilasciati in libertà condizionata
lo scorso anno.
TURCHIA
Non è riconosciuto il diritto allobiezione di coscienza e
chi si rifiuta di prendere le armi o indossare luniforme rischia
fino a due anni di carcere. Inoltre, chiunque esprima una opinione denigratoria
del servizio militare può essere condannato per allontanamento
del popolo dal servizio militare.
Osman Murat Ulke è stato recentemente condannato a sei mesi di
carcere. Nel settembre del 1995, durante una conferenza stampa, aveva
pubblicamente bruciato il foglio della chiamata alla leva dichiarando
che non avrebbe svolto il servizio militare per i suoi ideali pacifisti.
Nel suo discorso di difesa, lo scorso 28 gennaio 1997, Osman Murat Ulke
ha affermato che avere diritto alla vita significa anche avere la
responsabilità di non causare la morte di una persona. Uccidere
costituisce la più evidente violazione del diritto alla vita. Perciò,
lobiezione di coscienza non è solo un mio diritto, ma costituisce
anche una mia responsabilità.
Ulke è accusato anche di disobbedienza continuata ed
il processo per questo reato è ancora in corso.
Le schede dei paesi europei ci sono state fornite da Amnesty International
e sono aggiornate ad aprile 1997
OPERAZIONE ALBA: MISSIONE UMANITARIA O INTERVENTO MILITARE?
In Albania cè bisogno di dialogo e mediazione
di Giovanni Salio
Quello dellAlbania non è che lultimo, in ordine temporale,
di una lunghissima serie di eventi che ci pongono di fronte al dilemma:
intervenire o non intervenire? Da un punto di vista strettamente morale,
sappiamo bene che quando ci sono popolazioni in pericolo è doveroso
intervenire in loro aiuto, ma sappiamo altrettanto bene come questi interventi
siano spesso condizionati dagli interessi politici di coloro che intervengono
e che le stesse Nazioni Unite, lorganismo internazionale preposto
a questo compito, non siano tuttora messe in grado dagli stati membri
di svolgere coerentemente il loro compito. La ragione è molto semplice:
gli interventi non sono soltanto aiuti umanitari, ma hanno,
o meglio dovrebbero avere, un intento politico poiché sono rivolti
contro quelle élite politico-sociali che si sono rese responsabili
di gravi violazioni dei diritti umani. E quindi ovvio che queste
stesse élite si oppongano di solito, allintervento.
Nel caso specifico dellAlbania, una decisione razionale e corretta
avrebbe dovuto essere presa passando attraverso le seguenti fasi:
- ricostruire la successione degli eventi (ovvero conoscere i fatti e
la storia del paese);
- ascoltare tutte le parti in causa (non solo quelle istituzionali, ma
anche associazioni e ONG) e svolgere una funzione di autentica mediazione;
- scegliere gli obiettivi da perseguire (quale mandato per chi interviene);
- scegliere il tipo di intervento da promuovere (civile, militare, civile
e militare);
- valutare le conseguenze di ciascuna possibile opzione
- valutare i costi e le risorse disponibili.
Per quanto riguarda i fatti non cè dubbio che il governo
Berisha non sia affidabile dal punto di vista democratico e si sia reso
responsabile di gravi errori che stanno alla base degli eventi che hanno
portato alla rivolta popolare. Ma è altrettanto criticabile lazione
svolta dalla diplomazia italiana e più in generale internazionale,
che ha sostenuto e avallato lazione di Berisha.
La situazione non è tuttavia degenerata in aperta guerra civile,
ma piuttosto in una ribellione generalizzata a tutta la popolazione, con
una contrapposizione tra Nord e Sud del paese, caratteristica della storia
del paese.
Lintervento non può essere presentato solo come umanitario,
in realtà è e deve essere umanitario e politico.
Ma per poter svolgere efficacemente un ruolo politico (ristabilire la
fiducia tra le parti, ricostruire le istituzioni politiche, indire nuove
elezioni) la forza di intervento deve presentarsi come autenticamente
neutrale, non portatrice di interessi di parte, accettata dalla popolazione
e dalle fazioni in lotta.
Nella situazione attuale, lopera di mediazione sociale, politica,
di ricostruzione della società, di monitoraggio del rispetto dei
diritti umani, civili politici, può essere svolta con maggiore
efficacia da un corpo civile internazionale di pace addestrato
a un intervento senza armi, nonviolento.
Ma qui sta il punto dolente: questo corpo civile di pace non
cè e non è facile costruirlo sul momento. Occorreva
pensarci prima, per tempo, come da molti anni vanno proponendo i movimenti
per la pace in varie sedi (dalle Nazioni Unite al Parlamento Europeo)
senza purtroppo che sia stato dato loro molto credito.
Gli uomini politici autenticamente responsabili si trovano dunque nellimpossibilità
di decidere correttamente perché non si sono dotati per tempo dellopzione
nonviolenta.
Ma mandare parà, lagunari e altri corpi speciali là dove
è necessario svolgere ben altri compiti è tuttaltro
che una buona soluzione. Gli albanesi non hanno bisogno che si vada a
ricostruire il loro esercito ( così come non ne avremmo più
bisogno noi), ma piuttosto che li si aiuti a acquisire capacità
di gestione nonviolenta dei conflitti per costruire una società
autenticamente democratica. Ma chi è abilitato a questo compito?
Certo non gli eserciti e si può dubitare che ne siano allaltezza
anche gran parte delle nostre stesse forze politiche, a giudicare da quanto
sanno fare e fanno in casa propria.
Nella situazione attuale, occorre allora che si attivino le risorse migliori
della società civile internazionale (compresa quella albanese)
perché intervengano quellopera di dialogo e mediazione che
solo loro sono autenticamente in grado di svolgere, come ha ampiamente
dimostrato la Comunità di S.Egidio, nella speranza che prima o
poi riescano anche a scalfire il muro di omertà del complesso militare-industriale-scientifico-intellettuale,
che in questo tipo di crisi continua ad applicare i vecchi e desueti paradigmi
de realismo politico, con i quali non fa altro che aggravare i problemi
invece che avviarli a una soluzione.
BLOCCO DEL TRENO MILITARE
Un processo senza fine
Nel numero di aprile di Azione nonviolenta abbiamo pubblicato la sentenza
che ci ha assolti dallimputazione di blocco ferroviario
per aver manifestato nonviolentemente contro un treno che trasportava
armi per la guerra del Golfo. Quel treno è stato fermato. Poi noi
siamo stati trascinati via dalla Polizia ed il treno è ripartito.
Unazione simbolica che ha richiamato lattenzione dellopinione
pubblica: contro la guerra si può fare qualcosa!
I giudici di primo grado ci hanno assolti perchè hanno fatto valere
il diritto costituzionale di manifestazione sulle leggi di ordine pubblico.
E poi hanno riconosciuto che noi volevamo manifestare contro la guerra,
contro quel carico di armi, e non bloccare strumentalmente la ferrovia
per attirare lattenzione. La sentenza recepiva le ragioni del collegio
di difesa ( gli avvocati Ramadori, Canestrini, Chirco, Corticelli, Schettini)
e le testimonianze del Prof. Papisca e di Padre Cavagna. Ci è piaciuta,
labbiamo giudicata un buon conributo alla giurisprudenza e così
labbiamo pubblicata.
Ora il Pubblico Ministero (che aveva chiesto una condanna a dieci mesi
di reclusione, andandosene subito dallAula senza ascoltare le argomentazioni
dei nostri avvocati) ha presentato Appello. Così ci sarà
un nuovo processo alla Corte di Venezia.
Pubblichiamo anche il ricorso del P.M. perchè chi legge possa confrontarlo
con la sentenza dei Giudici... Quello che ci rattrista è che a
più di sei anni dai fatti la Magistratura italiana sia ancora impegnata
a giudicare i pacifisti che manifestarono contro la guerra del Golfo.
Per il resto avremo unaltra occasione di far sentire le nostre ragioni
dentro e fuori lAula del Tribunale di Venezia.
M.V.
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona
Appello
nei confronti della sentenza in data 27.1.1997 con la quale il tribunale
assolve tutti gli imputati del reato loro ascritto perché il fatto
non sussiste.
Le censure da muovere al ragionamento del tribunale si fondano e sul travisamento
dei risultati dellistruzione dibattimentale e sulla loro interpretazione
alla luce delle norme.
Non è vero in primo luogo che il teste Caruzzo sovrintendente della
Polizia Ferroviaria di Stato abbia palesato incertezze sugli effetti che
la manifestazione in atto a Pescantina ha prodotto sullandamento
del convoglio carico di armamenti militari.
Vero è che invece che costui ha dichiarato come dalla stazione
ferroviaria di Domegliara di alcuni chilometri precedente quella di Pescantina
il convoglio marciò a vista al fine di evitare deragliamenti ed
investimenti probabili per effetto dellingombro in atto nella seconda
stazione.
Non è parimenti vero che lintenzione reale dei manifestanti
non fosse necessariamente quella di rallentare o bloccare il treno in
transito per Pescantina, considerato il tenore delle dichiarazioni dellimputato
Valpiana che, premettendo di parlare in nome di tutti, ha ampiamente illustrato
le ragioni politiche, filosofiche, religiose che muovevano i manifestanti
ad ostacolare linvio degli armamenti nel golfo Persico al fine,
secondo la loro opinione di incrementarvi la guerra già in atto.
E peraltro pacifico che i manifestanti successivamente identificati
presso la stazione Carabinieri di Pescantina, ingombrassero larea
dei binari e che, a mano a mano che qualcuno ne era allontanato a forza,
altri vi subentrassero (vedi dichiarazioni Caruzzo e video riprese della
stessa Polizia Ferroviaria).
Ne conseguono i seguenti dati certi:
a) i binari della stazione ferroviaria di Pescantina erano ingombrati
dalla presenza dei manifestanti pacifisti;
b) il loro intendimento, espresso con scritte su striscioni e allocuzioni
al megafono, era quello di impedire il transito del convoglio carico di
armamento militare verso il golfo Persico;
c) il convoglio ha marciato a vista quanto meno da Domegliara fino a Pescantina,
apprezzabilmente rallentando il proprio andamento, proprio in considerazione
dellostacolo creato a valle e delle possibili tragiche conseguenze
collegate ad un andamento normale.
Ciononostante il tribunale attribuisce, ed in via esclusiva, il rallentamento
ad una iniziativa unilaterale in prevenzione della Polizia Ferroviaria,
dimostrando di essere certo che al momento dellarrivo del convoglio
i manifestanti sarebbero sgomberati da soli e non considerando il fatto
che, quandanche ciò fosse avvenuto, la circolazione del mezzo secondo
le regole che erano state impartite ne era venuta comunque modificata.
Articola poi un fumoso ragionamento giuridico in cui, con riguardo alla
fattispecie in esame confonde levento con il dolo specifico, pur
dopo aver premesso che si versa in tema di un reato di pericolo, per la
cui perfezione dunque levento non è richiesto.
Ed, al fine di giustificare la propria decisione, si deve sforzare di
dire che la libertà di circolazione non è stata in concreto
compromessa.
Invece la norma richiede soltanto, e proprio perché si versa in
tema di reato di pericolo, per il profilo oggettivo del reato lostruzione
o lingombro della strada, e per il fine specifico lintenzione
di impedire od ostacolare la circolazione su di essa.
Seguendo il ragionamento del tribunale dovremmo necessariamente concludere
che in ogni singola occasione in cui le forze dellordine, sollecitate
da una manifestazione di piazza con effetti di ingombro di una sede viaria,
la sgomberino per evitare incidenti il blocco della medesima non si realizzerebbe.
Con evidente distorsione della norma di legge.
P.Q.M.
chiede che la Corte dAppello di Venezia voglia condannare tutti
gli imputati alla pena di legge.
Verona 12.3.97
Il Procuratore della Repubblica
(dr.ssa Angela Barbaglio-sost.)
MAESTRI DEL PENSIERO CINESE /4
Mencio, un continuatore di Confucio
La vita
Mencio, (forma italianizzata di Meng-tzu) visse dal 372 al 289 a.C. nel
periodo degli Stati combattenti:
I grandi signori erano impegnati in una gara per il trono della Cina e
spesso ospitavano a corte qualche filosofo per averne utili consigli.
Anchegli fu uno di questi consiglieri, prima presso la corte di
Chi, un grande stato nellattuare Shantung, poi presso altre
corti, cercando inutilmente che i sovrani prestassero ascolto alle sue
idee.
Ritiratosi a vita privata, trascorse lultimo periodo della sua esistenza
nel nativo stato di Lu, attendendo con laiuto dei discepoli alla
compilazione dei dialoghi su argomenti morali e politici. Quest
opera, intitolata Meng-tzu, venne inclusa tra i Quattro libri fondamentali
per leducazione del letterato confuciano. Considerava sé
stesso il più importante trasmettitore della dottrina di Confucio
nella propria generazione: I posteri gli attribuirono il titolo di secondo
saggio (secondo, dopo il solo Confucio).
La bontà della natura umana
La più famosa dottrina di Mencio è quella della bontà
della natura umana: ogni uomo sente come proprie le sofferenze degli altri,
ed è quindi portato ad aiutarli.
Tutti gli uomini possiedono un sentimento per il quale non possono sopportare
le sofferenze altrui. I re delle età precedenti avevano questo
sentimento e per questo il loro governo era compassionevole. Quando si
metteva in pratica questo sentimento di compassione, governare un regno
era facile come ruotare il palmo di una mano.
Quando io dico che tutti gli uomini possiedono questo sentimento, posso
illustrare la mia affermazione con questo esempio. Ogni uomo, oggi, nel
vedere un bambino che sta per cadere in un pozzo, prova un sentimento
di raccapriccio e di dolore. E prova questo sentimento non perché
voglia procurarsi il favore dei genitori del bambino, o perché
voglia essere apprezzato dai vicini e dagli amici oppure per non essere
giudicato persona sensibile.
Da ciò possiamo dedurre che il sentimento di compassione è
connaturato nelluomo. Così come lo è quello del disonore,
del rispetto altrui, oppure il senso del giusto e dellingiusto.
Il sentimento della compassione è il primo segno della umanità.
Il sentimento del disonore è il primo segno della giustizia.
Il sentimento del rispetto altrui è il primo segno della correttezza.
Il senso del giusto e dellingiusto è il primo segno della
saggezza.
Gli uomini hanno in se questi quattro sentimenti, come hanno quattro arti.
Possedere queste quattro cose e dire che non si è capaci di realizzarle,
significa diminuire sé stessi. Infatti, dato che tutti possiedono
queste quattro qualità, tutti dovrebbero sapere come svilupparle
e realizzarle. Esse sono come un fuoco che è sul punto di divampare
e come acqua che sta per zampillare dalla sorgente. Se un sovrano le saprà
realizzare completamente, egli avrà tutto ciò che gli è
necessario per proteggere il mondo intero; se non saprà realizzarle,
gli mancherà anche il necessario per servire i suoi genitori.
(Meng-tzu, II, I, 6 - da P. Corradini, Confucio e il confucianesimo, cit.
pp.141-142)
Umanità e rettitudine per governare lo stato
I re dei tanti stati, in cui era ancora divisa la Cina, chiedevano suggerimenti
ai consiglieri al fine di rafforzare il loro potere o di ottenere maggiori
entrate; ma il nostro filosofo dispensava un solo consiglio: governare
con umanità e rettitudine, per il bene di tutti i sudditi. Infatti
il Cielo ha attribuito il potere al sovrano, non per il suo tornaconto,
ma perché lo eserciti a favore del popolo. Se un sovrano è
privo delle qualità etiche che ne fanno un buon capo, il popolo
ha il diritto morale alla rivoluzione; perché se un sovrano non
agisce come idealmente dovrebbe, non è più sovrano ma un
uomo qualunque.
Il re che, per il suo personale vantaggio, porta il suo popolo alla guerra,
viene definito da Mencio privo di umanità, e presentato
quale modello negativo, da non imitare.
Mencio si recò a visitare il re Hui di Liang. Il re gli disse:
O venerabile, non avete considerato che mille li fossero una gran
distanza e siete venuto da me: posso pensare che abbiate da darmi qualche
consiglio da cui trar profitto per il mio stato?
Mencio, di rimando, rispose: O re, come potete parlare di profitto?
I consigli che ho da darvi riguardano umanità e rettitudine soltanto.
Se Vostra Maestà domanda che cosa può dar profitto al suo
stato, i grandi funzionari domanderanno che cosa può dar profitto
alle loro case ed i funzionari inferiori ed il popolo comune domanderanno
che cosa può dar profitto alle loro persone. Superiori ed inferiori
cercheranno di trarre profitto gli uni dagli altri e lo stato ne soffrirà
(...)
Se lumanità e la rettitudine sono messe da parte e si pensa
soltanto al profitto, nessuno si riterrà soddisfatto senza esercitare
sopraffazione sugli altri. Non cè mai stato un uomo che,
dotato delle virtù dellumanità, abbia trascurato i
suoi genitori, come non cè mai stato alcun giusto che non
abbia tenuto nella dovuta considerazione il suo sovrano.
Perciò, o re, parlate soltanto di umanità e rettitudine.
Perché dovreste parlare anche di profitto?.
(Meng-tzu, I, 1,1 - da P. Corradini, op. cit. pp. 139-140)
Il re saggio, che fa tutto il possibile a favore del benessere popolare,
deve distribuire equamente il terreno coltivabile, in modo che il grano,
nei magazzini delle famiglie, sia abbondante come lacqua e la legna
da ardere. Ogni capo famiglia deve avere il necessario per sfamare prima
i genitori, quindi la moglie e i figli. Mencio ha anche delineato con
chiarezza la differenza tra il governo di un re saggio e quello di una
dittatura militare:
Colui che usa la forza in luogo della virtù è un capo militare.
Colui che è virtuoso e vive secondo la sensibilità umana
è un re saggio. Quando un tiranno vince altri con la forza, questi
non gli si sottomettono interiormente ma solo esteriormente, poiché
non hanno forza sufficiente per resistergli; ma quando il sovrano, mediante
virtù, ottiene la stima dei sudditi, questi sono intimamente lieti
e persuasi e gli si sottomettono di spontanea volontà, come fecero
i settanta discepoli nei riguardi di Confucio.
(Meng-tzu, IIa, 3 - da Fung Yu-lan, Storia dalla filosofia cinese, p.63).
DOPO GLI ERRORI DEL PASSATO E LA CRISI E URGENTE
CAMBIARE
La cooperazione internazionale è una necessità:
sviluppo sostenibile o collasso mondiale
di Jean Fabre*
La cooperazione internazionale non si può ridurre a quello che
viene comunemente chiamato Aiuto pubblico allo sviluppo. Ciò
nonostante laiuto pubblico allo sviluppo è uno
dei metri con cui si può misurare il livello di priorità
e di importanza che viene assegnato alla cooperazione internazionale.
Qui nasce la nostra prima preoccupazione perchè negli ultimi anni
abiamo dovuto registrare una continua diminuzione dellaiuto pubblico
allo sviluppo. Le cifre parlano chiaro: dal 1992 ad oggi, laiuto
pubblico allo sviluppo è sceso in termini reali del 25% (-8% per
ciascuno degli ultimi due anni). Si tratta di una tendenza allarmante
perchè mentre cresce linterdipendenza planetaria, la cooperazione
intenazionale si fa sempre più necessaria, non solo per motivi
umanitari o per un dovere morale per quella che chiamerò una
necessità di corretta amministrazione.
La cooperazione intenazionale per lo sviluppo umano sostenibile può
essere lespressione di una libera scelta. Lespressione dei
valori d una società della solidarietà. Ma se non saremo
noi a compiere questa scelta, essa diventerà una necessità
imprescindibile di corretta amministrazione della nostra società.
Oggi, invece, cè chi pensa che non vi sia bisogno di una
cooperazione allo sviluppo perchè oggi vige la teologia del
Mercato. Il Mercato pensa, decide, ci condiziona in molti modi e..
presto o tardi riuscirà a migliorare le cose. Anche se inizialmente
la crescita sarà accompagnata da un aumento delle disparità,
poi le cose miglioreranno e tutti potranno godere dei benefici della crescita
e del Mercato.
La realtà è molto diversa. Negli ultimi cinquantanni
abbiamo conosciuto un progresso senza precedenti. La ricchezza mondiale
è stata moltiplicata per sette. E, siccome nel frattempo la popolazione
è raddoppiata, la ricchezza pro capite nel mondo (in termini reali)
è triplicata. Dovremmo, dunque, stare tutti meglio. Ma se guardate
la vostra vita quotidiana, vedrete che ci sono difficoltà crescenti.
La disoccupazione va crescendo ed è in testa alle preoccupazioni
degli italiani e di tanti altri in tutto il mondo. La protezione sociale
si sta smantellando in tutti i paesi. Le assicurazioni sociali, la copertura
medita, le pensioni sono tutte rimesse in discussione: mentre le ricchezze
sono aumentate e, nei prossimi mesi, potremmo produrre ancora di più
beni e servizi con meno lavoro.
Ci dicono che non è possibile risolvere lequazione. Ma il
vero problema è la ripartizione della ricchezza. Una ripartizione
che non si deve fare solo a livello nazionale ma nel quadro reale in cui
accadono le cose oggi e cioè nel mondo.
Bisogna rovesciare un po il nostro sguardo sulle cose e le nostre
abitudini che non hanno più niente a vedere con la realtà.
Oggi viviamo nel mondo dellinterdipendenza. Un mondo in cui pretendere
di risolvere i problemi nazionali (che sono dappertutto quasi tutti uguali)
con misure esclusivamente nazionali è un modo inefficace, sbagliato,
inadeguato.
Perchè ci vuole anche un investimento al di là delle proprie
frontiere.
Il mondo non si può più governare guardando ciascuno al
proprio giardino: occorre inserire il proprio giardino nel contesto più
generale. Ed è in questo contesto generale che vediamo
come la crescita della ricchezza mondiale va a vantaggio di un gruppo
ristretto di persone. Negli ultimi 15 anni il numero dei più ricchi
è raddoppiato. Mentre il numero dei più poveri è
triplicato.
È importante avere una visione positiva delle cose perchè
se è vero che le ricchezze e le disuguaglianze sono aumentate,
sono aumentati anche gli altri indici. Per esempio: negli ultimi 30 anni,
i paesi in via di sviluppo (espressione che non amo molto) hanno guadagnato
17 anni di speranza di vita; hanno dimezzato la mortalità infantile,
hanno aumentato del 50% laccesso dei loro figli alleducazione
scolastica, hanno incrementato laccesso allacqua pulita e
alla salute. Per raggiungere gli stessi risultati, allEuropa sono
stati necessari 100 anni.
Cè dunque una speranza di progresso. Ciò nonostante
il numero assoluto dei poveri nel mondo continua a crescere ad un ritmo
spaventoso: 47 poveri in più ogni minuto che passa; 25 milioni
in più allanno. È una corsa che bisogna invertire
perchè la quantità di persone che vive nella miseria oggi,
rappresenta lequivalente della metà della popolazione del
mondo di quarantanni fa.
Possiamo lasciare un miliardo e trecento milioni di poveri ai margini
di tutto? Alcuni li considerano così: sono le popolazioni kleenex,
quelli che si usano e poi si possono buttare. E, comunque sia, sono esclusi
dalla produzione e da una parte del consumo.
Ma nel mondo in cui viviamo esse rappresentano una sorgente di problemi
enormi. Si tratta di una massa di persone che non si possono eliminare
come si distruggono le mucche pazze. Sono persone: bisogna considerarle.
Tutto ciò ha inoltre un riflesso negativo sullintera società
anche per un altro motivo che avevano trascurato. Sappiamo che lo scarto
tra i più poveri e i più ricchi aumenta ma pensavamo che
laumento della ricchezza avrebbe portato qualche beneficio, seppur
minore, a tutti. Non è così.
Negli ultimi 15 anni, un quarto dellumanità ha visto diminuire
il suo reddito. Si è trattato di una recessione più forte,
più lunga e che ha coinvolto molte più persone di quanto
non sia accaduto durante la grande depressione degli anni 30.
Per tutti quellesperienza doveva essere assolutamente evitata.
Non labbiamo evitata: è accaduta. È accaduta nel
silenzio, ma è accaduta. E labbiamo dimostrato nel nostro
ultimo Rapporto sullo Sviluppo Umano. Il risultato è che 102 paesi
sono costretti in condizioni peggiori di 15 anni fa, 79 stanno peggio
che nel 1970, 40 stanno peggio che nel 1960. 1,3 miliardi di persone sopravvivono
nella miseria assoluta e, nel 2000, più della metà delle
popolazioni africane saranno povere.
Il risultato è che ogni tre secondi muore un bambino che non abbiamo
saputo proteggere.
Questa tragica realtà rappresenta un primo evidente motivo per
promuovere la cooperazione internazionale.
Questi fatti sono di per sè sono un insulto alla coscienza umana:
un insulto!
Quando diciamo che povertà significa mancanza di dignità
non parliamo della dignità del povero. È la dignita di noi
tutti che manca, la dignità della nostra società che non
interviene. Eppure, siamo la prima generazione ad avere le capacità
e i mezzi per eliminare la povertà.
Non lo dovremmo tollerare. È uno spreco di vite umane, di risorse
e di opportunità. E, come dicevo, una grande sorgente di problemi.
Pensiamo alla disoccupazione: 35 milioni di disoccupati nei paesi industrializzati,
120 milioni nel mondo, 700 milioni di persone che, pur avendo un lavoro,
non riescono a mantenere se stessi e la propria famiglia. Sono numeri
enormi che continueranno a crescere nei prossimi anni.
Non credete a quelli che vi dicono che cercando disperatamente di agganciarci
alla crescita sarà possibile eliminare la disoccupazione.
Nemmeno la nuova frontiera europea consentirà di farlo. Perchè
nel futuro si produrrà di più con molto meno lavoro. Come
sarà possibile spartire il lavoro in un mondo in cui il capitale
viaggia a tal punto che le sole speculazioni finanziarie a corto termine
a livello mondiale provocano un movimento nei mercati internazionali di
1000 miliardi di dollari al giorno?
Il capitale si investe dove rende di più. E siccome il denaro
non serve solo per la produzione ma è diventato una merce che si
scambia e sulla quale si guadagna, con le differenze e la ripartizione
delle conoscenze che esistono nel mondo non è possibile risolvere
il problema della riduzione del tempo di lavoro per ridistrubuirlo se
non allinterno di un contesto mondiale.
Quindi, cercare di risolvere questo problema con le sole misure nazionali
vuol dire cacciarsi in un vicolo cieco.
Lestendersi della povertà ha anche un costo immediato molto
alto. La povertà viaggia e passa le frontiere senza passaporto
ed entra in tutte le case sotto varie forme.
Nellanno 2000 ci saranno nel mondo 40 milioni di sieropositivi.
Il costo dellAids (inclusa la mancata crescita economica di quei
paesi che sono particolarmente colpiti da questa malattia specialmente
in Africa) raggiunge i 240 miliardi di dollari. Ma lAids non si
ferma in un paese se non lo si ferma anche negli altri. E dove non ci
può essere prevenzione perchè non ci sono ammininistrazioni
locali, mezzi di comunicazione che funzionano, gente educata che sa leggere
e scrivere, lAids continuerà ad estendersi e viaggiare oltre
i confini.
Quindi, se vogliamo fermare lAids nei nostri paesi occorre promuovere
lo sviluppo (e cioè il rafforzamento delle amministrazioni locali
e nazionali, dei mezzi di comunicazione, leducazione per tutti...)
laddove non cè.
Non ci si può illudere di riuscire a tener lontano i poveri altri
(visto che i poveri ci sono anche tra noi) perchè le conseguenze
della povertà ritornano passando attraverso le porte delle nostre
case. Perchè povertà vuol dire aumento della disoccupazione,
danni ambientali, problemi di salute pubblica (non solo lAids ma
anche la tubercolosi è una di quelle malattie che risorgono e si
sviluppano oggi nel mondo), diffusione della droga, più migrazioni,
più fondamentalismo che si nutre delle fratture sociali (negli
ultimi 17 anni abbiamo avuto una media di 500 attentati allanno
con capacità distruttive sempre maggiori), più insicurezza,
più guerre, più conflitti violenti (negli ultimi tre anni
ci sono stati 82 conflitti che hanno causato più di 1000 morti.
Di questi 79 sono conflitti interni, cioè dove la situazione è
stata lasciata andare a tal punto che avviene unimplosione).
Se questa è la realtà, allora non è esagerato dire
che siamo ad un bivio e dobbiamo compiere una scelta: cooperazione oggi
o soldati domani.
Il mondo non si gestisce più come prima. È essenziale capire
che sin dagli anni 1980 siamo entrati (e ci resteremo per sempre) nellarea
dellinterdipendenza. Oggi sulla terra siamo quasi 6 miliardi di
abitanti. Ma con i nostri modi di produrre e di consumare, con la comunicazione
totale e la globalizzazione che abbiamo raggiunto, siamo tutti sulla stessa
nave. Cè chi viaggia in prima classe, in seconda o in terza
e cè chi sta in fondo alla nave. Ma se affonda, affondiamo
tutti: anche se per qualcuno cè il violino che suona.
Siamo anche nellepoca della crescita economica senza creazione
di posti di lavoro. Èun fatto legato allaumento della produttività
ed è un fenomeno durevole che caratterizza sempre di più
il futuro. Bisogna dare quindi una risposta diversa ai problemi chi ci
stanno dinnanzi. Per esempio. Spesso si dice che la cooperazione internazionale
è uno strumento o parte integrante della politica estera. Io invece
sostengo che la cooperazione internazionale oggi è parte integrante
della politica interna, nazionale, non solo estera. E se non si capisce
questo non si capisce come bisogna governare il mondo.
In realtà succede che quelli che occupano i posti decisionali
della politica non governano più la situazione: governano solo
le istituzioni. E questo è un fatto molto pericoloso perchè
cè un prezzo che paghiamo oggi e uno, ancora più elevato,
che pagheremo domani.
Non voglio spaventare nessuno. Voglio solo informare. Perchè solo
essendo informati potremo prendere le decisioni giuste che ci porteranno
sulla strada giusta. Abbiamo già visto che ci sono stati dei progressi.
Se sapremo prendere le decisioni giuste, allora sarà possibile
avere un futuro di pace, di prosperità e di sviluppo della democrazia.
Di certo non possiamo pensare di continuare ad espandere lattuale
modello di sviluppo. Perchè con 6 miliardi di persone sulla terra
tocchiamo i limiti dellambiente e delle risorse naturali. Non possiamo
produrre e consumare come abbiamo fatto in passato nei paesi più
ricchi. Se tutti producessero e consumassero come facciamo noi dei paesi
industrializzati, consumeremmo 10 volte la quantità di petrolio
e 200 volte la quantità di minerali. È ecologicamente insopportabile.
Semplicemente non è fattibile.
Ma come possiamo pensare che coloro che vivono nelle situazioni più
difficili siano disponibili a rinunciare a quello di cui voi avete diritto?
Non è immaginabile. Viviamo nel mondo della comunicazioni totale:
la televisione e la radio arrivano dappertutto. E nessuno accetta di fare
a meno di quello che hanno gli altri.
Quando ero ragazzino, i televisori erano pochi, non erano ancora entrati
in tutte le case. E, dove sono cresciuti vicino a Parigi, cerano
i televisori nei negozi e tutti andavamo a vederli. Oggi ho ritrovato
la stessa cosa nei paesi del Terzo Mondo. Per esempio, ho visto nel Laos,
in un villaggio di montagna difficilissimo da raggiungere, cè
un solo televisore ma ogni sera, davanti a quel televisore ci sono 700
persone che ci vedono, che ci osservano e non rinunciano al nostro stile
di vita.
Dobbiamo quindi rivedere il nostro modo di vivere e non cercare di difendere
i privilegi di alcuni e lasciare nelle difficoltà gli altri, in
un mondo nel quale cè una polarizzazione crescente, insopportabile
oggi e pericolosa per domani.
Cè chi crede che questi problemi possono essere risolti
dal Mercato e che quindi non cè bisogno di cooperazione internazionale.
La realtà dimostra che è sbagliato e che niente accade automaticamente.
Per esempio. I flussi degli investimenti stranieri diretti nei paesi
in via di sviluppo ammontano a tre volte i fondi della cooperazione internazionale
che nel frattempo sono diminuiti. Ma l80% di questi investimenti
diretti è concentrato in 12 paesi. LAfrica ne riceve solo
il 5% e i paesi meno sviluppati appena l1%. Gli investimenti diretti
non possono dunque sostituire uno sforzo di cooperazione internazionale.
La liberalizzazione del commercio può essere daiuto. Per
questo è stata creata lOrganizzazione mondiale del commercio.
Ma molti paesi sono lasciati da parte e, anzi, per alcuni, gli effetti
saranno negativi.
Cresce il peso dellindebitamento. Certi paesi, in particolare nellAfrica
sub Sahariana, devono pagare un debito che supera la somma degli investimenti
che fanno per la salute e leducazione. Come potranno andare avanti?
La verità è che il Mercato, pure trionfante, non assicura
alcuna ridistribuzione equa della ricchezza, non prevede il futuro, non
tiene conto dei danni ambientali, ignora le generazione future. In altre
parole il Mercato è miope, spesso cieco, sordo, insofferente e,
nonostante i suoi lati positivi, non basta a risolvere i problemi.
Siamo circondati da esempi che ci dovrebbero indurre a rafforzare la
cooperazione internazionale e ad accrescere laiuto pubblico allo
sviluppo.
Prendiamo lesempio del processo di pace in Medio Oriente. La cooperazione
è peraltro necessaria per la pace. Non cè pace dove
non cè sviluppo. Sviluppo e pace sono le due facce di una
medesima medaglia. Appoggiare con adeguate risorse coloro che si assumono
i rischi della pace in quella zona è un dovere. Bisogna dunque
aiutare Israele, i Palestinesi, lEgitto e la Giordania che ha grossi
problemi di debito. Non sarà possibile garantire una pace stabile
in Medio Oriente senza la promozione di un forte sviluppo.
Senza cooperazione e sviluppo non eviteremo i Ruanda e le Somalie che
abbiamo conosciuto. Non eviteremo neanche lestendersi dei fondamentalismi,
con i loro cortei di azioni terroristiche sempre più devastanti.
Per una persona che vive in un paese in via di sviluppo il rischio di
morire in un conflitto tra Stati è 33 volte minore del rischio
di perdere la propria vita per disattenzione sociale. E paradossalmente
il rischio è addirittura più grande per chi vive in un paese
industrializzato.
La mancata cooperazione internazionale rende anche difficile la stessa
coesione nazionale laddove le disuguaglianze interne agli Stati sono eccessive.
Tutti si ricordano la rivolta degli Zapatisti del Chiapas in Messico:
una rivolta ampiamente prevedibile e prevista come avevamo segnalato noi
stessi un anno prima nel Rapporto Mondiale sullo Sviluppo Umano.
Ma anche molti paesi industrializzati hanno oggi i loro Zapatisti.
Dobbiamo, inoltre, rafforzare la democrazia. Negli ultimi 15 anni, il
numero di democrazie nel mondo è raddoppiato. Però si tratta
di democrazie fragili, devono essere rafforzate e nutrite per essere durevoli.
Nuove economie stanno emergendo, ma i loro mercati devono essere rafforzati.
Forse anche i più cinici potranno convincersi che è meglio
creare società stabili di consumatori oggi piuttosto che masse
di vittime che domani avranno bisogno di costosi aiuti umanitari.
Con la teologia del Mercato non abbiamo solo una fortissima
competizione tra aziende ma anche una forte competizione tra Stati che
cercano di attirare i capitali internazionali dentro le proprie frontiere.
Per ottenere questo risultato fanno il dumping sociale con
tutte le conseguenze che conosciamo. Quello che stiamo vivendo è
un aggiustamento strutturale di dimensioni mondiali nel quale
si muovono capitali, beni e persino persone. Questo sommovimento tira
verso il basso le società industrializzate che riducono le pensioni,
le prestazioni sociali, il costo del lavoro e così via.
Oggi più che mai abbiamo dunque bisogno di un intervento dello
Stato per la ridistribuzione delle ricchezze e di una cooperazione internazionale
che non può limitarsi solo allaiuto allo sviluppo ma che
deve comprendere il commercio, i flussi di capitali, la libera circolazione
delle persone, la tecnologia, lambiente, ecc...
È in questo quadro che si deve collocare la cooperazione decentrata.
Siamo la prima generazione ad avere i mezzi e le capacità per
eliminare la povertà (con tutte le conseguenze e i costi che ha
nella nostra società). Ma stiamo attenti. Se continueremo a gestire
il mondo in modo antiquato e inefficace, un giorno non molto lontano saremo
chiamati a rispondere, non solo davanti alla storia, ma davanti
ai nostri figli e nipoti, delle responsabilità che ci saremo assunti
nel non governare come si doveva le nostre società, per mancanza
di lungimiranza, coraggio e immaginazione.
Si sente spesso dire che cè la crisi dello Stato, che le
leggi finanziarie hanno difficoltà ad essere approvate un po
dovunque, che non ci sono soldi, e così via. Io non posso ascoltare
queste cose. Ci sono troppi esempi contraddittori. Quando si vuole fare
la guerra del Golfo si trovano da un giorno allaltro i militari
necessari. Per fare quella guerra si è speso un miliardo di dollari
al giorno. Se si vogliono abbattere le mucche pazze, si trovano i soldi:
perchè? Perchè chi occupa i posti di responsabilità
pensa che quella è una priorità politica. Perchè
non vuole fare la fine di quelli che sono stati trascinati in tribunale
per le vicende del sangue contaminato. Ma la responsabilità che
abbiamo nella gestione dei problemi del mondo è ben più
grande.
Se siamo stati capaci per anni e anni di spendere risorse enormi per
la sicurezza e la difesa delle frontiere, oggi è venuto il momento
di spendere per la difesa e la sicurezza delle persone che stanno dentro
le frontiere. Le risorse per la difesa oggi vanno impiegate per garantire
la sicurezza umana, la sicurezza della gente nel suo posto di lavoro,
nella sua famiglia, nel suo quartiere, nel suo mondo. Questa è
la vera sicurezza che oggi dobbiamo difendere e su cui investire.
Cè, infine, un ultimo punto che voglio toccare. Una questione
che a me sembra ancora più importante: i valori.
Cosa sta succedendo? Uno dopo laltro, stiamo distruggendo tutti
i valori essenziali che hanno fondato le nostre società. I valori
sono la cosa più preziosa da preservare e coltivare. E invece,
qualè il messaggio che trasmettiamo ai nostri figli e ai
nostri nipoti?
Con la teologia del Mercato sembra reggere solo lidea
della competizione.
Ma cosa siamo diventati? Delle belve? Dei gladiatori che combattono tra
loro? Regge anche la teoria dellaccumulo della ricchezza: se sono
ricco sono qualcuno, posso pretendere tante cose,... Ma è questo
il mio obiettivo nella vita?
Oggi, il mondo è cambiato. I bambini non nascono più come
prima: nascono in una televisione. Da quando ha 2, 3, 4 anni vede tutto
quello che succede nel mondo, capisce le cose. E cosa vede? Dove cè
gente che muore di fame, di povertà,... si usano le briciole del
pranzo per intervenire. Si fa appello alla generosità della gente.
Si organizza Live Band Aid, vengono i vari Bob Geldof per salvare la situazione.
Poi succedono altre cose: si fa la guerra delle Malvinas, la guerra del
Golfo,... mobilitano gli eserciti, tutte le forze e i mezzi degli Stati.
E allora, a questi bambini lanciamo un solo messaggio chiaro: laddove
la vita umana sta per morire, abbiamo il diritto di lasciarla morire.
Ma se la vita umana non è un valore, a maggior ragione può
essere sfruttata, drogata, rubata, stuprata e così via.
Stiamo attenti: perchè così facendo - o lasciando fare
- togliamo, una ad una, tutte le stelle dal cielo dei nostri bambini,
lasciandoli senza punti cardinali.
È un fatto gravissimo. Non cè società che
regga senza i valori comuni che cementano il patto sociale. Il riferimento
a valori comuni e il conseguente organizzarsi della solidarietà
e della difesa di un popolo è quello che consente di distinguere
una comunità da una folla. E non cè una parola che
sia più forte delle nostre azioni. Quello che facciamo parla molto
più forte di quello che diciamo.
Questa contraddizione tra i valori che cerchiamo di trasmettere e il
nostro modo di gestire la società sta distruggendo la base della
nostra società e gli stessi valori. È questa forse la ragione
più importante per cui abbiamo tutti questo dovere di cooperare.
Ma stiamo attenti. Il dovere di cooperare non si può
rispettare con le briciole. Attualmente siamo ben lontani dalla lungimiranza
di coloro che finanziarono il Piano Marshall per lEuropa, che hano
creato e pagato le Nazioni Unite e le istituzioni di Bretton Woods. Lo
fanno non solo per mantenere fede ai propri valori ma per curare i propri
interessi.
Ci sono solo due cose che misurano le priorità che abbiamo nella
nostra vita individuale come nellazione delle istituzioni: il tempo
e i soldi che dedichiamo ad una cosa. Tutto il resto, signore e signori,
è puro sentimentalismo. Non è priorità politica,
come non è priorità nella vostra vita.
Per preservare la sicurezza, espandere la prosperità, difendere
la democrazia, fermare il terrorismo, arrestare linvasione della
droga e la proliferazione nucleare, preservare lambiente, rigenerare
le risorse naturali e combattere la disoccupazione dobbiamo fare degli
investimenti che siano allaltezza delle difficoltà che ci
sono.
Un patto internazionale di governo delle situazioni, e non delle istituzioni,
non comincia con una manciata di quattrini. Ci vuole lespressione
di una volontà politica e quindi di cospicui bilanci. E chi non
vorrà pagare oggi, pagherà di più domani.
Non dimentichiamo mai che le Nazione Unite, concepite per evitare il
ritorno della guerra, non sono nate da un sogno ma da un incubo. Negli
anni 20 o 30, il mondo ha perso varie occasioni di organizzare
la pace. Il risultato è stato: linvasione della Manciuria,
la conquista dellEtiopia, il tradimento di Monaco, gli orrori dellOlocausto
e le distruzione della seconda guerra mondiale. Stiamo attenti a non assumerci
oggi una simile responsabilità.
(Intervento realizzato in occasione della Convenzione nazionale sul ruolo
delle Regioni e degli Enti Locali per la solidarietà e cooperazione
internazionale Il dovere di cooperare - Firenze 30-31 ottobre
1996. La trascrizione dellintervento è stata curata da Flavio
Lotti e non è stata rivista dallautore).
*Vice Direttore dellUNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo
Sviluppo
ALIMENTARSI IN ARMONIA CON TUTTE LE FORME DI VITA DELLUNIVERSO
Compassione buddhista e diritti degli animali
di Paola Finardi
Percorrendo a ritroso nel tempo la storia delle grandi religioni, possiamo
rintracciare in ognuna di esse elementi che non giustificano luccisione
degli animali a scopo alimentare.
Buono è il signore verso tutti, la Sua compassione si espande
su tutte le creature-Salmi 145.9.
Non ci sono animali sulla terra, né creature che volano su
due ali, perché sono persone come te. Corano, Suran6, verso
38.
La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono
misurare da come sono trattati gli animali: Mahatma Gandhi.
Attraverso differenti esperienze, non senza difficoltà, linsegnamento
del Buddha è giunto fino a noi intatto per ciò che riguarda
la sua posizione nei confronti delle creature non-umane.
Lo studioso giapponese D.T. Suzuki, nel suo libro Essence of Biddhism,
osserva che: Due colonne sostengono il grande edificio del buddhismo:
maha-prajna (grande saggezza) e maha-karuna (grande compassione). La saggezza
scorre dalla compassione e la compassione dalla saggezza, perché
sono una cosa sola. Questi due elementi permisero al Buddha di costruire
una religione che è sopravvissuta a 2500 anni di storia. La saggezza
guidò il Buddha nella ricerca dellIlluminazione e la compassione
verso tutti gli esseri gli permise di trasmettere i suoi insegnamenti
a chiunque prestasse orecchio. La dottrina buddhista nasce dallilluminazione
del Buddha Sakyamuni (563- 483 a.C.), il quale, dopo una vita di benessere
e di inconsapevolezza, scoprì quanto dolore invadesse il mondo
e volle cercare una via verso la salvezza. Il Buddha fece quattro fondamentali
incontri: vide un uomo anziano, un ammalato, un morto ed, infine, un sannyasi
o un monaco dedito alla rinuncia dei beni materiali. Questa esperienza
permise al Buddha di scorgere le Quattro Verità, che divennero
il punto di partenza del suo insegnamento: la sofferenza regna sul mondo,
il dolore nasce dal desiderio, la fine del desiderio porta allestinzione
del dolore, il desiderio può essere estinto attraverso lOttuplice
Sentiero. La Via di Mezzo o Ottuplice Sentiero porta allestinzione
della sofferenza e parte da un fondamentale precetto:
non uccidere e preserva ogni forma di vita.
Sebbene dopo la morte del Buddha si sia diffuso tra i praticanti un certo
lassismo intorno alla dieta da seguire, questo in virtù del principio
dellintenzione, lestinzione del dolore doveva riguardare anche
le forme di vita cosiddette inferiori. I primi buddhisti
consideravano lintenzione superiore allazione, pertanto se
lanimale che era stato ucciso con lintenzione di sfamare proprio
il praticante, questi poteva cibarsene. In verità, la scelta vegetariana
diviene chiara per i buddhisti, in particolare appartenenti alla scuola
Mahayana, che credono che il consumo di carne renda comunque complici
delluccisione dellanimale, anche se non si è direttamente
responsabili della sua morte.
Nel LANKAVATARA sta scritto:
Non è vero che la carne sia il cibo adatto e permissibile
quando non si è diretti responsabili delluccisione dellanimale,
quando non si ha ordinato agli altri di ucciderlo,
quando non è stato ucciso appositamente per noi...
Nel SURANGAMA SUTRA si legge:
...perché infliggere sofferenza agli altri,
quando noi stessi cerchiamo di sfuggirla?
Come può un bhikshu, colui che spera di imparare a liberare gli
altri,
vivere della carne di esseri senzienti?
La religione buddhista trovò terreno fertile in Cina e in Giappone,
dove si diffuse a partire dal V secolo d.C.. Qui si diffuse con le dottrine
religiose locali: il Taoismo e il Confucianesimo in Cina e lo Shinto in
Giappone. Dal suo incontro con la religione Shintoista, il buddhismo trasse
nuova forza per ciò che concerne le regole dellalimentazione.
La religione Shinto indica con la parola Kami lessenza delluniverso
e impone ferree regole di comportamento al fine di condurre luomo
allincontro con la verità suprema. La diffusione delle due
religioni produsse il concetto di cibo SATTVIKO, ovvero puro e libero
dal sangue. Era, infatti, considerato tabù uccidere e spargere
sangue nel tempio. Il consumo di cibo completamente vegetariano costituiva,
per i monaci buddhisti zen, il primo passo verso la purificazione del
corpo e dello spirito.
Le parole del re Ashoka (268-223 a.C.) giungono fino a noi intatte, scolpite
nella pietra come negli animi di coloro che professano lAHIMSA:
Il massimo progetto della virtù tra gli uomini
nasce dal principio di non nuocere alla vita
e astenersi dalluccidere esseri viventi.
In un antico testo che raccoglie le parole del Buddha, leggiamo:
Le creature senza piedi hanno il mio amore...
Possano tutte le creature, tutte le cose che hanno vita,
tutti gli esseri di qualsiasi specie,
non vedere mai niente che li possa danneggiare.
Possa non accadere loro nulla di male, mai.
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