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la rivista mensile del Movimento Nonviolento,
fondata da Aldo Capitini nel 1964.


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1964 - 2004 Quarant'anni di Azione nonviolenta PDF Print E-mail
 

1964 - 2004

di Mao Valpiana*

Quarant’anni. Un bel traguardo per Azione nonviolenta. Chissà se Capitini, quando l’ha concepita, immaginava una vita così lunga per la rivista del Movimento Nonviolento.

Il 1964 è l’anno della prima bomba atomica cinese e del primo bombardamento aereo statunitense sul Vietnam. In Italia è l’anno del film di Pasolini "Il Vangelo secondo Matteo". E’ anche l’anno dei Beatles in America: scoppia la beatlesmania, i quattro di Liverpool occupano tutti i primi posti delle classifiche discografiche mondiali e da allora la musica e la cultura giovanile non saranno più le stesse. Si preparavano le condizioni per la rivoluzione del ’68. Capitini percepiva questo fermento e scriveva: "La violenza dell’autoritarismo dell’uomo sull’uomo, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e la violenza dell’imperialismo e della guerra, sono gli ostacoli che il progresso della storia deve oggi vincere, in una lotta che è unica, e che porta alla liberazione di tutti. Ma se il metodo di tale lotta sarà nonviolento la liberazione ci sarà fin da ora, per la serenità, per la fratellanza umana, per l’apertura che vivremo nella lotta stessa".

Il sogno dei giovani di allora della fantasia al potere si è trasformato nell’incubo degli anni di piombo. E poi il brusco risveglio… In questi quattro decenni il mondo è cambiato.

Ma dai "favolosi anni ‘60" ad oggi la nonviolenza è cresciuta. Finalmente questa parola è entrata nel lessico comune. A volte viene usata in modo strumentale, a volte distorto, ma non si può più prescindere da un confronto con la nonviolenza. La voce del Papa grida "mai più guerra" e lo fa richiamando la nonviolenza, sindacati e movimenti di base scendono in piazza e rivendicano metodi di lotta nonviolenti, il movimento no global, la rete lillipuziana e tutte le realtà religiose di base si interrogano sulla nonviolenza. Anche tre partiti, con storie e orientamenti diversi, come i radicali, i verdi, rifondazione, hanno fatto della nonviolenza una opzione prioritaria. Naturalmente la stessa parola nonviolenza viene poi declinata in mille modi diversi, a volte opposti. C’è chi arriva persino a giustificare i bombardamenti nel nome della nonviolenza, chi assolve l’intolleranza e la menzogna, chi la usa come sinonimo di democrazia, chi ne fa un tutt’uno con il pacifismo generico, chi l’accetta solo come tecnica e chi la rinvia all’aldilà. Ma nessuno più la deride o la ignora, come avveniva quarant’anni fa quando il mondo si divideva e si confrontava fra il comunismo e la libertà e Capitini cercava di costruire ponti fra oriente ed occidente per "prendere il meglio dell’uno e dell’altro". Il Muro di Berlino è stato abbattuto, mettendo a nudo tutte le nefandezze del socialismo reale e nel contempo le atroci responsabilità del capitalismo occidentale. Due imperi contrapposti. Uno è crollato con gran fragore, lasciando sotto le macerie speranze e milioni di vite. L’altro è ancora in piedi, forse agonizzante, ma continua a schiacciare speranze e vite. Morto il comunismo, smascherato il liberismo, si affaccia all’alba del terzo millennio la nonviolenza, come speranza di vita abbracciata da tanta gente. Non è ancora un fenomeno di massa, di moltitudini. Non ci sono nazioni o popoli interi che si ispirano ad essa. Sono ancora singoli individui, o piccoli gruppi, o movimenti trasversali, ma è certo che la nonviolenza è ormai la pietra angolare per milioni e milioni di persone che cercano un mondo migliore. Piccoli produttori del sud del mondo, tantissimi consumatori del nord, fedeli che ricercano le profonde radici nonviolente del buddismo, del cristianesimo, dell’islam, giovani che riscoprono il valore della solidarietà, amministratori pubblici che lavorano per la tutela dell’ambiente, lavoratori che difendono il salario e la dignità del lavoro.

Per celebrare i 40 anni di Azione nonviolenta abbiamo messo in cantiere per la prossima primavera un convegno nazionale sul senso e la sfida di proseguire il progetto lanciato da Capitini nel gennaio del 1964. Vogliamo confrontarci con altre riviste e con giornalisti critici sul ruolo e le difficoltà di fare informazione oggi.

In questo primo numero del quarantennale di Azione nonviolenta, rinnovato nella grafica e aumentato nelle pagine, diamo spazio alla ricerca fatta da alcuni giovani sull’attualità del pensiero capitiniano, e ad un saggio su un aspetto non troppo conosciuto della sua opera, quello poetico.

Ai lettori che apprezzeranno questo lavoro chiediamo di impegnarsi ad essere promotori della diffusione di Azione nonviolenta, trovare nuovi abbonati, collaborare attivamente alla crescita della rivista, strumento fondamentale di azione del Movimento Nonviolento.

* Direttore di Azione nonviolenta

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