Dibattito sul Servizio Civile: una riflessione della Caritas

I NUOVI PILASTRI DEL SERVIZIO CIVILE
E LE PISTE DI LAVORO PER IL FUTURO


(Vittorio Nozza – direttore Caritas Italiana)

[…] Si tratta di identificare le caratteristiche qualificanti del nuovo servizio civile considerando non solo il “cosa far fare” ai volontari, ma anche il “come” e il “perché”; non solo l’esperienza del giovane, ma anche l’impatto sul territorio, nonché le motivazioni e i valori che a monte inducono a promuovere il servizio civile.

Quando diciamo che l’obiezione di coscienza lascia al nuovo servizio civile un’eredità e un patrimonio importante, non è solo il riferimento ideale ai temi della nonviolenza e dell’obiezione alla armi, ma è anche il riferimento sostanziale all’esperienza storica del servizio civile degli obiettori in termini di valore sociale.

Il valore sociale è sintetizzato dal concetto che il servizio civile è uno strumento,  un’opportunità educativa la cui funzione pedagogica è pensata nei confronti della comunità tutta e quindi non solo dei giovani ma anche nei confronti degli adulti.

Nell’esperienza del servizio civile i destinatari dell’azione non sono solo i giovani, ma anche:
- le persone che vivono situazioni di disagio, e che ricevono una presenza e un servizio dai giovani (intendendosi per disagio non solo quello su cui intervengono i centri di assistenza alla povertà, propri del contesto Caritas, ma ogni forma di incompleta realizzazione della persona umana  nel contesto dell’attuale società civile),
- gli operatori  dei centri  che si aprono ai giovani e che lavorano con loro,
- i Centri operativi stessi, che possono consolidare le proprie attività e il proprio rapporto col territorio,
- i diversi mondi adulti in contatto con i giovani (famiglie, scuole, parrocchie, lavoro, …) che, tramite il servizio dei giovani, hanno occasioni per avvicinare le situazioni di disagio di cui i centri operativi si occupano.

Per la pluralità dei destinatari, il servizio civile rappresenta una delle occasioni privilegiate, per gli enti che ne fanno parte, di svolgere, oltre alle loro funzioni ordinarie entro i propri settori di competenza,  un compito formativo, sociale, e politico, di animazione della comunità nel suo complesso.

Se si smarriscono la capacità o la consapevolezza del valore sociale che il servizio civile esprime come contributo al ‘bene comune’, le finalità stabilite dalla legge 6 marzo 2001 – concorrere alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari; favorire la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà sociale – resteranno disattese.

La rappresentazione del servizio civile come ‘bene comune’ riguarda diversi soggetti protagonisti:
- giovani dai volti diversi, con motivazioni differenti, provenienti da contesti sociali differenti,
- presenze e problematiche sociali del territorio di vario genere,
- enti  di natura e collocazione diversificata (in ambito pubblico e privato).

Quando si pensa al servizio civile come “contributo al bene comune” , occorre dare un peso sia ai giovani che ai problemi sociali del territorio: progettare il servizio civile vuol dire anche mettere a punto un’analisi (certo parziale) dei bisogni del territorio e valutare se e come il servizio civile può contribuire a fornire una risposta a tali bisogni.

L’attenzione al territorio, che formalmente costituisce anche un criterio di progettazione del servizio civile  [ndr: la scheda su cui si redigono i progetti richiede una preliminare descrizione del contesto territoriale di riferimento per definire il ‘bisogno sociale’ su cui il progetto intende intervenire], se da un lato valorizza il servizio civile come strumento concreto di cambiamento sociale, rischia dall’altro di frantumarlo in tanti ‘servizi civili’, secondo l’eterogeneità dei bisogni sociali  e la specificità degli enti che con essi si raffrontano. Il rischio è anche che il servizio civile si snaturi, perdendo ogni valore autonomo, per asservirsi a politiche settoriali: il servizio civile per gli immigrati, il servizio civile per le biblioteche, il servizio civile per  l’ambiente…

Il problema  è quello di ricentrare la proposta di servizio civile:
- individuando cosa nel progetto di servizio civile è strutturale, e deve esserci in tutti i progetti di servizio civile, in quanto ne definisce la sostanza,
- e distinguendolo da ciò che è aggiuntivo (proprio, cioè, delle diverse forme che un progetto di servizio civile può assumere presso  singoli enti o  singoli territori, nell’ambito dei diversi settori di intervento).

L’attenzione, in senso strutturale, non va limitata né ai  soli giovani, perché il servizio civile sia piacevole e qualificante, né al solo territorio, perché il servizio civile sia utile agli enti e alla comunità. Nel servizio civile sono importanti  le trame di relazioni tra giovani, enti e territorio; solo in questo senso si può parlare di servizio come contributo al bene comune. Pertanto i progetti di servizio civile devono indirizzarsi ad ambiti di presenza ed attenzione ai fenomeni di disagio sociale - ciò qualifica anche la specifica modalità attraverso cui il servizio civile rappresenta una forma di difesa nonviolenta del paese – proponendo ai giovani esperienze che permettano loro un contatto diretto con la realtà sociale,  proprio nel punto in cui essa è più debole o carente,  sperimentandosi in attività volte alla promozione umana della persona e del cittadino.

“Entrare in contatto con i problemi sociali del territorio” non vuol dire assistere i poveri, i disabili o gli immigrati; vuol dire avvicinare e comprendere le situazioni problematiche del nostro tempo e dei nostri territori  (quelle dentro cui sono calati i progetti di servizio civile), i fattori che producono le difficoltà, le azioni che vengono compiute dalla comunità civile nei suoi diversi livelli organizzativi. Bisogna prevedere per i giovani in servizio civile ruoli in cui essi possano percepire sé stessi come membri attivi di un Corpo Civile.

Un elemento essenziale è la connessione tra educazione e servizio. Nel servizio civile:
- non è solo il corso di formazione che rappresenta il momento educativo,
- ma l’educazione passa molto attraverso i gesti concreti del servizio.

I momenti di formazione (formali e informali), che devono esserci, servono (e sono fondamentali) a favorire questo processo, offrendo:
- occasioni di verifica e rielaborazione dell’esperienza,
- e momenti di approfondimento capaci di aiutare a connettere l’esperienza di servizio con i temi più ampi della pace e della giustizia.

I valori della cittadinanza attiva, della partecipazione democratica e della nonviolenza devono essere contenuti dentro e non fuori l’esperienza di servizio. Il valore formativo del servizio civile non è altra cosa dal servizio quotidiano e concreto dei giovani impiegati nei centri, ma rappresenta la finalità educativa del servizio stesso; esso necessita di un accompagnamento formativo del giovane inteso come attività di formazione che affianchi l’esperienza di servizio e aiuti i giovani a riflettere su di essa, a rielaborarla, a fare sintesi. Da questo punto di vista i veri “maestri”, i veri “educatori”, la vera “scuola” per i giovani sono le esperienze di servizio quotidiano. E ciò vale anche per i temi della partecipazione democratica, della  nonviolenza, e  della pace, e non solo per gli aspetti tecnici e le competenze professionali. Vale, cioè, tanto per la formazione generale quanto per la formazione specifica. 

Non essendoci, oggi, da parte dei giovani in servizio civile, una scelta di obiezione a monte, è fondamentale (era importante, in realtà, anche per gli obiettori) ricercare nell’esperienza di servizio quotidiano i valori della nonviolenza e dell’obiezione di coscienza alla armi. Occorre infatti considerare che il servizio civile è una scelta di nonviolenza: la legge stessa e la costituzione lo considerano come mezzo alternativo allo strumento militare per la difesa del nostro paese. Esso concretizza il principio del ripudio della guerra nei gesti quotidiani e nella diffusione, attraverso di essi, di una cultura della nonviolenza e della pace intesa come solidarietà, giustizia, libertà e verità.

Il valore solidaristico del servizio civile non può essere smarrito. Esso è un valore sostanziale e non aggiuntivo, dunque non relegabile solo nell’ambito di quei progetti che intervengo sulle situazioni ‘classiche’ di povertà e di emarginazione. Biblioteche, musei, circoli ricreativi e uffici della pubblica amministrazione posso essere  centri di solidarietà anche più efficaci dei centri di prima accoglienza per i poveri, nell’ottica della promozione umana più che dell’assistenza ai bisognosi. Il servizio civile deve proporre “significative esperienze di solidarietà” che realizzino per i giovani “cammini di crescita umana”, segnalando in questo modo proprio il legame tra educazione ed esperienza di servizio.

Anche le attività di animazione del territorio, abitualmente inserite nelle iniziative di promozione dei progetti di servizio civile per intercettare ‘nuove reclute’,   sono  invece da pensare in relazione al servizio, come risultato finale  della riflessione condotta dai giovani in merito alla propria esperienza, nel momento in cui essa diventa capace di trasformarsi in una testimonianza o anche una provocazione per gli altri giovani e per la comunità tutta.

E’ strutturale dunque la dimensione comunitaria, ossia la possibilità per i giovani di sperimentare un’esperienza di relazione umana di natura solidaristica, nel servizio, nei momenti formativi, nel lavoro di equipe con gli altri volontari e operatori del centro, nel rapporto con l’intera comunità e nel territorio. L’elemento caratterizzante il nuovo servizio civile è la connessione tra questi aspetti.

Il problema non è tanto di prevedere nel progetto di servizio civile delle ore di formazione generale e specifica o degli interventi dei giovani servizio-civilisti fuori dalle loro sedi di impiego, per esempio nelle scuole o durante le manifestazioni sulla pace,  ma piuttosto di progettare percorsi di sensibilizzazione e di formazione connessi con l’esperienza di servizio, in modo tale da rafforzare maggiormente la trama di relazione-legame tra i giovani, la società organizzata e il territorio. Strutturale è che i giovani sperimentino la dimensione comunitaria del proprio essere ed agire, a nome e a titolo non solo personale o del proprio gruppo di riferimento, ma anche comunitario.

Esistono ancora diverse rappresentazioni del valore del servizio civile, del suo rapporto con i giovani, con gli enti e col territorio. In questa situazione diventa importante stabilire luoghi e occasioni di confronto per:
- far emergere e mettere in dialogo queste diverse rappresentazioni,
- mostrare tutte le varie dimensioni e i vari aspetti implicati nel servizio civile,
- e quindi rendere maggiormente visibile il valore sociale del servizio civile in un  territorio per verificare se non sia possibile assumere un indirizzo condiviso da enti di differente appartenenza e missione, se non sia possibile orientarsi insieme ad una concezione più complessa del nuovo servizio civile, come quella del “bene comune”.


La progettazione del servizio civile fa parte di una progettazione intergrata fortemente connessa:
- da un lato, con la progettazione sociale riguardante i servizi alla persona e al territorio
- e dall’altro con l’attività di formazione dei giovani e di animazione del territorio
Questa dimensione presuppone un coinvolgimento ampio di diversi attori sociali:
- il livello politico (per esempio gli assessorati),
- gli enti pubblici,
- le organizzazioni del privato sociale,
- le agenzie formative,
- il mondo giovanile,
- la comunità a ecclesiale,
- la comunità intera come soggetto/protagonista del proprio cambiamento.
La costruzione di una  rete è fondamentale per fare in modo che il progetto di servizio civile sia realmente una sintesi di molteplici e diversificate esigenze ed obiettivi:
- del e per il territorio,
- dei e per i giovani,
- delle e per le organizzazioni promotrici.

Questo elemento (la costruzione di una rete) è connesso anche al tema dell’investimento. Oggi, operare nel nuovo servizio civile è più oneroso e più difficile che in passato; e  questo per varie ragioni:
- l’arrivo dei giovani non è più garantito come in passato: non c’è più il regime di obbligatorietà
- a fronte di un numero limitato di posti, imposto dalla limitatezza dei fondi stanziati dal governo nella legge finanziaria,  cresce di anno in anno il numero di enti sul territorio pronti ad accogliere i giovani: c’è il rischio che, nell’ambito del servizio civile, la cooperazione tra gli enti ceda il passo alla reciproca concorrenza
- i giovani che arrivano hanno esigenze di apprendimento più marcate rispetto al passato;
- l’Ufficio nazionale del servizio civile pone agli enti tutta una serie di vincoli su figure e
- processi di lavoro da attivare;
- allo stesso tempo molti enti  non sono ancora riuscite a dotarsi di un personale interno
- che possa occuparsi stabilmente del nuovo servizio civile;
- infine viene richiesto un approccio progettuale con orizzonti temporali molto lunghi: l’iter di presentazione e approvazione dei progetti da parte dell’UNSC [ndr. o delle Regioni], richiede quasi un anno di tempo.

Occorre dunque, da parte degli enti, un maggiore investimento di risorse interne e bisogna ricercare le motivazione a questo nel valore sociale del nuovo servizio civile. La necessità di un maggiore investimento, però, lungi dall’essere un ostacolo alla costituzione di una rete, dovrebbe essere un ulteriore incentivo alla progettazione integrata del servizio civile: di fronte alle difficoltà che i nuovi scenari presentano, e alla necessità di realizzare maggiori investimenti, unire le risorse  dei differenti attori sociali interessati dal servizio civile  diventa, oltre che corretto in linea di principio, convienitene all’atto pratico.

Bisogna rafforzare i luoghi (o istituirli, là dove non ci sono) che consentono, ai vari soggetti coinvolti nel servizio civile, di incontrarsi. Questo avrebbe l’effetto di ottimizzare le risorse, ma anche di ampliare l’esperienza del servizio civile, perché vorrebbe dire:
- arricchire i contesti che orientano i giovani al servizio civile,
- leggere meglio i problemi sociali
- arricchire anche lo spettro delle proposte e dei centri dove i giovani svolgono servizio.
Se aumentano i soggetti che operano nei  luoghi di regia del SC, allora tutto il sistema si arricchisce di nuovi apporti.

Una ulteriore  dimensione strutturale del servizio civile, connessa con il lavoro di rete, è l’attenzione al prima e al dopo del servizio civile. La proposta del servizio civile per essere accolta dovrà entrare in dialogo con i progetti e gli orientamenti dei giovani, per cui gli enti dovranno guardare di più:
- al prima (gli interessi dei giovani, gli impegni di studio e di lavoro, le loro prospettive)
- e al dopo (in quali ambiti e in quale modo poter mettere a frutto le competenze maturate nel corso del servizio civile ...)
- e non occuparsi prevalentemente di ciò che avviene durante il servizio civile.
Questo significa per gli enti uscire da logiche e atteggiamenti tipici del regime di obbligatorietà e attrezzarsi per pensare il servizio civile con attori che con gli obiettori rimanevano sullo sfondo (scuole, università, famiglie, gruppi sportivi, parrocchie,  politiche giovanili…), ma che vantano legami significativi con i giovani e che potrebbero essere interessati a promuovere l’esperienza del nuovo servizio civile. Dentro questi mondi adulti i giovani possono maturare la scelta del servizio civile volontario. Con tali mondi è importante co-progettare il servizio civile condividendone gli obiettivi educativi e i significati (a tal proposito, come spunto per una  riflettere sulla situazione attuale, si può citare il dato della ricerca secondo cui da un lato gran parte dei giovani proviene dai mondi del volontariato, dall’altro risulta che la scelta del servizio civile non è orientata da questi mondi, bensì da canali quali la TV, internet, il passaparola ecc.).

Occorre sviluppare, nell’ambito del servizio civile,  dei luoghi di coordinamento che pensino a tutto il sistema, alle varie parti coinvolte e provino a lavorare sulle connessioni e sui rapporti tra le parti. Una concezione  integrata del nuovo servizio civile porta con sé la necessità per gli enti di  investire  su figure strategiche di responsabili,  che sviluppino tutta una serie di azioni sul territorio, verso i giovani e i loro contesti di provenienza, e verso i centri operativi. Figure di responsabili che siano meno a contatto diretto con i giovani, meno “educatori” (visto anche la previsione di figure ad hoc ulteriore a questo scopo: olp, tutor, formatore), meno formatori e più animatori del territorio, animatori degli adulti che sono in contatto con il servizio civile. In prospettiva,  nell’ottica della diversificazione delle proposte, questi luoghi di regia allargata potrebbe non riguardare solo il servizio civile, ma anche proposte diversificate attinenti all’educazione dei giovani al servizio, alla cittadinanza, alla pace, che stiano all’interno di cornici formative unitarie.

L’obiettivo deve essere quello di armonizzare le differenti rappresentazioni del servizio civile e non quello di uniformarle nell’ambito di proposte uguali le une alle altre. La diversificazione delle proposte, in una cornice condivisa di finalità formative e valori di riferimento, è anzi una ricchezza da salvaguardare perché garantisce la qualità popolare del servizio civile.

Il nuovo servizio civile, non più vincolato all’obbligo della leva per i soli ‘maschi idonei’, deve guardare a tutti i giovani, non solo agli studenti universitari o ai disoccupati, costruendo per loro percorsi differenziati di servizio, a seconda degli interessi e delle prospettive degli enti promotori e dei giovani stessi.  Sarebbe poi  auspicabile che non mancasse  un’attenzione particolare  per i giovani in difficoltà, facendo diventare l’esperienza del servizio civile, in collaborazione con le istituzioni, anche un’occasione di alternativa alla pena e di recupero sociale, o di attenzione anche ai giovani disabili.  Sono dunque da accogliere favorevolmente le novità introdotte dalla legislazione regionale che estende l’accesso al servizio civile anche ai giovani non in possesso dei requisiti richiesti dalla legislazione nazionale: per esempio, giovani che hanno subito condanne penali e giovani stranieri.

Bisogna porre attenzione a che  un ‘servizio civile integrato’, capace di guardare a tutti i giovani’, non diventi un servizio civile esclusivistico, tale cioè da assorbire dentro di sé tutte le potenzialità progettuali che la comunità civile è in grado di esprimere per l’educazione dei giovani al servizio, alla cittadinanza, alla pace, alla nonviolenza. Il servizio civile non può accettare questa delega onnicomprensiva  alla formazione dei nuovi cittadini, ma, al contrario, richiede di inserirsi all’interno di progettualità sociali più ampie. Occorre non confondere la missione (che in questo caso consiste nell’animare la comunità territoriale attraverso il coinvolgimento dei giovani) con uno dei  contenitori (ossia il servizio civile) dentro il quale le organizzazioni praticano tale missione. In tal senso, piuttosto che estendere a tutti i giovani il servizio civile, magari rendendolo obbligatorio, si può lavorar, fuori dal servizio civile, individuando nuove forme (anche maggiormente flessibili) in cui coinvolgere diversi ‘mondi giovanili’ e ‘mondi adulti’ . Per esempio:
- esperienze di servizio nei Centri operativi, circoscritte nel tempo, rivolte a studenti delle scuole superiori e ai gruppi giovanili ,
- momenti di vita comunitaria che coinvolgono gruppi di studenti universitari,
- cicli di incontri di formazione per approfondire alcuni temi,
- campi di lavoro in Italia e all’estero in estate…
Si tratta di esperienze che possono diventare propedeutiche alla scelta del nuovo servizio civile (che in un certo senso diventerebbe la proposta più alta e completa), ma anche di esperienze parallele e affini al servizio civile, congruenti con le coordinate di promozione della solidarietà sociale nelle comunità territoriali (giovani e adulti). Come dire che i “cammini di crescita umana” possono essere intrapresi da vari punti di partenza o attraversare vari tipi di esperienze a seconda della situazione delle persone e delle differenti potenzialità di un territorio,  per cui è importante, da un lato, nell’ambito del servizio civile,  non legarsi troppo ad un unico tipo di proposta, dall’altro, nell’ambito della comunità civile, non legarsi alla sola proposta del servizio civile.


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