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Fausto Bertinotti e la nonviolenza
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LETTERA DI ATTIVISTA ATTAC----------------------------
di Michela Vitturi

Sono Michela Vitturi, una semplice attivista del comitato locale di Attac-Venezia,
iscritta ad Attac-Italia dalla campagna per la Tobin Tax, contribuisco anche al lavoro di
AttaAcqua e del Venezia Social Forum. Sono rimasta stupita nel leggere il documento firmato da
Marco Bersani insieme a Salvatore Cannavò, Piero Bernocchi e Luca Casarini, documento che
non condivido per le ragioni così ben esposte da Lucia Mielli e da Alessandra Filabozzi.
Voglio pensare che se Marco Bersani si fosse trovato a vivere quotidianamente la realtà del
movimento nel territorio veneziano come la sottoscritta, allora avrebbe avuto qualche esitazione
a sottoscrivere quel documento. E se potessi rispondere loro direttamente, al titolo:"Contro il
potere violento non ci basta dirci nonviolenti", metterei che a me invece non basta dirmi "disobbediente"
se con tale termine si designa pratiche e metodi dispiegati qui a Venezia all'interno, ossia verso le
altre componenti, del Movimento, e verso l'esterno, ossia nelle azioni portate nella città. Mi
si deve spiegare, infatti, se davvero "disobbedire" significa:presentarsi alla manifestazione
contro la guerra in Iraq indetta e promossa dal Comitato Cittadino Fermiamo la Guerra con pratiche
precedentemente non condivise tra le altre varie componenti del Comitato, pratiche che di fatto
hanno escluso tutti coloro i quali non erano 'attrezzati' come i 'disobbedienti'; accerchiare in
quattro un componente del Venezia Social Forum, 'reo' di trovarsi a protestare, dissentendo
pacificamente, contro l'inaugurazione e l'intitolazione di una piazza ai martiri delle foibe, e,
poiché a detta dei 'disobbedienti',sono stati provocati col termine 'fascista' rispondere ,
diciamo eufemisticamente, ricorrendo alle mani; non partecipare quasi mai da oltre due anni al
Venezia Social Forum, irriderlo e deriderlo chiamandolo 'briscola social forum', però poi,
presenti in un'assemblea del novembre scorso, minacciare di far volare qualche sberla se non
veniva scritto alla svelta il comunicato di solidarietà per tre loro 'fratelli' agli arresti
domiciliari; scrivere nella mailing-list del Venezia social forum impartendo lezioni, peraltro
non richieste, su metodi e sostanza dell'agire politico, sul significato di essere 'forum', che
il VSF era solo un logo, di cui però si erano qualche giorno prima effigiati per promuovere un
pubblico dibattito da loro promosso. Mi si dovrebbe inoltre spiegare l'efficacia delle iniziative
che qui nel territorio veneziano i 'disobbedienti' praticano verso l'esterno: davvero il lanciare
uova,l' imbrattare i muri di vernice rossa, il 'sanzionare' i bancomat e ora il 'sanzionare' le
aziende degli autoferrotranvieri mediante lo 'sciopero del biglietto' sono pratiche che servono a
"rafforzare la fiducia in se stessi, ad allargare il consenso e il protagonismo sociale, ad evitare
forme di avanguardismo e di pratica separata ed escludente"? A me pare l'esatto contrario!
Pertanto mi auguro vivamente che gli argomenti proposti da Paolo Prieri all'odg del CN siano
accolti ed approfonditi a tutti i livelli di Attac-Italia. Mi permetto infine di aggiungere che
accanto al tema delle pratiche della nonviolenza come oggetto di approfondimento e di autoeducazione
metterei anche le pratiche della disobbedienza civile, al fine di fugare l'erroneo concetto secondo
cui nonviolenza significhi 'non fare nulla' e che le uniche pratiche di disobbedienza siano quelle
di chi si è appiccicato addosso l'etichetta di disobbediente e, in altri luoghi- non certo dalle pagine
di Liberazione-, predica la 'disobbedienza incivile'. Saluti Michela Pitturi

VIOLENZA ? NON VIOLENZA ? PARLIAMONE TUTTI, AFFRONTIAMO LA QUESTIONE -------------------------
Di Paolo Prieri

Care amiche e compagne, cari amici e compagni, la lettera di Alessandra Filabozzi solleva
problemi che penso sia opportuno affrontare di petto e a viso aperto. Dobbiamo quindi arrivare
alla nostra assemblea con una chiarezza sui temi sollevati dalla lettera apparsa su Liberazione
di oggi e da lei richiamati. La firma di Marco Bersani, unita a quella di Piero Bernocchi,
Salvatore Cannavò e Luca Casarini, al fondo di questa lettera dà l'impressione che vi sia un
pezzo del movimento - ed Attac Italia ne farebbe parte integrante - che ha ormai discusso e
metabolizzato la questione violenza e non violenza, arrivando alle conclusioni indicate nella
parte finale del testo del documento pubblicato da Liberazione e ripreso anche da il manifesto.
Non è così, Attac non ha discusso la questione e non ha dato ragione o torto ad altri che prima
si sono espressi su questo argomento. Dobbiamo creare certezze all'interno della nostra associazione
sui temi (di cui il primo è stato già affrontato, ma non esaurito, nell'ultima riunione di CN):
- della non violenza e della violenza (avevo già posto questo tema nelle mie mail del 29 ottobre e
del 4 novembre inviate il lista.cn), - della rappresentanza politica di Attac Italia verso i terzi
(cfr. il manifesto del 16 gennaio che forse sbrigativamente ha definito Marco Bersani portavoce di
Attac Italia; forse Marco può smentire di essere il "portavoce di Attac Italia" con una mail al manifesto
anche da Mumbai), Grazie e un saluto circolare. Paolo Prieri



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